I Governo Badoglio (27 luglio '43
- 22 aprile '44) 1° governo post-fascista,
Governo militare istituito dal re V.E.III, a Brindisi il 60° del Regno d'Italia
II Governo Badoglio (dal 22 aprile 1944
al 18 giugno 1944)
Governo d'unità
naz. antifasc. con i 6 partiti del Com. Liberazione Naz., a Salerno
II Governo Bonomi (dal 18 giugno 1944 al
12 dicembre1944)
Governo d'unità nazionale del CLN: PDL (Partito Democratico del Lavoro) - PSI - DC -
Pd'A (Partito d'Azione) - PCI - Militari - PLI - PRI - PSIUP, a Roma
III Governo Bonomi (dal 12 dicembre1944 al 21 giugno 1945)
Governo di unità nazionale con: PDL - DC (Democrazia Cristiana) - PLI - PCI - Militari - Indipendenti
Governo Parri (dal 21 giugno 1945 al 10 dicembre1945) Il 6 dic.'45 è
introdotta la "Scala mobile" da
Governo di un. naz. con: DC - PCI - PSIUP -
PLI - PdA - DL (exPDL) accordo CGIL-Confindustria; finirà nel 1992
I Governo De Gasperi (dal 10 dicembre
1945 al 13 luglio 1946) 65° e ultimo governo del Regno d'Italia
Governo di un. naz. con: DC - PCI - PSIUP (Part. Socialista d'Unità Proletaria) -
PLI - PdA - PDL
Proclamazione della Repubblica: 2
giugno 1946 Da referendum a suffragio universale
Assemblea costituente: 25 giugno 1946 -
31 gennaio 1948 Eletta con sistema elettorale proporzionale puro
La durata di
ogni legislatura parte dal giorno della prima
convocazione del Parlamento a seguito di elezioni politiche e ha
termine il giorno dello scioglimento delle Camere per l'indizione
di nuove elezioni.
Per ogni governo è riportata la
data d'inizio che, a partire dal 1946, coincide con il giorno
del giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica e la cui fine coincide con il giuramento del
governo subentrante.
1) - II Governo De Gasperi (dal 13
luglio 1946 al 28 gennaio1947) Primo governo della Repubblica Italiana
Partiti di governo: DC - PCI (Part. Comunista Italiano) - PSIUP -
PRI (Part. Repubblicano Italiano)
2) - III Governo De Gasperi (dal 2
febbraio 1947 al 31 maggio 1947) 1° mag.'47 strage di Portella della Ginestra
Partiti di governo: DC - PCI - PSI (Partito Socialista Italiano) da bandito Giuliano, mafia, serv.USA, conservatori
3) - IV Governo De Gasperi (dal 31
maggio 1947 al 23 maggio 1948) 1° gen. '48 entra in vigore la Costituzione
Partiti di governo: DC - PLI - PSLI (Part. Socialista dei Lavoratori Ital.) -
PRI Da allora, PCI e PSI esclusi dai governi
I Legislatura (8 maggio 1948 - 4
aprile 1953)
4) - V Governo De Gasperi (dal 23
maggio1948 al 14 gennaio 1950)
Partiti di governo: DC - PSLI - PRI -
PLI (Partito Liberale Italiano)
5) - VI Governo De Gasperi (dal 27
gennaio 1950 al 19 luglio 1951)
Partiti di governo: DC - PRI - PSLI
6) - VII Governo De Gasperi (dal 26
luglio1951 al 7 luglio 1953)
Partiti di governo: DC - PRI
II Legislatura (25 giugno 1953 -
14 marzo 1958)
7) - VIII Governo De Gasperi (dal 16
luglio 1953 al 2 agosto 1953)
Partito
di governo: DC
8) - I Governo Pella (dal 17 agosto
1953 al 12 gennaio 1954)
Partiti di governo: DC - Indipendenti
9) - I Governo Fanfani (dal 18 gennaio
1954 all'8 febbraio 1954)
Partito
di governo: DC
10) - I Governo Scelba (dal 10 febbraio
1954 al 2 luglio 1955)
Partiti di governo: DC - PSDI - PLI
11) - I Governo Segni (dal 6 luglio
1955 al 15 maggio 1957)
Partiti di governo: DC - PSDI - PLI
12) - Governo Zoli (dal 19 maggio
1957 al 1° luglio 1958)
Partito
di governo: DC
III Legislatura (12 giugno 1958
- 18 febbraio 1963)
13) - II Governo Fanfani (dal 1°
luglio 1958 al 15 febbraio 1959)
Partiti di governo: DC - PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano)
14) - II Governo Segni (dal 16 febbraio
1959 al 26 marzo 1960)
Partito
di governo: DC
15) - Governo Tambroni (dal 25 marzo
1960 al 26 luglio 1960)
Partito
di governo: DC con appoggio esterno determinante del MSI (Mov. Sociale It.)
16) - III Governo Fanfani (dal 26
luglio 1960 al 21 febbraio 1962)
Partito
di governo: DC
17) - IV Governo
Fanfani (dal 21 febbraio 1962 al 21 giugno 1963)
Partiti di governo: DC - PRI - PSDI
IV Legislatura (16 maggio 1963 -
11 marzo 1968)
18) - I Governo Leone (dal 21 giugno
1963 al 4 dicembre 1963)
Partito
di governo: DC
19) - I Governo
Moro (dal 5 dicembre 1963 al 23 luglio 1964) Nel giu./lug.'64 tentativo di Golpe "Piano Solo" Partiti di governo: DC - PSI - PSDI -
PRI del generale Giovanni de Lorenzo
20) - II Governo Moro (dal 22 luglio
1964 al 23 febbraio 1966)
Partiti di governo: DC - PSI - PSDI -
PRI
21) - III Governo
Moro (dal 23 febbraio 1966 al 24 giugno 1968)
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PRI
V Legislatura
(5 giugno 1968 - 28 febbraio 1972)
22) - II Governo
Leone (dal 24 giugno 1968 al 12 dicembre 1968)
Partito di
governo: DC
23) - Governo
Rumor (dal 12 dicembre 1968 all'8 agosto 1969)
Partiti di
governo: DC - PSI - PRI
24) - II Governo
Rumor (dal 5 agosto 1969 al 27 marzo 1970) 12 dic. '69, la bomba di Piazza Fontana a MI
Partito di
governo: DC dà il via alla Strategia della Tensione
25) - III Governo
Rumor (dal 28 marzo 1970 al 6 agosto 1970)
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PRI
26) - Governo
Colombo (dal 6 agosto 1970 al 18 febbraio 1972) Il 7/8 dic. '70 tentativo del Golpe "Borghese"
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PRI di Junio Valerio Borghese del Fronte Nazionale
27) - I Governo
Andreotti (dal 17 febbraio 1972 al 26 giugno 1972)
Partito di
governo: DC
VI Legislatura
(25 maggio 1972 - 1 maggio 1976)
28) - II Governo
Andreotti (dal 26 giugno 1972 al 7 luglio 1973)
Partiti di
governo: DC - PLI - PSDI
29) - IV Governo
Rumor (dal 7 luglio 1973 al 14 marzo 1974)
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PRI
30) - V Governo
Rumor (dal 14 marzo 1974 al 23 novembre 1974)
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI
31) - IV Governo
Moro (dal 23 novembre 1974 al 12 febbraio 1976)
Partiti di
governo: DC - PRI
32) - V Governo
Moro (dal 12 febbraio 1976 al 29 luglio 1976)
Partito di
governo: DC
VII Legislatura
(5 luglio 1976 - 2 aprile 1979)
33) - III Governo
Andreotti (dal 29 luglio 1976 all'11 marzo 1978) Nella morte di Aldo Moro risulteranno implicati:
Partito di
governo: DC P2, SIFAR, Servizi USA, Cossiga e Andreotti
34) - IV Governo
Andreotti (dall'11 marzo 1978 al 20 marzo 1979) Dall'8 lug. '78 settenato del Pres.
Partito di
governo: DC della Repubblica Sandro Pertini
35) - V Governo
Andreotti (dal 20 marzo 1979 al 4 agosto 1979) Il 2 ago.'80 bomba alla stazione di Bologna
Partiti di
governo: DC - PRI - PSDI
VIII
Legislatura (20 giugno 1979 - 4 maggio 1983)
36) - I Governo
Cossiga (dal 5 agosto 1979 al 4 aprile 1980)
Partiti di
governo: DC - PSDI - PLI
37) - II Governo
Cossiga (dal 4 aprile 1980 al 18 ottobre 1980)
Partiti di
governo: DC - PSI - PRI
38) - Governo
Forlani (dal 18 ottobre 1980 al 28 giugno 1981)
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PRI
39) - I Governo
Spadolini (dal 28 giugno 1981 al 23 agosto 1982)
Partiti di
governo: PRI - DC - PSI - PSDI - PLI
40) - II Governo
Spadolini (dal 23 agosto 1982 al 1° dicembre 1982)
Partiti di
governo: PRI - DC - PSI - PSDI - PLI
41) - V Governo
Fanfani (dal 1° dicembre 1982 al 4 agosto 1983)
Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PLI
IX Legislatura
(12 luglio 1983 - 28 aprile 1987)
42) - I Governo
Craxi (dal 4 agosto 1983 al 1° agosto 1986) Dal 3 lug. '85 settenato del Pres. della
Partiti di
governo: PSI - DC - PRI - PSDI - PLI Repubblica Francesco Cossiga
43) - II Governo
Craxi (dal 1° agosto 1986 al 17 aprile 1987)
Partiti di
governo: PSI - DC - PRI - PSDI - PLI
44) - VI Governo
Fanfani (dal 17 aprile 1987 al 28 luglio 1987)
Partiti di
governo: DC - Indipendenti
X Legislatura
(2 luglio 1987 - 2 febbraio 1992)
45) - Governo
Goria (dal 29 luglio 1987 al 13 aprile 1988)
Partiti di
governo: DC - PSI - PRI - PSDI - PLI - Indipendente di area PSI-PSDI
46) - Governo De
Mita (dal 13 aprile 1988 al 23 luglio 1989)
Partiti di
governo: DC - PSI - PRI - PSDI - PLI
47) - VI Governo
Andreotti (dal 23 luglio 1989 al 12 aprile 1991)
Partiti di
governo: DC - PSI - PRI - PSDI - PLI - UDS
48) - VII Governo
Andreotti (dal 12 aprile 1991 al 24 aprile1992) Il 17 feb.'92 inizia l'inchiesta Mani Pulite Partiti di
governo: DC - PSI - PSDI - PLI. I previsti tre ministri del PRI rinunciano poiché non hanno le Poste e Tel.
XI Legislatura
(23 aprile 1992 - 16 gennaio 1994) Dal 28 mag. '92 settenato del Pres. della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro
49) - I Governo
Amato (dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993)
Partiti di
governo con: DC (Democrazia Cristiana) 12 Ministri 18 Sottosegretari
PSI (Partito Socialista Italiano) Presidente del Consiglio 6 Ministri 11 Sottosegretari
PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) 2 Ministri 3 Sottosegretari
PLI (Partito Liberale Italiano) 2 Ministri 3 Sottosegretari
Tecnici Indipendenti 3 Ministri -
TOTALE 1 25 35 = 61 persone
Voti di fiducia iniziale al Governo Amato I
(Luglio 1992):
330 voti favorevoli, 280 contrari, 2 astenuti alla Camera dei deputati,
173 voti favorevoli, 140 contrari al Senato.
Non vi sono stati partiti esterni a
dare un voto di fiducia organico e preventivo in cambio di nulla; al
contrario, le opposizioni (come il PDS e la neonata Lega Nord) mantengono una linea di netta contrapposizione o sfiducia.
Il 31 luglio 1992 con la firma tra il governo e le parti sociali, la scala mobile è stata definitivamente soppressa.
La crisi del primo Governo Amato I è causata da una gravissima emergenza finanziaria, col
contemporaneo crollo del sistema dei partiti tradizionali dovuto alla
'Tangentopoli', la ricostruzione della corruzione nel sistema politico affiorata con l'indagine giudiziaria di 'Mani Pulite', che travolge gli attori principali della cosiddetta "Prima Repubblica" (in
particolare il PSI e la DC), facendo venire meno la base politica e
la stabilità della maggioranza parlamentare. Inoltre l'enorme debito
pubblico, la forte speculazione internazionale contro la lira (nello SME) e la
necessità di rispettare i rigidi parametri del Trattato di
Maastricht, convincono il governo alla drastica misura del
prelievo del 6 per mille sui conti correnti bancari italiani nella
notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, onde evitare il default dello Stato,
scatenando forti proteste e malcontento popolare.
50) - Governo
Ciampi (dal 28 aprile 1993 al 10 maggio 1994) Ultimo governo della Prima Repubblica
Dopo lo scandalo Tangentopoli, è il primo governo; è guidato da un indipendente non parlamentare:
Indipendenti/Tecnici Presidente del Consiglio 12 ministri
DC (Democrazia Cristiana) 8 ministri 20 sottosegretari
PSI (Partito Socialista Italiano) 6 ministri 10 sottosegretari
PLI (Partito Liberale Italiano) 1 ministro 3 sottosegretari
PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) 1 ministro 4 sottosegretari
PRI (Partito Repubblicano Italiano) - 1 sottosegretario
TOTALE 1 28 38 = 67 persone
Dieci ore dopo il
giuramento del governo, a causa della mancata concessione da parte
del parlamento dell'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi,
PDS (Partito Democratico della Sinistra) e FdV (Federazione dei Verdi) ritirano i propri ministri che erano previsti nel governo e il 5 maggio il gabinetto è
reintegrato da personalità indipendenti.
Il governo Ciampi ottiene la
fiducia iniziale nel maggio del 1993 con:
309 voti favorevoli, 60 voti contrari e
182 Astenuti alla Camera dei deputati;
162 voti favorevoli, 36 voti contrari e
50 Astenuti al Senato.
Nel luglio del 1993 Publio Fiori,
Sottosegretario alla Sanità in quota DC, lascia la Democrazia Cristiana ed
entra nel Movimento Sociale (MSI-DN) a causa del disaccordo con la
svolta del partito (guidata da Mino Martinazzoli) verso l'apertura ai
contributi della sinistra e del PDS.
La crisi del Governo Ciampi è stata
determinata dal completamento della transizione istituzionale e della
legge elettorale, dalle pressioni dei partiti in dissoluzione e da
una mozione parlamentare di sfiducia. Con l'approvazione del nuovo sistema
maggioritario (il cosiddetto Mattarellum), il mandato transitorio del
Governo Ciampi è considerato esaurito. Le forze politiche concordano
sulla necessità di chiudere l'XI legislatura e indire nuove elezioni
per dare un assetto stabile alla nascente Seconda Repubblica. Il percorso della crisi è formalmente
avviato il 23 dicembre 1993 da una mozione di sfiducia promossa da
Marco Pannella e firmata da parlamentari di vari schieramenti.
Il mese successivo si celebra la "discesa in campo" di
Silvio Berlusconi, annunciata il 26 gennaio 1994, motivata dal crollo della Prima Repubblica (con Tangentopoli), dai forti
debiti del gruppo Fininvest (stimati all'epoca attorno ai 5.000
miliardi di lire) e infine dal timore della vittoria delle sinistre dopo lo
scioglimento della Democrazia Cristiana e del PSI. Già dall'estate
del 1992 e con maggiore intensità nel corso del 1993, l'imprenditore
milanese aveva iniziato a valutare l'opzione politica, confrontandosi
con figure chiave come il leader socialista Bettino Craxi e il
manager Fininvest Marcello Dell'Utri, che sarà poi condannato a 7
anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa dalla
Corte di Cassazione il 9 maggio 2014. La Suprema Corte ha stabilito
che Dell'Utri è stato il garante e l'artefice di un patto di
protezione e sostegno reciproco tra Silvio Berlusconi e i vertici di
Cosa Nostra (in particolare le famiglie palermitane) fino al 1992.
Il momento chiave del sodalizio
politico-personale con Craxi (che col suo "preambolo" aveva sempre esclusa la possibilità di un governo appoggiato dal PCI) è l'ottobre 1984. Fino ad allora la
legge consentiva ai privati la trasmissione TV solo in ambito locale.
Berlusconi aggirava il divieto trasmettendo lo stesso palinsesto
(tramite videocassette preregistrate spedite in tutta Italia, il
cosiddetto metodo del "pizzone") in contemporanea su Canale
5, Rete 4 e Italia 1. I pretori di Torino, Roma e Pescara hanno
oscurato le tre reti per violazione del monopolio Rai. L'allora
Presidente del Consiglio Craxi ha reagito emanando d'urgenza una
serie di decreti legge (i cosiddetti "Decreti Berlusconi").
Questi provvedimenti hanno sanato in via temporanea la situazione,
autorizzando legalmente le reti Fininvest a riprendere e proseguire
le trasmissioni commerciali su scala nazionale. La stabilizzazione
definitiva è arrivata nel 1990 con la Legge Mammì, varata dal
governo di coalizione di cui il PSI di Craxi era l'asse portante. La
legge poneva fine al vuoto normativo regolamentando il sistema
radiotelevisivo pubblico e privato. Di fatto, inseriva un limite di
tre reti nazionali per singolo operatore privato, "fotografando"
e legalizzando l'esatta consistenza che la Fininvest aveva accumulato
negli anni (Canale 5, Italia 1, Rete 4). Questo legame e la
protezione politica offerta da Craxi hanno permesso a Berlusconi di
consolidare un monopolio privato nell'editoria televisiva. La caduta
di Craxi e del PSI sotto i colpi di Mani Pulite nei primi anni '90 ha
privato Fininvest del suo storico "scudo" politico, facendo
decidere a Berlusconi di fondare Forza Italia e scendere direttamente
in politica. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro incaricherà Silvio
Berlusconi di formare un governo nel maggio del 1994, vista la vittoria della coalizione di centrodestra da lui guidata (Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo)
alle elezioni politiche del 27-28 marzo 1994, dove aveva ottenuto la
maggioranza in Parlamento.
XII Legislatura
(15 aprile 1994 - 16 febbraio 1996) Riforma elettorale a sistema maggioritario misto:
"Mattarella o Mattarellum" (leggi 276 e 277/1993)
51) - I Governo
Berlusconi (dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995)
Primo governo nato dopo lo scioglimento di DC, PSI, PLI, e PSDI, aperto per la prima volta a esponenti del MSI-AN.
Partito/Componente dell'esecutivo: Ministri Sottosegretari Totale
FI (Forza Italia di Berlusconi) Presidente Consiglio 7 12 (1 Sottos.Stato) 20
MSI/DN (Alleanza Nazionale di Fini-Des.Naz.) 5 (1 Vicepres.Cons.) 12 17
LN (Lega Nord di Bossi) 5 (1 Vicepres.Cons.) 9 14
CCD/UdC-FLD (Cen.Crist.Dem.+Un.diCen.-Fed.Lib.Dem.) 4 3 7
Indipendenti/Tecnici d'Area - MID (Mov.Dem.It.) 3 3 6
TOTALE 1 24 39 64
Il Governo Berlusconi I ottiene la
fiducia iniziale nel maggio
1994 con:
159 voti favorevoli, 153 contrari, 2
astenuti al Senato della Repubblica
366 voti favorevoli e 245 contrari alla
Camera dei deputati.
La crisi del primo governo Berlusconi
del 1994 è determinata dallo strappo con la Lega Nord; Umberto Bossi toglie l'appoggio all'esecutivo giudicando esaurita
la spinta iniziale del patto politico e criticando la manovra
economica. Sono forti i contrasti sociali, con i sindacati in
rivolta contro le misure previdenziali volute dall'esecutivo mentre
sono avviate indagini della Procura di Milano su vicende
fiscali che investivano direttamente il Presidente del Consiglio
durante il semestre di presidenza italiana dell'UE.
52) - Governo Dini (dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996)
L'esecutivo tecnico composto interamente
da indipendenti e personalità "tecniche" non
delegate dai partiti con Presidente del Consiglio Lamberto Dini, 19 ministri (inclusi quelli senza portafoglio) e 37
sottosegretari di Stato, 60 persone in totale, si insedia col compito di risanare i conti pubblici e approvare la legge finanziaria per il 1996.
Si regge su maggioranze variabili in
Parlamento, ottenendo nel tempo l'appoggio di diverse forze politiche di
centrosinistra (PDS, Federazione dei
Verdi, SI-Partito Socialista e AD-Alleanza Democratica), di centro (PPI-Partito Popolare Italiano esclusa la componente di Rocco Buttiglione che si opponeva, Patto dei Democratici) e autonomisti (Lega Nord di Umberto Bossi,
decisiva per lo spostamento della maggioranza dopo la rottura con il
primo governo Berlusconi). Il Governo Dini chiede la fiducia
iniziale fra gennaio e febbraio del 1995. Nei voti espressi nei due
rami del Parlamento si registrano molte astensioni o uscite
dall'aula da parte del centrodestra, ma infine la fiducia si ottiene
con:
302 voti favorevoli, 39 voti contrari e
270 astenuti (Forza Italia e CCD) alla Camera dei deputati,
191 voti favorevoli, 17 voti contrari e
2 astenuti al Senato (i senatori del Polo del Buon Governo sono
usciti dall'aula riducendo dei contrari).
Una volta approvata la legge finanziaria a fine dicembre
1995, Dini considera conclusa la sua missione di "governo
di scopo" e il 30 dicembre rassegna le dimissioni nelle
mani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Il PDS di
Massimo D'Alema e il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi
premevano per aprire una nuova fase politica e arrivare a elezioni
anticipate. Scalfaro avviava così le consultazioni per gestire la
transizione istituzionale che avrebbe portato, pochi mesi dopo, alle
elezioni politiche del maggio 1996, vinte da Romano Prodi, che già aveva rivestito ruoli
politico-finanziari di livello internazionale. È stato presidente dell'IRI (Istituto
per la Ricostruzione Industriale, polo industriale dell'Italia, che
ha poi smantellato) dal 1982 al 1989 e nel biennio 1993-1994. Consulente internazionale per la banca
d'affari statunitense Goldman Sachs tra il 1990 e il 1993, e
nuovamente dopo il 1997. Ha gestito la complessa
ristrutturazione e privatizzazione di importanti aziende pubbliche
italiane, tra cui la cessione dell'Alfa Romeo alla Fiat (poi sfumata
a favore di Finmeccanica/Ford) e la dismissione di grandi colossi
della siderurgia e della meccanica. Ha operato come accademico ed
economista, insegnando economia e politica industriale. È stato Presidente del Consiglio dei
Ministri (1996-1998 e 2006-2008) e Presidente della Commissione
Europea (1999-2004), guidando l'ingresso dell'Italia nell'euro e
gestendo le politiche di bilancio e di convergenza europea
XIII
Legislatura (9 maggio 1996 - 9 marzo 2001)
53) - I Governo
Prodi (dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998)
L'Unione di Prodi assembla l'Ulivo (che raccoglie PDS, PPI, RI, FdV, UD, Indipendenti dell'Ulivo) con altre formazioni.
Partito/Componente dell'esecutivo: Ministri Sottosegretari Totale
Indipendenti Presidente del Consiglio 3 5 9
PDS/DS (Democratici di Sinistra) 9 (VicePres.Cons.) 20 29
PPI (Partito Popolare Italiano di M.Martinazzoli) 3 8 11
RI (Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini ) 3 3 6
FdV (Federazione dei Verdi) 1 2 3
SI (Socialisti Italiani) - 2 2
UD (Unione Democratica di Antonio Maccanico) - 1 1
TOTALE 1 19 41 61
Il PRC (Rifondazione Comunista) appoggia dall'esterno il governo senza suoi membri nell'esecutivo.
Il primo governo Prodi (il 31 maggio 1996) ottiene
la fiducia iniziale in Parlamento con:
173 voti favorevoli, 139 contrari e 1
astenuto al Senato,
322 voti favorevoli e 299 contrari
alla Camera dei deputati.
Rifondazione Comunista non era entrata ufficialmente nella coalizione dell'Ulivo, ma prima delle elezioni aveva stretto con Prodi un accordo
elettorale di "desistenza" per cui L'Ulivo
rinunciava a presentare i propri candidati in 45 collegi maggioritari
sicuri alla Camera lasciandoli al PRC, che aveva così ottenuto il suo massimo
storico (col 8,6% alla Camera) e i suoi seggi erano ormai numericamente
indispensabili per garantire la maggioranza del centro-sinistra alla
Camera.
L'obiettivo dichiarato della segreteria
di Bertinotti è stato quello di condizionare da sinistra le politiche
economiche e sociali del governo. Tra le principali rivendicazioni vi
sono state l'introduzione di una tassa patrimoniale sulle grandi
ricchezze, l'opposizione al numero chiuso nelle università e la
storica proposta di legge per la riduzione dell'orario di lavoro a 35
ore settimanali a parità di salario. Nel corso dei due anni di mandato, piccoli aggiustamenti o cambi di casacca come le dimissioni di Antonio Di Pietro e l'ingresso di Paolo Costa hanno parzialmente modificato la quota degli Indipendenti rispetto ai partiti tradizionali.
La convivenza strategica tra l'anima
moderata-ulivista di Romano Prodi (focalizzata sul risanamento dei
conti pubblici per l'ingresso nell'Euro, suo vero compito) e quella radicale del PRC
entra in rotta di collisione sulle leggi finanziarie. Nell'ottobre
1997 il PRC minaccia di votare contro la manovra economica. Prodi
rassegna le dimissioni ma la crisi rientra in pochi giorni grazie a
un compromesso che include l'impegno governativo a varare la legge
sulle 35 ore. La rottura definitiva e la scissione avviene
nell'ottobre dell'anno successivo sulla Finanziaria 1999. La scelta
di Bertinotti di ritirare definitivamente l'appoggio all'esecutivo spacca lo
stesso PRC e Armando Cossutta e i settori contrari alla linea di
rottura fondano il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) nel
tentativo di salvare la maggioranza. Nonostante il sostegno dei
dissidenti cossuttiani, il 9 ottobre 1998, durante il dibattito sulla fiducia al governo, il capogruppo di Rifondazione Comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza del gruppo parlamentare voterà a favore del Governo Prodi ma Bertinotti (il segretario di Rifondazione Comunista) dichiara invece la sfiducia. Il governo Prodi I cade
alla Camera per un solo voto (312 favorevoli e 313 contrari), ponendo fine all'esperienza dell'esecutivo. Prodi sale
al Quirinale e rassegna le dimissioni.
54) - I Governo
D'Alema (dal 21 ottobre '98 al 22 dicembre '99) Dal 24 mar.'99 l'Italia bombarda Belgrado per 78 gg.
L'Ulivo: DS, PPI, RI, PdCI, FdV, Indipendenti. Dal 18 mag.'99 è Pres. della Rep. Carlo Azeglio Ciampi
Partito/Componente dell'esecutivo: Ministri Sottosegretari Totale
DS (Democratici di Sinistra ex PDS) Presidente del Consiglio 7 22 30
PPI (Partito Popolare Italiano) 6 (VicePres.Cons.) 11 17
UDR (Unione Democratica per la
Repubblica) 3 9 12
RI (Rinnovamento Italiano) 2 5 7
FdV (Federazione dei Verdi ) 2 3 5
PdCI (Partito dei Comunisti Italiani): 2 3 5
SDI (Socialisti Democratici Italiani) inizialmente solo appoggio esterno, poi dal 1999 1 1
TOTALE 1 22 54 77
Il 14 ott. 1998, l'UDR si era dichiarata disponibile a partecipare ad un governo non guidato da Prodi.
Del governo facevano
parte anche ministri o sottosegretari indipendenti o di minor area
tecnica/politica inseriti nelle relative quote di partito o alleati
minori della coalizione.
Il Governo D'Alema I ottiene la fiducia
il 23 ottobre 1998 con:
333 voti favorevoli, 281 contrari e 3
astenuti alla Camera dei deputati, inaugurando una formula politica
più spostata verso il centro rispetto all'Ulivo originario del 1996,
188 voti favorevoli, 116 contrari e 1
astenuto al Senato.
Il Governo
D'Alema I è stato il primo guidato da un esponente della sinistra
post-comunista nella storia repubblicana. Rispetto al governo precedente, D'Alema si organizza compensando l'uscita dell'ala dura di Rifondazione Comunista dalla maggioranza con i parlamentari del PdCI di Cossutta e Diliberto, che gli garantiscono un bacino di voti decisivi a sinistra. Apre poi all'UDR, formazione centrista di matrice democristiana guidata dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e da Clemente Mastella, nata proprio per dare stabilità a un esecutivo di centro-sinistra senza Bertinotti.
La crisi del primo governo D'Alema (18
dicembre 1999) è motivata dall'esigenza di "rimpasto" per riequilibrare la maggioranza dopo le elezioni europee e l'ascesa
del partito I Democratici, (l'Asinello) di Arturo Parisi e Romano
Prodi e per ridefinire inoltre gli incarichi dell'Ulivo.
55) - II Governo
D'Alema (dal 22 dicembre 1999 al 25 aprile 2000)
L'Ulivo raggruppa DS, PPI, Dem, PdCI, RI, FdV.
Partito/Componente dell'esecutivo: Ministri Sottosegretari Totale
DS (Democratici di Sinistra) Presidente del Consiglio 6 17 24
PPI (Partito Popolare Italiano) 4 12 16
Dem (I Democratici) 4 9 13
PdCI (Comunisti Italiani) 2 4 6
RI (Rinnovamento Italiano di L.Dini) 2 4 6
UDEUR (Unione Democratici per l'Europa
di C.Mastella) 1 5 6
FdV (Federazione dei Verdi) 1 2 3
SDI (Socialisti Democratici Italiani) - 4 4
UV (Union Valdôtaine in rappresentanza
delle min. Ling.) - 1 1
Indipendenti/Tecnici 3 2 5
TOTALE 1 23 60 84
I dati si riferiscono alla struttura
iniziale del reimpasto governativo. Nel corso del breve mandato
(circa 4 mesi) si sono registrati alcuni minimi aggiustamenti e
passaggi di deleghe tra i sottosegretari della coalizione.
Il governo D'Alema II ha ottenuto la
fiducia iniziale il 22/23 dicembre 1999 con:
177 voti favorevoli, 100 contrari e 4
astenuti al Senato,
310 voti favorevoli, 287 contrari e 18
astenuti alla Camera.
Il motivo principale della crisi del
secondo governo D'Alema è la netta sconfitta del centrosinistra alle
elezioni regionali del 16 aprile 2000 dove il Polo per le Libertà di
Berlusconi supera la coalizione di governo in molte regioni
italiane. Il 19 aprile 2000 Massimo D'Alema decide di dimettersi.
56) - II Governo
Amato (dal 25 aprile 2000 all'11 giugno 2001) La legge 81/2001 introduce la figura del Viceministro
Anche a questo governo partecipa l'Ulivo (DS, PPI, Dem, FdV, PdCI, UDEur, RI,
SDI)
Partito/Formazione nell'esecutivo: Ministri Sottosegretari Totale
DS (Democratici di Sinistra) 7 15 22
PPI (Partito Popolare Italiano) 5 11 16
Dem (I Democratici) 3 4 7
RI (Rinnovamento Italiano) 2 4 6
SDI (Socialisti Democratici
Italiani) 1 3 4
FdV (Federazione dei Verdi) 1 2 3
PdCI (Partito dei Comunisti
Italiani) 1 2 3
UDEUR (Unione Democratici per l'Europa
di C.Mastella) - 3 3
Indipendenti/Tecnici Presidente del Consiglio 4 3 8
TOTALE 1 24 47 72
Il secondo governo Amato ottiene la
fiducia iniziale nell'aprile/maggio 2000 con:
319 voti favorevoli, 298 contrari e 5
astenuti alla Camera dei deputati,
179 voti favorevoli, 112 contrari e 2
astenuti al Senato.
Il secondo governo guidato da Giuliano
Amato termina a causa della fine naturale della legislatura.
L'esecutivo si dimette il 31 maggio 2001, il giorno successivo
all'insediamento del Parlamento nella nuova legislatura, dopo le
elezioni vinte dalla coalizione di centrodestra.
XIV Legislatura
(30 maggio 2001 - 27 aprile 2006) Riforma elettorale a sistema proporzionale con premio di maggioranza "Calderoli o Porcellum" (legge 270/2005)
57) - II Governo
Berlusconi (dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005)
La Casa delle Libertà guidata da Berlusconi, riunisce FI, AN, UDC, LN, NPSI.
Partito/Formazione nell'esecutivo: Ministri Sottosegretari e Vicem. Totale
FI (Forza Italia) Presidente del Consiglio 10 29 40
AN (Alleanza Nazionale) 4 (1Vicepres.Cons) 14 18
LN (Lega Nord) 3 6 9
CCD-CDU/UdC
(Cen.Crist.Dem.-Crist.Dem.Un.) 3 (1Vicepres.Cons) 6 9
NPSI (Nuovo PSI) - 1 1
PRI (Partito Repubblicano
Italiano) - 1 1
Indipendenti 4 2 6
TOTALE 1 24 59 84
Il secondo governo Berlusconi ottiene la fiducia iniziale nel giugno 2001 con:
175 voti favorevoli, 133 contrari e 5
astenuti al Senato,
351 voti favorevoli, 261 contrari alla
Camera dei deputati.
La crisi del Governo Berlusconi II,
nell'aprile del 2005, è causata dalla pesante sconfitta del
centrodestra alle elezioni regionali e dalle forti pressioni degli
alleati: l'Unione di Centro (UDC) di Marco Follini e Alleanza
Nazionale (AN) di Fini ritirano le proprie delegazioni e aprono una
crisi politica formale.
58) - III Governo
Berlusconi (dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006) Dal 15 mag. '06 settenato del Pres. della
La Casa delle Libertà: FI, AN, UDC, LN, NPSI. Repubblica Giorgio Napolitano
Partito/Componente del governo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
FI (Forza Italia) Presidente del
Consiglio 9 1 35 46
AN (Alleanza Nazionale) 6 (VicePres.Cons.) 2 14 23
UDC (Unione dei Democratici Cristiani e
di Centro) 3 1 8 12
LN (Lega Nord) 3 (VicePres.Cons.) - 8 11
NPSI (Nuovo Part.Socialista Italiano) 1 1 1 3
PRI (Partito Repubblicano Italiano) 1 1 - 2
Indipendenti/Tecnici 1 - - 1
TOTALE 1 24 6 66 98
I dati si riferiscono all'assetto
iniziale della compagine di governo del 2005.
Il governo Berlusconi III ha ottenuto
la fiducia iniziale in Parlamento alla fine del mese di aprile del
2005 con:
334 voti favorevoli, 240 contrari alla
Camera dei deputati,
170 voti favorevoli, 117 contrari al
Senato.
Gli insuccessi nelle elezioni regionali del
2005 avevano portato alle dimissioni del Berlusconi II e alla nascita di
questo terzo esecutivo di fine legislatura. L'esecutivo rimane in
carica fino al 2 maggio 2006, giorno in cui Berlusconi rassegna le dimissioni al Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.
XV Legislatura
(28 aprile 2006 - 6 febbraio 2008)
59) - II Governo
Prodi (dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008)
L'Unione di Prodi riunisce L'Ulivo (DS, DL, Indipendenti) con altri partiti e raggruppamenti:
Partito/Gruppo nell'esecutivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
DS (Democratici di Sinistra) 9 (VicePres.Cons.) 5 23 37
DL (Democrazia è Libertà - La
Margherita) 8 (VicePres.Cons.) 3 18 29
PRC (Partito della Rifondazione
Comunista) 1 1 6 8
RnP (Rosa nel Pugno-Radicali/SDI) 1 1 3 5
IdV (Italia dei Valori) 1 0 2 3
FdV (Federazione dei Verdi) 1 0 2 3
PdCI (Partito dei Comunisti
Italiani) 1 0 2 3
UDEUR (Popolari ) 1 0 2 3
Indipendenti/Altri Presidente del Consiglio 3 0 8 11
Partecipano all'esecutivo senza rappresentanza in Consiglio dei ministri: L'Unione, I Socialisti Italiani con 1 sottosegretario, Lega per l'Autonomia - Alleanza Lombarda (LAL) con 1 sottosegretario, Democratici Cristiani Uniti (DCU) con 1 sottosegretario.
Nel voto iniziale di fiducia al Governo
Prodi II nel maggio 2006, l'esecutivo ottiene:
165 voti favorevoli e 155 voti contrari
al Senato,
344 voti favorevoli e 268 voti contrari
alla Camera dei deputati.
Il peso
dell'Ulivo è soverchiante, la quasi totalità dell'esecutivo
risponde ai Democratici di Sinistra e a La Margherita, che l'anno
successivo (2007) unendosi, confluiscono nel Partito
Democratico, realizzando quel "compromesso storico" auspicato negli anni '70 da Enrico Berlinguer e che aveva determinato l'esecuzione di Aldo Moro per scongiurare definitivamente tale evento. I partiti minori della
sinistra e del centro ricevono una rappresentanza fissa "di
garanzia", caratterizzata quasi sempre da 1 Ministro e 2 o 3
Sottosegretari per garantire l'affluenza di voti in Parlamento. Il
PdCI, per il posto da ministro che gli spetta, sceglie di indicare una figura indipendente (lo storico
Luigi Niccolais).
La crisi
del secondo governo Prodi è causata principalmente
dalla rottura con l'Udeur, che contestava da mesi la linea della
coalizione di centrosinistra a proposito di una riforma elettorale che
penalizzasse i piccoli partiti. Inoltre le dimissioni del Ministro
della Giustizia Clemente Mastella dell'Udeur, decise dopo l'indagine
giudiziaria alla moglie, tolgono l'appoggio del suo partito
all'esecutivo.
Infine la labile maggioranza in Senato
ha reso il governo vulnerabile a qualsiasi defezione o mancanza
improvvisa di singoli senatori. Il 24 gennaio 2008, la questione di
fiducia posta dal governo è respinta a Palazzo Madama con 156 voti
favorevoli e 161 contrari, costringendo Romano Prodi alle dimissioni.
XVI Legislatura
(dal 29 aprile 2008 al 23 dicembre 2012)
60) - IV Governo
Berlusconi (dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011)
Il Popolo della Libertà (PdL) riunisce FI, AN, NuovoPSI, DCperAutonomie, Riform. Liberali e Popolari Liberali.
Partito/Grppo nell'esecutivo Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
PdL (Il Popolo della Libertà) Presidente del Consiglio 16 - 28 45
LN (Lega Nord) 4 - 5 9
MpA (Movimento per le Autonomie) - - 2 2
Indipendenti/Tecnici 1 - 2 3
TOTALE INIZIALE 1 22 - 37 59
All'insediamento non è nominato
nessun viceministro; le figure dei viceministri (e ulteriori
sottosegretari) saranno introdotte solo successivamente attraverso rimpasti e decreti di nomina.
Partecipano all'esecutivo senza rappresentanza in Consiglio dei ministri: Democrazia Cristiana (DC) con 1 sottosegretario, Forza del Sud (FdS) con 1 sottosegretario, Noi Sud (NS) con 1 sottosegretario, La Destra con 1 sottosegretario (dal 15/04/2011), Coesione Nazionale (CN) con 1 sottosegretario, Repubblicani-Azionisti con 1 sottosegretario, Movimento per le Autonomie (MpA) con 2 sottosegretari (fino al 12/11/2010), Tecnici con 1 sottosegretario (fino all'11/11/2010) e Liberal Democratici con 1 sottosegretario (dal 5/5/2011 al 28/5/2011). Sostengono l'esecutivo, senza prendervi parte, i Liberal Democratici fino al 13/11/2008, poi passano ufficialmente all'opposizione fino al 5/5/2011, quando entrano nel governo con un sottosegretario, per poi riuscirne meno di un mese dopo.
Il quarto
governo Berlusconi ottiene la fiducia iniziale nel maggio 2008
con:
335 voti favorevoli, 275 contrari, 1
astenuto alla Camera dei deputati,
173 voti favorevoli, 137 contrari, 2
astenuti al Senato della Repubblica.
Una cruciale riconferma della fiducia
parlamentare l'ottiene il 14 dicembre 2010, superando una profonda crisi
politica con un margine ristretto:
162 voti favorevoli, 135 contrari, 11
astenuti al Senato,
314 voti favorevoli, 311 contrari, 2
astenuti (maggioranza risicata) alla Camera dei deputati.
La crisi
e la conseguente caduta del Governo Berlusconi IV (novembre
2011) sono determinate dal drammatico intreccio tra una crisi
finanziaria internazionale e la perdita della maggioranza politica in
Parlamento a causa della rottura politica con AN di Gianfranco Fini.
Nell'estate e nell'autunno del 2011,
l'Italia finisce al centro di una violentissima speculazione
finanziaria sui mercati internazionali. Il timore di un default del
Paese spinge lo spread BTP-Bund (il differenziale di rendimento tra i
titoli di stato italiani e quelli tedeschi) a toccare il record
storico di 574 punti base il 9 novembre 2011. Questo clima di
emergenza economica logora la credibilità internazionale
dell'esecutivo e culmina con la celebre lettera della Banca
Centrale Europea (BCE) che chiede all'Italia riforme strutturali urgenti e
drastiche.
Dal punto di vista strettamente
politico, la stabilità del governo è compromessa fin dal luglio
2010 a causa dello scontro frontale tra Berlusconi e il co-fondatore
del PdL (Popolo della Libertà), Gianfranco Fini. L'uscita di Fini e
dei suoi fedelissimi dal partito (che fondano il gruppo parlamentare Futuro e
Libertà per l'Italia) priva l'esecutivo di una maggioranza solida,
costringendolo a una continua e fragile ricerca di voti parlamentari
per sopravvivere. L'atto finale si consuma l'8 novembre 2011 alla
Camera dei Deputati, durante la votazione sul Rendiconto generale
dello Stato. Il provvedimento passa con 308 voti favorevoli, ma la
maggioranza assoluta (fissata a 316 voti) viene a mancare a causa del
voto contrario o dell'astensione di numerosi "frondisti"
dello stesso centro-destra. Preso atto dell'impossibilità di
governare, Berlusconi annuncia le dimissioni, formalizzate il 12
novembre 2011, dopo l'approvazione della Legge di stabilità, aprendo
la strada alla nascita del governo tecnico guidato da Mario Monti.
61) - Governo
Monti (dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013)
Esecutivo tecnico che mira alla riduzione del deficit, del debito pubblico, al ripristino della fiducia dei
mercati internazionali. È formato da sette professori
universitari, cinque dottori generici, un avvocato, un magistrato, un
professore-avvocato, un banchiere (Corrado Passera), due giuristi, un
prefetto (Anna Maria Cancellieri), un ambasciatore e un ammiraglio
(Giampaolo Di Paola), nessuno politico di professione.
Partito/Gruppo nell'esecutivo Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
Indipendenti/Tecnici Presidente
del Consiglio 17 4 26 48
Sostengono il governo dall'esterno
senza parteciparvi: PdL (Il Popolo della Libertà), PD (Partito Democratico), UdC (Unione di Centro).
Il governo
Monti ottiene la fiducia dal Parlamento il 17/18
novembre 2011 a larga maggioranza:
281 voti favorevoli, 25 contrari e
nessun astenuto al Senato,
556 voti favorevoli, 61 contrari e
nessun astenuto alla Camera dei deputati.
Nel corso del mandato si verificano alcune variazioni dovute a rimpasti o dimissioni (come il
passaggio di Vittorio Grilli da viceministro a ministro dell'Economia
nel luglio 2012), ma la natura tecnica e apartitica rimane invariata
per tutta la durata dell'esecutivo. I provvedimenti e le riforme principali di quest'ennesimo governo tecnico comprendono: il decreto Salva
Italia (D.L. 201/2011), una manovra economica urgente e il ritorno
dell'IMU sulla prima casa, l'avvio della riforma delle
pensioni (Legge Fornero) che innalza e
adegua i requisiti di accesso al pensionamento con il
passaggio dal sistema retributivo al contributivo. Il menu prevede, insomma, lacrime e sangue: austerità diffusa dei conti pubblici e taglio del Welfare.
La crisi
e la fine del Governo Monti (dicembre 2012 - aprile 2013), il
governo tecnico di "salvaguardia nazionale" è determinata
dal venir meno del sostegno politico del PdL (Popolo della Libertà)
e dall'avvicinarsi delle scadenze elettorali naturali. La crisi
formale si è aperta il 6 dicembre 2012, quando il Popolo della
Libertà, guidato alla Camera da Fabrizio Cicchitto e al Senato da
Maurizio Gasparri, decide di non partecipare alla votazione di due
decreti-legge (il decreto sviluppo e il decreto costi della
politica). Questo gesto, unito alle dure dichiarazioni del segretario
del PdL Angelino Alfano, che definiva conclusa l'esperienza tecnica,
sancisce rottura formale della "maggioranza ABC"
(Alfano-Bersani-Casini) che sosteneva l'esecutivo.
Il 7 dicembre 2012, Silvio Berlusconi
annuncia ufficialmente la sua ricandidatura alla guida del centro-dx,
attaccando duramente le politiche di austerità del governo. Preso
atto del mutato quadro politico, l'8 dicembre 2012 Mario Monti sale
al Quirinale dal Presidente Giorgio Napolitano annunciando
l'intenzione di rassegnare le dimissioni irrevocabili, ponendo però
una condizione: le dimissioni sarebbero diventate effettive solo dopo
l'approvazione parlamentare della Legge di Stabilità e del bilancio
d'esercizio, per evitare il grave rischio dell'esercizio provvisorio
ed evitare nuove tempeste finanziarie.
Il 21 dicembre 2012, subito dopo il via
libera definitivo alla Legge di Stabilità, Monti formalizza le
proprie dimissioni nelle mani di Napolitano. Il giorno successivo, il
Capo dello Stato decreta lo scioglimento anticipato delle Camere
(anticipando la fine naturale della legislatura di poche settimane) e
indice nuove elezioni politiche per il 24 e 25 febbraio 2013.
Il 28 dicembre 2012 Bruno Tabacci e Massimo Donadi fondano il CD (Centro Democratico), partito
politico di centro che si colloca nell'area del
centro-sinistra. Bruno Tabacci (nato a Quistello,
Mantova, il 27 agosto 1946) affonda le sue radici nella tradizione
del cattolicesimo democratico italiano, facendone uno dei più noti
esponenti centristi della Prima e della Seconda Repubblica. Laureato
in Economia e Commercio all'Università di Parma, si iscrive alla
Democrazia Cristiana (DC) in giovane età. Svolge una lunga gavetta
amministrativa come consigliere comunale in diversi comuni del
mantovano, compreso il capoluogo. Nel 1985 viene eletto consigliere
regionale in Lombardia. Raggiunge il vertice dell'amministrazione
regionale ricoprendo la carica di Presidente della Regione Lombardia
dal 17 luglio 1987 al 31 gennaio 1989. Viene eletto per la prima
volta alla Camera dei deputati nella XI legislatura (1992-1994)
all'interno della circoscrizione Mantova-Cremona con la DC, vivendo
dall'interno la fine dello storico partito durante gli anni di
Tangentopoli (da cui esce totalmente assolto). Dopo lo scioglimento
della DC e un periodo come funzionario e consulente aziendale,
Tabacci torna stabilmente in Parlamento nel 2001. Co-fonda l'Unione
dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC), diventando uno dei
principali riferimenti dell'ala critica e riformista del
centro-destra. Dal 2001 al 2006 presiede la Commissione Attività
Produttive della Camera. Nel 2008 si stacca dal centro-destra e
lascia l'UDC per dare vita alla Rosa per l'Italia, piccolo partito di
ispirazione democristiana. Nel 2009 unisce le forze con Francesco
Rutelli fondando Alleanza per l'Italia (ApI), sancendo il suo
definitivo passaggio nell'alveo delle coalizioni di centro-sinistra.
Nel 2011, dopo la vittoria di Giuliano Pisapia a Milano, accetta
l'incarico di Assessore al Bilancio per il capoluogo lombardo,
gestendo i conti del comune fino al 2013. Nel dicembre 2012 unisce il
proprio percorso a quello di Massimo Donadi per dare vita al Centro
Democratico (CD), partecipando alle primarie del centro-sinistra
"Italia. Bene Comune". Sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri (2021-2022) durante il governo Draghi,
ottiene delega alla programmazione economica. Nel luglio 2026 Bruno
Tabacci torna al centro delle cronache politiche per aver abbandonato
il gruppo del Partito Democratico alla Camera dei deputati criticando
l'impostazione restrittiva dell'alleanza di centro-sinistra,
dichiarando che "la destra si batte allargando il campo, non
restringendolo".
Massimo Donadi, avvocato e politico
italiano, noto soprattutto per essere stato capogruppo alla Camera
dei deputati dell'Italia dei Valori (IdV) dal 2006 al 2012. Nel
novembre 2012 ha rassegnato le dimissioni da capogruppo e ha lasciato
il partito guidato da Antonio Di Pietro a causa di crescenti
divergenze sulla linea politica, criticando la svolta populista e
l'allontanamento dalla coalizione di centro-sinistra.
Il movimento parteciperà a diverse competizioni
elettorali in coalizioni a sostegno di governi e alleanze
progressiste.
Il Governo Monti
rimane in carica per il solo disbrigo degli affari correnti fino al
28 aprile 2013, giorno del giuramento del successivo Governo Letta,
mentre lo stesso Monti sceglie di candidarsi attivamente alle
elezioni fondando la coalizione centrista "Scelta Civica".
XVII
Legislatura (dal 15/03/2013 al 22/03/2018) Il 20 apr.'13 si rielegge il Pres. della Rep. Giorgio Napolitano, fino al 14 gen.'15
62) - Governo
Letta (dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014)
È il primo governo di "larghe
intese", sostenuto da PD, PdL,
SC di Monti, Centristi vari, Radicali e Indipendenti.
Partito/Gruppo nell'esecitivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
PD (Partito Democratico) Presidente del Consiglio 8 5 12 26
PdL, dal 16 nov. NCD (NuovoCe.Dest.di Ang.Alfano) 4 (1Vicepres.Cons) 1 8 13
SC (Scelta Civica di Mario Monti) 1 1 1 3
UdC (Unione di Centro) 1 - 1 2
Ppl (Popolari per l'Italia) 1 - 1 2
RI (Radicali Italiani) 1 - - 1
Indipendenti/Tecnici 3 2 5 10
TOTALE 1 21 10 30 57
FI (Forza Italia) partecipa all'esecutivo con 1 sottosegretario tecnico. I 10 viceministri sono scelti tra
i sottosegretari nominati per cui la colonna "Sottosegretari" indica i
sottosegretari semplici che non hanno ricevuto il rango di
viceministro.
Il Governo
Letta ottiene la fiducia iniziale nell'aprile 2013 con:
453 voti favorevoli, 153 contrari e 17
astenuti alla Camera dei deputati,
233 voti favorevoli, 59 contrari e 18
astenuti al Senato della Repubblica.
Le elezioni politiche del 2013 hanno sancito il crollo del bipolarismo tradizionale e lo storico
exploit del Movimento 5 Stelle alla sua prima partecipazione
nazionale. Ne è risultata una situazione di assoluto stallo
parlamentare, definita come fenomeno delle "tre
minoranze". Essendo minimo lo scarto fra le tre formazioni, l'Italia si è ritovata ingovernabile con le formule tradizionali. Pier Luigi Bersani, leader della coalizione che ha ottenuto qualche decimale più degli altri, si è ritrovato con la maggioranza alla Camera, grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale in vigore (il Porcellum), ma non al Senato. Avendo ricevuto comunque un mandato
esplorativo per la formazione di un governo da parte del Presidente Napolitano, non trova comunque un accordo con il Movimento 5
Stelle, formazione anti-sistema che rifiuta qualsiasi ipotesi di alleanza. Bersani si rassegna così all'idea che l'unica soluzione per avere un governo sia quella di una larga intesa fra centrodestra e centosinistra. Lui però non può deludere i suoi elettori compromettendosi in prima persona con l'avversario di sempre. Visto che nello schieramento di centrodestra c'è Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi e nel centrosinistra c'è suo nipote Enrico Letta, vice di Bersani, Napolitano sblocca la situazione
affidandogli l'incarico di formare un governo di sintesi fra le due coalizioni. A governo ormai avviato, nel settembre 2013, Silvio Berlusconi
impone le dimissioni dei ministri del Pdl per aprire una crisi nel governo Letta, ma una parte consistente dei suoi parlamentari e ministri
(con Angelino Alfano in testa) rifiuta la linea dura per non
affossare l'esecutivo. Nella verifica sull'appoggio parlamentare al
governo dell'ottobre 2013, dopo l'intervento in aula di Silvio
Berlusconi, il governo ottiene 235 voti favorevoli e 70 contrari al
Senato. I "responsabili" vicini ad Alfano decidono di
votare la fiducia al governo, salvandolo e marcando una netta
distanza dal ritorno in Forza Italia voluto da Berlusconi. A novembre
2013 i dissidenti escono dal partito per fondare il Nuovo
Centrodestra, che subentra ufficialmente al Pdl nel sostegno alla
maggioranza delle larghe intese del governo Letta.
Nel dicembre 2013
alla Camera dei deputati il governo ottiene 379 voti favorevoli e 212
contrari e al Senato della Repubblica l'ampia maggioranza è
confermata con 173 voti favorevoli. La crisi del Governo Letta (nel febbraio
2014) è determinata da un cambio al vertice del Partito
Democratico e dal conseguente isolamento politico del Presidente del
Consiglio, nonostante l'assicurazione di Renzi "Enrico stai sereno". L'8 dicembre 2013, Matteo Renzi vince
le primarie del Partito Democratico con quasi il 68% dei consensi,
diventando il nuovo segretario nazionale. Questa investitura crea un
dualismo di potere immediato tra il leader del primo partito della
maggioranza (Renzi) e il Presidente del Consiglio in carica (Enrico
Letta). Il neo-segretario Renzi accusa l'esecutivo di eccessiva lentezza e incapacità nel far uscire il
Paese dalla "palude" economica e istituzionalee stringe direttamente con Silvio Berlusconi il
cosiddetto "Patto del Nazareno", la sede del PD romano, per sbloccare la legge
elettorale e la riforma del Senato, escludendo e di fatto
depotenziando la mediazione di Palazzo Chigi. Il culmine si consuma il 13
febbraio 2014. Durante la Direzione Nazionale del Partito
Democratico, Renzi propone formalmente una mozione per dare vita a
una "fase nuova" con un governo guidato da lui stesso,
sancendo la necessità di una staffetta alla guida del Paese. La
mozione passa a larghissima maggioranza (136 sì contro 16 no). Constatata la revoca del sostegno
politico da parte del suo stesso partito, Enrico Letta sceglie di non
cercare un voto di chiarimento in Parlamento e rassegna le
dimissioni irrevocabili il giorno successivo, 14 febbraio 2014, nelle
mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
63) - Governo
Renzi (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016) Dal 3 feb. 2015 1° settenato del Pres.
Renzi riesce a dar vita a una "fase nuova": un governo guidato da sé. della Repubblica Sergio Mattarella
Partito/Gruppo nell'esecitivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
PD (Partito Democratico) Presidente del Consiglio 9 4 21 35
NCD (Nuovo Centrodestra) 3 2 7 12
SC (Scelta Civica) 1 1 3 5
UdC (Unione di Centro) 1 - - 1
Ppl (Popolari per l'Italia) - 1 3 4
PSI (Partito Socialista Italiano) - 1 - 1
Indipendenti 2 - 2 4
TOTALE 1 16 9 36 62
Il governo Renzi ottiene la fiducia del
Parlamento il 24/25 febbraio 2014 con:
169 voti favorevoli e 139 contrari al
Senato,
378 voti favorevoli, 220 contrari e 1
astenuto alla Camera dei deputati.
Durante la vita del Governo sono
cambiati quattro ministri: Federica Mogherini (PD), sostituita da
Paolo Gentiloni (PD). Maria Carmela Lanzetta (PD), sostituita da
Enrico Costa (NCD) dopo un anno di vacanza. Maurizio Lupi (NCD) è
sostituito da Graziano Delrio (PD). Federica Guidi (indipendente) è
sostituita da Carlo Calenda (indipendente). Inoltre hanno rassegnato
le dimissioni il viceministro Lapo Pistelli (PD) e i sottosegretari
Antonio Gentile (NCD), Giovanni Legnini, Roberto Reggi e Francesca
Barracciu del PD.
La causa della crisi del governo Renzi
è stato l'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
quando gli italiani hanno bocciato a grande maggioranza (59,1%) la
riforma costituzionale Renzi-Boschi. Renzi aveva personalizzato il
voto referendario legando la sopravvivenza del suo esecutivo
all'approvazione della riforma, addirittura promettendo di ritirarsi dalla politica se mai avesse perso, promessa non mantenuta. Preso atto della sconfitta popolare,
il Presidente del Consiglio ha rassegnato le dimissioni al Capo dello
Stato Sergio Mattarella, concluse formalmente il 7 dicembre 2016 dopo
l'approvazione della legge di bilancio.
64) - Governo
Gentiloni (dal 12 dicembre 2016 al 1° giugno 2018)
Paolo Gentiloni guida un nuovo
governo, più centrista.
Partito/Gruppo nell'esecutivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
PD (Partito Democratico) Presidente del
Consiglio 14 2 18 35
NCD poi AP (Alternativa Popolare di
A.Alfano) 2 1 9 12
CpE (Centristi per l'Europa di P.
Casini) 1 - - 1
Demo.S-CD (Dem.Solidale-CentroDem.
B.Tabacci) 2 - 2 4
Indipendenti 1 (b) - 2 (a) 3
PSI (Partito Socialista
Italiano - 1 - 1
CI (Civici e Innovatori, ex SC di
Monti) - - 1 1
TOTALE 1 20 4 32 57
Appoggiano dall'esterno il governo: Moderati, Südtiroler Volkspartei, Partito Autonomista Trentino Tirolese, Stella Alpina, Autonomia Centro Nord (ALA), Union Valdôtaine, Unione Sudamericana Emigrati Italiani, Unione per il Trentino, Italia dei Valori, Liguria Civica, La Puglia in Più, Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, Scelta Civica.
Il governo Gentiloni ottiene la fiducia dal Parlamento il 13/14 dicembre 2016 con:
368 voti favorevoli e 105 contrari alla Camera dei deputati,
169 voti favorevoli e 99 contrari al Senato della Repubblica.
Il 25 febbraio 2017, dissidenti
fuoriusciti del Partito Democratico fondano Articolo Uno - Movimento
Democratico e Progressista. I fondatori, tra cui Pier Luigi Bersani e
Roberto Speranza, sono in profondo disaccordo con la linea politica
del segretario Matteo Renzi; il 10 giugno 2023 riconfluirranno nel PD
a guida Schlein. Alternativa Popolare (AP) è il partito
d'ispirazione cristiano-democratica-liberale fondato da Angelino
Alfano, che ne è il primo presidente, il 18 marzo 2017, e che succede
al dissolto Nuovo Centrodestra nella partecipazione al governo
Gentiloni, con tre fra ministri e vice oltre a diversi sottosegretari. Dal settembre
2018 a tutt'oggi, il Partito è presieduto da Paolo Alli, che ne è il
legale rappresentante e il responsabile dell'indirizzo politico ma il timoniere del raggruppamento, dal giugno 2022, è l'imprenditore Stefano Bandecchi, fondatore
dell’Università Niccolò Cusano e sindaco di Terni; da anni il partito rimane sotto la soglia del 3% a livello nazionale. Nei primi tempi della sua esistenza, l'esecutivo è appoggiato da Articolo Uno (Movimento Democratico e Progressista) fino al 24 ottobre 2017 e dall'UdC (Unione di Centro), fino allo stesso 24 ottobre 2017.
(a) L'indipendente Benedetto Della
Vedova aderisce nel 2017 a +EU (+Europa).
(b) L'indipendente Carlo Calenda aderisce successivamente al Partito Democratico in data 6 marzo 2018, a seguito delle elezioni politiche del 4 marzo.
Nel 1909 papa Pio X aveva promosso la
creazione dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana (UECI),
un'associazione laicale con il compito di indirizzare i cattolici
italiani impegnati in politica, (prima non gli era consigliato farlo per il 'Non Expedit') e aveva posto il conte Vincenzo
Ottorino Gentiloni, prozio del Paolo Gentiloni di questo governo,
alla direzione dell'organismo. Alle elezioni politiche di quell'anno, banco di prova della collaborazione tra UECI e moderati, e diversi cattolici si erano candidati nelle liste liberali, sono stati eletti 21 "deputati cattolici"
nelle liste liberali di Giolitti.
Alla fine del 2017 in vista delle
elezioni politiche del 2018 si forma Liberi e Uguali, la cui sigla è
LeU. I partiti principali che ne fanno parte sono Articolo 1 di
Roberto Speranza, Sinistra Italiana di Nicola Frantoianni (con la
confluenza di SEL) e Possibile di Pippo Civati. Figura di riferimento
principale di LeU è Pietro Grasso.
La conclusione del governo Gentiloni
non è stata determinata da una crisi politica o da una sfiducia
parlamentare, bensì dalla naturale scadenza della XVII legislatura.
XVIII
Legislatura (dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022) (L.165/2017) "Rosato o Rosatellum" 37% magg. 63% prop.
Dal 3 feb. '22 2° settenato del Pres. Rep. Sergio Mattarella 65) - I Governo
Conte (dal 1° giugno 2018 al 5 settembre 2019)
Le elezioni del 4 marzo assegnano il trionfo
al M5S, l'exploit alla Lega di Salvini, il crollo al Pd; il governo è giallo-verde.
Partito/Gruppo
nell'esecutivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
Indipendenti di area M5S Presidente del
Consiglio 1 - - 2
M5S (Movimento 5 Stelle) 8
(1VicePres.Cons.) 3 24 35
LSP (Lega per Salvini
Premier) 6 (1VicePres.Cons.) 3 15 24
Indipendenti 2 - 1 3
Indipendenti di area LSP 1 - 1 2
MAIE (Movimento Associativo Italiani
all'Estero) - - 1 1
TOTALE 1 16 6 40 67
Appoggiano il governo dall'esterno: Partito Liberale Italiano, Partito Sardo d'Azione, Movimento Nazionale per la Sovranità. In occasione del primo voto di fiducia,
il gruppo FdI (Fratelli d'Italia) si astiene, così come i
rappresentanti del SVP (Südtiroler Volkspartei) e i senatori a vita Mario
Monti, Elena Cattaneo e Liliana Segre.
Il primo governo Conte ottiene la
fiducia alle Camere il 5 e 6 giugno 2018 con:
171 voti favorevoli, 117 contrari e 25
astenuti al Senato della Repubblica,
350 voti favorevoli, 236 contrari e 35
astenuti alla Camera dei deputati.
Nella campagna elettorale i due
schieramenti di governo, entrambi anti-sistema, si erano espressi
negativamente sull'operato dell'Ue e nella Lega era confluito anche,
come candidato, il docente universitario di Economia Bagnai,
sostenitore del vantaggio nell'uscita dall'euro. A elezioni concluse,
una crisi istituzionale durata quasi tre mesi porta Giuseppe Conte,
all'epoca indipendente di area M5S, ad essere incaricato, dal
Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla formazione di un
governo composto da Movimento 5 Stelle e Lega, che avevano già
stipulato un accordo programmatico. Conte rimette poi il mandato a
causa del mancato accordo con Mattarella sulla nomina di Paolo
Savona, notoriamente euro-scettico, al Ministero dell'economia e
delle finanze. Il presidente della Repubblica incarica quindi
l'economista Carlo Cottarelli di formare un "governo neutrale"
che accompagni il Paese a ravvicinate nuove elezioni.
Il 31 maggio,
essendosi nuovamente create le condizioni per un governo politico,
Cottarelli rimette a sua volta il mandato ricevuto e lo stesso giorno
Conte viene incaricato, per la seconda volta, di formare un nuovo
governo. Questa volta Conte accetta senza riserva e propone immediatamente la lista dei ministri in cui Savona figura, questa
volta, come ministro per gli affari europei. Con il Decreto-Legge n. 4/2019,
convertito in legge a marzo 2019, il governo Conte I introduce il
reddito di cittadinanaza, misura di contrasto alla povertà,
inclusione sociale e reinserimento nel mondo del lavoro tramite patti
personalizzati e l'affiancamento dei Centri per l'impiego (e dei
"navigator").
Nel 2019, il 26 maggio si tengono le
elezioni europee a cui si presenta anche la formazione politica
Europa Verde, ufficialmente Europa Verde-Verdi, partito politico
ambientalista italiano. Il suo portavoce e leader è Angelo Bonelli,
leader di lunga data della Federazione dei Verdi. I suoi soci
fondatori sono la Federazione dei Verdi, Possibile, Green Italia e i
Verdi del Sudtirolo/Alto Adige. In seguito, il cartello elettorale è
stato riproposto in diverse elezioni regionali e locali. Diverrà a
tutti gli effetti partito politico il 10 luglio 2021, come
trasformazione della Federazione dei Verdi e a seguito dell'Assemblea
costituente svoltasi a Chianciano Terme.
La crisi del primo governo Conte arriva il 7 agosto 2019, quando il Senato approva
quattro mozioni (presentate da Partito Democratico, +Europa, Forza
Italia e Fratelli d'Italia) a favore della realizzazione della
ferrovia ad alta velocità Torino-Lione e respinge (con 110 voti
favorevoli e 181 voti contrari) la mozione del Movimento 5 Stelle
contrario all'opera. Viene preclusa una sesta mozione di Sinistra
Italiana contraria all'opera. L'8 agosto 2019 durante un dj set sulla
spiaggia del Papeete Beach a Milano Marittima, il vicepremier Matteo
Salvini, leader della Lega e ministro dell'Interno, invoca pieni
poteri per sé, annuncia la fine dell'alleanza tra Lega e Movimento 5
Stelle chiedendo le elezioni anticipate per capitalizzare il consenso
nei sondaggi. Il 20 agosto Conte riferisce in Senato sulla crisi e,
in seguito a un acceso dibattito parlamentare, nonostante il ritiro
della mozione di sfiducia da parte della Lega durante la seduta,
lascia Palazzo Madama e sale al Quirinale, dove rassegna le
dimissioni al Presidente della Repubblica, rimanendo in carica per il
disbrigo degli affari correnti.
Il 29 agosto, il Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella, al termine del secondo giro di
consultazioni al Quirinale con i rappresentanti delle istituzioni e
dei partiti politici, conferisce a Conte l'incarico di formare il
nuovo governo. Conte accetta con riserva.
66) II Governo Conte (dal 5 settembre
2019 al 13 febbraio 2001) Dal 29 gen. 2020 pandemia di COVID-19 in
Da accordo tra M5S, PD, LeU, IV (di Renzi): Italia. Terminerà ufficialmente il 5 maggio 2023.
Partito/Gruppo
nell'esecutivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
Movimento 5 Stelle 9 6 16 31
Partito Democratico 9 4 14 27
Indipendente di area M5S Presidente del Consiglio 1 - - 2
Articolo Uno 1 - 1 2
Sinistra Italiana - - 1 1
Movimento Associativo Italiani
all'Estero - - 1 1
Indipendenti 1 - 1 2
TOTALE 1 21 10 34 66
L'argentino Ricardo Antonio Merlo di MAIE (Movimento Associativo Italiani
all'Estero) è riconfermato sottosegretario agli
Esteri. Appoggiano il governo dall'esterno: PSI (Partito Socialista Italiano), la minoranza linguistica SVP (Südtiroler Volkspartei), minoranza linguistica PATT (Partito Autonomista Trentino Tirolese), minoranza linguistica UV (Union Valdôtaine).
Il governo ottiene la fiducia delle Camere il 9 e 10 settembre 2019 con:
343 voti favorevoli, 263
contrari e 3 astenuti (i deputati della SVP) alla Camera dei deputati,
169 voti favorevoli, 133 contrari
e 5 astenuti (Gianluigi Paragone del M5S, Matteo Richetti del PD e i
3 senatori della SVP-Südtiroler Volkspartei) al Senato.
L'8 ottobre 2019 è approvato in via
definitiva il taglio dei parlamentari, per ridurre i costi della
politica e velocizzare i processi decisionali delle Camere,
modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione. Il taglio è
confermato dal referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020. I deputati passano così, da 630 a 400
e i senatori da 315 a 200 fin dall'inseddiamento della XIX
legislatura (13 ottobre 2022).
La pandemia di Covid-19 cambia l'operatività delle istituzioni, in Italia. Mentre il parlamento
all'inizio lavora meno, il governo usa molto i Dpcm
(Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri), atti
amministrativi emanati direttamente dal Capo del Governo italiano
senza l'approvazione del
Parlamento; sono lo strumento principale per introdurre con
massima rapidità le misure restrittive e i lockdown sull'intero
territorio nazionale. Si verificano parecchi litigi tra Stato e
Regioni per le regole sanitarie. Esplode a livello
internazionale il fenomeno dei No-Vax, scettici sull'utilità dei
vaccini, che in effetti arricchiscono le farmaceutiche che li producono e che non possono essere collaudati con i normali
tempi medio-lunghi. Le principali aziende e vaccini sono: Pfizer
e BioNTech, aziende statunitense la prima e tedesca la seconda, che producono il vaccino a mRNA Comirnaty. Moderna, azienda
biotecnologica statunitense che sviluppa il vaccino a mRNA
Spikevax. AstraZeneca, azienda anglo-svedese che sviluppato il
vaccino a vettore virale Vaxzevria (in collaborazione con
l'Università di Oxford). Janssen (Johnson & Johnson), divisione
farmaceutica belga/statunitense del gruppo Johnson & Johnson
produttrice del vaccino monodose a vettore virale Jcovden (noto come
COVID-19 Vaccine Janssen). Novavax, azienda biotecnologica
statunitense che crea il vaccino a proteine ricombinanti
Nuvaxovid. Nel periodo della pandemia lo Stato centrale dettato la
linea guida per la salute pubblica mentre le regioni emettono spesso ordinanze diverse, creando confusione. I poteri locali e
nazionali si scontrano anche sulle riaperture. All'inizio i cittadini
si stringono attorno alle autorità nazionali, poi la crisi mette a dura prova le regole democratiche e la trasparenza. Ancora
nel 2026 vi sono commissioni parlamentari della destra al governo che
processa l'operato dell'ex presidente del consiglio Giuseppe Conte e
dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza.
Il Governo Conte II si interrompe a
causa del ritiro del sostegno da parte di Italia Viva, il partito
guidato da Matteo Renzi per forti divergenze sulla gestione dei fondi
del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di circa 200
miliardi di euro ottenuto in UE da Conte, e sull'uso dei fondi del
MES sanitario. Renzi e il suo partito spingevano affinché l'Italia
attivasse la linea di credito del MES sanitario (circa 36 miliardi)
per finanziare gli ospedali e la sanità pubblica. Al contrario, il
Movimento 5 Stelle e lo stesso Conte si opponevano fermamente per
ragioni sia economiche che politiche.
Infine vi erano forti divergenze sulla
riforma della prescrizione promossa dall'allora ministro della
Giustizia del M5S Alfonso Bonafede. La disputa ruotava attorno
all'entrata in vigore, il 1° gennaio 2020, della cosiddetta legge
"Spazzacorrotti" (approvata durante il governo Conte I),
che prevedeva il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo
grado, sia in caso di condanna che di assoluzione. Il M5S considerava il blocco della
prescrizione uno strumento fondamentale per combattere l'impunità ed
evitare che processi complessi (specialmente per reati di corruzione
o contro la pubblica amministrazione) andassero in fumo per il
semplice decorso del tempo, garantendo giustizia alle vittime dei
reati. Il partito di Matteo Renzi (insieme a
gran parte dei penalisti italiani) contestava duramente la norma,
definendola un principio da "fine processo mai". L'accusa
principale era che, bloccando i termini di prescrizione senza porre
scadenze rigide ai tempi dei successivi gradi di giudizio (Appello e
Cassazione), gli imputati avrebbero rischiato di rimanere sotto
processo a tempo indeterminato, violando il principio costituzionale
della ragionevole durata del processo (Articolo 111 della
Costituzione). Questo scontro ha logorato per mesi la
tenuta politica dell'esecutivo.
Il 13 gennaio 2021 Renzi annuncia il ritiro della
delegazione delle ministre Bellanova e Bonetti dal governo.
Nonostante un voto di fiducia temporaneo, la maggioranza al Senato
diventa troppo fragile. Il 26 gennaio 2021 Conte sale al Quirinale
per dimettersi. Fallito il tentativo di un Conte-ter, il Presidente
Sergio Mattarella conferisce l'incarico a Mario Draghi, che ha rivestito diversi ruoli nella politica finanziaria internazionale: Direttore Generale del Tesoro in Italia
(nel 1991-2001) dove ha guidato la stagione delle grandi
privatizzazioni italiane e ha contribuito alla stesura del Testo
Unico della Finanza (legge n. 58/1998), la principale norma italiana
che regola i mercati finanziari, l'intermediazione mobiliare, la
gestione del risparmio e le società quotate. Vicepresidente e amministratore per
l'Europa della banca d'affari statunitense Goldman Sachs (nel
2002-2005), Draghi ha assunto la carica di Governatore di Bankitalia (nel
2005-2011) durante i duri anni della crisi finanziaria globale del
2008 e infine Presidente della BCE (nel 2011-2019),
ricordato per le politiche monetarie espansive e la difesa della
moneta unica europea.
67) Governo Draghi (dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022)
Esecutivo di unità
nazionale caratterizzato da una formula
mista di tecnici e politici di un'ampia coalizione parlamentare.
Partito/Gruppo nell'esecutivo: Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
Indipendenti/Tecnici Presidente del
Consiglio 8 - 2 11
M5S (Movimento 5 Stelle) 4 2 9 15
LSP (Lega per Salvini Premier) 3 1 8 12
PD (Partito Democratico) 3 1 5 9
FI (Forza Italia) 3 1 5 9
Italia Viva (IV) 1 - 2 3
Art.1-LeU (Articolo Uno-Liberi e
Uguali) 1 1 - 2
Ncl (Noi con l'Italia di M.Lupi) - - 1 1
+Eu (+Europa) - - 1 1
CD (Centro Democratico di Tabacci-Donadi) - - 1 1
TOTALE 1 23 6 34 64
Appoggiano il governo dall'esterno: Azione di Calenda, che poi dal luglio 2022 entra nel Consiglio dei Ministri; Coraggio Italia (liberal-moderati di Brugnaro e Toti), Italia al Centro (sempre di Giovanni Toti prima delle condanne), UDC-Unione di Centro (democristiani moderati ora alleati al centrodestra), le minoranze linguistiche SVP (Südtiroler Volkspartei) e PATT
(Partito Autonomista Trentino Tirolese), CpE (Centristi per
l'Europa), MAIE (Movimento Associativo Italiani all'Estero in
Argentina), USEI (Unione Sudamericana Emigrati
Italiani in Argentina), Sicilia Futura (Patto dei Democratici per le
Riforme - Sicilia Futura), PSI (Partito Socialista Italiano), Nuovo
PSI, Partito Pensionati, Moderati (cristiano-liberali), Psd'Az
(Partito Sardo ), noi Di Centro (di Clemente Mastella),
Facciamo Eco (del gruppo parlamentare misto).
Il governo Draghi ottiene la fiducia
dal parlamento il 17 e 18 febbraio 2021 con:
262 voti favorevoli, 40 voti contrari,
2 astenuti al Senato,
535 voti favorevoli, 56 voti contrari,
5 astenuti alla Camera dei deputati.
L'unica formazione che passa all'opposizione è Fratelli d'Italia, che sceglie di non votare la fiducia al
governo definendolo un'anomalia democratica e rivendicando la
necessità di un'opposizione parlamentare. Il governo che si insedia, sostenuto da una larghissima maggioranza
di unità nazionale (Lega, PD, M5S, Forza Italia, IV e Articolo 1),
con la sola eccezione di Fratelli d'Italia all'opposizione, si prefigge di fronteggiare l'emergenza pandemica da
COVID-19 con misure di contrasto al virus, rilanciare l'economia
italiana attraverso il ridisegnao e avvio del Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza (PNRR) ottenuto dal Conte II e finanziato dal
programma europeo Next Generation EU. Inoltre intende stilare la riforma della
giustizia (che sarà firmata dalla ministra Marta Cartabia) e la delega
fiscale soprattutto in merito al credito Superbonus 110%. In politica estera, fortemente europeista e atlantista, intende gestire la risposta italiana alla crisi in Ucraina.
Giorgia Meloni, leader di un partito
che nel 2018 aveva ottenuto solo il 4,35% dei voti alla Camera (pari
a circa 1,4 milioni di preferenze) e il 4,26% al Senato, nel 2021,
mantenendo Fratelli d'Italia all'opposizione del governo Draghi, raggiunge nei sondaggi tra il 16% e il 17% di preferenze, che a fine anno
sfioravano il 20%. Lega e Forza Italia stavano infatti subendo una
forte emorragia di consensi a vantaggio di Fratelli d'Italia, unico
grande partito rimasto coerentemente all'opposizione.
Nel gennaio 2022, Sinistra Italiana ed Europa Verde costituiscono un "patto di consultazione", all'interno del Parlamento italiano, finalizzato ad una cooperazione nelle imminenti elezioni del Presidente della Repubblica. Quirinale, Verdi e Sinistra italiana: "No a Berlusconi presidente. Ora un campo largo col Pd", su la Repubblica del 10 gennaio 2022. In tale contesto, i due partiti decidono di sostenere congiuntamente Luigi Manconi, ex parlamentare della Federazione dei Verdi, dei Democratici di Sinistra e del Partito Democratico. Eletto senatore della Repubblica nel 1994 e nel 1996 nelle liste della Federazione dei Verdi, di cui è stato portavoce nazionale dal 1996 al 1999, a Manconi è poi stato affidato l'incarico di sottosegretario di Stato alla Giustizia nel secondo governo Prodi (2006-2008) in quota ai DS. Quindi è poi confluito nel Partito Democratico di cui è statoeletto senatore nella XVII legislatura (dal 2013 al 2018), ricoprendo l'incarico di presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Nel giugno 2022, l'assemblea nazionale di SI approva formalmente l'alleanza con EV e il 2 luglio 2022, in vista delle imminenti elezioni politiche si costituisce alla Camera il gruppo parlamentare AVS, "Alleanza Verdi e Sinistra" mentre al Senato rappresenta una componente del gruppo misto.
La crisi del governo Draghi si apre il 14
luglio 2022 quando il M5S non vota la fiducia al Senato sul
Decreto Aiuti a causa di due specifiche norme
inserite nel testo. 1. Sul termovalorizzatore di Roma:
l'articolo 14 concedeva poteri commissariali straordinari al sindaco
di Roma per realizzare un impianto di incenerimento dei rifiuti,
opera fortemente osteggiata dalla linea ambientalista del M5S. 2. Sul Reddito di Cittadinanza: le
modifiche introdotte in sede di conversione costringevano i
beneficiari ad accettare la prima offerta di lavoro congrua (dopo 18
mesi di sussidio) pena la perdita del beneficio, irrigidendo i
criteri precedenti. Il 14 luglio Draghi rassegna una prima volta le dimissioni a Mattarella, che le respinge chiedendogli di tentare a ricostruire una maggioranza. Il Premier si presenta in Senato il 20
luglio chiedendo un "nuovo patto di fiducia, sincero e concreto"
per poter continuare. Di fronte a questa richiesta, Lega e Forza Italia, per non lasciare ulteriore spazio
elettorale a Giorgia Meloni e per accelerare il ricorso alle urne, evitano di partecipare ad una nuova maggioranza e condizionano il proprio sostegno alla
nascita di un nuovo esecutivo (un "Draghi-bis") che
escluda tassativamente il Movimento 5 Stelle. Constatata l'impossibilità di mediazione tra le forze politiche, Lega, Forza Italia e M5S decidono di non
partecipare al voto di fiducia sulle comunicazioni del Presidente del
Consiglio. Senza più una base parlamentare di
unità nazionale, il 21 luglio 2022 Mario Draghi rassegna le
dimissioni definitive, portando il Capo dello Stato a sciogliere
anticipatamente le Camere. Le nuove elezioni politiche si svolgono il 25
settembre 2022. A seguito della riforma costituzionale
sul taglio dei parlamentari, le elezioni del 2022 assegnano per
la prima volta un numero ridotto di seggi: 400 alla Camera dei
deputati (contro i precedenti 630) e 200 al Senato della Repubblica, contro i precedenti 315. I senatori eletti all'estero, scendono da 6 a 4 mentre è fissato un massimo di 5 senatori a vita
in carica contemporaneamente, nominati dal Presidente della Repubblica; gli ex Presidenti della Repubblica perdono il diritto a diventare senatori a vita a mandato ultimato.
Nelle elezioni politiche del 25
settembre 2022 votano circa 28 milioni di elettori, registrando
il dato di affluenza più basso nella storia repubblicana italiana:
il 63,9% alla Camera dei deputati rispetto al 72,9% del 2018. Grazie al meccanismo della legge elettorale Rosatellum, con la vittoria nella quasi totalità dei collegi uninominali (maggioritari), la coalizione di centrodestra (col 43,79% dei voti: ~12,3 milioni) ottiene una solida maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento grazie al traino di Fratelli d'Italia,
mentre i suoi alleati storici Lega e FI subiscono un forte travaso di voti. C'è da registrare che la coalizione di centro-sinistra PD e AVS (col 26,13% di voti: ~7,3 milioni) si era unita a gruppi (+Europa e Impegno civico di Di Maio) che non superano il 3% di sbarramento mentre i M5S, che hanno corso da soli, col 15,43% di voti: ~4,3 milioni dimezzano i consensi ottenuti nel 2018 ma superano ampiamente i sondaggi della vigilia grazie ai voti del Sud dell'Italia. Il Terzo Polo (Azione - Italia Viva) ottiene il 7,79% (voti: ~2,1 milioni) e raccoglie 21 seggi alla Camera e 9 al Senato. Le altre forze politiche (tra cui Italexit all'1,9% e Unione Popolare all'1,4%) non superano lo sbarramento del 3%, lasciando i loro voti senza rappresentanza in Parlamento e altri partiti e minoranze linguistiche ottengono 13 seggi alla Camera e 12 al Senato: SVP (Sudtiroler Volkspartei) 3 seggi alla Camera e 2 seggi al Senato, Union Valdôtaine 1 seggio al Senato, Sud chiama Nord (di De Luca) 1 seggio alla Camera e 1 seggio al Senato, gli Eletti all'Estero (ripartiti tra varie liste) 8 seggi alla Camera e 4 seggi al Senato. All'inizio della successiva legislatura, Mattarella affida quindi a Meloni, leader del primo partito vincente, la formazione di un governo. Vediamo ora i trascorsi di giorgia Meloni stessa, Guido Crosetto, che da funzionario di Leonardo diventerà Ministro della difesa e Ignazio La Russa che con la carica di Presidente del Senato diventerà la seconda figura istituzionale dello Stato e vicario di Mattarella.
Giorgia
Meloni (Roma, 15 gennaio 1977) nel 1992, a Roma, Giorgia Meloni entra nella
formazione neo-fascista Fronte della Gioventù. Nel 1996 diventa
responsabile nazionale di Azione Studentesca, il movimento
studentesco di AN (Alleanza Nazionale) nuovo nome del MSI. Nel 2004 ottiene la sua prima grande
affermazione politica parlando proprio dal palco del congresso
nazionale di Azione Giovani a Viterbo, dove venne eletta presidente
del movimento giovanile. In quel celebre discorso sul palco –
tornato alla ribalta mediatica – la futura Premier cita la canzone
'Cirano' di Francesco Guccini come manifesto di anticonformismo, un
successo che la lancia ai vertici della destra italiana. Nel 1998 è eletta consigliere
provinciale di Roma, carica che mantiene fino al 2002. Nel 2006 Giorgia Meloni è eletta per
la prima volta alla Camera dei deputati, all'età di 29 anni, nelle
liste di Alleanza Nazionale e diventa vicepresidente della Camera. Nel 2008 viene nominata Ministro per la
gioventù nel quarto governo Berlusconi, diventando il ministro più
giovane della storia d'Italia all'età di 31 anni.
Guido
Crosetto (Cuneo, 19 settembre 1963) inizia la sua carriera politica nella Democrazia
Cristiana, dove è stato segretario regionale giovanile e
responsabile nazionale della formazione tra il 1985 e il 1990. Nel 1988 è stato consigliere economico
del presidente del Consiglio Giovanni Goria. Nel 1990 è diventato sindaco di
Marene, in provincia di Cuneo, carica che ha mantenuto fino al 2004. Nel 1993-1997 è Presidente della
conferenza dei Sindaci dell'ASL Savigliano-Saluzzo-Fossano Nel
1999-2009 è Consigliere della Provincia di Cuneo, dove è capogruppo
di Forza Italia. Alle elezioni politiche del 2001
Crosetto viene candidato alla Camera dei deputati nel collegio
elettorale di Alba, sostenuto dalla coalizione di centro-destra Casa
delle Libertà in quota forzista, dove viene eletto deputato con il
49,44% dei voti.
Nella XIV legislatura della Repubblica
è stato componente della 5ª Commissione Bilancio, tesoro e
programmazione, della Commissione per la vigilanza sulla Cassa
Depositi e Prestiti, della Commissione parlamentare d'inchiesta
sull'affare Telekom-Serbia e della Commissione parlamentare di
Vigilanza Rai. È stato, assieme a Carlo Petrini, uno
dei fondatori dell'Università degli Studi di scienze gastronomiche
nel 2003. Con la vittoria di Berlusconi e del
centro-destra alle politiche del 2008, diventa sottosegretario di
Stato al Ministero della difesa nel quarto governo Berlusconi e
affianca il ministro AN Ignazio La Russa. Durante il suo mandato, a partire dal
2010, assume posizioni molto dure contro la politica economica del
ministro Giulio Tremonti. A luglio 2011, a seguito della prima
manovra finanziaria, che definisce "da psichiatra", guidato
una protesta interna al PdL contestando duramente le scelte di
Tremonti e del governo. Si distingue inoltre, per le
posizioni critiche verso alcune regole europee e contro le politiche
monetarie della BCE. È uno dei pochissimi parlamentari a votare
contro il patto di bilancio europeo e il MES, in dissenso dal gruppo
e con dichiarazione personale in aula. Quando il PdL decide di appoggiare il
governo Monti, Crosetto dissente votando contro la maggior parte dei
provvedimenti di quel governo.
Ignazio
Benito Maria La Russa
(Paternò CT, 18 luglio 1947) è parlamentare dal 1992, prima alla
Camera dei deputati e dal 2018 al Senato della Repubblica. Ha militato dapprima nel MSI Movimento
Sociale Italiano - Destra Nazionale (per il quale era stato a lungo
dirigente della sezione giovanile il Fronte della Gioventù), e poi
in Alleanza Nazionale, avendone anche ricoperto il ruolo di
presidente reggente dal 2008. Nel 2009, con lo scioglimento di
Alleanza Nazionale, è confluito nel Popolo della Libertà con il
ruolo di coordinatore nazionale, per poi fondare Fratelli d'Italia
insieme a Giorgia Meloni e Guido Crosetto a dicembre 2012. È il
primo politico proveniente dal Movimento Sociale Italiano a ricoprire
la carica di presidente del Senato.
XIX Legislatura (dal 13 ottobre 2022)
68) Governo Meloni (dal 22 ottobre 2022)
Per la prima volta in Italia, una donna Presidente del Consiglo e un governo di Destra.
Partito/Gruppo nell'esecutivo Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
FdI (Fratelli d'Italia) Presidente
del Consiglio 9 4 14 28
LSP (Lega Salvini Premier) 5 (VicePres.Cons.) 2 9 16
FI (Forza Italia) 5 (VicePres.Cons.) 2 6 13
Indipendenti 5 - 1 6
NM (Noi Moderati di Lupi) - - 1 1
RN (Rinascimento di Sgarbi) - - 1 1
TOTALE 1 24 8 32 65
Il governo Meloni ottiene la fiducia
alle Camere il 25 e 26 ottobre 2022 con:
235 voti favorevoli, 154 contrari e 5
astenuti alla Camera dei deputati,
115 voti favorevoli, 79 contrari e 5 astenuti al Senato della Repubblica.
I principali cambiamenti nella squadra
del Governo Meloni sono avvenuti in momenti precisi della
legislatura, dettati da ragioni giudiziarie, politiche e da un passaggio a nuovi incarichi istituzionali (come Fitto-Foti). Perlopiù i cambiamenti sono avvenuti per eventi inquietanti.
1) Nel febbraio 2023, al Ministero
dell'Università e della Ricerca, sottosegretario di Stato uscente:
Augusta Montaruli (Fratelli d'Italia). Motivazione: Ha rassegnato le
dimissioni il 18 febbraio 2023 a seguito della condanna definitiva
per peculato da parte della Corte di Cassazione, relativa all'uso
improprio dei fondi dei gruppi consiliari della Regione Piemonte
(Rimborsopoli) tra il 2010 e il 2014.
2) Nel febbraio 2024, al Ministero della Cultura, sottosegretario di Stato uscente:
Vittorio Sgarbi (Indipendente/Centro-destra). Motivazione: Ha annunciato le
dimissioni il 2 febbraio 2024 a seguito della delibera dell'Antitrust
che ha evidenziato un'incompatibilità tra la sua carica di governo e
le attività professionali remunerate svolte come critico d'arte.
Sulla decisione hanno pesato anche le contemporanee inchieste
giornalistiche riguardanti l'origine di alcune opere d'arte in suo
possesso.
3) Nel settembre 2024, al Ministero della Cultura, il Ministro uscente è stato Gennaro Sangiuliano
(Indipendente) e il subentrante Alessandro Giuli (già
presidente della Fondazione MAXXI, il museo d'arte all'Eur di Roma, nel colosseo quadrato. Motivazione: Sangiuliano si è dimesso
il 6 settembre 2024 sull'onda del caso politico-mediatico sollevato
dall'imprenditrice Maria Rosaria Boccia, che aveva svelato la sua
attiva partecipazione a trasferte e riunioni organizzative del
ministero (tra cui quelle per il G7 della Cultura) senza possedere
alcuna nomina formale.
4) Nel dicembre 2024, al Ministero per gli Affari
Europei, il PNRR e la Coesione, il Ministro uscente è Raffaele Fitto
(Fratelli d'Italia). Subentra Tommaso Foti per un avvicendamento di natura
puramente istituzionale. Fitto ha lasciato il governo il 2 dicembre
2024 dopo essere stato ufficialmente designato e votato come
Vicepresidente esecutivo e Commissario Europeo per la Coesione e le
Riforme nella nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen. 5) Nel marzo 2026 al ministero del Turismo il Ministro uscente è Daniela
Santanchè (Fratelli d'Italia). Subentra Gianmarco Mazzi (il 3
aprile 2026, dopo un breve interim della Premier Giorgia Meloni). Le dimissioni, arrivate il
26 marzo 2026, sono scaturite dagli esiti politici e dal pressing
istituzionale legati alle vicende giudiziarie personali e societarie
(tra cui i filoni d'indagine Visibilia e Ki Group) e si sono
consumate a ridosso del voto sul referendum costituzionale e sulla
giustizia del 22/23 marzo 2026. 6) Nel marzo 2026 nel Ministero della Giustizia
il sottosegretario di Stato
uscente Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d'Italia) ha rassegnato le sue
dimissioni irrevocabili il 24 marzo 2026. La decisione è arrivata in
seguito a una condanna giudiziaria in primo grado (legata alla
rivelazione di segreto d'ufficio sul caso Cospito) e alle forti
polemiche sollevate da inchieste giornalistiche su frequentazioni e partecipazioni con la famiglia Senese (il "clan Senese" è una
potente associazione di tipo mafioso originaria della Campania ma
radicata a Roma, fondata e guidata dal boss Michele Senese (detto 'o
pazzo). L'organizzazione opera con una struttura di stampo
mafioso-camorristico dedita al traffico di droga, al riciclaggio e al
controllo di attività economiche) oltre a dichiarazioni sul piacere derivato dal maltrattamento dei detenuti condannati al 41 bis.
Nel 2026, domenica 22 e lunedì 23
marzo in Italia si è tenuto il referendum costituzionale sulla
riforma della Giustizia voluto dal governo Meloni. Nella
consultazione, di tipo confermativo (ex art. 138 della Costituzione)
è stato chiesto ai cittadini di approvare o respingere il disegno di
legge costituzionale che prevedeva la revisione dell'ordinamento
giurisdizionale introducendo 1) la separazione definitiva delle
carriere dei magistrati (tra giudici inquirenti e giudici
giudicanti), 2) lo sdoppiamento del Consiglio Superiore
della Magistratura (CSM) eletto dagli esecutivi di governo, l'istituzione di una Alta Corte
disciplinare per giudicare la magistratura stessa. Con un'affluenza del 55,7% sugli aventi diritto, i votanti hanno bocciato
definitivamente la riforma col 53,24% dei NO (circa 15
milioni) e il 46,76% di SÌ. Trattandosi di un
referendum costituzionale, che avrebbe potuto modificare la Costituzione, non era necessario il raggiungimento di
alcun quorum di validità.
Indice del blog "Politica":
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