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lunedì 4 dicembre 2017

Massoneria: storia, usi e costumi

Il ‘Grande Architetto dell’Universo’
che campeggia nel GE (che sta per
General Electric) Building del 
Rockfeller Center di Manhattan 
con il suo compasso e la scritta
“Wisdom and knowledge shall
be the stability of thy times”
(La sapienza e la conoscenza 
saranno la stabilità dei tempi),
grattacielo costruito nel 1933.
"Massonerìa, sostantivo femminile [abbreviazione di frammassoneria, dal francese franc-maçonnerie, derivata da franc-maçon = "libero muratore"].
Associazione segreta dei cosiddetti "liberi muratori", che ha avuto la sua prima manifestazione storica nel XVI secolo.
Il termine si usa talvolta, in senso figurato, per indicare una consorteria, un gruppo esclusivo di persone che, esercitando collettivamente il proprio potere o la propria influenza, sul piano politico, finanziario, ecc., agiscono in modo da curare e proteggere gli interessi dei singoli componenti del gruppo." Da http://www.treccani.it/enciclopedia/massoneria/

Il termine "massoneria" deriva quindi dal nome francese  maçon  (muratore) così come dall'inglese  mason (muratore) e gli aderenti alle Logge massoniche, le loro sedi, erano chiamati "frammassoni", i fratelli massoni, poiché la fratellanza interna è una vocazione comune a tutta l'organizzazione, tanto che fu proprio la Massoneria che nel tempo riuscì a far aggiungere la parola Fraternité agli slogan simbolo della rivoluzione francese Liberté ed Égalité.

Allestimento tipico massonico:
 Bibbia (la memoria del popolo ebraico e
della sua alleanza con la propria
divinità), squadra e compasso,
strumenti indispensabili ai
costruttori.
Visto che il primo oggetto-culto su cui si fonda la Massoneria è la Bibbia, che racchiude memoria, insegnamenti e leggi del popolo ebraico, andiamo ad esplorare i moventi che hanno determinato l'esigenza dell'istituzione di società segrete di tipo massonico che, dietro la promanazione di alti ideali, si occupano di interessi corporativi di parte e di potere politico, oltre alla gestione di imperi economici.

Menorah, il candelabro
ebraico descritto in
Esodo 25,31-40
Vediamo ora gli antefatti storici insiti nell'ebraismo, fatti molto antichi, che determinarono l'esigenza dell'esistenza di un "ente" segreto che perorasse una causa di parte, che a sua volta emanò la Massoneria, precisando che le date non sono stabilite in base al calendario ebraico ma all'era volgare (spesso abbreviata in e.v.), comprendente avanti era volgare (abbreviata in a.e.v.) o prima dell'era volgare (abbreviata in p.e.v.), che indica il posizionamento temporale di una data relativamente al calendario gregoriano (o giuliano, se specificato). Sono indicati con e.v. gli anni 1 e successivi, e con a.e.v. o p.e.v. gli anni precedenti. La locuzione deriva da Era Vulgaris, usata per la prima volta nel 1615 da Giovanni Keplero, volendo indicare il concetto di "era popolare". Questa terminologia è stata adottata in diverse culture non cristiane, da molti studiosi di studi religiosi e di altri settori accademici, per non specificare il riferimento a Cristo dal momento che la datazione sarebbe scorretta (Yeshuah Ben Yossef, Gesù figlio di Giuseppe chiamato il Cristo sarebbe nato circa 7 anni prima della data convenzionale dell'anno 1, quindi sotto Erode il Grande) e da altri che desiderano utilizzare termini non-cristiani: con questa annotazione infatti non si fanno esplicitamente uso di titoli religiosi per Gesù, come Cristo e Signore, che sono utilizzati nella notazione avanti Cristo e dopo Cristo.
Da Eber deriva il termine ebreo, utilizzato per la prima volta come epiteto di Abramo in Genesi 14:13. Eber sarebbe stato ancora in vita quando nacquero alcuni dei figli di Giacobbe.

Ubicazione di Ebron, nella tribù
di Giuda.
Nel II millennio p.e.v. - La storia dei primi ebrei e dei loro vicini è soprattutto quella della Mezzaluna Fertile e della costa orientale del Mediterraneo. Inizia tra quelle popolazioni che occupavano l'area compresa tra i fiumi Nilo, Tigri e Eufrate. Circondata da antichi siti di cultura in Egitto e Babilonia, dai deserti d'Arabia e dagli altopiani dell'Asia Minore, la terra di Canaan (grosso modo corrispondente al moderno Israele, ai Territori palestinesi, a Giordania e Libano) è stato un luogo di incontro tra civiltà. La terra era attraversata da antiche rotte commerciali e possedeva porti importanti sul Golfo di Aqaba e sulla costa del Mar Mediterraneo, quest'ultima esposta all'influenza di altre culture della Mezzaluna Fertile. Secondo le sacre scritture ebraiche, che divennero la Bibbia ebraica (Tanakh), gli ebrei discendono dall'antico popolo di Israele che si stabilì nel paese di Canaan tra la costa orientale del Mediterraneo ed il Giordano. Antichi scritti ebraici descrivono i "Figli di Israele" come discendenti di antenati comuni, tra cui Abramo, che proveniva dalla città sumera di Ur, suo figlio Isacco e il figlio di Isacco, Giacobbe (o Israel). La letteratura religiosa suggerisce che i viaggi nomadi degli ebrei si incentrò intorno a Ebron (a sud di Gerusalemme) nei primi secoli del secondo millennio p.e.v., quindi intorno al 1.800 p.e.v., che sembra portasse alla costituzione della grotta di Macpela come loro luogo di sepoltura in tale località.
È sorprendente comunque come i nomi Eber ed Ebron abbiano la stessa radice.

Tiepolo: Rachele e gli idoli
rubati (1726-1728) dettaglio
di Giacobbe, Palazzo
Patriarcale, Udine  
- L'antico popolo di Israele consisteva in dodici tribù, ognuna discendente da uno dei dodici figli di Giacobbe, chiamato anche Israel, che divenne patriarca poiché, dopo avere comprato la primogenitura con un piatto di lenticchie da Esaù, il fratello gemello nato poco prima di lui, con la complicità della madre Rebecca gli scippò anche la benedizione del padre Isacco in punto di morte, riservata al primogenito... e si trattava di una benedizione speciale:
"Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!" (Genesi 27,28-29)
È chiaro che a quel punto Esaù si inferocisce e pensa di uccidere il fratello scippatore ma la madre Rebecca, sempre di parte, si lamenta con Isacco: "Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?" (Genesi 27,46) spedendo Giacobbe, per proteggerlo da Esaù, da suo fratello Labano, nella città di Harran, nel nord. Qui Giacobbe si innamora della bella Rachele, figlia di Labano e quindi sua cugina, per cui la chiede in sposa allo zio che acconsente purché egli lavori sette anni per lui. Giacobbe accetta senza considerare che Labano aveva un'altra figlia da sistemare, Lia, di qualche anno maggiore di Rachele, ma non carina come la sorella, era come sfiorita e con gli occhi smorti. Passati i sette anni, Labano, figlio di buona donna, concede in moglie a Giacobbe la figlia primogenita Lia, che lui non amava, dicendogli che se voleva anche Rachele, avrebbe dovuto lavorare per lui altri sette anni. E così fu, per cui Giacobbe, o Israel che dir si voglia, si ritrovò con due mogli e le loro ancelle, schiave concubine che gli dettero anche dei figli.

Raffaello: A capo di un numeroso
clan, Giacobbe parte per Canaan.
- Nei capitoli 29 e 30 della Genesi si racconta il significato dei vari nomi dei figli di Giacobbe in modo da rispecchiare lo scontro tra le due mogli: Lia, più vecchia e più feconda e sua sorella Rachele, la più amata, ma a lungo sterile: Ruben, il primogenito, il cui nome significa guarda: un figlio (maschio)!, derivante anche dalla radice di Gevurah: era figlio di Lia. Simeone, secondogenito, figlio di Lia. Il suo nome significa YHWH mi ha uditoLevi, terzo figlio di Lia, significa mi si affezionerà, sperando Lia in un avvicinamento di Giacobbe, ma lui amava di più Rachele, sua sorella. Giuda, figlio di Lia, chiamato "giovane leone", significa loderò YHWHDan figlio di Bila, un'ancella di Rachele, poiché questa sembrava non poter avere figli, significa YHWH mi ha fatto giustiziaNeftali, altro figlio di Bilhah: rivalità tra sorelleGad, figlio di Zilpah, ancella di Lia che gridò per fortuna! Aser, secondo figlio di Zilpah: così mi diranno felice! Issachar, concepito da Lia, in un giorno in cui Giacobbe avrebbe dovuto appartarsi con Rachele. Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito. Zabulon, ancora Lia: Dio mi ha fatto un bel regalo, questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli. Dopo Zabulon Lia ebbe anche una figlia: DinaGiuseppeDio ha tolto il mio disonore, disse Rachele, al primo figlio. Beniamino, secondo e ultimo figlio di Rachele. Non temere, disse lei, prima di morire. Il nome, in semitico, significa figlio della mia mano destra: Ben = figlio yemen = destra col significato, forse di capo o reggitore del Sud (il sud sta a destra, nella geografia semita, guardando verso Gerusalemme da occidente verso oriente).

Cignaroli Giambettino (1706-1770):
Morte di Rachele. Venezia.
- Secondo la Bibbia, Rachele, morente, voleva chiamare il suo secondo e ultimo figlio Ben-Oni, cioè "figlio del dolore", dolore per aver partorito al suo amato Giacobbe solo due figli. Ma Giacobbe lo battezza "Beniamino", "bastone della vecchiaia": « Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: "Non temere: anche questo è un figlio! (maschio)". Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino. Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. » (Genesi 35,16-19)
E inoltre in Gen 48: « 7 Quanto a me, mentre giungevo da Paddan, Rachele, tua madre, mi morì nel paese di Canaan durante il viaggio, quando mancava un tratto di cammino per arrivare a Efrata, e l'ho sepolta là lungo la strada di Efrata, cioè Betlemme».

Migdal Eder
- Migdal Eder [pronuncia mig-dal'-ay'-der], letteralmente "torre del gregge" poiché migdal = torre ed eder = gregge in ebraico, è una torre menzionata nel libro biblico di Genesi 35:21, nel contesto della morte di Rachel, la moglie di Giacobbe. L'archivio biblico la localizza nei pressi di Betlemme.
Genesi 35: 1 Dio disse a Giacobbe: «Alzati, va' a Betel e abita là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi Esaù, tuo fratello». 2 Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: «Eliminate gli dèi stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti. 3 Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruirò un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che è stato con me nel cammino che ho percorso». 4 Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dèi stranieri che possedevano e i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterrò sotto la quercia presso Sichem.
5 Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte assalì i popoli che stavano attorno a loro, così che non inseguirono i figli di Giacobbe. 6 Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Canaan. 7 Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo «El-Betel», perché là Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello. 8 Allora morì Dèbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi della quercia, che perciò si chiamò Quercia del Pianto.
9 Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse. 10 Dio gli disse:
«Il tuo nome è Giacobbe.
Non ti chiamerai più Giacobbe,
ma Israele sarà il tuo nome».
Così lo si chiamò Israele. 11 Dio gli disse:
«Io sono Dio onnipotente.
Sii fecondo e diventa numeroso,
popolo e assemblea di popoli
verranno da te,
re usciranno dai tuoi fianchi.
12 Il paese che ho concesso
ad Abramo e a Isacco
darò a te
e alla tua stirpe dopo di te
darò il paese».
13 Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato. 14 Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di pietra, e su di essa fece una libazione e versò olio. 15 Giacobbe chiamò Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.
16 Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. 17 Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche questo è un figlio!». 18 Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino. 19 Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. 20 Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi.
21 Poi Israele levò l'accampamento e piantò la tenda al di là di Migdal-Eder. 22 Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò a unirsi con Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a sapere. (Episodio questo che Giacobbe-Israele rinfaccerà a Ruben durante la sua strana benedizione ai figli prima di morire.)

Immagine del Mandylion,
ritenuta la prima icona di
Gesù, da http://www.
- Gli studiosi interpretano Micah 4: 8 come una profezia che indica che il Messia sarebbe stato rivelato dalla "torre del gregge" (Migdal Eder) che è collegata con la città di Betlemme , a sud-est di Gerusalemme.
« E tu, O torre del gregge,
collina di figlia Sion, vi verrà, verrà l'ex dominio,
la sovranità della figlia Gerusalemme. » (Micah 4: 8 NRSV)
« Ma tu, o Betlemme di Efrata, che sono uno dei piccoli clan di Giuda, da te verrà per me uno che deve governare in Israele, la cui origine è di vecchio, dai tempi antichi. Perciò egli li abbandonerà fino al momento in cui chi ha lavorato ha generato; poi il resto della sua famiglia tornerà al popolo d'Israele. Egli siede e nutre il suo gregge in forza del Signore, nella maestà del nome del Signore, suo Dio. E vivranno sicuri, perché adesso sarà grande ai confini della terra; ed egli sarà quello della pace » (Micah 5: 2-5 NRSV)
Fonti mishnaic indicano che gli animali "trovati" (che sono stati tenuti?) Nei campi entro una certa distanza da Migdal Eder sono stati soggetti ad essere utilizzati come animali sacrificali nei riti del tempio di Gerusalemme.

Icona di Maria Maddalena
da https://frognews.bg/laif
-stail/etno-kalendar/poch
itame-mariia-magdalina
-dnes.html
- Secondo i documenti del Priorato di Sion, (http://www.prieure-de-sion.com/1/genealogia_di_gesu_e_di_maria_1089786.html) quella che nei Vangeli è chiamata Maria Maddalena, si chiamava in realtà Mariamne Migdal-Eder Principessa della tribù di Beniamino, per cui Maddalena è la derivazione da Migdal. Era figlia di Mariamné Principessa di Beniamino Nazarena (Nazirea?) e di Erode il Grande. Del nazireato tratteremo più avanti, negli anni di Yeshuah Ben Yossef, Gesù figlio di Giuseppe.

Charles Thevenin: Beniamino
abbraccia Giuseppe (1789)
- Il racconto biblico non dice più nulla della vita di Beniamino fino al momento in cui durante la carestia Giacobbe manda i suoi figli (eccetto Beniamino) a comprare grano in Egitto e dove incontrano il fratello Giuseppe, che avevano venduto come schiavo. Giuseppe, diventato viceré dell'Egitto, obbliga i suoi fratelli a ritornare con Beniamino. Quando essi ritornano in Egitto Giuseppe è contento di rivedere il suo fratellino. Li lascia partire insieme ma fa collocare una coppa nel sacco di Beniamino per poterlo accusare di furto. Giuseppe vuol far mettere in prigione Beniamino ma Giuda si offre al suo posto per far sì che possa tornare dal padre Giacobbe. Vedendo che i suoi fratelli hanno appreso la lezione, comportandosi con Beniamino diversamente da come si erano comportati con lui, rivela ad essi la sua identità e li perdona.

Mosaico delle 12 tribù di Israele, dalla facciata della
sinagoga di Givat Mordechai Etz Yosef, via Ha Rav Gold, a
Gerusalemme. In alto, da destra a sinistra: Reuben, Judah,
Dan, Asher. In mezzo, da destra a sinistra: Simeon, Issachar,
Naphtali, Joseph. In basso, da destra a sinistra: Levi, (nel
mosaico sembra raffigurato il pettorale, con le 12 pietre, dei
sommi sacerdoti, da Esodo 28) Zebulun, Gad e Benjamin.
- La strana benedizione ai figli di Giacobbe sul letto di morte, che sembra più una serie di profezie, da Genesi 49:
"1 Quindi Giacobbe chiamò i figli e disse: «Radunatevi, perché io vi annunzi quello che vi accadrà nei tempi futuri. 2 Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe, ascoltate Israele, vostro padre!
3 Ruben, tu sei il mio primogenito, il mio vigore e la primizia della mia virilità, esuberante in fierezza ed esuberante in forza! 4 Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza, perché hai invaso il talamo di tuo padre e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.
5 Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli. 6 Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia, al loro convegno non si unisca il mio cuore. Perché con ira hanno ucciso gli uomini e con passione hanno storpiato i tori. 7 Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele! Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele.
8 Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici; davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre. 9 Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare? 10 Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli. 11 Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell'uva il manto; 12 lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte.
13 Zàbulon abiterà lungo il lido del mare e sarà l'approdo delle navi, con il fianco rivolto a Sidòne.
14 Issacar è un asino robusto, accovacciato tra un doppio recinto. 15 Ha visto che il luogo di riposo era bello, che il paese era ameno; ha piegato il dorso a portar la soma ed è stato ridotto ai lavori forzati.
16 Dan giudicherà il suo popolo come ogni altra tribù d'Israele. 17 Sia Dan un serpente sulla strada,
una vipera cornuta sul sentiero, che morde i garretti del cavallo e il cavaliere cade all'indietro. 18 Io spero nella tua salvezza, Signore!
19 Gad, assalito da un'orda, ne attacca la retroguardia.
20 Aser, il suo pane è pingue: egli fornisce delizie da re.
21 Nèftali è una cerva slanciata che dà bei cerbiatti.
22 Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe; germoglio di ceppo fecondo presso una fonte, i cui rami si stendono sul muro. 23 Lo hanno esasperato e colpito, lo hanno perseguitato i tiratori di frecce. 24 Ma è rimasto intatto il suo arco e le sue braccia si muovon veloci per le mani del Potente di Giacobbe, per il nome del Pastore, Pietra d'Israele. 25 Per il Dio di tuo padre - egli ti aiuti! e per il Dio onnipotente - egli ti benedica! Con benedizioni del cielo dall'alto, benedizioni dell'abisso nel profondo, benedizioni delle mammelle e del grembo. 26 Le benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei monti antichi,
alle attrattive dei colli eterni. Vengano sul capo di Giuseppe e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
27 Beniamino è un lupo che sbrana: al mattino divora la preda e alla sera spartisce il bottino».
28 Tutti questi formano le dodici tribù d'Israele, questo è ciò che disse loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse con una benedizione particolare.
29 Poi diede loro quest'ordine: «Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l'Hittita, 30 nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita come proprietà sepolcrale. 31 Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia. 32 La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti».
33 Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati."
A questa prima struttura tribale se ne succedettero altre, tra cui Efraim e Manasse (tanto era numerosa questa tribù che venne divisa in due) citati come figli di Giuseppe, ma adottati da Giacobbe. Anche in questo caso, il primogenito fu scippato dal suo diritto da Giacobbe-Israele stesso, guarda caso: « Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di Efraim e ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse. Disse al padre: "Non così, padre mio: è questo il primogenito, posa la destra sul suo capo!" Ma il padre ricusò e disse: "Lo so, figlio mio, lo so: anch'egli diventerà un popolo, anch'egli sarà grande, ma il suo fratello minore sarà più grande di lui e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni." » (Genesi 48,17-19)
Queste due tribù furono a capo del Regno di Israele, nato nella parte nord del Regno di Davide dopo la morte di Salomone.

Michelangelo: Mosè
 (1513-1515)
- La benedizione di Mosè sulla tribù di Beniamino sarà: « ...Caro al Signore se ne sta tranquillo fidando in Lui: Egli lo protegge continuamente ed Egli riposa tra le sue braccia » (Deuteronomio 33.12)
La tribù di Beniamino sarà, insieme a Levi e Giuda, fra le uniche tribù rimaste, dopo la distruzione del Regno del Nord. In Ez 1,26, nella Mistica, JHWH è un Essere metà Giuda e metà Beniamino, assiso sul trono di Levi. Secondo le leggende germaniche, i figli di Beniamino altri non sono che i Franchi, o gli anglosassoni, secondo i casi.

Goshen e Canaan.
Nel 1.428 p.e.v. - I testi religiosi ebraici (la "Torah" scritta, l'insieme dei primi 5 libri del "Tanakh") raccontano la storia di Giacobbe e dei suoi dodici figli, che lasciarono Canaan durante una grave carestia e si stabilirono a Goshen, nel nord dell'Egitto, dove si dice che i loro discendenti furono resi schiavi dal governo egizio guidato dal Faraone, sebbene non ci siano prove indipendenti di quanto sia avvenuto. 

Territori delle 12 tribù d'Israele.
Nel 1.312 p.e.v. - Dopo la schiavitù in Egitto, YHWH, il Dio di Israele, mandò il profeta ebreo Mosè della tribù di Levi a liberare gli Israeliti dalla cattività. Secondo la Bibbia, gli ebrei miracolosamente emigrarono dall'Egitto (un evento conosciuto come Esodo), e tornarono alla loro patria ancestrale di Canaan. Questo evento segna la formazione di Israele come nazione politica in Canaan. Secondo la Bibbia, dopo la loro emancipazione dalla schiavitù egiziana, il popolo d'Israele vagò e visse nel deserto del Sinai per un arco di 40 anni prima di conquistare Canaan nel XIV secolo a.e.v., sotto il comando di Giosuè. Mentre viveva nel deserto, secondo gli scritti biblici, la nazione di Israele ricevette i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai da YHWH e portati da Mosè. Questo ha segnato un inizio dell'Ebraismo normativo e ha contribuito alla formazione della prima religione abramitica. Dopo esser entrati a Canaan, porzioni di terreno furono assegnate a ciascuna delle dodici tribù di Israele. Per diverse centinaia di anni il territorio d'Israele fu organizzata in una confederazione di dodici tribù, governate da una serie di Giudici (in ebraico: Shôphaatîm o shoftim, il termine che significa anche "governatori"). Dopo di che, osserva la Bibbia, arrivò la monarchia israelita.

Il Canaan in una mappa
in lingua olandese.
- Tuttavia l'archeologia rivela una storia diversa delle origini del popolo ebraico: non necessariamente gli ebrei lasciarono il Levante. L'evidenza archeologica delle origini in gran parte indigene di Israele in Canaan, non in Egitto, è "schiacciante" e non lascia "spazio ad un esodo dall'Egitto o un pellegrinaggio di 40 anni attraverso il deserto del Sinai", secondo i minimalisti biblici. Molti archeologi hanno abbandonato l'indagine archeologica di Mosè e dell'Esodo, reputandola "una ricerca inutile". Un secolo di ricerca da parte di archeologi e egittologi non ha trovato nessuna prova che possa essere direttamente correlata alla narrazione in Esodo di una schiavitù egiziana e rispettiva fuga (vedi Faraoni nella Bibbia), con viaggi nel deserto, il che porta all'ipotesi che dell'Età del Ferro, Israele avesse le sue origini in Canaan, non in Egitto: La cultura dei primi insediamenti israeliti è cananea, i loro oggetti di culto sono quelli del dio cananeo El, la ceramica rientra nella tradizione cananea locale e l'alfabeto usato è protocananeo. Praticamente l'unico marcatore che distingue i villaggi "israeliti" dai siti cananei è l'assenza di ossa di maiale, sebbene rimanga discusso se questo debba essere preso per un marcatore etnico o dovuto ad altri fattori.

Territorio di competenza della tribù
di Beniamino, che affluirà in Giuda.
- Comunque siano andate le cose, alla tribù di Beniamino fu assegnato il territorio in cui sorgeva Gerico, considerata il primo centro urbano mondiale (di 10.000 anni fa) e dove re David, succeduto a Saul, primo re d'Israele che apparteneva alla tribù di Beniamino, fece costruire Gerusalemme, che sarà capitale del Regno d'Israele e dell'ebraismo. 

Dal 1.140 p.e.v. - Da: "Il Santo Graal" di Michael BDossiers segreti (del Priorato di Sion, N.d.R.), c'erano numerose annotazioni. Molte si riferivano specificatamente ad una delle dodici tribù di Israele, la tribù di Beniamino. Uno di questi riferimenti cita con notevole rilievo tre passi biblici: Deuteronomio 33, Giosué 18 e Giudici 20 e 21.
aigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore: "Tra le genealogie incluse nei
- Il capitolo 33 del Deuteronomio contiene le benedizioni impartite da Mosé ai patriarchi delle dodici tribù. Per Beniamino, Mosè dice: « II prediletto del Signore abita tranquillo presso di lui; e il Signore lo proteggerà per tutto il giorno, e dimorerà tra le sue spalle » (32:12). In altre parole, Beniamino e i suoi discendenti furono destinatari di una speciale, altissima benedizione. Questo, almeno, era chiaro. Naturalmente, ci sconcertava la promessa secondo la quale il Signore avrebbe dimorato « tra le spalle di Beniamino ». Dovevamo associarla alla leggendaria « voglia » distintiva dei Merovingi, la croce rossa tra le scapole? Il nesso ci sembrava piuttosto stiracchiato. D'altra parte, c'erano altre similarità, più chiare, tra Beniamino e l'oggetto della nostra indagine. Secondo Robert Graves, ad esempio, il giorno consacrato a Beniamino era il 23 dicembre, (1) la festa di San Dagoberto. Fra i tre clan che formavano la tribù di Beniamino, c'era il clan di Ahiram che in qualche modo oscuro potrebbe essere collegato a Hiram, costruttore del Tempio di Salomone e personaggio centrale della tradizione massonica. Inoltre, il discepolo più devoto di Hiram si chiamava Benoni; e Benoni, particolare piuttosto interessante, era il nome dato a Beniamino neonato dalla madre, Rachele, prima di morire.
- La seconda citazione biblica (Giosué 18) dei Dossiers segreti è più chiara. Parla dell'arrivo del popolo di Mosé nella Terra Promessa e dell'assegnazione dei territori a ognuna delle dodici tribù. Secondo tale divisione, il territorio della tribù di Beniamino include quella che divenne poi la città santa di Gerusalemme. In altre parole, Gerusalemme, prima ancora di diventare la capitale di Davide e di Salomone, era stata assegnata alla tribù di Beniamino. Secondo Giosué (18:28), la parte spettante ai Beniaminiti comprendeva « Zelah, Elef, Iebus, cioè Gerusalemme, Gabaa, Kiriat-Iearim; quattordici città e i loro villaggi. Questo fu il possesso dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie ».
- Il terzo passo biblico citato dai Dossiers, (Giudici 21:1-3. Il Libro dei Giudici è stato probabilmente scritto tra il 1.045 e il 1.000 a.C. e i versi 17-21, che sono un’appendice e che non si collegano ai capitoli precedenti, si riferiscono al tempo in cui “non c’era nessun re in Israele”, databile quindi prima del 1.027 a.C., data di inizio del regno di Saul. n.d.r.) riguarda una successione di eventi piuttosto complessa. Un Levita, mentre attraversa il territorio dei Beniaminiti, viene aggredito, e la sua concubina viene violentata da adoratori di Belial, una variante della Dea Madre dei Sumeri, chiamata Ishtar dai Babilonesi e Astarte dai Fenici. Il Levita convoca i rappresentanti delle dodici tribù e chiede vendetta; e nell'assemblea viene conferito ai Beniaminiti il compito di consegnare i malfattori alla giustizia. Ci si aspetterebbe che i Beniaminiti si affrettassero a obbedire. Ma per una ragione inspiegata, invece, prendono le armi per proteggere i « figli di Belial ». II risultato è una guerra accanita e cruenta fra i Beniaminiti e le altre undici tribù. Nel corso delle ostilità, queste undici tribù scagliano una maledizione contro chiunque darà una figlia in sposa a un Beniaminita. Quando la guerra finisce e i Beniaminiti sono stati virtualmente sterminati, tuttavia, gli Israeliti vittoriosi si pentono della maledizione che però non può essere revocata:
Gli Israeliti avevano giurato a Mizpa: « Nessuno di noi darà la figlia in moglie a un Beniaminita ». Il popolo venne a Betel, dove rimase fino alla sera davanti a Dio, alzò la voce prorompendo in pianto e disse: « Signore, Dio d'Israele, perché è avvenuto questo in Israele, che oggi in Israele sia venuta meno una delle sue tribù? » (Giudici 21:1-3).
Qualche versetto più avanti, il lamento si ripete:
Gli Israeliti si pentivano di quello che avevano fatto a Beniamino loro fratello e dicevano: « Oggi è stata soppressa una tribù d'Israele. Come faremo per le donne dei superstiti, perché abbiamo giurato per il Signore di non dar loro in moglie nessuna delle nostre figlie? » (Giudici 21: 6-7).
E ancora:
II popolo dunque si era pentito di quello che aveva fatto a Beniamino, perché il Signore aveva aperto una breccia nelle tribù d'Israele. Gli anziani della comunità dissero: « Come procureremo donne ai superstiti, poiché le donne beniaminite sono state distrutte? » Soggiunsero: « Le proprietà dei superstiti devono appartenere a Beniamino perché non sia soppressa una tribù in Israele. Ma noi non possiamo dar loro in moglie le nostre figlie, perché gli Israeliti hanno giurato: Maledetto chi darà una moglie a Beniamino! » (Giudici 21: 15-18).
Di fronte al pericolo d'estinzione che minaccia un'intera tribù, gli anziani si affrettano a trovare una soluzione. A Shiloh, in Betel, tra breve vi sarà una festa; e le donne di Shiloh, i cui uomini erano rimasti neutrali durante la guerra, devono essere considerate prede disponibili. Ai Beniaminiti superstiti viene detto di recarsi a Shiloh e di tendere un'imboscata nelle vigne. Quando le donne della città si raduneranno per danzare, i Beniaminiti dovranno rapirle e prenderle in moglie.
Non è affatto chiaro perché i Dossiers segreti insistano nel richiamare l'attenzione su questo passo. Ma qualunque ne sia la ragione, i Beniaminiti, nella storia biblica, sono evidentemente molto importanti. Nonostante le devastazioni causate dalla guerra, recuperano in fretta almeno il prestigio, se non la consistenza numerica. Anzi, lo recuperano al punto da dare a Israele il suo primo re, Saul (vissuto nel periodo1047-1007 a.C. e re dal 1.027 a.C., N.d.R.).
Nonostante la rinascita dei Beniaminiti, i Dossiers fanno capire che la guerra contro i seguaci di Belial segnò una svolta decisiva. Sembrerebbe che in seguito al conflitto molti Beniaminiti andassero in esilio. Nei Dossiers c'è una nota sensazionale, in lettere maiuscole:
Le 12 tribù d'Israele e la migrazione
in Arcadia di quella di Beniamino.
Da "Il Santo Graal" di Baigent,
Leigh e Lincoln. Vedi anche QUI.
UN GIORNO I DISCENDENTI DI BENIAMINO LASCIARONO LA LORO TERRA; CERTI RIMASERO, DUEMILA ANNI PIÙ TARDI GOFFREDO VI [DI BUGLIONE] DIVENNE RE DI GERUSALEMME E FONDÒ L'ORDINE DI SION.
A prima vista sembrava che non ci fosse un nesso tra i due fatti. Ma quando radunammo i riferimenti frammentari contenuti nei Dossiers segreti cominciò a emergere una storia coerente. Secondo questa storia, molti Beniaminiti andarono in esilio. A quanto pare si trasferirono in Grecia, nel Peloponneso centrale: in Arcadia, dove si sarebbero imparentati con la locale famiglia regnante. Verso l'inizio dell'era cristiana, avrebbero risalito il Danubio e il Reno, imparentandosi per matrimonio con certe tribù teutoniche e generando i Franchi Sicambri: gli antenati dei Merovingi.
Secondo i « documenti del Priorato », quindi, i Merovingi discendevano, attraverso l'Arcadia, dalla tribù di Beniamino. In altre parole i Merovingi e i loro discendenti, ad esempio le famiglie dei Plantard e dei Lorena, erano di origine semitica o israelita. E se Gerusalemme faceva parte dell'eredità dei Beniaminiti, Goffredo di Buglione marciando sulla Città Santa, avrebbe in pratica rivendicato la sua antica, legittima eredità. È significativo il fatto che Goffredo, unico tra i principi d'Occidente che intrapresero la Prima Crociata, cedesse tutte le sue proprietà prima della partenza, indicando così che non intendeva ritornare in Europa.
È superfluo aggiungere che non avevamo nessuna possibilità di accertare se i Merovingi fossero o no d'origine beniaminita. Le notizie dei « documenti del Priorato » si riferivano a un passato troppo oscuro e remoto, che non poteva trovare conferma documentale. Ma le affermazioni non erano né uniche né nuove. Al contrario, erano in circolazione da molto tempo, nella forma di vaghe dicerie e di tradizioni nebulose. Per citare un solo esempio, Proust vi attinge nella sua opera; e più recentemente il romanziere Jean d'Ormesson ipotizza che certe nobili famiglie francesi siano d'origine ebraica. E nel 1965 Roger Peyrefitte, che sembra divertirsi molto a scandalizzare i suoi compatrioti, ci riuscì benissimo in un romanzo affermando che tutta la nobiltà francese e gran parte della nobiltà europea erano ebree.
L'affermazione, anche se indimostrabile, non è del tutto implausibile, come non lo sono l'esilio e la migrazione attribuiti alla tribù di Beniamino dai « documenti del Priorato ». La tribù di Beniamino prese le armi in difesa dei seguaci di Belial, una forma della Dea Madre spesso associata alle immagini di un toro o di un vitello. C'è un motivo di credere che anche i Beniaminiti venerassero la stessa divinità.
Anzi è possibile che l'adorazione del Vitello d'Oro di cui parla l'Esodo - e che, cosa piuttosto significativa, è il tema di uno dei quadri più famosi di Nicolas Poussin (1594 - 1665), fosse un rito tipicamente beniaminita.
Dopo la guerra contro le altre undici tribù d'Israele, i Beniaminiti, andando in esilio, dovettero necessariamente dirigersi verso occidente, verso la costa fenicia. I Fenici avevano navi in grado di trasportare un gran numero di profughi. E sarebbero stati disposti ad aiutare i Beniaminiti fuggiaschi, poiché anche loro adoravano la Dea Madre sotto il nome di Astarte, Regina del Cielo.
Se vi fu veramente un esodo dei Beniaminiti dalla Palestina, si potrebbe sperare di trovarne qualche traccia. E la si incontra nel mito greco. C'è la leggenda del figlio di re Belo, Danao, che giunge in Grecia per nave, insieme alle figlie. Le figlie avrebbero introdotto il culto della Dea Madre, che divenne il principale culto degli Arcadi. Secondo Robert Graves, il mito di Danao ricorda l'arrivo nel Peloponneso di « coloni provenienti dalla Palestina ». Graves sostiene che re Belo è in realtà Baal o Bel, o forse Belial dell'Antico Testamento. È inoltre il caso di osservare che una delle famiglie della tribù di Beniamino era la famiglia di Bela.
In Arcadia, il culto della Dea Madre non soltanto prosperò, ma sopravvisse più a lungo che in ogni altra parte della Grecia. Fu associato al culto di Demetra, poi a quello di Artemide (la Diana dei Romani). Con il nome locale di Arduina, Artemide divenne la divinità tutelare delle Ardenne: e dalle Ardenne vennero i Franchi Sicambri per stabilirsi nell'attuale Francia. L'animale totemico di Artemide era l'orsa, Callisto, il cui figlio era Arcade, l'Orso, nume eponimo dell'Arcadia. E Callisto, collocata in ciclo da Artemide, divenne la costellazione dell'Orsa Maggiore. Quindi, potrebbe esservi qualcosa di più di una coincidenza nell'appellativo « Ursus », riferito ripetutamente alla stirpe Merovingia.
Vi sono comunque altri indizi, al di fuori della mitologia, che fanno pensare a una migrazione ebrea in Arcadia. Nei tempi classici, l'Arcadia era dominata dal potente Stato militarista di Sparta. Gli Spartani assimilarono in gran parte la più antica cultura degli Arcadi; anzi il leggendario arcade Liceo può essere identificato con Licurgo, il legislatore spartano. Quando diventavano adulti, gli Spartani, come i Merovingi, attribuivano uno speciale significato magico alle loro chiome, che erano egualmente lunghissime (così come quelle del biblico Sansone e degli altri nazirei, n.d.r.). Secondo un autore, « la lunghezza dei capelli denotava il loro vigore fisico ed era un simbolo sacro ». E c'è di più: i due libri dei Maccabei, nella Bibbia, sottolineano il legame tra gli Spartani e gli Ebrei. Maccabei 2 parla di certi Ebrei che « si erano recati presso Spartani, nella speranza di trovarvi protezione in nome della comunanza di stirpe ». E Maccabei 1 afferma esplicitamente: « Si è trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo »."

Stemma del Priorato di Sion, da
http://www.prieure-de-sion.com/1/
- Questo esodo di esponenti della tribù di Beniamino determinerà, nel tempo e con l'apporto di altri contributi genetici ebraici, l'istituzione dell'Ordine di Nostra Signora di Sion, che poi divenne il Priorato di Sion, costituito ufficialmente il 15 luglio 1.099 con la presa di Gerusalemme da parte dei crociati. A sua volta, l'Ordine di Sion emanò i Cavalieri Templari e vari circoli Rosacrociani, Massoneria inclusa.

Rembrandt: Saul e Davide (1651-'58)
Nel 1.030 p.e.v. - Sul Regno di Israele appena formatosi (che comprende, secondo il racconto biblico, i territori degli attuali Israele, Cisgiordania e Giordania, abitato allora prevalentemente da Ebrei) regna Saul figlio di Chis, appartenente alla tribù di Beniamino e primo re di Israele. Sembra che il suo regno abbia segnato il passaggio da una società tribale ad una statale. Il significato del nome Saul in ebraico è "richiesto/pregato". Secondo la narrazione del libro di Samuele, Saul si recò da Samuele a Ramah per consultarlo, e il sacerdote lo unse segretamente come Re, per ispirazione di "YHWH". Poco dopo, Samuele radunò l'assemblea del popolo di Israele a Mizpa, dove Saul fu estratto a sorte come Re. In seguito Saul condusse una campagna militare vittoriosa contro gli Ammoniti, confermandosi così nel favore popolare e nella carica. Nella successiva guerra contro i Filistei, Saul, con la propria condotta aggressiva, disgustò l'anziano Samuele, che si allontanò da lui. La guerra fu vinta per l'audace imboscata di Gionata, figlio prediletto del Re, contro il campo filisteo.
Nella successiva guerra contro gli Amaleciti, Saul si rifiutò di obbedire al comando di Samuele di distruggere completamente la popolazione e di giustiziare il loro re Agag. Secondo la narrazione del libro di Samuele, questa disobbedienza spinse Samuele stesso a rimuovere l'unzione di re da Saul, a smettere di esserne consigliere e a ungere segretamente, come nuovo re, David, della tribù di Giuda, che sarà la tribù più numerosa. Tuttavia Saul continuò a regnare e la successione non avvenne che diversi anni dopo.
Davide giunse a corte come arpista per alleviare le sofferenze del re, che, dopo la perdita dell'unzione regale, si sentiva perseguitato da uno spirito malvagio. Nella successiva guerra contro i Filistei, Davide ottenne un grande successo sconfiggendo Golia, il campione dell'esercito nemico, e ottenendo così la vittoria nella battaglia di Gath. Saul divenne geloso del successo di Davide, che comunque strinse una grande amicizia con il figlio prediletto del re, Gionata. Tale amicizia fu così profonda da divenire proverbiale. Nella successiva guerra contro i Filistei, lo spirito di Samuele predisse a Saul la sconfitta degli israeliti, ma egli mosse ugualmente battaglia a Ghilboa, dove venne duramente sconfitto e perse la vita assieme a tre dei suoi figli, incluso Gionata. La narrazione biblica ne descrive il suicidio nelle ultime fasi dello scontro (1 Samuele 31,4), suicidio aiutato da un amalecita.

Il regno di David da
https://it.wikipedia.
org/w/index.php?
curid=1773158
Nel 1.010 p.e.v. - A Saul segue David come "re di Giuda e re d'Israele", l'archetipo del re degli Ebrei, descritto nel Primo e Secondo libro di Samuele, nel primo libro dei Re e nel primo libro delle Cronache. È interessante, a proposito dell'onore di David, ciò che narra 2Sam 11: "Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia, quando dall’alto, vide una bellissima donna che faceva il bagno. Mandò subito ad informarsi chi fosse quella donna. Gli fu detto: “È Betsabea, moglie di Uria l’Hittita”, tuo fedele soldato. Allora Davide, non preoccupandosi affatto che la donna era sposa di un suo valoroso condottiero, mandò dei messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei. Ovviamente non sappiamo quanto lei fosse consenziente e quanto tempo rimase col suo amante; sappiamo tuttavia, che una volta tornata a casa, Betsabea si accorse di avere concepito un figlio e fece sapere a Davide di essere rimasta incinta di lui. Allora Davide, preoccupato, escogitò un piano che gli permetteva di scagionarsi dal guaio che aveva causato sperando che il tradimento non fosse scoperto. Mandò a chiamare il marito di Betsabea, Uria l’Hittita, dal campo di battaglia e lo invitò a casa. Il soldato orgoglioso dell’invito, si precipitò immediatamente dal suo re. Arrivato Uria, Davide si informò dell’andamento della guerra, delle sue truppe e infine lo invitò a tornare a casa, da sua moglie. Sperava che dopo la lunga assenza egli giacesse con lei e così poteva giustificarsi la gravidanza. “Scendi a casa tua e lavati i piedi” gli ordinò il re. Uria uscì dalla reggia ma non ascoltò le parole del re, dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La sua onestà e fedeltà alla legge della guerra santa, gli impediva di avere rapporti sessuali in tempo di guerra, si sarebbe di certo sentito un vigliacco, anche se il re in persona glielo aveva ordinato! Mangiare, bere e dormire in un bel letto, con la sua bella moglie, mentre i suoi soldati stavano nel campo di battaglia: no! Non avrebbe potuto.
La cosa fu riferita a Davide: “Uria non è sceso a casa sua”. Allora Davide disse a Uria: “Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?” Il re ovviamente voleva che Uria si unisse alla moglie tanto da non avere nessun dubbio sulla sua gravidanza, e così evitare di essere compromesso. Ma Uria rispose a Davide: “L’arca d’Israele e Giuda abita sotto le tende, Ioab, il mio comandante e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io non farò tal cosa!” Davide, allora invitò ad Uria a rimanere lì anche l’indomani. Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. Davide lo fece mangiare e bere con sé e lo fece ubriacare al fine di affievolire la sua resistenza; ma la sera Uria uscì e rimase ancora una volta a dormire con i servi e non scese a casa sua. La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano dello stesso Uria. Nella lettera aveva scritto così: “Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia”. Così fu fatto, Uria fu mandato proprio dove il nemico aveva gli uomini più valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono le sue truppe e fra gli ufficiali di Davide perì anche il povero Uria. Davide venne informato da un messaggero dell’esito della missione e di come insieme ad altri ufficiali Uria era caduto. Betsabea, saputo che suo marito era morto, fece il lamento per il suo uomo, ma era solo una ipocrisia bella e buona, tant’è che passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’accolse nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì il figlio.

Caravaggio: Davide con la
testa di Golia (1610). Da notare
che il volto di Golia è quello
del Caravaggio stesso.
- David, figlio di Iesse, durante il suo regno, tradizionalmente datato attorno al 1.010-970 p.e.v., conquista la città di Gebus in cui fonda Gerusalemme, che stabilisce come capitale, essendo intermedia tra le tribù del nord e quelle del sud. Secondo il Tanakh (la Bibbia ebraica) nel primo Libro delle Cronache, i Gebusei erano una tribù canaanita che, sul Monte Sion, avevano costruito e abitato Gebus. David organizzerà uno stato centralizzato sul modello egizio con funzionari, esercito (prevalentemente mercenari), tasse. Combatterà vittoriosamente i popoli vicini (filistei, moabiti, ammoniti, edomiti, aramei di Damasco) riducendoli in stati vassalli o tributari e creando un forte regno "dall'Eufrate fino all'Egitto", approfittando della relativa debolezza di Egitto e Assiria per i quali rappresentò una sorta di comodo stato cuscinetto.

Ricostruzione di come doveva essere
il tempio di Salomone da https://
Nel 988 p.e.v. - A Gerusalemme, Salomone, figlio di re David, fa iniziare la costruzione del primo tempio ebraico, vedi: https://culturaprogress.blogspot.it/2015/01/salomone-e-il-suo-tempio-massoneria-e.html. Il nome di Hiram Abif ricorre spesso come figura allegorica nel rituale massonico, in cui è indicato come l'architetto capo della costruzione del tempio di Salomone e si tratta probabilmente del biblico  Huram-Abi, il capomastro di altissima competenza proveniente da Tiro, citato in Cronache II, 2:13, dove si narra di una richiesta formale fatta da Re Salomone di Gerusalemme al Re Hiram I di Tiro, suo genero, per maestranze e materiali per costruire un nuovo tempio. Il Re Hiram risponde: "Io ti sto inviando Huram-Abi, un uomo di grande abilità, discendente di parte materna dalla tribù di Dan e con padre nativo di Tiro. È molto capace nel lavorare con oro e argento, bronzo e ferro, pietra e legno e nell'utilizzo di lino fine tinto di porpora, blu e rosso cremisi. È un esperto in vari tipi di bassorilievo ed incisione e può eseguire qualsiasi disegno gli venga proposto. Lavorerà con i tuoi mastri e con quelli del mio signore, David tuo padre".
Nel Primo Libro dei Re, 7:13-14 della Bibbia, Huram-Abi viene descritto come il figlio di una vedova di Tiro, assunto da Salomone per eseguire gli ornamenti bronzei del nuovo tempio. Rifacendosi a questo passo biblico, i massoni spesso si riferiscono a Hiram Abif come al "figlio della vedova".
Secondo la versione della sua storia tramandata nel rituale massonico, l'architetto Hiram Abif venne ucciso da tre operai, che lavoravano alla costruzione del tempio, nel tentativo di estorcere informazioni segrete al Grande Capo Mastro. Quali che fossero queste informazioni o segreti, Hiram non rivelò nulla. Nella versione che ci è stata tramandata, Hiram Abif aveva diviso i suoi operai in tre livelli e assegnato ad ogni livello una parola segreta (per farsi identificare nel momento della riscossione della paga). Secondo la tradizione massonica gli apprendisti erano identificati con la parola "Boaz", gli operai con "Jachin" e i maestri con "Jehovah". Ancora secondo la tradizione massonica più conosciuta, Hiram venne ucciso da tre lavoratori che volevano sapere la parola segreta per passare ad un grado successivo. Venne colpito tre volte alla testa e le sue spoglie furono sepolte, per essere poi recuperate in seguito da Re Salomone, che assicurò all'uomo un'appropriata e degna sepoltura. Gli storici revisionisti e massoni, Christopher Knight e Robert Lomas, dibattono nel loro libro "La chiave di Hiram" l'ipotesi che Hiram Abif fosse in realtà il faraone di Tebe, Ta'o il Coraggioso. In ogni caso, Abif è parte integrante della leggenda fondante della società massonica. Inoltre, secondo una tesi esposta nel libro del giornalista Sergio Frau, "Le colonne d'Ercole: un'inchiesta", vi sarebbe stata stretta relazione tra gli shardana (da sher-dan, un popolo del mare che potrebbe essere identificato con quello sardo), i prìncipi della tribù ebraica di Dan e la perduta tribù che accompagnava Mosè nell'Esodo, tribù alla quale Hiram sarebbe appartenuto. Queste cronache bibliche sono alla base di molte leggende e tradizioni della Massoneria, che usa la costruzione del Tempio come metafora per l'educazione morale.
In massoneria il concetto di Hiram risorto sta a identificare il raggiungimento dell'Illuminazione.
Nel portico del tempio vi erano due colonne, dette Jachin e Boaz (1 Re 7:21; Re II 11:14; 23:3), alte 18 cubiti e sormontate da capitelli con gigli, alti 5 cubiti.
Le camere, costruite attorno al tempio sui lati meridionale, occidentale e settentrionale (Re I 6:5-10). Formavano parte della costruzione ed erano usate come magazzini. Erano presumibilmente alte un piano; due ulteriori livelli furono aggiunti, forse più tardi.

La Papessa dei
Tarocchi.
- Significato esoterico delle due colonne (massoniche) all'ingresso del tempio: da https://groups.google.com/forum/#!msg/mindkontrol/Sfsr_YTpAdg
/au3fev5i1kQJ. Nei Tarocchi, "La papessa" (Grande Sacerdotessa) siede in mezzo alle due colonne Jachin e Boaz. Come con la maggior parte dei simboli occulti, le colonne massoniche nascondono molteplici livelli di significato, alcuni destinati al profano e altri diffusi tra i più alti gradi della Massoneria. Tuttavia, è generalmente risaputo che Jachin e Boaz rappresentano l'equilibrio tra due forze opposte.
« Questi sono i nomi [Jachin e Boaz] dei due pilastri costruiti sotto il portico del Tempio di Re Salomone. Erano alti diciotto cubiti ed erano splendidamente decorati con ghirlande, melograni e trame varie. Sulla parte superiore di ogni colonna vi erano delle grandi coppe - oggi erroneamente chiamati sfere o globi - una delle coppe conteneva il fuoco e l'altra l'acqua. Il globo celeste (originariamente la coppa di fuoco), che sormonta la colonna di destra (Jachin), è il simbolo dell'uomo divino, mentre il globo terrestre (la coppa di acqua), che sormonta la colonna di sinistra (Boaz), significa l'uomo terreno . Questi due pilastri, connotano anche rispettivamente, le espressioni attive e passive dell'energia divina, il sole e la luna, lo zolfo e il sale, bene e male, luce e oscurità. Tra di loro la porta che conduce alla Casa di Dio, la loro presenza alle porte del Santuario è un ricordo anche del fatto che Geova sia androgino e una divinità antropomorfa. Le due colonne parallele indicano anche i segni zodiacali del Cancro e del Capricorno, collocati nella stanza delle iniziazione per rappresentare la nascita e la morte - gli estremi della vita fisica. Di conseguenza, esse significano l'estate ed i solstizi invernali. »
« Alef è l'uomo, Bet è la donna, uno è il principio, due è il verbo, la parola. A è il principio attivo, B è il passivo, la monade è Boaz, la diade è Jachin. Nei trigrammi di Fohi, l'unità è YANG e la diade è YIN. Boaz e Jakin sono i nomi dei due pilastri simbolici che precedono l'entrata principale del Tempio di Salomone. Nella Cabala questi pilastri spiegano tutti i misteri dell'antagonismo, naturale, politico o religioso. Chiarisce anche la "battaglia procreativa" tra uomo e donna, in quanto, secondo la legge della natura, la donna deve resistere all'uomo così da farsi sopraffare da quest'ultimo. Il principio attivo cerca il principio passivo, il pieno vuole il vuoto, le fauci del serpente attirano la coda del serpente, girando circolarmente quindi, fugge e insegue se stesso contemporaneamente. La donna è la creazione dell'uomo, e la creazione universale è la sposa del principio primo. » La permanente alleanza tra ragione e fede non sarà il risultato dalla loro assoluta distinzione e separazione, ma dalla loro collaborazione reciproca, inaridendo così il loro fraterno "principio di concorrenza". Tale è il significato dei due pilastri del portico di Salomone, uno chiamato Jachin e l'altra Boaz, una bianca e l'altra nera. Sono distinte e separate, sono addirittura contrarie in apparenza, se una forza cieca cercasse di unirle facendole avvicinare l'un l'altra, il tetto del tempio crollerebbe. Separatamente, il loro potere è uno, unite sono due poteri che si distruggono l'un l'altro.

Castel del Monte, da http://www.
batmagazine.it/news/2018/01/30/
andria-sorelle-dunesco-castel-del
-monte-inserito-nella-rete-dei
-siti-di-puglia-e-basilicata/
- Federico II Hohenstauffen fece costruire Castel del Monte, in Puglia, secondo l’architettura del Tempio di Salomone le cui quattro misure-chiave erano: 60 - 30 - 20 - 12 cubiti (la misura del cubito era di circa mezzo metro e corrispondeva idealmente alla lunghezza dell'avambraccio, a partire dal gomito fino alla punta del dito medio) e venne a conoscenza di misteri che celò in un anagramma, ancora oggi indecifrato. Su una scultura femminile attorniata da cavalieri fece incidere queste misteriose lettere: D8 I D CA D BLO C L P S H A2.

Giovanni Demin (1789-1859): La
regina di Saba in visita a Salomone.
Nel 970 p.e.v. - Alla morte di Davide il regno di Israele e Giuda passa a uno dei suoi figli, Salomone il cui lungo regno, descritto nel Primo libro dei Re, è tradizionalmente datato tra il 970-933 p.e.v. (o 931 p.e.v.). Diversamente dal padre, sarà un re prevalentemente pacifico. Costruì il tempio a Gerusalemme (probabilmente restaurando un tempio cananeo preesistente), stabilì rapporti diplomatici e commerciali con i popoli confinanti creando anche un porto sul Mar Rosso, perfezionò il sistema statale centralizzato abbozzato da Davide, creò un sistema di tassazione e di corvée che generarono malcontento: corvée è un termine francese utilizzato nelle società feudali per indicare un tipo di prestazione dovuta da parte del vassallo o schiavo al signore feudale tramite giornate di lavoro gratuito, solitamente destinato alla coltivazione delle terre padronali. Salomone fortificò diverse città del regno e durante il suo regno si ribellarono e riottennero la piena indipendenza Damasco ed Edom. Cedette inoltre al re di Tiro (che era suo genero) parte della Galilea.

La divisione fra il
regno d'Israele a nord
(con le sue capitali) e
regno di Giuda a sud.
Nel 933 (o 931 o 926) p.e.v. - Alla morte di Salomone, le tensioni sempre presenti tra le tribù del nord e quelle del sud (Simeone, la maggior parte di Beniamino e soprattutto Giuda) si acuirono per la pesantezza delle corvée, fino a giungere alla scissione del regno. Già le tribù si stavano spaccando politicamente e alla morte di Salomone una guerra civile scoppiò tra le dieci tribù israelite del nord e le tribù di Giuda (mentre quella di Simeone era stata assorbita da Giuda) e Beniamino a sud; le tribù del nord non accettavano come re Roboamo (933-916), figlio di Salomone. La nazione si divise così in Regno di Israele (territori in seguito chiamati EfraimSamaria) a nord e il Regno di Giuda a sud. A nord, il Regno d'Israele aveva come capitale Tirza, mentre nel sud continuò a regnare da Gerusalemme la dinastia davidica sul Regno di Giuda.
Il primo re del nuovo Regno di Israele fu Geroboamo, che apparteneva alla tribù di Efraim ed era figlio di Nebat di Zereda e di Zerua, fu inizialmente servo di re Salomone, e narra l'antico Testamento che gli fu profetizzato (da Aia) il destino di re della parte di Israele che si sarebbe staccata dal Regno unificato. Questo fatto, una volta risaputo, avrebbe destato l'ostilità verso Geroboamo da parte di Salomone che, dice la Bibbia, da quel momento cercò di eliminarlo, provocandone la fuga presso il faraone Shishak. Alla morte di Salomone, Geroboamo rientrò in Israele, dove divenne sovrano di dieci delle dodici tribù israelitiche con cui formò il regno settentrionale di Israele, mentre le tribù di Giuda e di Beniamino rimasero fedeli alla stirpe di Davide. Con Geroboamo, che regnò dal 930 al 909 p.e.v., il primordiale culto monoteistico di YHWH si fuse con altri culti cananei; fece infatti installare in Betel ed in Dan (le estremità sud e nord del nuovo regno dove vi erano già dei santuari) due vitelli d'oro per la loro adorazione, scegliendo inoltre sacerdoti che non appartenevano alla tribù di Levi. Il comportamento di Geroboamo fu aspramente contestato dal profeta Achia, che gli pronosticò, per tramite della moglie, la morte del figlio Abia e la futura rovina per il suo regno.
La storia dei re del nord e del sud è descritta dal Primo e Secondo libro dei Re. I due regni furono profondamente diversi. Il rapporto tra essi fu prevalentemente conflittuale, sebbene questi conflitti siano stati poco più che scaramucce di frontiera.

Stele di Tel-Dan, da http://slide
player.it/slide/927482/
- Il regno d'Israele (933-722 p.e.v.), più vasto, ricco e popolato rispetto alla Giudea, era collocato sulle principali vie di comunicazioni internazionali e dunque più aperto agli influssi culturali e religiosi stranieri, infatti il primordiale culto monoteistico di YHWH si fuse con altri culti cananei. Dal punto di vista politico fu caratterizzato da una forte instabilità: i suoi 19 re finirono spesso assassinati o deposti con colpi di stato militari. Numerosi furono gli scontri con gli Aramei. I principali re furono:
- Omri (885-874), che trasferì la capitale a Samaria, probabilmente fondata ex novo. Durante il suo regno Moab riguadagnò l'indipendenza, come testimoniato anche dalla stele di Mesha, ritrovata nel 1868 in Giordania e datata all'842-840.
- Acab (874-853), che guidò una coalizione antiassira di re palestinesi con rinforzi egizi dalla quale ne uscì sconfitto a Qarqar. La stele di Tel-Dan, ritrovata nel 1933 nel nord d'Israele, riporta un'iscrizione in aramaico databile all'853 p.e.v. nella quale Cazael re di Damasco si vanta di aver ucciso un re "della casa di Davide" e rappresenta la prima fonte storica extrabiblica relativa al re Davide. Da allora il regno divenne un vassallo tributario dell'Assiria. Il fatto non è riportato dalla Bibbia ma testimoniato da una cronaca assira. 
- Geroboamo II (783-743) riportò il regno a un relativo benessere e riconquistò alcuni territori in Transgiordania. Di esso testimonia un sigillo ritrovato a Meghiddo di "Shema, funzionario di Geroboamo". 
Nel regno del nord furono attivi diversi profeti: Elia (c.a 850 p.e.v.), Eliseo (c.a 800 p.e.v.), Amos e Osea (c.a 750 p.e.v.).

Impero Assiro, da http://www.trecc
ani.it/enciclopedia/assiria/#gallery
Dal 745 p.e.v. - Tiglatpileser III, (in accadico: Tukultī-Apil-Ešarra ... - 727 p.e.v.) considerato il fondatore dell'Impero Neo-Assiro, fu uno dei principali re dell'Assiria nell'VIII secolo p.e.v. su cui regnò dal 745 al 727 p.e.v. Il nome, che letteralmente significa "la mia fiducia nel figlio di Escharra", viene trascritto anche in altri modi (per esempio Tiglath Pileser o Tiglatpileser), e compare in un certo numero di varianti nelle fonti antiche (in 2 Cronache 28:20, per esempio, si trova Tillegath-Pilneser). Era stato governatore dell'antica Kalhu (che poi fu rinominata Nimrud) conosciuto con il nome di Pul e infatti diverse fonti, fra cui ancora la Bibbia (1 Cronache 5:26 e 2 Re 15:19,20) ricordano Tiglat-Pileser III anche come Pul o Pulu, nome con cui fu proclamato re di Babilonia. Sotto il suo regno il potere assiro nel Vicino Oriente crebbe in seguito alle sue fortunate campagne militari. Appena divenuto re sconfisse Urartu (nella moderna Armenia), che aveva esercitato una vera e propria egemonia sotto il regno di Sarduri II, esteso fino alla Siria e alla Mesopotamia settentrionale. Dopo aver sottomesso Babilonia, facendosi incoronare "Re Pul di Babilonia", Tiglat-Pileser diresse i suoi eserciti in Siria, dove si era istallato il regno aramaico di Hamath. Dopo un assedio durato tre anni, Arpad, città del regno di Hamath, venne espugnata, riducendosi così il potere del regno di Hamath.

Parte della stele di Zaakur
di Tell Afis, 45 km a sud-
est di Aleppo, territorio
del Regno di Hamath, di
epoca aramaica realizzata
in basalto, di cui si
conservano solo
quattro frammenti e
che era alta 2 metri.
Riporta un'iscrizione del
re Zakkur in aramaico, si
ritiene che risalga all'805-
775 p.e.v.
Museo del Louvre, Parigi.
Nel 740 p.e.v. - Azariah (Uzziah), o Acaz (noto agli assiri come Yahu-khazi), re di Giuda, essendo un alleato del re di Hamath, fu costretto da Tiglat-Pileser III a rendergli omaggio e a pagare tributi annui (2º Re 16, 5-9; 1 Cr 5,6.26), come ricordano le iscrizioni assire: "Nel quinto anno del regno del sovrano assiro Tiglat-Pileser III, vittoria su Azariah (Uzzia), re di Giuda",  i cui atti sono narrati nel 2° Libro delle Cronache 26:6-15.

Dal 735 p.e.v. - Il re di Israele Pekach, alleato con Rezin, re (degli Aramei) di Damasco (regno di Hamath), cerca allora di coinvolgere Acaz (Azariah o Uzzia), re di Giuda, in una coalizione antiassira. Al suo rifiuto, organizza una "spedizione punitiva" nota come guerra siro-efraimita (o più raramente "efraimitica"), un insieme di campagne militari svoltesi in Palestina tra il 735-732 p.e.v. che videro schierati il regno aramaico-siriaco di Hamath e il regno di Israele (o Efraim) contro il piccolo regno di Giuda, il cui re Acaz non volle aderire alla coalizione antiassira.
Osea

Nel 733 p.e.v. - Tiglat-Pileser III distrugge Damasco, occupa il territorio dei Filistei sulle coste del Mar Mediterraneo e attacca il regno di Israele le cui regioni settentrionali diventano provincia assira a capo di cui insedia un certo Osea (un profeta ebreo minore che governerà nel periodo 732-722 p.e.v.). Molti degli abitanti vengono impalati o deportati (una prima volta) nell'impero assiro (2Re:15,29; 1Cr:5,26). Questi eventi sono narrati nella Bibbia, che descrive come Tiglat-Pileser III sconfisse Pekah, re di Israele, e Rezin, re degli Aramei, (da cui la lingua aramaicaN.d.R.), alleatisi contro di lui. Il re di Israele Pekah venne ucciso da Osea mentre il re di Hamath, Rezin, fu giustiziato dal sovrano assiro.

Tiglat-Pileser III: stele dalle mura del
palazzo reale (British Museum,
Londra)
Nel 732 p.e.v. - Tiglat-Pileser III stronca un'alleanza anti-assira, eliminando la “regina” araba Shamsī, così come precedentemente aveva vanificato un altro tentativo anti-assiro condotto da Zebībē, “regina” degli arabi ( šarrat Aribi ) e sacerdotessa dei Qedar (Qidri) di Adummatu (Dūma/Dūmat al-Jandal, oggi al-Jōf). Costruì inoltre un palazzo reale a Nimrud (il cosiddetto "palazzo centrale") dove i suoi annali regi furono incisi sulle lastre di pietra con le sue campagne militari. Alla sua morte gli successe Ululai, governatore di Zimirra in Fenicia, che prese il nome di Salmanassar V.

Nel 722 p.e.v. - Osea si ribella agli assiri e interviene il re assiro Salmanassar V che distruggerà la città di Samaria e deporterà per la seconda volta gran parte della popolazione israelita in varie zone del nord della mesopotamia (2Re17,6), dove si fonderanno con le altre popolazioni (deportati che saranno ricordati come le Dieci tribù perdute d'Israele), e deporterà nella neoistituita provincia assira di Samaria varie popolazioni di diverse origini (2Re17,24).

Cattività d'Israele e deportazioni
di Gentili (non ebrei) in Israele, da
https://www.conformingtojesus
.com/charts-maps/it/mappa_della
_cattivita_assira-babilonese.htm
- Dal punto di vista storico, di tutto il Regno d'Israele, solo una frazione della popolazione fu deportata: l'entità esatta è oggetto di dispute fra gli storici, tuttavia il re assiro Sargon II (che regnò dal 721 a.C. al 705 p.e.v. dopo aver preso il trono a Salmanassar V nel 721 p.e.v.) si vanta in una sua iscrizione di avere deportato dal regno in tutto 27.290 persone, quindi palesemente non l'intera popolazione. In questi casi in genere venivano deportati solo gli artigiani e l'élite aristocratica: sicché i poveri, am 'aaretz, furono lasciati in patria come braccianti e contadini sottomessi all'élite straniera.
Nel territorio settentrionale rimase pertanto sempre una popolazione di fede yahwista, come attestato anche dalla Bibbia. Tale popolazione discendeva palesemente dalle popolazioni ebraiche del Regno del Nord: l'archeologia non ha infatti riscontrato dopo la conquista assira una cesura generale della cultura materiale, pur registrando le distruzioni belliche e una catastrofica diminuzione del numero di abitanti e insediamenti.
Questa popolazione dei "rimasti" (che all'epoca del ritorno generalizzato dei deportati dagli assiri e dai babilonesi potrebbe forse essere stata rafforzata dal ritorno in patria dei discendenti degli esiliati) si mescolò col tempo con i gruppi non ebraici e non yahwisti, che a loro volta erano stati deportati nel territorio dell'ex Regno di Israele (e dei quali restano tracce archeologiche), formando i samaritani.

La Bibbia racconta (spiegandolo con l'effetto di una "visione" mandata da Dio) di come anche i nuovi venuti adottarono il culto di Dio che era stato delle popolazioni del luogo. Questa assimilazione degli elementi stranieri, però, lungi dall'essere giudicata positivamente, è anzi deprecata da una parte rilevante dei redattori post-esilici dei libri biblici. Fu infatti proprio questa mescolanza di popoli e lingue, secondo la visione purista ed esclusivista di questi redattori, a costituire la "perdita" di tali popolazioni, cioè l'allontanamento dal "vero" culto di Dio (quello officiato sul Tempio di Gerusalemme).

Dunque, nella descrizione di quanto accadde in questo periodo la ricostruzione storica e il racconto biblico divergono: Secondo la ricostruzione storica, le popolazioni ebraiche dell'ex Regno di Israele (i Samaritani) non cessarono mai di considerarsi ebrei (se non addirittura i "soli veri" ebrei) e di praticare la religione yahwista, arrivando a convertire ad essa le popolazioni non-yahwiste deportate nel loro territorio. Esse continuavano a seguire le prescrizioni mosaiche sulla base del testo del Pentateuco, si consideravano discendenti dirette di Abramo e quindi eredi del suo patto allo stesso titolo dei Giudei, e arrivarono a costruire sul Monte Garizim un proprio Tempio per venerarvi Dio, che nel 128 p.e.v. Giovanni Ircano I distrusse. Secondo il racconto biblico, invece, l'ex Regno di Israele fu totalmente svuotato attraverso la deportazione dalle popolazioni ebraiche (la cui sorte fu quella di essere, appunto, "tribù perdute", svanite nel nulla); al loro posto furono mandati popoli "stranieri". La conversione degli stranieri al culto di Dio non ne fa assolutamente degli ebrei, dato che essi non discendono da Abramo e non hanno quindi ereditato l'alleanza che Dio ha stretto esclusivamente coi suoi discendenti. Solo i Giudei sono "veri" ebrei, e solo il culto del Tempio di Gerusalemme è legittimo. Oltre a ciò lo stesso yahwismo samaritano è per lo meno dubbio, essendo aperto da parte giudaica ad accuse di sincretismo, quando non addirittura di idolatria pura e semplice.

- La sparizione della menzione delle tribù dal testo biblico è un dato di fatto, a cui corrisponde un effettivo avvenimento storico: la sparizione dell'organizzazione tribale, causata però non dalla deportazione, bensì dall'evoluzione sociale. Nel nuovo mondo degli imperi mesopotamici le tribù avevano infatti perso le loro funzioni sociali, al punto che almeno due tribù (Simeone e Giuseppe) scompaiono spontaneamente dalla Bibbia ancora prima dell'Esilio babilonese e di una, quella dei Leviti, gli storici dubitano che sia mai esistita come entità tribale vera e propria, essendo piuttosto una corporazione funzionale, cioè più una casta che una tribù in senso antropologico.
La direzione dell'evoluzione storica, che favoriva entità statuali centralizzate e unitarie al posto delle federazioni tribali dell'epoca precedente, è mostrata del resto dal fatto che perfino una delle due tribù superstiti del Regno di Giuda, quella di Beniamino, scomparve spontaneamente, fondendosi con quella di Giuda. In altre parole le tribù non furono "perdute", nel senso comunemente inteso nel linguaggio corrente, secondo cui le popolazioni che le componevano andarono "smarrite" nel calderone di popoli dell'Esilio, bensì si estinsero da sé (sul suolo stesso di Samaria e di Giuda) in quanto formazioni sociali superate. La popolazione che aveva composto le tribù non "scomparve" alla loro scomparsa, ma continuò ad abitare sulle terre che occupava da secoli, ma con un'organizzazione sociale di tipo differente.

Impero Babilonese, da http://www.t
reccani.it/enciclopedia/babilonia/
Nel 597 p.e.v. - Prima deportazione degli Ebrei a Babilonia. La deportazione e l'esilio babilonesi, che durerà 70 anni, di un imprecisato numero di ebrei dell'antico Regno di Giuda da parte di Nabucodonosor II, inizia con l'assedio di Gerusalemme.

Nel 586 p.e.v. - Gerusalemme è conquistata e distrutta dai babilonesi di Nabucodonosor II che distruggono il Tempio di Salomone (il primo tempio) e traggono in schiavitù numerosissimi ebrei. La distruzione del Tempio provocherà cambiamenti drammatici nella cultura e religione ebraiche.

- A seguito della distruzione del Regno d'Israele prima, e del Regno di Giuda poi, una parte della popolazione di religione ebraica di entrambi i regni fu deportata dai conquistatori. Parte dei giuditi, dei leviti e dei beniaminiti fece ritorno a Gerusalemme, e vi costruì il secondo Tempio. Definirono se stessi come il cosiddetto Resto d'Israele. Un'altra parte scelse di rimanere nei paesi di nuovo insediamento, gettando le basi per le comunità ebraiche "babilonesi" che avrebbero avuto un ruolo importante nell'ebraismo dei secoli successivi.

- Infatti ancora oggi il testo di studio più importante e completo (derivato dalla Torah orale) dell'ebraismo è il Talmud Babilonese, in cui i maestri stessi sono distinti fra rabbì, coloro che insegnarono in terra d'Israele ed i rav, coloro che operarono nei territori babilonesi.

- La Bibbia, nel suo racconto, cessa di preoccuparsi della sorte di quanti erano venuti meno al patto con Dio. Il punto di vista della redazione post-esilica della Bibbia vuole quindi esprimere unicamente il destino divino del resto d'Israele. Le perdute tribù furono: Ruben, Dan, Neftali, Gad, Aser, Issachar, Zabulon, Efraim, Manasse. Secondo la maledizione riportata in Genesi 49,5-7, sorte simile a queste nove tribù ebbero i simeoniti: Simeone infatti scomparve già all'epoca del profeta Samuele (intorno al X secolo p.e.v.), e il suo territorio, il più meridionale, era stato inglobato in quello di Giuda.
In Apocalisse 7, Dan e Efraim sono le uniche due tribù non menzionate fra quelle che alla fine dei tempi avranno la salvezza (12.000 per ognuna delle dodici tribù di Israele). Nel racconto sono presenti alla visione anche uomini in vesti bianche di tutte le lingue e popoli della terra morti per la loro fede durante il periodo della Grande Tribolazione, che sono riferibili a priori anche a singoli individui delle tribù di Dan e Efraim.
Anche nell'Antico Testamento si fa riferimento per queste due tribù a una dispersione definitiva, senza ritorno in Israele fino alla fine dei giorni. L'omonima città di Dan sorgeva nel punto più a settentrione di Israele, e qui (e a Betel, estremo sud del Regno) re Geroboamo fece costruire il vitello d'oro. Dopo avere adorato il vitello d'oro, commettendo peccato di idolatrìa contro il Dio dell'Antico Testamento, le tribù di Dan e Efraim sarebbero state disperse da Israele con la promessa che non avrebbero fatto mai più ritorno in queste terre (1Re 12:26-33; 15:20; 2Re 10:29). Per i leviti, che condivisero la stessa maledizione di Simeone, invece le cose andarono meglio e la loro dispersione, divisione (questo il significato della parola ebraica levi) venne convertita in un privilegio (non più diviso, ma separato, prescelto): solo i Leviti infatti potranno diventare sacerdoti officianti il culto di Dio.

- La Bibbia identifica nel ritorno di un "resto" purificato di Giuda e Beniamino un preciso piano divino. Solo questo "resto", temprato e purificato dalla prova/punizione dell'esilio, era destinato a ristabilire l'alleanza con Dio e il suo culto, a Gerusalemme.
Questo punto di vista (che prevalse non senza contrasti e che comunque impiegò un lungo periodo di tempo per risultare vincente) pone implicitamente il problema della sorte di quanti non fecero parte del "resto", di coloro cioè che furono appunto "perduti", o per meglio dire che furono esclusi da questo progetto.
La curiosità verso la sorte per la parte "perduta" dell'ebraismo è precedente all'era moderna (se ne trova traccia già nell'apocrifo Libro di Esdra), ma fu soprattutto con il cristianesimo, una religione fortemente inclusiva e proselitistica, che l'ideologia dei rimpatriati dall'Esodo (base del Giudaismo successivo) apparve incomprensibile per il suo inflessibile esclusivismo.
Nacque così la leggenda delle dieci tribù "perdute", che spiegava la sparizione dalla storia ebraica di una parte consistente delle popolazioni non con la loro esclusione e con la loro trasformazione in "altro" (cioè nei Samaritani), bensì con un trasferimento fisico da Israele verso un mitico e non specificato "altrove", accompagnato da una "dimenticanza" delle proprie origini e, cosa ben più grave, dall'apostasia da Dio e dalla conversione a culti non ebraici. Questo mito ha avuto un importantissimo ruolo fondativo in molti fenomeni religiosi, per lo più di derivazione cristiana, che si sono presentati come il "ritorno" di una o più "tribù perdute".

- Fra le innumerevoli tradizioni che rivendicano la discendenza dalle "tribù perdute", si possono citare per esempio i seguenti:
Nel periodo ellenistico l'ebraismo attraversò un periodo di grande fervore proselitistico, del quale il Cristianesimo (che inizialmente era solo una setta ebraica) è il lascito più evidente e duraturo. Numerosi furono i popoli che si convertirono all'ebraismo in questo periodo, e per secoli dal Nordafrica all'Arabia si creò una costellazione di popolazioni cristiane, ebraiche e pagane che facevano della loro fede un elemento di identità e coesione etnica. Facile quindi, in tale clima, che alcuni di questi popoli (dai berberi nordafricani ai beduini arabi) iniziassero a presentarsi come i discendenti anche in senso etnico di una delle "tribù perdute".
Tra la fine dell'VIII secolo e l'inizio del IX secolo il khan e i nobili Cazari si convertono all'ebraismo, imitati da una parte della popolazione. Questa conversione di massa fu palesemente un tentativo di sottrarsi ai tentativi di influire politicamente sull'impero cazaro attraverso la religione. Il Khanato si trovava infatti stretto tra l'Islam ad est ed il Cristianesimo ad ovest. Benché anche qui non si sia mancato di parlare, in seguito, di discendenza dalle "tribù perdute", l'origine proselitistica (e non etnica) del regno ebraico cazaro è un dato storico indiscutibile. Più corretta quindi l'azzeccata definizione coniata da Arthur Koestler nella sua celebre monografia sul regno ebraico cazaro: "La tredicesima tribù".
Gli etiopi sono un popolo prevalentemente cristiano. Ma fin dal XV secolo esistono testimonianze che parlano di ebrei neri, i Falascià. Non si distinguono dalle popolazioni delle terre di cui sono originari né per la lingua né per i tratti, ma solo per la religione professata. Sono anch'essi i discendenti della grande stagione del proselitismo ebraico e si pensa discendano da popolazioni ebraiche del periodo della tarda Diaspora mescolatesi a proseliti indigeni. Anch'essi sono stati identificati come una delle "tribù perdute d'Israele", tuttavia il loro caso è diverso, in quanto si tratta di un gruppo che non ha mai perso né il culto (per quanto in forma impoverita e contaminata da elementi cristiani, che hanno fatto tentennare a lungo sull'effettiva ebraicità dei Falascià) né l'identità ebraica, e che quindi non è mai stato "perduto". Per questo la loro piena ebraicità è stata infine riconosciuta alla fine del XX secolo, permettendo loro l'emigrazione in Israele.
Una forte comunità ebraica si stabilì nell'800 in Giappone, a Kobe, a Sud dell'isola di Honshu. Anche per spiegare le origini di questa popolazione si è parlato di una "tribù perduta".
In epoca più vicina a noi i Mormoni, che si dicono discendenti sempre della tribù di Beniamino, identificano negli indiani d'America i discendenti non delle dieci "tribù perdute", ma di un altro gruppo ebraico: i Nephiti", gruppo di cui non c'è traccia nella Bibbia, ma cui parla il loro libro di Mormon. Per questo la loro religione ha sempre avuto un atteggiamento di attenzione verso le popolazioni dei Nativi americani.
il Rastafarianesimo è una religione che considera i neri i figli diretti di Re Davide, poiché gli Africani, nella loro concezione, sono tutti Etiopi, che secondo la Bibbia discendono da re Salomone, giudeo, e dalla regina di Saba, etiope (in realtà araba yemenita). Non si tratta quindi in senso stretto di una tribù "perduta", quanto di una indifferenziata discendenza "dimenticata".
Nel bestseller Holy Blood, Holy Grail di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, si pretende i Franchi (Sicambri, N.d.R.) essere diretta discendenza della tribù (peraltro mai "perduta") di Beniamino, mentre i loro sovrani Merovingi addirittura di essere i discendenti divini di Gesù e della Maddalena (era questo il "Sang Réal", "sangue Regio", che divenne poi il "Santo Graal" delle leggende medievali). Si tratta di un libro del 1982 che ha dato lo spunto a moltissimi altri testi sulla "linea di sangue del Graal", ma non è suffragata da alcuna fonte storica a parte l'ovvia citazione della famosa leggenda medievale dello sbarco della Maddalena in Francia, resa popolare da Jacopo da Varazze nella Legenda Aurea.

- La riscoperta delle tribù perdute ha trovato negli ultimi decenni una nuova linfa in alcuni ambienti religiosi ebraici, che pensano di poter recuperare le tribù perdute e farle tornare in Israele.
In questo contesto, il recupero di popolazioni di origine ebraica (pur non facendo parte della tradizione ebraica ortodossa) rafforzerebbe la presenza ebraica in Israele, con immissioni di popolazioni del Terzo Mondo ad elevato tasso di natalità ed estremamente interessate e motivate ad emigrare in un Paese del Primo Mondo.
Questo piano ha suscitato una ferma opposizione anche all'interno dello stesso mondo ebraico, in quanto spesso le popolazioni che si proclamano di origine ebraica sono in realtà fazioni dissidenti di contesti cristiani, auto-identificatesi col popolo ebraico attraverso la lettura della Bibbia cristiana. Il sospetto è che dietro la pretesa di ascendenza ebraica ci sia solo il desiderio di emigrare in un Paese sviluppato per migliorare le proprie condizioni di vita. Questo non ha impedito che proseguisse la ricerca dei discendenti delle tribù perdute, e il perfezionamento della loro conversione all'ebraismo come premessa alla loro emigrazione in Israele.
Il dibattito suscitato da questi gruppi spiega comunque l'enorme pubblicistica, sia a stampa sia su Internet, relativa al tema delle "tribù perdute".
I principali gruppi che rivendicano oggi una discendenza da una "tribù perduta" sono:
Bene Ephraim (India)
Bnei Menashe (India)
Ebrei di Persia (che sono pienamente ebrei; in questo caso l'ascendenza si limita a spiegare la loro origine)
House of Israel (Ghana)
Igbo (Nigeria, sono di religione cristiana e non si considerano ebrei)
Lemba (Sudafrica)
Inoltre i Pashtun afghani e i Kashmiri pongono le loro origini leggendarie in una non meglio specificata "tribù perduta d'Israele", ma non si considerano ebrei.
Un incidente diplomatico, riguarda i cosiddetti discendenti della tribù di Manasse, gli Bnei Menashe, "scoperti" qualche anno fa in India. La tribù conta circa 7.000 membri e abita una zona montuosa del NordEst del Mizoram. Il Mizoram è uno Stato a prevalenza cristiana, mentre la maggior parte della popolazione del Manipur è indù. All'inizio del XX secolo, i membri della tribù si erano convertiti al cristianesimo. Nel 2.006 i rabbini sefarditi inviati da Israele hanno seguito la conversione dei tribali e li hanno dichiarati “discendenti di ebrei”.
La maggioranza della popolazione non conosce la lingua ebraica, ma i riti che officiano sono stati giudicati analoghi a quelli praticati in Israele. Dopo 27 secoli son pronti per essere accolti in Eretz Yisrael, nonostante le proteste – anche a livello diplomatico – di Nuova Delhi, che ha chiesto ufficialmente al governo israeliano di far cessare le attività di proselitismo sul proprio suolo.
Che nasca da leggende o da veridicità scientificamente provabili, questo forte sentimento di riabbracciare i propri fratelli perduti ha trovato reale attuazione dal Sionismo in poi, nella costruzione dello Stato di Israele, prima, quindi nell'istituzione dell'Operazione Salomone, che aiutò i Falascià, e infine in Shavei Israel, associazione fondata nel 2.004 da un gruppo di Sefarditi, il cui scopo è proprio quello di aiutare “ebrei dispersi” a tornare in Israele.

- Erano detti sefarditi (dall'ebraico Sefarad, = Spagna) gli ebrei abitanti la penisola iberica.
Nel Tanakh, l'insieme dei libri che compongono la bibbia ebraica, nel libro di Ovadia, (Haftarah di Vayishlach) e solo qui in tutto il Tanakh, troviamo il termine Sepharad per indicare una non meglio identificata città vicino-orientale. Tale luogo è tuttora dibattuto, ma "Sefaràd" fu identificata da ebrei successivi come la penisola iberica e ancora significa "Spagna" o "spagnolo" in ebraico moderno e proviene appunto da Sefarad. Si riferisce quindi ai discendenti di coloni ebrei originari del Vicino Oriente, che vivevano nella penisola iberica fino al momento dell'Inquisizione spagnola; si può anche riferire a coloro che usano lo stile sefardita nella loro liturgia, o si definiscono sefarditi per le tradizioni e usanze che mantengono, provenienti dal periodo iberico: in base a ciò, il termine ebreo sefardita indica la persona che segue la Halakhah sefardita.

Teoria della derivazione dell'impero
britannico dalla tribù di Efrem e
degli USA da quella di Manasse.
Da https://www.cai.org/it/studi
-della-bibbia/l%E2%80
%99israele-britannico
- Sussistono inoltre i convincimenti, avvalorati da particolari analisi della Bibbia, che inglesi e statunitensi facciano parte delle perdute tribù d'Israele e che i reali inglesi discendano da David, supposizioni iniziate, guarda caso, nel '600, proprio quando in Gran Bretagna nasce la Massoneria.

Da http://www.santaruina.it/israele-britannico: « Nel 1587, in una lettera datata 27 aprile e indirizzata a John Foxe, Sir Francis Drake scrive:
“Che Dio sia glorificato, la sua Chiesa e la sua Regina preservate, i nemici della verità vinti e che possiamo avere ininterrotta pace in Israele”.
Che significato può avere tutto ciò? La questione si riallaccia alla bizzarra credenza dell’anglo-israelismo in relazione alle tribù perdute di Israele.
Morto Salomone, narra la Bibbia, le dodici tribù di Israele si divisero in un regno del Nord (di Israele), che riuniva dieci tribù, e in un regno del Sud (di Giuda) – con capitale a Gerusalemme – che riuniva le tribù di Giuda e di Beniamino. Nell’VIII° secolo gli Assiri occuparono il regno di Israele e deportano le dieci tribù del Nord. Che ne fu delle dieci tribù del Nord?
Gli storici, quasi unanimemente, sono convinti che esse si siano disperse, verosimilmente assimilate dai popoli presso cui erano state deportate. Questo svolgimento dei fatti non è stato accettato da tutti ed ecco sorgere le teorie più strane, in particolare dal Seicento in poi.
La più importante di queste afferma che gli anglosassoni, in particolare modo gli inglesi, sono i discendenti diretti delle “tribù scomparse”. Da queste ed altre astruse credenze e interpretazioni si origina una dottrina segreta, che non è affatto da sottovalutare e, più avanti, ne vedremo il perché.[…]
La tesi dell’ “Israele britannico” fu esposta, nel secolo scorso, dal medico inglese John Wilson, che nel 1840 diede alle stampe un curioso volume dal titolo “Our Israelitish Origin” (La nostra origine israelita) e da George Moore (1861) nel libro “The Ten Tribes” (Le dieci tribù).
E’ utile sottolineare che “Lo storico dell’arte fabiano John Ruskin, alla fine dell’800, entusiasmava la gioventù aristocratica predicando la superiorità anche razziale della casta signorile britannica, a cui come ‘vero Israele’ era offerto il dominio del mondo: una missione morale, poiché il mondo andava incivilito estendendo ad esso, volente o nolente, i benefici del superiore umanesimo britannico”
(M. Blondet, Complotti – I fili invisibili del mondo – 1. Stati Uniti, Gran Bretagna,Milano 1995, pag. 49).
A proposito del termine “vero Israele”, Arnold Toynbee nel suo libro del 1934: “A Study of History”, scrive:
“Fra i protestanti di lingua inglese si trovano ancora alcuni fondamentalisti che si reputano ‘il popolo eletto’ nel senso letterale del termine, quale viene usato dal Vecchio Testamento. Questo ‘Israele Britannico’ fa fiduciosamente risalire il suo ceppo fisico alle scomparse Dieci Tribù”
(A. Toynbee, Panorami della storia, Milano 1954, vol. II, pag. 53).
Il convincimento che la monarchia inglese fosse l’erede del regno di Israele concedeva ratificazione biblica all’imperialismo britannico. […]
Sono vitali ancora oggi queste dottrine occulte?
Maurizio Blondet ci informa:
“nel 1991, mentre ero a Washington (infuriava la Guerra del Golfo), mi capitò… di constatare che i British Israelites esistono tuttora. Conservo un loro curioso libretto che pubblicarono allora, The Prophetic Expositor, che è una summa delle loro credenze”.
Blondet si dilunga sulle loro convinzioni: “Presto tornerà il Messia e instaurerà il Regno di Dio, che sarà ‘un regno concreto e materiale, con territorio, leggi, popolo e trono’. Sarà ovviamente la Casa Reale Britannica, ‘discendente da Davide’, a occupare quel trono. […]  Abbiamo visto che il ruolo “divino” era stato perso dall’Inghilterra a causa del suo comportamento e che ben presto fu rimpiazzata da un Israele americano.
Non è assurdo credere, a questo punto, che “Benjamin Franklin obbediva alle stesse suggestioni quando, come membro del ‘Triumvirato’ incaricato di disegnare il sigillo degli USA, proponeva nel 1776 di raffigurarvi ‘Mosé che divide il Mar Rosso mentre il Faraone e i suoi armati sono sommersi dalle acque” (Ibidem, pag. 96).
Stupirà ancora di più sapere che il simbolo dell’aquila poi adottato come suggello dell’America, secondo David Austin, derivava proprio dall’Apocalisse: “che ne è divenuto dell’aquila sulle cui ali la donna perseguitata (Ap., 12,14) fu portata nella wilderness americana, non si potrebbe rispondere che essa si è posata sul sigillo civile degli Stati Uniti?” (S. Bercovitch, America puritana, Roma 1992, pag. 175).[…]
Queste sono le assurde premesse sulle quali si fonda il fondamentalismo americano che vede ogni sua guerra come una sorta di crociata.
L’ex presidente USA, Ronald Reagan, abbracciò questa dottrina segreta e pronunciò discorsi dai toni messianici infuocati: “Tutte le altre profezie che si dovevano realizzare prima di Armageddon sono avvenute.
Nel trentesimo capitolo del profeta Ezechiele si dice che Dio raccoglierà i figli di Israele dalle lande pagane dove sono stati dispersi per riunirli di nuovo nella terra promessa.
Dopo 2000 anni, questo momento è finalmente giunto.
Per la prima volta nei tempi, ogni cosa è pronta per la battaglia di Armageddon e il secondo avvento di Cristo”. E, ancora, rivolgendosi ai soldati americani, l’ex presidente Ronald Reagan tuonò:
“Voi oggi state respingendo le forze del male che vorrebbero estinguere la luce che noi abbiamo custodito per 2000 anni” (Le due frasi di Ronald Reagan sono citate da Majid Valcarenghi e Ida Porta, in “Operazione Socrate”, Firenze 1995, pagg. 101-102).
Il giornalista Ronnie Dugger in un lungo articolo, pubblicato nel 1984, sul “The Guardian”, si chiese:
“Gli americani potrebbero giustamente chiedersi se il loro presidente… sia personalmente predisposto dalla teologia fondamentalista ad attendersi un qualche Armageddon che inizi con una guerra nucleare in Medio Oriente. (…). Se in Medio Oriente insorgesse una crisi e minacciasse di trasformarsi in un confronto nucleare, il presidente Reagan potrebbe essere incline a credere di assistere all’arrivo dell’Armageddon deciso dalla volontà di Dio?” (“The Guardian”, 21 aprile 1984. L’articolo fu pure pubblicato sul “Washington Post”).[…]
E’ evidente la sopravvivenza di tendenze apocalittico-millenaristiche nella cultura contemporanea degli USA. Tendenze piuttosto evidenti anche nella politica estera americana.
Scrive ancora Gobbi che l’America ha combattuto: “Soltanto in questo secolo… “battaglie finali” contro il fascismo, il comunismo e, più recentemente, contro il fondamentalismo islamico; e soprattutto sono ancora fondamentalmente convinti di essere un “popolo eletto”, una “Nazione Redentrice” (R. Gobbi, op. cit., pag. 223). »

Teoria dei riferimenti a Israele
nello stemma britannico.
Inoltre da https://www.cai.org/it/studi-della-bibbia/l%E2%80%99israele-britannico: « Dio diede il regno di Israele a David in seguito ad un patto duraturo (2 CRON 13:4,5). In un altro versetto, vediamo che Dio aveva promesso di mettere i suoi discendenti sul trono per sempre (SALM 89:29,30). Questo patto ci sarebbe sempre stato anche se suo figlio avesse peccato e si fosse allontanato da Dio (SALM 89:31-37).
Da Roboamo (successore di Solomone) a Sedekia, si può vedere il continuo succedersi sul trono dei discendenti di Davide. Tuttavia, la successione sembra interrompersi ad un certo punto.
Geremia, profeta al tempo del sopra citato Re Sedekia, ebbe un ruolo molto importante nel verificarsi degli eventi nella storia di Israele.
Ciò viene anche rimarcato dal fatto che lui è uno del pochi che, come si dice nella Bibbia, furono scelti da Dio ancora prima di nascere. Giovanni Battista e Gesù Cristo sono gli altri due. La missione di Geremia è chiaramente spiegata nel capitolo 2, al versetto 10 del libro che prende il suo nome: "Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare."
Sedekiah, il successore di David, fu catturato e portato in Babilonia. Suo figlio ed i nobili furono uccisi (GER 39:1-7). Egli fu tenuto prigioniero fino alla sua morte (GER 52:11). Ciò sollevò la questione su chi avrebbe potuto portare avanti la linea di Davide. Chi era il successore al trono di Davide? Una speranza era riposta nel predecessore di Sedekiah, Joiakim. Lui era stato catturato da Nebucadnetsar ma fu poi liberato (2 RE 25:27-30). Purtroppo, non c’erano possibilità che lui fosse il successore al trono poiché Dio Stesso aveva proclamato che nè Joiakim (= Conia) nè nessuno dei suoi figli avrebbe mai potuto sedersi di nuovo sul trono (GER 22:24,25,30). Dio sarebbe stato capace di mantenere il patto con David, che il suo trono sarebbe durato per sempre? Prima di dare una risposta a questa domanda, diamo un’occhiata alla situazione del popolo di Israele a quel tempo.
Al tempo del regno di Re Sedekiah (Re del Regno del Sud), le dieci tribù di Israele (Regno del Nord) erano già state costrette a stare in schiavitù sotto gli assiri per 130 anni. I conquistatori ripopolarono con altre nazioni il regno del Nord ormai vuoto. Fra di essi c’erano anche persone provenienti da Babilonia, da Cutha, Avva, Hamath, ecc. (2 RE 17:24). Questi popoli vivevano ancora in Samaria al tempo di Gesù. Tramite la Bibbia sappiamo che i Giudei (Regno del Sud) non si mescolarono con i pagani della Samaria fino al tempo di Gesù, 600 anni più tardi. La capitale del Regno del Nord era Samaria.
Geremia, Ezechiele e Daniele furono usati come profeti quando Gesù fu portato via (130 anni dopo il popolo di Israele). Quindi, Geremia portò a termine la prima parte della sua missione: "demolire e distruggere", ma il regno non fu poi ricostruito. 
Come già sappiamo, tutti i figli di Sedekiah morirono. Geremia era anche uno degli schiavi che furono trasportati in Babilonia. Egli fu rilasciato da Nebucadnetsar con il permesso di andare ovunque egli desiderasse. Il suo viaggio lo portò a Mitspa (GER 40:6). 
Il motivo erano le figlie di Sedekiah (GER 41:10). Geremia sapeva che la legge ebraica permetteva alle figlie di diventare eredi dirette in assenza di eredi maschi. Ma c’era una condizione ovvero che esse si sposassero con qualcuno della stessa tribù (NUM 27:7-10; NUM 36). 
Geremia andò in Egitto con le principesse ed il suo assistente Baruc. Aveva trovato le principesse e quello di cui aveva bisogno ora era un uomo della linea regale e della tribù regale di Giuda. Per trovarlo dobbiamo risalire all’albero genealogico di Giuda. 
In Genesi 38:29 & 30 si parla della nascita dei due gemelli di Giuda. Si chiamavano Zara e Farez. Zara era il primogenito, ma mentre stava per nascere ritirò dentro la sua mano (con il filo rosso) e quindi Farez venne fuori dal ventre per primo. La rottura di cui parlò l’ostretica (GEN 38:28-30) sarebbe stata guarita molto tempo dopo. La linea di Farez, il secondogenito, fu benedetta e Davide discendeva proprio da questa linea.
La guarigione della rottura poteva solo significare che lo scettro sarebbe passato dalla linea di Farez alla linea di Zara. Questo trasferimento non si verificò prima dell’epoca del Re Sedekiah di Giuda perchè egli era un discendente della linea Farez. Pertanto ciò si doveva verificare dopo che il Re Sedekiah avesse lasciato il trono. Tuttavia, Dio aveva promesso a David che la sua linea (Farez) sarebbe rimasta sempre sul trono, per tutte le generazioni. Quindi, la guarigione poteva solo verificarsi se un erede al trono della linea di Farez avesse sposato un discendente della linea di Zara. La storia ci dimostra che un gruppo appartenente alla linea di Zara raggiunse la costa centrorientale Irlandese all’epoca del regno del Re Davide.
I popoli di Israele oggi - Torniamo al popolo di Israele (Regno del Nord) dopo che essi furono deportati e poi liberati. Dove andarono? O per meglio dire, dove sono oggi? La Bibbia ci offre alcune profezie circa i luoghi dove Israele andò dopo esser stato reso libero:
Vediamo tutte le caratteristiche dei posti che Israele sarebbe dovuto possedere.
Essi non avranno alcun re per molto tempo: OSEA 3:4 "Rimeranno molti giorni senza un re".
Il trono sarà nel mare ed il popolo governerà sul mare. 2 SAM 7:10: "e non andrà più via". Così Israele avrà finalmente una terra. OSEA 12:2: "Seguono il vento d’est = verso l’occidente". SALM 89:25: stabilirò la mano (= Scettro) di David nel mare; il suo trono sarà nel mare e lui controllerà le rotte del mare"
Questa terra è a nord ovest di Israele. ISA 49:3,6: in riferimento a Israele (Giacobbe). Versetto 12: da molto lontano dal nord e dall’vest = nord-ovest (non c’è nessuna parola ebrea che significa nord-ovest).
si trova su un’isola molto lontana. GER 31:9&10: sulle isole "molto lontane".
Quando prendi una mappa geografica dell’Europa e tiri una linea dritta da Gerusalemme verso Nord Ovest, attraverso il continente europeo e il mare, e poi lungo le isole nel mare, arrivi direttamente alle Isole Britanniche!! Inoltre, ci sono moltissimi fatti storici che dimostrano che la Gran Bretagna e gli USA sono proprio le “tribù perdute” di Efraim e Manasse. Daremo più in là uno sguardo ad essi:
I nomi ebrei - Il popolo di Israele è anche conosciuto come “il popolo del patto”. La parola ebrea per “patto” è 'berith' (che si pronuncia 'brit'). La parola ebrea per “uomo” o per “popolo“ è 'iysh' oppure 'ish'. La parola per “uomo del patto” oppure per “popolo del patto” sarebbe quindi 'Brit-ish'. Sarà pure una mera coincidenza che il popolo del patto di Dio si chiama oggi “British” (Britannico)?
Abramo ricevette una promessa da Dio che la sua discendenza si sarebbe chiamata Isacco (GEN 21:12). Ciò viene enfatizzato ancora una volta in ROM 9:7 ed in EBR 11:18. Si tratta di una mera coincidenza il fatto che il termine “Sassoni” ('Saxons') sembri essere molto simile al termine “figli di Isacco” ('Saac's sons')? »

E qui ci sarebbe posto anche per i tedeschi! (N.d.R.) Inoltre è interessante l'analisi dello stemma britannico: « I differenti blasoni in tutto il mondo sono il simbolo della storia delle nazioni che essi rappresentano. Il blasone reale britannico ha dei particolari che identificano il popolo della Gran Bretagna come discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe. Esso, così come si presenta oggi (aldilà di piccolo variazioni), esiste sin dal regno di Re Giacomo I (1603-1625 A.D.). Egli fu l’unico che promosse una nuova traduzione inglese della Bibbia, la “King James Bible”. 49 dei più grandi professori di lingue bibliche (ebreo e greco) lavorarono su di essa usando i manoscritti ebraici (chiamati “Massora”) fino a quando la Bibbia di Re Giacomo non fu pubblicata nel 1611 (ROM 9:4).
Dio benedisse la Gran Bretagna e l’America tanto quanto esse rispettarono la Bibbia. Un esempio storico può chiaramente spiegare tutto ciò: il re Filippo di Spagna preparò la sua “Armada”, all’epoca pensata di essere invincibile, per attaccare la Gran Bretagna. Il 19 luglio 1588, le imbarcazioni della flotta spagnola furono segnalate al largo della costa Britannica. Sebbene la flotta britannica potesse contare solo su un contrattacco di 80 piccole navi, contro le 149 “dell’ Armada spagnola", si verificò il miracolo. Una forte tempesta, proprio in quel momento, diede la vittoria alla Gran Bretagna. Consapevole dell’intervento di Dio, la regina Elisabetta I, ordinò che fosse coniata una moneta d’argento riportante la seguente incisione: “Egli soffiò e loro furono dispersi", con il nome di Dio “Jehovah” in ebreo scritto sopra di essa. Sul retro della moneta c’era il disegno di una chiesa fondata sulla roccia con un’incisione latina: “Io posso essere attaccata ma non ferita.” 
L’iscrizione sullo scudo - I simboli sullo scudo hanno tutti un’origine antica. I leoni inglesi sono posti nel primo e nel quarto riquadro, il leone scozzese invece nel secondo. Questo leone è il leone di Giuda che si trovava anche sullo stendardo reale degli Stewarts scozzesi (la Casa Reale di Scozia), trasferito poi sul blasone britannico dopo l’unificazione dell’Inghilterra e della Scozia nel 1603. Nel terzo riquadro c’è invece l’arpa che rappresenta l’Irlanda del Nord e che è l’arpa di Davide. Pertanto, tutti i simboli presenti sul blasone trovano la loro origine in Giuda. 
Ciò conferma la promessa di Dio in 2 SAM 7:12,13, una promessa che si realizzò alla lettera! La famiglia della regina Elisabetta risale al Re Davide. Copie del suo albero genealogico possono essere trovate nel Museo Britannico e nel Castello di Windsor.
L'iscrizione "Dieu et mon Droit" - Se la si traduce, questa frase francese significa “Dio ed il mio diritto” ed appare sotto il blasone sui nastri. Essa parla del “diritto di nascita”.
Se si considerano tutte le promesse di diritto di nascita fatte da Dio ad Abramo e poi ad Isacco e Giacobbe diventa chiaro che queste promesse si realizzano completamente negli Anglosassoni di oggi. Quindi ci si deve aspettare che la “promessa di diritto di nascita” compaia sul blasone della Gran Bretagna.
La frase francese scritta introno allo scudo significa: “Maledetto si chiunque ti maledice” (GEN 27:29).
Il leone - Il leone, essendo il re degli animali (PROV 30:30), rappresenta la predominanza di Israele sulle alter nazioni. La Bibbia collega il simbolo del leone ad Israele (GEN 49:9; MIC 5:8).
L'unicorno - Così come il leone, l’unicorno è anche un simbolo di potere e forza. Mosè e Balaam fanno corrispondere l’unicorno con Israele (NUM 24:8).
Un’altra connessione può essere riscontrata in DEUT 33:17. L’unicorno era originariamente parte del blasone scozzese, ma poi fu aggiunto al leone inglese nel 1603 D.C.. Le registrazioni storiche dimostrano che l’unicorno potrebbe essere anche trovato sullo stendardo della tribù di Efraim durante la sua migrazione nel deserto. Questo è un’altra coincidenza che sottolinea che i Britannici discendono per metà dalla tribù di Efraim.
Il leone con la corona - Il leone con la corona si trova seduto sulla corona sull’elmetto riportato sullo scudo. In LUC 1:32-33 si legge: "...ed il Signore gli (Gesù) darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno..."
Pertanto, Gesù è rappresentato dal leone della tribù di Giuda (APO 5:5) in una posizione che enfatizza il Suo diritto a governare sulla Casa di Davide e Giacobbe.
L’elmetto e lo scettro - L’apostolo Paolo citava questi simboli in una sua lettera agli Efesini. In EFE 2:12, Paolo usa la frase “La Federazione di Israele” ("Commonwealth of Israel" nella King James Bible), un’espressione poco usuale a quei tempi poiché una Federazione di Israele non esisteva.
Secondo le profezie del Vecchio Testamento Israele doveva essere una benedizione speciale per le altre nazioni. 
Rembrandt Harmenszoon Van Rijn: Il festino di Baldassarre
del 1636. L'episodio raffigurato è tratto dal Libro di Daniele.
Baltassar, re di Babilonia, nonostante l'assedio da parte di
Ciro, preferisce organizzare un banchetto a corte, anziché
provvedere alla difesa della città. I commensali fanno
libagioni e si cibano nelle coppe e nel vasellame trafugato
tempo prima dal padre di Baltassar, Nabucodonosor,
durante la conquista di Gerusalemme e il saccheggio del
tempio. Per un malizioso scherzo del destino il sovrano
Babilonese patisce la stessa sorte fatta soffrire da suo
padre al popolo ebraico. Nel dipinto il suggello a tale
amaro destino viene, nel bel mezzo del convito, da una
improvvisa apparizione dall'oscurità della tela. Una scritta
è disegnata da una mano su una parete, essa recita:
"Dio ha computato il tuo regno e gli ha posto fine. [...]
Il tuo regno è messo a pezzi, ed è dato a Medi e Persiani".
Grazie alle loro attività missionarie, l’America e la Gran Bretagna divennero i principali responsabili della diffusione della Bibbia e di conseguenza della diffusione dello Spirito Santo negli ultimo giorni, così come professato dalla Bibbia (ATTI 2:16-21). Le lingue di fuoco vicino all’elmetto - A destra ed a sinistra degli ornamenti dell’elmetto vengo fuori alcune cose come. "lingue di fuoco". Questi ornamenti sottolineano il diffondersi dello Spirito Santo. Leggiamo questa spiegazione della Bibbia: "ed apparvero loro delle lingue di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro." ATTI 2:3
L'identificazione di Manasse - Le benedizioni di Israele - Le promesse nazionali furono dapprima fatte ad Abramo e poi ripetute ai discendenti di Isacco e di Giacobbe (= Israele). Dei dodici figli di Israele, Giuseppe era l’unico ad ereditare le promesse ed i suoi due figli Efraim e Manasse le ereditarono a loro volta.
Giacobbe benedisse Efraim e Manasse sul suo letto di morte e preferì, contrariamente alla tradizione, il giovane Efraim piuttosto che il “primogenito“ Manasse (GEN 48:19). Così come si può vedere, il blasone reale della Gran Bretagna presenta dei simboli che si ricollegano alle promesse di Efraim. »

L'impero Persiano, da http://www.
homolaicus.com/storia/antica
/grecia/grecia_classica/images
/impero-persiano.jpg
Nel 539 p.e.v. - I persiani conquistano Babilonia e nel 537 il loro re, Ciro il Grande, permette agli ebrei di tornare in Giudea e di ricostruire Gerusalemme, le sue fortificazioni e il Tempio. Non consente tuttavia il ripristino della monarchia giudea, fatto che rende i sacerdoti della Giudea l'autorità dominante. Senza il potere vincolante della monarchia, l'autorità del Tempio nella vita civile fu amplificato.
È in questo periodo che emerge il partito dei Sadducei come il partito dei sacerdoti, delle élite consociate e dell'aristocrazia delle antiche famiglie nell'ambito delle quali venivano reclutati i sacerdoti dei ranghi più alti, nonché, in particolare, il Sommo sacerdote. La corrente dei sadducei si richiamava, nel proprio nome,  all'antico e leggendario Sadoc (o anche Zadk o Zadoq), il sommo sacerdote al tempo dei re David e di suo figlio Salomone. Suo padre Elèazar era un figlio di Aronne della tribù di Levi, primo sommo sacerdote e fratello di Mosé. Inizialmente Sadoc esercitava il suo ministero nel santuario di Gabaon, mentre un secondo sommo sacerdote, Abiatar, parimenti discendente di Aronne, seguiva il re David. Alla morte di questi, Sadoc intervenne nella lotta per la successione al trono schierandosi dalla parte di Salomone contro Adonia, sostenuto da Abiatar. La vittoria di Salomone fu anche la vittoria di Sadoc, che rimase unico sommo sacerdote. Sadoc fu considerato il capostipite delle famiglie sacerdotali di Gerusalemme (sadociti) nel periodo postesilico.
Dei Sadducei e della loro spiritualità non conosciamo molto perché la loro fazione, ritenuta in seguito colpevole di collaborazionismo nei confronti dei romani, fu letteralmente sterminata durante la rivolta giudaica del I secolo. Sul piano dottrinale si ritiene, in base alle scarse informazioni pervenuteci, che i Sadducei, (a differenza dei Farisei, successivi a loro) considerassero vincolante solamente la cosiddetta Legge scritta, ossia quanto tramandato nei libri della Bibbia ebraica o Tanakh e non credevano alla resurrezione dei morti, ossia alla perpetuazione dell'individuo dopo la morte, in corpo e spirito e sembra che respingessero anche l'esistenza di un'anima immortale; pare che non accettassero nemmeno la dottrina degli angeli.. Tuttavia è lecito dubitare che avessero, al riguardo, una posizione di netta preclusione, sia perché ciò non si concilierebbe con il contenuto della stessa Legge scritta, sia perché l'evidenza archeologica delle modalità di sepoltura seguite dai Sadducei attesta, in ogni caso, una fede nell'esistenza di un mondo ultraterreno del quale il defunto, alla morte, entra a far parte.
Il calendario liturgico dei Sadducei differiva leggermente da quello adottato poi dai Farisei, e ciò spiega le lievi divergenze temporali relative ai racconti della Passione tra i Vangeli sinottici e quello di San Giovanni.
Il rifiuto della tradizione orale fu, probabilmente, il fattore che consentì ai Sadducei di aprirsi alla cultura dell'ellenismo, pur conservando la fede nel giudaismo, facendo di essi un'élite intellettuale ed imprenditoriale capace di esercitare notevole influenza persino nell'ambito della politica imperiale romana. La loro permeabilità agli influssi stranieri, connessa alla capacità di mantenere intatta la propria identità, è tipica dei ceti aristocratici di ogni tempo ed ogni nazione e l'opposizione ai Sadducei da parte dei Farisei riecheggia motivi di orgoglio nazionale e di rivalsa anti-aristocratica che troviamo, nella storia, replicati numerose volte in diversi contesti. Sebbene i Sadducei siano scomparsi dalla scena storica nel I secolo, ai loro insegnamenti si richiamarono i Caraiti, che ruppero con l'ebraismo rabbinico nell'VIII secolo. Tuttavia una questione fondamentale distingue le due sette: i Caraiti credevano nella resurrezione, nell'immortalità dell'anima e nelle ricompense e punizioni dopo la morte.

Nel 516 p.e.v. - Dopo la sua costruzione, viene consacrato il Secondo Tempio di Gerusalemme.
Visto che la sua costruzione avveniva sotto gli auspici di una potenza straniera (l'impero Persiano), nonostante la posizione predominante del partito dei Sadducei, si scatenarono persistenti dispute di autorità culturale nel pensiero ebraico, che determinarono lo sviluppo di varie sette o "scuole di pensiero" ognuna delle quali si avocava l'autorità esclusiva di rappresentare il "giudaismo" e che evitava in genere i rapporti sociali, soprattutto i matrimoni, con membri di altre sette. Nello stesso periodo, il consiglio dei saggi noto come Sinedrio aveva codificato la Bibbia ebraica (Tanakh), stabilendone un canone dal quale, dopo il ritorno da Babilonia, veniva pubblicamente letta la Torah nei giorni di mercato.

Nel 475 p.e.v. circa - Spesso associata con Serse I di Persia, la Regina Ester rivela la sua identità al re e lo implora di aiutare il suo popolo, rivelandogli il complotto di Aman contro gli Ebrei. Ester era la figlia di Abicàil della tribù di Beniamino, una delle due tribù che costituivano il Regno di Giuda prima della sua distruzione da parte dei babilonesi e la deportazione, nel 597, dell'élite del regno giudaico nelle province dell'impero persiano. Alla morte dei genitori, Ester era stata adottata dal cugino Mordechai, che occupava una funzione amministrativa nel palazzo reale a Susa. Avendo sentito che il re Assuero (normalmente identificato con il re persiano Serse) cercava una nuova sposa, Mordechai fece partecipare la cugina Ester alle selezioni e, venendo scelta e divenne la sposa di Assuero. Quando il primo ministro Aman decise di sterminare tutti i giudei del regno, Mardocheo, che aveva sempre vegliato su Ester, la esorterà a presentarsi al re per intercedere in favore del proprio popolo. Sebbene fosse proibito con pena di morte accedere al re senza essere chiamati, dopo un digiuno di tre giorni Ester gli si presentò innanzi per chiedergli il favore di accettare il suo invito a cena insieme ad Aman. Durante la cena li invita ad una seconda cena e durante quel secondo banchetto informa il re di essere giudea, precisando che Aman aveva decretato lo sterminio di tutti i giudei del regno. Ottenne allora dal re il diritto per i giudei di difendersi il giorno in cui avrebbero dovuto essere sterminati. Mordechai stilò quindi un decreto con cui istituì la festa dei Purim, perché la tristezza si era tramutata in gioia e il lutto in giorno di festosa letizia. Così, il 14 e il 15 del mese di adbar (marzo) sono giorni di allegria, nei quali, nelle sinagoghe, si legge il libro di Ester.

Nel 459 p.e.v. circa - Vedendo dilagare l'anarchia in Giudea, il successore di Serse, Artaserse I di Persia, invia Esdra a ristabilire l'ordine. Esdra detto "lo scriba" fu colui che condusse il ritorno del secondo contingente di Ebrei dall'esilio babilonese e a cui vengono attribuiti i vari Libri di Esdra (ritenuti diversamente canonici o apocrifi dalle religioni bibliche) e i libri delle Cronache della Bibbia. Figlio o nipote di Seraiah, era discendente diretto di Pincas, figlio di Aronne, della tribù di Levi, primo sommo sacerdote. Ciò che si conosce della sua storia è contenuto negli ultimi quattro capitoli del Libro a lui attribuito, e in Neemia 8 e 12,26. Fu considerato come un secondo Mosè, e degno anch’egli di ricevere la Torah. Egli introdusse la scrittura quadrata ebraica per usarla nella redazione della Torah. Il Tempio non fu più l'unica istituzione di vita religiosa ebraica. Nel tempo di Esdra lo Scriba, le case di studio e di culto rimasero importanti istituzioni secondarie della vita ebraica. Fra le pratiche che egli introdusse insieme all'Assemblea dei Sapienti, che dirigeva, vi fu la lettura trisettimanale della Torah: il lunedì, il giovedì, e il sabato pomeriggio. Al di fuori della Giudea, la sinagoga era spesso chiamata casa di preghiera e sebbene la maggior parte degli ebrei non potessero frequentare regolarmente il servizio del Tempio, si potevano però incontrare nella sinagoga per le preghiere di mattina, pomeriggio e sera. Sebbene i sacerdoti controllassero i rituali del Tempio, i sapienti, gli scribi e i saggi, successivamente chiamati Rabbini (in ebraico "mio maestro"), dominavano lo studio della Torah.
Questi saggi mantenevano una tradizione orale che credevano si fosse originata sul Monte Sinai insieme alla Torah scritta di Mosè. I Farisei traevano le loro origini da questo nuovo gruppo di autorità. Il termine Fariseo deriva dal latino pharisæus-i attraverso il greco pharisaios, dall'ebraico pārûsh (dal verbo pārāsh, al plurale pĕrûshîm ) e aramaico parush o parushi, che significa "colui che si è separato o distintosi".
Al contrario dei Sadducei, i Farisei sostenevano che avesse pari, se non anche superiore importanza, la Legge orale, ossia la tradizione interpretativa del Tanakh, trasmessa in maniera verbale, di generazione in generazione, che avrebbe poi portato alla scrittura del Talmud.
La corrente dei Farisei costituisce, probabilmente, il gruppo religioso più significativo all'interno dell'ebraismo nel periodo che va dalla fine del II secolo p.e.v. all'anno 70 ed oltre. Essi, in vari momenti, si identificavano come un partito politico, un movimento sociale ed una scuola di pensiero, a cominciare dal periodo del Secondo Tempio (515 p.e.v.) fino alla rivolta dei Maccabei contro il regno seleucide. I conflitti tra Farisei e Sadducei hanno avuto luogo nel contesto di conflitti sociali e religiosi tra ebrei che erano iniziati nella cattività babilonese e si aggravarono con la conquista romana, richiesta, fra l'altro dei Farisei in chiave anti-sadducea.

Nel 332 p.e.v. - Alessandro Magno conquista la Persia, la Fenicia e Gaza, probabilmente tralasciando la Giudea e senza entrare nella zona collinare dominata dagli ebrei, ma dirigendosi verso l'Egitto. Qui inizia il periodo ellenistico della storia ebraica e la spaccatura tra sacerdoti e saggi si sviluppò durante questo tempo, quando gli Ebrei si confrontarono con nuove lotte politiche e culturali. Nominalmente, comunque, Gerusalemme e la Giudea, dal 331 p.e.v. farà parte dell'impero macedone.

Nel 323 p.e.v. - Con la morte di Alessandro Magno, il potere effettivo passa nelle mani dei suoi generali, i diadochi, che si spartiscono il suo immenso impero suddividendolo in satrapìe. La Persia è suddivisa tra vari satrapi macedoni, tra i quali emerge presto la figura di Seleuco, satrapo di Babilonia mentre la Giudea è governata dai satrapi egiziano-ellenici Tolomei fino al 198 p.e.v., quando l'Impero Seleucida siriano-ellenico, con Antioco III, ne assume il controllo.

- Sadoc (o Zadok), era stato il sommo sacerdote al tempo dei re David e di suo figlio Salomone. Così come Esdra lo scriba , essendo discendente diretto di Pincas, figlio di Aronne, era suo discendente, Sadoc lo era poiché suo padre Elèazar era un altro figlio di Aronne. Inizialmente Sadoc esercitava il suo ministero nel santuario di Gabaon, mentre un secondo sommo sacerdote, Abiatar, parimenti discendente di Aronne, seguiva il re David. Alla morte di questi, Sadoc intervenne nella lotta per la successione al trono schierandosi dalla parte di Salomone contro Adonia, sostenuto da Abiatar. La vittoria di Salomone fu anche la vittoria di Sadoc, che rimase unico sommo sacerdote. Sadoc fu considerato il capostipite delle famiglie sacerdotali di Gerusalemme (sadociti) nel periodo postesilico.

Nel II sec. p.e.v. - Da Sadoc deriverà non solo il gruppo politico dei sadducei ma anche un movimento religioso fondato probabilmente da membri di famiglie sacerdotali, più tardi conosciuto col nome di esseni.
I Sadducei costituirono un'importante corrente spirituale del tardo giudaismo (fine del periodo del secondo Tempio) e anche una distinta fazione politica verso il 130 a.C. sotto la dinastia asmonea, cercarono di vivere un giudaismo illuminato e di trovare un compromesso anche con il potere romano.

167 - 161 p.e.v. - Rivolta dei Maccabei (chiamati Asmonei) contro l'impero ellenistico dei Seleucidi, condotta da Giuda Maccabeo e conclusasi con la vittoria e l'instaurazione della festa di Hanukkah. Gerusalemme è liberata nel 165 p.e.v. e il secondo Tempio restaurato.

- La dinastia giudaica dei re-sacerdoti degli Asmonei, detta anche dei Maccabei, dal soprannome di uno dei suoi rappresentanti più illustri (dall'aramaico maqqaba' = martello), acquistò importanza storica in Israele da quando (168 a. C.) Mattatia, sacerdote della località di Modin, pronipote di Asmoneo, iniziò la rivolta contro il re di Siria Antioco IV Epifane (175-164 a. C.), persecutore del culto israelitico. La lotta si prolungò oltre la morte di Mattatia, sotto l'abile guida dei suoi figli. Tra di essi primeggiò Giuda Maccabeo, il quale ottenne una serie di strepitose vittorie contro le truppe di Antioco; occupò Gerusalemme, ne purificò il Tempio e vi fece riprendere i sacrifici nel 164; nell'anno 160 fu ucciso in battaglia. Gli succedette il fratello Gionata (160-143), che non solo riportò nuove vittorie, ma soprattutto, da abile politico, seppe approfittare delle rivalità interne dei pretendenti al trono di Siria dopo la morte di Antioco IV. Giovanni, Simeone ed Eleazaro, altri figli di Mattatia, continuarono la lotta e riuscirono a stabilire amichevoli rapporti con Roma, rafforzando notevolmente la loro posizione e preparando la liberazione completa della Palestina, che avvenne sotto Giovanni Ircano (134-104). Con lui e il successore Aristobulo I (104-103) iniziò la decadenza degli Asmonei: rivalità e gelosie familiari e lotte di partiti resero la situazione sempre più precaria; sotto Alessandro Janneo (103-76) divampò la guerra civile dal 93 all'88; un breve intermezzo si ebbe sotto Alessandra Salomè (76-67), ma alla sua morte si riaccese la guerra tra i suoi figli. I pretendenti ricorsero a Pompeo, il quale nel 63 occupò la Palestina. Aristobulo, uno dei contendenti, fu portato a Roma prigioniero, l'altro, Ircano, perse il titolo di re. Gli Asmonei vennero infine spodestati dalla famiglia dell'idumeo Antipatro, al quale succedette Erode. Antigono, ultimo degli Asmonei, fu fatto uccidere da Erode nel 25 a. C.

Nel 141 p.e.v. - Un'assemblea di sacerdoti e altri proclama Simone Maccabeo, figlio di Giuda Maccabeo, sommo sacerdote e capo del popolo, in effetti instaurando la dinastia degli Asmonei come Casa Reale della Giudea. Nasce così una nuova monarchia nella figura di re-sacerdoti, investendo il sommo sacerdote di autorità sia politica che religiosa. Sebbene gli Asmonei fossero considerati eroi per essersi liberati dai Seleucidi, il loro potere mancava della legittimità conferita dalla discendenza della dinastia davidica del Primo Tempio. La dinastia degli Asmonei (forse dall'eponimo Asmon, il nome del bisnonno di Mattatia, padre dei Maccabei) iniziava con Simone Maccabeo che inaugurava il nuovo regno di Giudea nel 140 p.e.v., investito sia del potere civile che religioso. Poiché i re dovevano idealmente discendere dalla casa di David, i Maccabei, che erano una famiglia di sacerdoti, non avevano un effettivo diritto al potere regale. Il loro regno venne messo in pericolo dall'opposizione dei Farisei, e il Talmud li ricorda appena.
Sovrani del Regno di Giudea fino alla metà del I secolo a.C., gli Asmonei restaurarono le istituzioni politiche e religiose dell'antico Israele.
In seguito alla vittoriosa ribellione condotta da Giuda Maccabeo contro il seleucide Antioco IV Epìfane, suo figlio Simone Maccabeo ottenne il titolo ereditario che diede inizio alla dinastia asmonea. Alla sua morte, il figlio Giovanni Ircano, il primo sovrano vero e proprio, ampliò notevolmente il regno di Giudea portandolo alla sua massima potenza, fino a comprendere l'Idumea, i cui abitanti, gli Edomiti, furono obbligati a convertirsi, e divennero dunque Ebrei, cosa che non piacque ai Farisei. Gli succedettero i figli: brevemente Aristobulo I, quindi Alessandro Ianneo, che parteggiò per i Sadducei nelle loro lotte contro i Farisei. Sotto il regno di Alessandro Ianneo, un edomita di nome Antipa fu nominato strategos dell'Idumea, mantenendo questo ruolo anche durante il successivo regno della moglie Shelomit (Salomé) Alexandra (76-67 a.C.). Salomé Alexandra, che era stata moglie sia di Aristobulo I che di Alessandro Ianneo in seguito, salì al trono nel 78 a.C. e favorì invece i Farisei. Il figlio Giovanni Ircano II divenne re e sommo sacerdote, ma fu contrastato dal fratello Aristobulo II. Seguirono anni di transizione violenta del potere alla dinastia erodiana, prima con Antipatro, figlio di Antipa, che divenne il principale consigliere e ministro di Giovanni Ircano II, stringendo forti legami con la Repubblica romana, poi con suo figlio Erode: ne scaturì una guerra civile che offrì a Roma il pretesto per intervenire.

Dal 164 p.e.v. (a.C.) - La rivolta dei Maccabei aveva portato alla formazione di un regno ebraico indipendente, su cui regnavano i Maccabei, conosciuti come la Dinastia Asmonea, che durò fino al 63 p.e.v. Sebbene la Giudea raggiungesse l'indipendenza già nel 164 p.e.v. con la liberazione di Gerusalemme da parte di Giuda Maccabeo, è solo con il regno di Giovanni Ircano I (134-104), figlio di Simone Maccabeo, che ebbe inizio la vera e propria dinastia asmonea. Sotto il regno di Ircano vennero conquistati e convertiti forzatamente gli Idumei e si consolidarono i gruppi dei sadducei, farisei e forse anche esseni.
Nel 128 a.e.v., Giovanni Ircano I distrusse il tempio dei samaritani sul monte Garizim e secondo la ricostruzione storica, le popolazioni ebraiche dell'ex Regno di Israele (i Samaritani) non cessarono mai di considerarsi ebrei (se non addirittura i "soli veri" ebrei) e di praticare la religione yahwista, arrivando a convertire ad essa le popolazioni non-yahwiste deportate nel loro territorio. Esse continuavano a seguire le prescrizioni mosaiche sulla base del testo del Pentateuco, si consideravano discendenti dirette di Abramo e quindi eredi del suo patto allo stesso titolo dei Giudei. Giovanni Ircano, il primo sovrano vero e proprio, ampliò notevolmente il regno di Giudea portandolo alla sua massima potenza, fino a comprendere l'Idumea, i cui abitanti, gli Edomiti, furono obbligati a convertirsi, e divennero dunque Ebrei, cosa che non piacque ai Farisei, probabilmente dubbiosi sulla discendenza da Adamo degli Edomiti.
La dinastia Asmonea alla fine si disintegrò a causa della guerra civile tra i figli di Alessandra Salomé, Giovanni Ircano II e Aristobulo II. Il popolo, che non voleva essere governato da un re che non discendeva da David, ma dal clero teocratico, fece appello in questo spirito alle autorità romane: seguì quindi una campagna romana di conquista e annessione, guidata da Pompeo che occupò Gerusalemme nel 63 p.e.v..

Da  http://www.prieure-de-sion.com/1/genealogia_di_gesu_e_di_maria_1089786.html:
Ubicazione dell'antica Betania.
Nel 18 - A Béthania (chiamata oggi al-Eizariya, sita a pochi chilometri a est di Gerusalemme), Mariamne Migdal-Eder (la "Torre del gregge", menzionata nella Genesi 35:21 e Micah 4: 8, da cui deriva il nome Maddalena,  nel contesto della morte della moglie di Giacobbe, Rachel: "Allora Rachele morì e fu sepolta sulla via di Efratha [cioè Betlemme] e Giacobbe montò un pilastro alla sua tomba; è il pilastro della tomba di Rachel, che è ancora oggi. Israele [altro nome di Giacobbe] si avvicinò e tese la sua tenda oltre la torre di Eder". [Gen 35: 19-21 NRSV]. L'archivio biblico la localizza vicino alla città attuale di Betlemme), Principessa della Tribù di Be (Beniamino, la tribù a cui era stato assegnato il territorio di Gerusalemme e territori limitrofi), nata a Béthania e morta nel 63 in S.te Beaume, Provence, sposa Joanan Le Baptiste (Giovanni Battista) Ben (figlio di) Zachariah le Sadok (in ebraico, il giusto, nome del Sommo Sacerdote), morto nel 26 a Gerusalemme, probabile cugino di Yeshuah Ben Yossef (Gesù figlio di Giuseppe).

Ubicazione di Tabga, in Galilea.
Nel 26 - Secondo i documenti del Priorato di Sion, (http://www.prieure-de-sion.com/1/genealogia_di_gesu_e_di_maria_1089786.html) a Tabgha, in Galilea, Mariamne Migdal-Eder Principessa della Tribù di Beniamino, nata a Béthania e morta nel 63 in Ste Beaume, Provence, sposa in seconde nozze Yeshuah Ben Yossef (Gesù figlio di Giuseppe), nato 1 a Bethléem e morto nel 33 a Jérusalem.

- Mariamne (Maddalena, da Migdal) era titolata, in quanto nobile della tribù di Beniamino discendente da sacerdoti Esseni e da Giuda di Gamla che istituì il movimento dei Zeloti) ad ungere (autorizzare, consacrare) Yeshuah Ben Yossef  (nato, secondo le profezie, a Betlemme, discendente da Davide per parte di padre e dai Maccabei per parte di madre) re di Giuda.

Santa Sara la Nera, venerata
dai Gitani a Saintes Maries
de la Mer in Provenza,
Francia. Vedi anche QUI.
Nel 27 - Da quel matrimonio nasce Sarah-Damaris Principessa di Juda Bat (figlia di) Yeshuah, i cui discendenti affluiranno nella stirpe Merovingia, sempre secondo i documenti del Priorato di Sion.

Nel 33 - In Giudea, da quello stesso matrimonio nasce Yeshuah-Joseph Yuz Asaf Jésus le cadet, Joseph Harama Théo du Graal Ben Yeshuah, morto nel 120 in Srinagar, Cachemire.
Dunque, Roza Bal è un santuario, situato nel quartiere di Srinagar, in India, venerato dagli Ahmadiyya. È la tomba di due santi Ahmadiyya, Yuzasaf e Syeduddin. Yuzasaf è il nome arabo di Siddharta nella leggenda di Barlaam e Josaphat. Nel 1899 Mirza Ghulam Ahmad ha fatto l'affermazione che Yuzasaf era in realtà Gesù di Nazaret, e ha affermato che Gesù è arrivato in Kashmir, dopo essere sopravvissuto alla crocifissione. La tomba ha guadagnato popolarità come "la tomba potenziale di Gesù" anche sulla base di un resoconto nella Storia del Kashmir del poeta sufi Khwaja Muhammad Azam Didamari (1747) che il santo Yuzasaf ivi sepolto era un profeta e un principe straniero. Per corroborare questa tesi Mirza Ghulam Ahmad ha riconsiderato radicalmente la dottrina della morte e resurrezione di Gesù, tentando di dimostrare, scrive nella sua introduzione a Jesus in India, «che Gesù non è morto sulla croce, né è asceso al cielo; di conseguenza è anche escluso che possa ritornare sulla terra. Al contrario, la realtà dei fatti è che è morto all’età di centoventi anni a Srinagar, in Kashmir, dove la sua tomba può ancora essere visitata nel quartiere Khan Yar» (da http://www.viverealtrimenti.com/comunita-islamica-ahmadiyya-eterodossia-e-non-violenza/). Quindi si tratterebbe non di Gesù ma di suo figlio, colui che fra l'altro ha dato il nome alla dinastia del Graal.

Nel 33 - Secondo i Vangeli, a Gerusalemme viene crocifisso Yeshuah Ben Yossef, Gesù figlio di Giuseppe, per quanto nel Corano, IV, 157-158 è scritto: "E dissero: «Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!». Invece non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso ma Allah lo ha elevato fino a Sé. Allah è eccelso, saggio."

Nel 35 - In un’antica cronaca, attribuita a Flavio Lucio Destro, senatore romano e prefetto del pretorio dell’Impero Romano d’Occidente, morto nella prima metà del V secolo, troviamo una notizia importante: “Gli ebrei di Gerusalemme, scagliatisi con violenza contro i beati Lazzaro, Maddalena, Marta, Marcella, Massimo, il nobile Giuseppe d’Arimatea e numerosi altri, li caricano su di una nave senza remi, né vele, né timone e li mandano in esilio. Ed essi guidati, attraverso il mare da una forza divina, raggiungono incolumi il porto di Marsiglia”. Anche il vescovo Equilino racconta lo stesso episodio che ancora oggi è molto noto nella Provenza in Francia.
Giotto - Barca con i santi che
giunge in Francia.
La tradizione medioevale sintetizzata nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine o Varazze, che fu arcivescovo di Genova (dove Legenda è un latinismo che sta per Testo che deve essere letto nel giorno della ricorrenza festiva), vuole che Pietro abbia affidato la Maddalena a Massimino, uno dei 72 discepoli di cui ci parla il vangelo di Luca. Massimino, la Maddalena, suo fratello Lazzaro, sua sorella Marta, la serva di Marta Martilla e Cedonio, cieco dalla nascita guarito dal Signore, catturati dagli infedeli sarebbero stati abbandonati su di una nave per farli morire, ma miracolosamente la nave sarebbe giunta a Marsiglia, in Francia. Nel 1.601, il cardinale Cesare Baronio, eminente bibliotecario del Vaticano, nei suoi "Annales Ecclesiasticae" afferma che Giuseppe di Arimatea si recò per la prima volta a Marsiglia nel 35 e di lì fu poi mandato a predicare in Inghilterra.

Gesù e Maria Maddalena
da http://www.prieure-
de-sion.com/1/sang
_real_1014525.html
- In un libro del 1977, "Jesus died in Kashmir: Jesus, Moses and the ten lost tribes of Israel", Andreas Faber-Kaiser esaminò la leggenda secondo cui Gesù incontrò una donna del Kashmir, la sposò ed ebbe da lei diversi figli. L'autore intervistò anche il fu Basharat Saleem il quale dichiarava di essere un discendente kashmiro di Gesù. In effetti, fra i documenti in possesso del Priorato di Sion (http://www.prieure-de-sion.com/1/
genealogia_di_gesu_e_di_maria_1089786.html) prima degli incendi della II guerra mondiale, risultava che un figlio di Gesù e Maria MaddalenaYeshuah-Joseph Yuz Asaf, Jésus le cadet, Joseph Harama Théo du Graal Ben Yeshuah, era nato nel 33 in Giudea e morto nel 120 in Srinagar, Cachemire. Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln svilupparono e resero popolare l'ipotesi secondo cui una linea di sangue di Gesù e Maria Maddalena diede vita alla dinastia Merovingia nel loro controverso saggio del 1982 "Il santo Graal".
Nel suo libro del 1992 "Jesus and the Riddle of the Dead Sea Scrolls: Unlocking the Secrets of His Life Story", anche Barbara Thiering sviluppò l'ipotesi di una linea di sangue di Gesù e Maria Maddalena, basando le sue conclusioni storiche sull'applicazione della cosiddetta tecnica Pescher al Nuovo Testamento.
Nel suo libro del 1993 "The Woman with the Alabaster Jar: Mary Magdalen and the Holy Grail", Margaret Starbird sviluppò l'ipotesi che Santa Sara fosse la figlia di Gesù e Maria Maddalena e che questa fosse la fonte della leggenda associata con il culto a Saintes-Maries-de-la-Mer dove, secondo una tradizione riportata dalla Legenda Aurea, Maria Maddalena sarebbe sbarcata dopo avere lasciato la Palestina. Ella dichiarò anche che il nome "Sara" significa "Principessa" in ebraico, rendendola così la figlia dimenticata del "sang réal", il sangue reale del Re dei Giudei.
Nel suo libro del 1996 "Bloodline of the Holy Grail: The Hidden Lineage of Jesus Revealed", Laurence Gardner presentò gli alberi genealogici di Gesù e Maria Maddalena come gli antenati di tutte le famiglie reali europee dell'Era volgare. Da http://www.angolohermes.com/Approfondimenti/Graal/Arimatea.html: Gardner parte dall'ipotesi che Gesù fosse discendente diretto dalla linea di Davide e che, di conseguenza, il suo concepimento e quello dei suoi fratelli avesse seguito le normali regole di successione davidica. La sua analisi prosegue, vagliando attentamente ogni fonte disponibile, canonica o apocrifa, storica o letteraria, accettata dalla chiesa ufficiale o rifiutata, senza disdegnarne alcuna, con la ricostruzione della cosiddetta "Linea di Sangue", cioè la discendenza diretta di Gesù originata con il suo matrimonio con Maria Maddalena. L'analisi delle testimonianze porta Gardner a delineare la tesi che Gesù e Maria Maddalena ebbero tre figli: una primogenita femmina, che chiamarono Tamar, e due maschi: Joshua, ossia Gesù, detto "il Giusto" (chiamato Gais nei romanzi del Graal), il maggiore, e Josephes, il minore.
Dopo la Crocifissione, la Maddalena e Giuseppe d'Arimatea lasciarono la Palestina e si imbarcarono diretti in Francia, dove l'apostolo Filippo era stato mandato ad annunciare la parola di Dio. Fu così che mentre Maria Maddalena rimase in Francia con Tamar e Josephes, Giuseppe portò con sé il piccolo Gesù Giusto in Britannia, e quindi le leggende su Gesù adolescente che giunge in Inghilterra al seguito di Giuseppe di Arimatea hanno un plausibile fondamento. Non solo: questa ipotesi spiega anche l'apparente dicotomia delle leggende sul Graal. Infatti, i due più grandi filoni sul Santo Graal sostengono che esso sia stato portato da Maria Maddalena in Francia, e contemporaneamente da Giuseppe di Arimatea in Britannia. Se il Graal metaforicamente indica la discendenza di Cristo, allora ecco spiegata l'apparente contraddizione!
Vedi anche "Il Sangraal o sangue reale, Maria Maddalena moglie di Gesù e loro figlia, Sara la Nera" cliccando QUI.

Nel 50 Primo concilio dei Cristiani a Gerusalemme. Il cristianesimo delle origini si presenta con il duplice aspetto di Giudeo-cristianesimo ed Etno-cristianesimo (o Cristianesimo dei Gentili, non Ebrei), come si desume dai racconti degli Atti di Luca e da alcune lettere di Paolo (come la Lettera ai Galati e le lettere ai Corinzi). Tuttavia mostra che le due anime convivono senza alcuna scissione e di avere raggiunta una formula di concordia con il Primo Concilio di Gerusalemme (Atti 15). I cristiani assunsero dal Giudaismo le sue Sacre scritture tradotte in greco ellenistico lette non nella maniera degli ebrei (anche a causa della prevalente origine greco-romana della maggioranza dei primi adepti), dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un messia o cristo, forme del culto (incluso il sacerdozio), concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni. Forse il Cristianesimo inteso come religione distinta da quella ebraica lo possiamo individuare a partire dalla seconda metà del II secolo, dove i cristiani, che credono negli insegnamenti di Gesù, sono quasi soltanto i non ebrei.

- Ecco quindi che la memoria di Gesù (non di Nazareth ma Nazireo) si spartisce fra quella che sarà la chiesa cristiana, ufficializzata e sostenuta da Costantino il Grande dal 313 e i difensori della stirpe del Graal che affluiranno nell'ordine di Sion. La chiesa comunque sapeva!

- Il nazireato (in ebraico: Nazir, cioè "consacrato", "separato") è, nella Bibbia, la consacrazione di un ebreo a Yahweh con il conseguente voto di seguire alcuni rigidi precetti di vita; il consacrato è detto nazireo, ma anche nazareo, nazirita, nazarita o nazareno.
Gli obblighi inerenti a questo voto sono illustrati nella Bibbia, nel Libro dei Numeri (6,1-21) e nel Libro dei Giudici (Gc13,1-14): il nazireo non può mangiare cibi impuri né cibi provenienti dalla vigna.
Sansone e Dalila, dipinto di Peter Paul Rubens, 1609-1610 circa, National Gallery, Londra
Nello specifico,cfr. "Descrizione nella Bibbia" questo voto di nazireato richiedeva che l'uomo o la donna seguissero le seguenti regole:
Astenersi dal vino, aceto di vino, uva, uva passa, liquori intossicanti, aceto distillato da tali sostanze, e dal mangiare o bere qualsiasi sostanza che contenga traccia d'uva.
Evitare di tagliarsi i capelli in testa, ma consentire alle ciocche di capelli di crescere.
Non diventare impuro/a toccando cadaveri o tombe (quindi non si può partecipare a funerali né entrare in un cimitero), anche di membri di famiglia e parenti stretti.
Dopo aver seguito queste regole per un determinato lasso di tempo (specificato al momento del voto individuale), la persona si immergeva in un mikveh e faceva tre offerte: una come offerta d'olocausto (olah, bruciata sull'altare del Tempio), una coppia di tortore o di piccioni (uno come offerta del peccato e l'altro come Olocausto) e un giovane montone come offerta per la colpa (shelamim), oltre ad un cesto di pane azzimo, grano e libagione, che accompagnavano l'offerta di pace. Il nazireo poi compiva davanti a un sacerdote il rito nel quale gli venivano rasati i capelli, che poi erano bruciati nello stesso fuoco come sacrificio di comunione (Numeri 6:18).
Alcuni personaggi biblici, tuttavia, furono nazirei per tutta la vita "fin dal seno materno" (ab utero), come ad esempio l'eroe Sansone (Gc13,2-7), uno dei Giudici d'Israele, al quale Dio donò una forza sovrumana proprio per la sua iniziale obbedienza ed osservazione del voto di nazireato (13,1-16,31).
Nell'ebraico moderno la parola "nazir" viene comunemente usata per i monaci, sia cristiani che buddhisti - questo significato ha infatti rimpiazzato quello biblico originale. Da notare comunque che la tradizione dei "capelli lunghi" viene tuttora osservata con l'uso dei "payot" da parte di alcuni uomini e ragazzi delle comunità religiose ebraiche ortodosse, secondo l'interpretazione dell'ingiunzione biblica contro la rasatura degli "angoli" (in tondo) della propria testa.

Giuseppe d'Arimatea.
Nel 63 - Considerando le antiche cronache e incrociando le varie testimonianze, il 63 è il probabile anno in cui Giuseppe d'Arimatea e Yeshuah-Joseph Yuz Asaf, Jésus le cadet, Joseph Harama Théo du Graal Ben Yeshuah, (da http://www.prieure-de-sion.com/1/genealogia_di_gesu_e_di_maria
_1089786.html) figlio di Gesù e Maria Maddalena, sbarcano in Britannia. Gildas III (516-570), cronista delle origini, affermava nel suo "De Excidio Britanniae" che i primi precetti della cristianità vennero portati in Gran Bretagna durante gli ultimi giorni dell'imperatore Tiberio Cesare. Tiberio morì nell'anno 37 e questa data è compatibile con quanto affermò, nel 1601, il cardinale Cesare Baronio, eminente bibliotecario del Vaticano, che nei suoi "Annales Ecclesiasticae" affermò che Giuseppe di Arimatea si recò per la prima volta a Marsiglia nel 35 e di lì fu poi mandato a predicare in Inghilterra.
Nella Gallia del I sec. si trovava un personaggio importante della cristianità: l'apostolo Filippo. Gildas e Guglielmo di Malmesbury concordano nell'affermare che fu Filippo ad organizzare la missione verso la Britannia. Nel "De Sancto Joseph ab Arimathea" di John Capgrave (1393-1464) si afferma che "quindici anni dopo l'Assunzione [cioè nell'anno 63, considerando che Maria fu assunta in Cielo nell'anno 48] egli [Giuseppe] si recò da Filippo apostolo tra i Galli". La conferma viene da Freculfo, vescovo di Lisieux nel IX sec.: anche lui scrisse che San Filippo organizzò la missione in Britannia per far annunciare colà il vangelo.
Dunque, San Giuseppe arrivò in Britannia con dodici apostoli, e di lì cominciò a diffondere il Vangelo. Accolto freddamente dalla popolazione locale, fu però tenuto in gran considerazione dal re Arvirago di Siluria, fratello di Carataco il Pendragone, che lo accolse con onore e gli donò una vasta proprietà di terra (12 hides, equivalenti a 1440 acri, circa 580 ettari), da usare come base, presso Glastonbury, nel Somerset.
A Glastonbury Giuseppe di Arimatea eresse una primitiva chiesa di fango e rami intrecciati, che fu di fatto il primo edificio cristiano di Britannia, e che costituì il nucleo originario della futura Abbazia di Glastonbury, destinata a diventare ampia e facoltosa, seconda per estensione e per ricchezza soltanto a quella di Westminster, a Londra. L'arrivo di Giuseppe a Glastonbury fu segnato da un evento miracoloso: trovandosi sulla sommità di una collina, chiamata Wearyall Hill, Giuseppe si distese a riposare, piantando il proprio bastone accanto a sé. Al suo risveglio, il bastone aveva miracolosamente attecchito ed era diventato un albero. Quest'albero divenne poi noto come "Santa Spina". Variante del comune biancospino, esso però assunse solo qui, nei dintorni di Glastonbury, una caratteristica peculiare, quella di fiorire due volte all'anno: all'inizio della primavera e in inverno, in prossimità del solstizio. Poiché queste due date cominciarono ad essere associate alla due più grandi feste della cristianità, ossia la Pasqua e il Natale, che ricordavano la nascita e la morte di Gesù, esso venne chiamato "Santa Spina" (Holy Thorn, o Glastonbury Thorn) e divenne oggetto di gran venerazione, che dura tuttora.

66 - 70 - Prima guerra giudaica contro l'occupazione romana, conclusasi con la distruzione del Secondo Tempio e la caduta di Gerusalemme. 600.000 persone vengono uccise dai romani durante il conflitto e 97.000 catturate e portate in cattività come schiavi. Il Sinedrio viene trasferito a Yavne da Jochanan Ben Zakkai (Concilio di Jamnia). Il Fiscus iudaicus viene imposto su tutti gli ebrei dell'Impero Romano, che abbiano o meno partecipato alla rivolta. Le cause delle tre rivolte giudaiche (o guerre giudaico-romane) vanno ricercate nell'epoca precedente alla dominazione romana, dove vennero sviluppate le teorie apocalittiche e premessianiche che trovarono ampio spazio nella letteratura di quei tempi, in special modo nel Libro di Daniele, idee che successivamente, in epoca romana, avrebbero permesso l'identificazione dell'Impero Romano come quarto impero premessianico, che avrebbe preceduto la comparsa del Messìa, il quale avrebbe guidato la guerra finale fra il bene e il male. Daniele, vissuto nell’epoca babilonese, avrebbe scritto una serie di profezie alle quali, in epoca più recente, furono aggiunte interpretazioni di colorazione apocalittica con i particolari delle guerre tra i Seleucidi e i Lagidi. Un redattore ignoto avrebbe pubblicato il libro così aggiornato ad uso dei Giudei dell’epoca maccabeica (II sec. p.e.v.).
Nel suo libro, Daniele presenta il quadro storico nell'ottica della sua profezia, con precisazioni assolutamente insolite nell’antica letteratura profetica, ma consone allo stile apocalittico in voga negli ultimi secoli prima dell’èra cristiana. Ispirandosi agli eventi del passato, l’autore ne rileva il significato nello spirito dei profeti antichi e lo proietta nel futuro. Nell’avvicendarsi dei grandi imperi e nelle vessazioni da esso subite, il popolo d’Israele è rimasto indenne, manifestando la presenza di Dio che lo ha protetto. Così accadrà anche per il futuro, quando il Messia verrà a debellare definitivamente le potenze malefiche. L’Apocalisse di Giovanni prolungherà questa prospettiva fino alla fine dei tempi. Gesù si approprierà il misterioso titolo di “Figlio dell’uomo”, usato per la prima volta da Daniele per il Messia.
Tornando alla prima guerra giudaico-romana, va precisato che Gerusalemme cadde soprattutto a causa della terribile guerra civile che la devastò.
Secondo Filone di Alessandria, nel 40 l'imperatore romano Caligola avrebbe tentato di far collocare una statua con le proprie fattezze nel tempio di Gerusalemme, sostenendo di essere un dio e pretendendo quindi di essere venerato; chi si fosse opposto sarebbe stato mandato a morte. All'ordine imperiale si sarebbero opposti i Giudei, comunicando al legato del territorio di Siria, che incorporava la Giudea, che Caligola avrebbe dovuto annientare l'intero popolo, in quanto la loro legge e i loro costumi vietavano di porre nel Tempio immagini di divinità. Seguì poi la morte di Caligola nel 41. Successive opere, come il Quarto libro dei Maccabei, descrivono una resistenza civile dei giudei e non armata all'oppressione romana. Dopo il 44, secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, vi furono altre cause di scontento nella popolazione: il malgoverno dei prefetti romani, come Lucceio Albino e Gessio Floro, e la crescente avversione dei Giudei all'aristocrazia, sia laica che sacerdotale, sempre più corrotte. Tali condizioni avrebbero accresciuto la certezza di essere nel periodo di tribolazione premessianica, come preannunciato nel Libro di Daniele, in special modo, con il manifestarsi di numerosi profeti ritenuti mendaci.
Nel 66, il procurator Augusti della Giudea, Gessio Floro, pretese che fossero prelevati diciassette talenti dal Tempio e, trovando una forte opposizione da parte degli ebrei, mandò avanti i propri soldati, che provocarono la morte di 3.600 persone. In seguito Floro, con il pretesto di ottenere una dimostrazione di fedeltà da parte dei Giudei, ordinò che accogliessero due coorti dell'esercito romano che si stavano dirigendo a Gerusalemme da Cesarea. Le coorti avevano l'ordine di attaccare la folla qualora questa avesse insultato Floro, cosa che avvenne, provocando un altro intervento contro la popolazione. Le coorti, facendo uso della forza per raggiungere la fortezza Antonia, il forte di Gerusalemme a ridosso del Tempio, vennero assalite dalla popolazione, perciò Floro, sedata l'agitazione, disse che sarebbe partito da Gerusalemme per andare a Cesarea, lasciando un presidio all'Antonia.
Floro, alla presenza del governatore di Siria Gaio Cestio Gallo, dichiarò che erano stati i Giudei ad iniziare i disordini. Dopo la visita a Gerusalemme degli ispettori di Cestio, che diede ragione ai Giudei, la situazione sembrò distendersi, ma le frange ebraiche più radicali diedero inizio alla guerra occupando Masada e sterminandone la guarnigione romana, mentre Eleazaro ben Simone, sacerdote del Tempio, proibì di eseguire i consueti sacrifici in favore dei Romani e occupò il Tempio. Floro inviò duemila cavalieri a domare la rivolta, che si era estesa per tutta la città alta di Gerusalemme. I rivoltosi, guidati da un certo Menahem, incendiarono gli edifici romani della città, mentre il sommo sacerdote del Tempio, Anania, venne assassinato fuori città. Menahem venne ucciso a sua volta quando fu raggiunto dagli uomini di Eleazaro, e i pochi seguaci scampati fuggirono a Masada.
A Cesarea, Floro fece uccidere tutti i Giudei della città, circa diecimila, fatto che fece estendere la ribellione a tutta la Giudea settentrionale, dove Giudei e Siri si massacrarono a vicenda senza pietà. Ad Alessandria scoppiarono altri tumulti, ma Tiberio Alessandro, governatore della città, li sedò violentemente. Infine Cestio intervenne di persona con la XII legione; partendo da Tolemaide saccheggiò diverse zone della Giudea e, quando giunse a Seffori, affrontò un gruppo di rivoltosi, sconfiggendolo. Di qui si diresse verso Gerusalemme, dove si stava svolgendo la festa delle capanne; i rivoltosi vinsero il primo scontro, ma vennero sconfitti nel secondo, così Cestio poté conquistare alcuni quartieri di Gerusalemme. A causa dell'indugio di Cestio, molti Giudei giunsero dalle regioni circostanti in soccorso dei rivoltosi e lo obbligarono a ritirarsi frettolosamente; pochi giorni dopo l'esercito di Cestio fu quasi completamente distrutto tra Bethoron e Antipatride, e Cestio stesso si salvò con difficoltà.
I rivoltosi diedero poi ad Eleazaro ben (figlio di) Simone la guida della rivolta, che organizzò la difesa e la gestione delle diverse regioni, affidate ai suoi uomini più fedeli. In questo periodo emerge la figura di Giovanni di Giscala, figlio di un certo Levi, capo di una nuova fazione di rivoltosi che complottò contro Giuseppe ben Mattia (Joseph ben Matthias, che divenne poi lo storico romanizzato Giuseppe Flavio) per sottrargli il controllo della Galilea, affidatogli da Eleazaro.
Si arrivò così all'occupazione di Gerusalemme da parte di Giovanni ben Levi di Giscala e dei suoi briganti... ma non solo. Giovanni andava in giro ad istigare il popolo alla guerra, facendo credere che avessero speranze di vittoria, presentando come debole la posizione dei Romani, esaltando invece la propria forza, sostenendo che "nemmeno se avessero messo le ali, i Romani avrebbero mai potuto superare le mura di Gerusalemme". E mentre il comandante Tito, figlio del generale Vespasiano, faceva ritorno a Cesarea Marittima, la rivolta in Gerusalemme prendeva l'avvio, sobillata dalla gente del contado. Contemporaneamente Vespasiano si recava a Iamnia e ad Azoto, le sottometteva e vi collocava una guarnigione, per poi far ritorno a Cesarea con un gran numero di Giudei venuti a patti. C'era poi, tra i Giudei una grande confusione, poiché quando questi ottenevano un po' di tregua dai Romani, si battevano tra di loro, chi a favore della pace e chi della guerra. Successe anche che alcuni capi banda, ormai sazi di depredare il territorio, si riunirono in un grande esercito formato da briganti e riuscirono a penetrare in Gerusalemme. La città non possedeva, infatti, un suo comando militare e, per tradizione, era aperta senza riserve ad ogni giudeo, soprattutto in quel momento, quando la gente arrivava spinta dal desiderio di trovare nella capitale una difesa comune. Ciò fu anche causa della rovina della città, poiché quella massa inutile e oziosa consumò tutte le riserve di cibo che avrebbero potuto mantenere i combattenti, attirando sulla città, oltre alla guerra, anche rivolte interne e fame. Provenienti dal contado entrarono, infine, in città altri briganti che, aggregatisi a quelli già presenti, non si limitarono al furto e alla rapina, ma anche all'assassinio a cominciare dalle persone più eminenti. Essi cominciarono con l'imprigionare Antipa, uno dei membri della famiglia reale, a cui era stato affidato il tesoro pubblico; poi fu la volta di Levia, uno dei notabili, e Sifa figlio di Aregete, anch'essi di stirpe regia, oltre a tutti quelli che ricoprivano cariche importanti. Molti di questi vennero poi messi a morte per evitare che le loro numerose casate potessero vendicarsi e che quindi il popolo insorgesse contro tale iniquità. Essi erano riusciti a contrastare il potere e le antiche tradizioni dei sommi sacerdoti. Si facevano chiamare Zeloti e fecero del grande Tempio il loro quartier generale. Ma ciò non durò a lungo, poiché il popolo, incitato da Gorion, ben (figlio di) Giuseppe, da Simeone ben (figlio di) Gamaliel e dai più autorevoli tra i sommi sacerdoti (tra cui Gesù  ben (figlio di) Gamaliele e Anano ben (figlio di) Anano), insorse contro la loro tirannide. Ciò condusse all'inevitabile scontro tra il popolo di Gerusalemme, più numeroso, e gli Zeloti, inferiori di numero ma meglio addestrati ed armati.
Giuseppe Flavio racconta che le vicende successive videro il popolo di Gerusalemme, posto sotto l'alto comando del sommo sacerdote Anano, richiedere l'aiuto dei Romani (o forse si trattava solo di una diceria messa in circolazione da Giovanni ben Levi di Giscala), mentre gli Zeloti chiesero aiuto agli Idumei, che poterono radunare ben 20.000 armati, sotto il comando di Giovanni ben Levi di Giscala, Giacomo ben (figlio di) Sosa, Simone ben (figlio di) Tacea e Finea ben (figlio di) Clusoth.
E così, una volta giunti gli Idumei, gli Zeloti si trovarono assediati dal popolo di Gerusalemme, che a sua volta era assediato dagli Idumei. Questi ultimi, con il calare della notte e grazie ad un provvidenziale temporale, riuscirono ad introdursi all'interno delle mura cittadine, raggiungendo il grande Tempio, dove li attendevano gli Zeloti. Insieme si precipitarono per le vie di Gerusalemme, pronti a massacrare la popolazione residente. La battaglia che ne seguì vide, inizialmente il popolo riuscire a respingere le forze alleate straniere, ma poi soccombere tragicamente alla miglior preparazione militare dei due alleati.
« Il piazzale davanti al Grande Tempio fu trasformato in un lago di sangue, e il giorno nacque sopra ottomila e cinquecento cadaveri. » (Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 5.1.313)
Ancora Giuseppe Flavio racconta del terribile massacro che ne seguì: « Ma ciò non bastò ad appagare il furore degli Idumei, che, una volta entrati in città, la depredarono, casa per casa, uccidendo chiunque avessero incontrato. [...] poi diedero la caccia ai sommi sacerdoti [...] In poco tempo riuscirono a catturarli e li uccisero. Quindi, accalcandosi presso i loro cadaveri, sbeffeggiavano il corpo di Anano per il suo amor di patria e quello di Gesù per il suo discorso dalle mura. Giunsero ad un tale livello di follia, da gettare i loro corpi senza seppellirli [...] Non credo di sbagliare a dire che la morte di Anano segnò l'inizio della distruzione di Gerusalemme [...] » (Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 5.2.315-318)
« Dopo la morte dei sommi sacerdoti, Zeloti e Idumei si avventarono sul popolo facendone grande strage, quasi fossero un branco di bestie immonde. La gente comune veniva massacrata sul posto, subito dopo essere stata catturata, mentre i giovani nobili, una volta catturati, erano incatenati, gettati in prigione, con la speranza che qualcuno passasse dalla loro parte. Ma nessuno si lasciò persuadere, perché tutti preferirono morire piuttosto che schierarsi contro i propri compatrioti, dalla parte di quella feccia. Tremende furono le pene che dovettero sopportare, dopo ogni rifiuto: vennero flagellati e torturati, e quando erano ormai stremati, a stento gli toglievano la vita. Quelli che erano catturati di giorno, venivano massacrati di notte, ed i loro cadaveri venivano trasportati fuori e gettati lontano per far posto ad altri prigionieri. Il terrore del popolo fu tale, che nessuno osava più piangere o disperarsi apertamente per un congiunto ucciso, né dargli sepoltura. Piangevano di nascosto dopo essersi rinchiusi in casa, gemendo stando attenti a non farsi sentire, poiché chi piangeva apertamente avrebbe subìto la stessa sorte del compianto. [...] Alla fine, morirono dodicimila giovani della nobiltà. » (Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 5.3.327-333)
E dopo questa strage, gli Indumei, pentiti di essere stati coinvolti in questo modo dagli Zeloti, temendo inoltre la reazione dei Romani, preferirono mettere in libertà circa duemila cittadini rinchiusi in carcere, che prontamente fuggirono dalla città raggiungendo Simone, mentre, subito dopo, si ritirarono da Gerusalemme tornandosene nei loro territori. La loro partenza non produsse però la cessazione delle ostilità tra il popolo e gli Zeloti, che al contrario continuarono a commettere terribili delitti con rapidità fulminea. Le loro vittime erano per lo più uomini coraggiosi e nobili.
E mentre queste cosa accadevano a Gerusalemme, molti ufficiali romani, considerando una fortuna inaspettata il dissenso scoppiato fra i nemici, erano favorevoli a marciare sulla città, incitando il loro comandante in capo, Vespasiano, ad intervenire il più rapidamente possibile. Ma Vespasiano rispose che, non erano questi i ragionamenti da fare, poiché, qualora si fosse mosso subito contro la città, avrebbe indotto le due fazioni giudee a trovare un accordo e conciliarsi; in caso contrario, se avesse saputo aspettare, li avrebbe trovati ridotti di numero a causa della guerra civile prodottasi all'interno della città. Questo è quanto Vespasiano disse ai suoi ufficiali: « Se qualcuno crede che la gloria della vittoria sarà meno bella senza combattere, prenda in considerazione che la vittoria ottenuta senza correre pericoli è migliore rispetto a quella che ne consegue passando attraverso l'incertezza della battaglia. E non sono meno gloriosi coloro che raggiungono gli stessi risultati in combattimento, riuscendo a dominarsi con freddo freddo calcolo. » (Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 6.2.372-373.)
E così, mentre le schiere nemiche si assottigliavano, Vespasiano avrebbe potuto utilizzare un esercito più forte, grazie all'opportunità di poter evitare di combattere e quindi, di affaticarsi inutilmente. I Giudei, infatti, non stavano cercando di fabbricare nuove armi o consolidare le proprie mura o raccogliere alleati, tanto che un rinvio dello scontro sarebbe risultato a danno delle armate romane ma, consumati dalla guerra civile e dalla discordia, subivano quotidianamente perdite maggiori di quelle che avrebbero subito se fossero stati attaccati dai Romani. Conveniva, pertanto, lasciare che si sterminassero a vicenda. Gli ufficiali alla fine riconobbero la validità delle argomentazioni di Vespasiano, anche perché la cosa risultò ancor più palese quando un gran numero di disertori cominciarono ad arrivare ogni giorno, eludendo la vigilanza degli Zeloti, con gravi disagi e rischi. Frattanto Giovanni ben Levi di Giscala, aspirava al dominio assoluto tra gli Zeloti, insofferente com'era di avere uguale dignità a quella dei suoi pari. Egli contravveniva sempre agli ordini emanati dagli altri, mentre diventava inflessibile e chiedeva il rispetto assoluto di quelli emanati da egli stesso. Ciò creò due fazioni avverse all'interno degli Zeloti poiché se da un lato riuscì a guadagnarsi la simpatia di molti, rimase elevato il numero di quelli a lui ostile, che temevano Giovanni potesse instaurare un suo regime monarchico, se si fosse impadronito del potere. E così Giovanni cominciò a comportarsi come un re nemico nei confronti dei suoi avversari, seppure non in modo aperto. Al contrario, le due fazioni degli Zeloti si limitavano ad un vicendevole controllo. La loro rivalità si sfogava sul popolo, facendo quasi a gara a chi lo tartassasse maggiormente, tanto che il popolo, se avesse potuto scegliere il male minore, tra la guerra, l'oppressione e la lotta delle fazioni, avrebbe certamente scelto la guerra. Ciò portò da parte di molti a cercare rifugio presso le popolazioni straniere, compresi i Romani. E poiché la sorte non sembrava arridere ai Giudei, sopraggiunse una nuova sventura. Non lontano da Gerusalemme si trovava la munitissima fortezza di nome Masada, fatta costruire dal re Erode il Grande tra il 37 ed il 31 e.v. per nascondervi i suoi tesori, al riparo in caso di guerra e per immagazzinarvi tonnellate di riserve alimentari e d'acqua. Questa fortezza era stata occupata da una banda detta dei Sicarii, che fino a quel momento si era limitata a saccheggiare il territorio limitrofo, rubacchiando solo lo stretto necessario per vivere, poiché la paura conteneva la loro voglia di estendere le loro rapine. Quando però seppero che l'esercito romano non si muoveva e che Gerusalemme era dilaniata dalla guerra civile, si decisero ad intraprendere azioni a più largo raggio. Il giorno della festa degli Azzimi, che i Giudei celebravano in ricordo della liberazione dalla schiavitù in Egitto, i predoni di Masada didedero l'assalto ad una cittadina di nome Engadde, compiendo un terribile massacro, dove persero la vita anche settecento tra donne e bambini. Svuotarono, quindi, le case e s'impadronirono dei prodotti agricoli più maturi, trasportando tutto il bottino a Masada. Poi fu la volta di tanti altri villaggi nei dintorni della fortezza, i quali furono presi d'assalto, mentre le fila di questi briganti andavano ad ingrossarsi per il continuo arrivo di ogni genere di feccia, proveniente da ogni parte. Ciò provocò anche in altre regioni della Giudea l'insorgere di tante altre bande, che fino a quel momento erano rimaste tranquille. E così la guerra civile fece sì che i briganti potessero compiere ogni tipo di rapina o saccheggio con grandissima rapidità, senza che nessuno potesse bloccarli o punirli. Non c'era infatti territorio della Giudea che non fosse stato devastato, come lo era, invece per altri motivi, quello della sua capitale, Gerusalemme.
Roma, arco di Tito, particolare della razzìa del secondo
tempio in cui si riconosce la menorah.
Si arrivò poi alla presa di Gerusalemme da parte dei romani, comandati da Tito.
In tutto questo riepilogo è importante comprendere la responsabilità degli Zeloti riguardo alla fine della sovranità giudaica.
L'assedio di Masada è stato l'episodio che ha concluso la prima guerra giudaica, nel 73. Masada (o Massada, o Metzadain ebraico) era un'antica fortezza, situata su una rocca a 400 m di altitudine rispetto al Mar Morto, nella Giudea sud-orientale, a circa 100 km a sud-est di Gerusalemme. Nel 66, Masada era stata conquistata da un migliaio di Sicarii che vi si insediarono con donne e bambini; quattro anni dopo (nel 70), una volta caduta Gerusalemme, vi trovarono rifugio gli ultimi strenui ribelli Zeloti non ancora disposti a darsi per vinti. Al governo della Giudea, successe Lucio Flavio Silva, poiché Sesto Lucilio Basso morì improvvisamente nel 72. Il nuovo governatore, avendo osservato che tutto il  paese era stato sottomesso tranne l'unica fortezza di Masada, ancora in mano ai ribelli, radunò la sua armata dalla regione circostante e marciò su di essa. Masada era stata occupata dai Sicarii, che avevano eletto quale loro leader un certo Eleazar ben Yair, un uomo potente, discendente da quel Giuda che aveva persuaso molti Giudei a sottrarsi al censimento fatto nel 6-7 e.v. da Publio Sulpicio Quirinio in Giudea.

Nel 410 - I Visigoti, su cui regna Alarico, conquistano e saccheggiano Roma. L'episodio avviene dopo anni di promesse (non mantenute) di terre ad Alarico da parte dell'imperatore romano, come pagamento per i servizi militari prestati dai Visigoti all'impero. 
Come narra lo storico Procopio, Alarico s'impadronì dei « tesori di Salomone, re degli Ebrei, mirabili a vedersi perché quasi tutti adorni di smeraldi, che anticamente erano stati presi a Gerusalemme dai Romani ».
Da allora Roma perse la sua importanza mondiale, al punto che la nuova capitale dell'impero d'occidente fu trasferita a Ravenna.

Nel 419 - I Visigoti ottengono il sud della Gallia, nucleo del futuro regno Visigoto o, visto che il regno si è fuso con le realtà locali, sarebbe meglio definirlo Visigotico. Tra il 407 ed il 409 i Vandali, alleati con gli Alani, popolazione Sarmatica di origine iranica ed altre tribù germaniche quali i Suebi o Svevi (confederati Alemanni), avevano invaso la penisola iberica. In risposta all'invasione dell'Hispania, Onorio, imperatore romano d'Occidente, arruolò i Visigoti per riconquistare il controllo del territorio. Allora il re dei Visigoti, Vallia siglò un trattato con il generale romano Flavio Costanzo: in cambio di 600.000 misure di grano e del territorio della regione d'Aquitania, dai Pirenei alla Garonna, i Visigoti, in qualità di alleati ufficiali ovvero stato vassallo dell'impero (foederati), si impegnavano a combattere in nome dei romani i Vandali, gli Alani e i Suebi che nel 406 avevano attraversato il fiume Reno e si erano dislocati nella provincia d'Hispania. I Visigoti inoltre, già in larga parte romanizzati e cristiani ariani, restituirono Galla Placidia all'imperatore.
   Carta con la migrazione dei Visigoti
          nel corso del IV e V secolo.
Nel 416 i Visigoti invasero l'Hispania, dove tra il 416 ed il 418 distrussero i Vandali silingi (il loro re Fredbal fu inviato a Ravenna, prigioniero) e sconfissero gli Alani così duramente, che questi rinunciarono ad eleggere il successore del defunto re Addac e si posero sotto il governo di Gunderico, re dei vandali asdingi, che da allora assunse il titolo di reges vandalorum et alanorum. Nel 418 i Visigoti si accingevano ad attaccare i Vandali asdingi ed i Suebi che si trovavano in Galizia, ma Costanzo li richiamò in Gallia, temendo che divenissero troppo potenti ed assegnò loro altre terre in Aquitania nel 419, la così detta Aquitania secunda, la zona di Tolosa. Questa donazione venne probabilmente fatta con il contratto di hospitalitas, l'obbligo di ospitare i soldati dell'esercito. Si formò così il nucleo del futuro regno visigoto che si sarebbe espanso fin oltre i Pirenei. Walia stabilì la propria corte a Tolosa, che divenne la capitale visigota per il resto del quinto secolo.
          Carta del regno dei Visigoti
       nella seconda metà del V secolo.
Ora, nel 66 d.C. la Palestina era insorta contro la dominazione romana e quattro anni dopo, nel 70 d.C., nell'ambito della prima guerra giudaica Gerusalemme fu rasa al suolo alle legioni dell'imperatore romano Vespasiano, comandate da suo figlio Tito. Il tempio fu saccheggiato e il suo contenuto venne portato a Roma. Come si può vedere nei bassorilievi dell'arco trionfale di Tito, il tesoro trafugato includeva la Menorah, il grande candeliere d'oro a sette braccia, sacro alla religione ebraica, e forse anche l'Arca dell'Alleanza. Tre secoli e mezzo più tardi, nel 410 d.C., Roma fu saccheggiata a sua volta dagli invasori Visigoti guidati da Alarico il Grande, che portarono via, in pratica, tutte le ricchezze della Città Eterna. Come narra lo storico Procopio, Alarico s'impadronì dei « tesori di Salomone, re degli Ebrei, mirabili a vedersi perché quasi tutti adorni di smeraldi, che anticamente erano stati presi a Gerusalemme dai Romani ». Perciò, è del tutto possibile che un tesoro avesse cambiato ripetutamente mano nel corso dei secoli, passando dal Tempio di Gerusalemme ai Romani, da questi ai Visigoti che lo avrebbero custodito nei territori di Tolosa, in Settimania, (chiamata poi anche Gothia, proprio per la presenza dei Goti) la diocesi delle Septem Provinciae istituita dall'imperatore Diocleziano, per poi passare ad altre mani.

Dal 451 - Da http://www.prieure-de-sion.com/1/i_merovingi_1077235.html: La Dinastia dei Merovingi, fu la prima dinastia dei Re franchi, discendente dal capostipite Meroveo.
La nostra tradizione insegna che da Meroveo, il quale era anche un mistico ed un Mago, oltre ad essere un condottiero, sono passate molte delle antiche conoscenze che ad oggi appartengono al nostro venerabile Ordine.
Meroveo, non è stato solo un personaggio storico, ma anche mitico e leggendario, di fatti, una antica leggenda lo dipingeva come figlio del Re e di un mostro marino che si era unito a sua moglie. (Mito che cela anche l'innesto della stirpe generata da Gesù e Maddalena in quella di derivazione babilonese, N.d.R.)
Questa leggenda, in realtà è un mito creato per tramandare una conoscenza assolutamente fondamentale, per permettere di svelare le antichissime origine dei Merovingi, che sono in realtà risalenti all'antica Babilonia, essendo il mostro marino descritto nella leggenda, una antica rappresentazione di Nimrod, colui che fece edificare la torre di Babele e governò Babilonia.
Esistono di fatti, diverse rappresentazioni di Nimrod, che lo ritraggono con un copricapo raffigurante le sembianze di un pesce; questo stesso copricapo è stato adottato poi dai Papi della Chiesa Cattolica Romana, fino ai giorni di oggi.
Meroveo iniziò ad acquisire vero potere dopo l'alleanza coi romani e dopo aver preso parte alla battaglia dei Campi Catalunici del 451 D.C. contro gli Unni di Attila.
Fu a seguito di questi eventi, che Meroveo riusci ad installare nella Francia settentrionale il regno dei Merovingi.
A Meroveo succedette nel 457 D.C. il figlio Childerico I, estroso e stravagante regnante, amante delle belle donne e protagonista di innumerevoli avventure galanti, che si rivelarono spesso rischiose, per le modalità ed il contesto, come quando ospitato dal Re di Turingia, ne sedusse la moglie Basina, che lo seguì in Gallia e lo sposò, abbandonando il precedente matrimonio.
Clodoveo, nato verso il 466 D.C. , divenne Re a soli 15 anni, ed è considerato il vero fondatore della dinastia. Salito al Trono nel 481 D.C. coalizzò le tribù dei Franchi ed iniziò una politica di espansione a spese dei Visigoti, dei Burgundi, degli Alemanni e dei Turingi.
Il giovane Re franco, già estremamente talentuoso nelle arti politiche e di guerra, era stato preparato con dovizia dal padre e non impiegò molto ad affermare il suo regno come una forza dominante in Europa, quando, all'età di 20 anni, si oppose a Siagrio, l'ultimo governatore romano della Gallia.
Insieme a una serie di alleati, Clodoveo combattè Siagrio con successo, nella battaglia di Soissons nel 486 D.C. dove lo sconfisse severamente. Nel tentativo di evitare la cattura, Siagrio scappò a Tolosa, una città situata nel sud-ovest della Gallia, dove confidava di trovare rifugio presso il giovane Re visigoto Alarico II. Clodoveo e il suo esercito hanno seguito Siagrio e hanno chiesto la sua consegna. Alarico, non desiderando un conflitto con Clodoveo, accordò la consegna del prigioniero. Siagrio è stato consegnato a Clodoveo a Soissons dove sarebbe stato decapitato.

- Da: "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore: "La dinastia merovingia era venuta dai Sicambri, una tribù di quel popolo germanico conosciuto sotto il nome collettivo di Franchi. Tra il V e il VII secolo i Merovingi avevano regnato su vaste parti della Francia e della Germania odierne. Il periodo della loro ascesa al trono coincide con l'epoca di re Artù, un'epoca che costituisce lo sfondo dei romanzi del Santo Graal. Probabilmente è il periodo più impenetrabile di quella che viene chiamata l'Età oscura, il Medioevo. Ma scoprimmo che l'Età oscura non era stata oscura veramente. Al contrario, apparve ben presto evidente che qualcuno l'aveva oscurata di proposito. Poiché la Chiesa di Roma esercitava un vero e proprio monopolio sulla cultura, e in particolare sull'arte dello scrivere, le cronache pervenute fino a noi rappresentano certi interessi ben precisi. Quasi tutto il resto è andato perduto, o è stato censurato. Ma qua e là, di tanto in tanto, qualcosa sfuggiva alla rete gettata sul passato, e filtrava fino a noi nonostante il silenzio ufficiale. In base a queste vestigia nebulose era possibile ricostruire una realtà: una realtà molto interessante e in netto contrasto con i principi dell'ortodossia...
...Secondo il principale cronista dei Franchi e la tradizione successiva, Meroveo era figlio di due padri. Quando era già incinta del marito, re Clodio, la madre di Meroveo andò a nuotare nell'oceano. Si dice che venne sedotta e violentata da un essere marino non identificato venuto d'oltremare: « bestea Neptuni Quinotauri similis », una « bestia di Nettuno simile a un Quinotauro », qualunque cosa fosse un Quinotauro. Apparentemente, l'essere ingravidò per la seconda volta la regina. E quando Meroveo nacque, nelle sue vene scorreva un miscuglio di due sangui diversi: quello di un sovrano franco e quello di un misterioso essere marino.
Queste leggende fantastiche, naturalmente, sono molto frequenti non solo nel mondo antico ma anche nella tradizione europea di tempi più tardi. Di solito non sono del tutto immaginarie, bensì simboliche o allegoriche, e nascondono una realtà storica concreta dietro una facciata fantastica. Nel caso di Meroveo, la facciata fantastica potrebbe indicare un matrimonio, un lignaggio trasmesso tramite la madre, come ad esempio nel giudaismo, oppure un'unione tra stirpi dinastiche grazie alla quale i Franchi acquisirono legami di sangue con qualcun altro, forse con una stirpe « d'oltremare », una stirpe che, per qualche ragione, nella leggenda successiva fu trasformata in un essere marino.
Comunque, grazie al suo sangue duale, Meroveo sarebbe stato dotato di un impressionante repertorio di poteri sovrumani. E qualunque fosse la verità storica velata dalla leggenda, la dinastia merovingia continuò a essere circondata da un alone di magia, di incantesimo e di sovrannaturale. Secondo la tradizione, i sovrani merovingi erano adepti occulti, iniziati a scienze arcane, praticanti di arti esoteriche: degni rivali di Merlino, il loro fiabesco quasi contemporaneo. Spesso erano chiamati « i re incantatori » o « i re taumaturghi ». Grazie a qualche proprietà miracolosa del loro sangue potevano guarire gli infermi mediante l'imposizione delle mani; e secondo un racconto le nappe che frangiavano le loro vesti avrebbero posseduto prodigiosi poteri risanatori. Si diceva che fossero chiaroveggenti e capaci di comunicare telepaticamente con gli animali e il mondo naturale, e che portassero una potentissima collana magica. Si diceva che conoscessero un incantesimo arcano che li proteggeva e conferiva loro una longevità eccezionale, che la storia, sia detto per inciso, non sembra confermare. E tutti avevano una « voglia » caratteristica che li distingueva da tutti gli altri uomini, li rendeva immediatamente identificabili e attestava il loro sangue sacro o semidivino. Questa « voglia », si dice, aveva la forma di una croce rossa, situata sul cuore - una bizzarra anticipazione del blasone dei Templari - o tra le scapole.
I Merovingi spesso erano chiamati anche « i re lungichiomati ». Come Sansone nell'Antico Testamento, non si tagliavano i capelli (voto di nazireato, N.d.R.). Come quella di Sansone, la loro chioma conteneva la loro vertu: l'essenza e il segreto del loro potere. Qualunque fosse la base di questa credenza circa il potere delle chiome dei Merovingi, sembra che venisse presa molto sul serio ancora nel 754 d.C. Quando Childerico III, quell'anno, fu deposto e imprigionato, gli furono tagliati i capelli per espresso ordine del papa.
Per quanto siano stravaganti, le leggende che circondano i Merovingi sembra avessero una base concreta nella posizione porticolare di cui godevano questi sovrani. Infatti i Merovingi non erano considerati sovrani nel senso moderno della parola. Erano considerati re-sacerdoti, incarnazione del divino, in altre parole, non diversamente dagli antichi faraoni egizi. Non regnavano semplicemente per grazia di Dio. Al contrario, apparentemente erano considerati incarnazioni viventi della grazia di Dio: una distinzione di solito riservata soltanto a Gesù. E sembra che si dedicassero a pratiche rituali che se mai sembrano più tipiche del sacerdozio anziché della regalità. Ad esempio, i teschi dei monarchi merovingi che sono stati ritrovati presentano quella che appare come un'incisione rituale, un foro alla sommità della calotta cranica. Incisioni simili si possono osservare nei teschi dei sommi sacerdoti vissuti nei primi tempi del buddismo tibetano: venivano praticate per permettere all'anima di fuggire dopo la morte, e per aprire un contatto diretto con il divino. C'è motivo di ritenere che la tonsura dei religiosi cattolici sia un residuo di questa consuetudine merovingia.
Nel 1653 un'importante tomba merovingia fu scoperta nelle Ardenne: la tomba di re Childerico I, figlio di Meroveo e padre di Clodoveo, il più famoso e influente di tutti i sovrani di questa stirpe. La tomba conteneva armi, oggetti preziosi ed emblemi della regalità, come ci si poteva attendere di trovare nel sepolcro di un monarca. Ma conteneva anche oggetti legati piuttosto alla magia, agli incantesimi e alla divinazione: una testa mozza di cavallo, ad esempio, una testa taurina d'oro e una sfera di cristallo.
Uno dei simboli merovingi più sacri era l'ape; e la tomba di re Childerico conteneva non meno di trecento minuscole api d'oro massiccio. Con il resto del materiale trovato nella tomba, le api furono affidate a Leopoldo Guglielmo d'Asburgo, governatore militare dei Paesi Bassi austriaci, e fratello dell'imperatore Ferdinando III. In seguito, gran parte del tesoro fu restituita alla Francia. E quando fu incoronato imperatore nel 1804, Napoleone pretese che quelle api d'oro fossero fissate alle vesti che indossò per l'occasione.
Questo episodio non è l'unica manifestazione dell'interesse di Napoleone per i Merovingi. Infatti incaricò un certo abate Pichon di compilare varie genealogie, per accertare se la stirpe merovingia fosse sopravvissuta o no alla caduta della dinastia. Era appunto sulle genealogie commissionate da Napoleone che si basavano in gran parte quelle contenute nei « documenti del Priorato ».
L'orso venuto dall'Arcadia
Le leggende che circondano i Merovingi si rivelarono in tutto degne dell'epoca di Artù e dei romanzi del Graal. Nel contempo, però, costituivano un temibile ostacolo tra noi e la realtà storica che aspiravamo a esplorare. Quando finalmente riuscimmo a raggiungere questa realtà storica, o almeno quel poco che ne rimaneva, constatammo che era alquanto diversa dalle leggende. Ma non era meno misteriosa, straordinaria ed evocativa.
Potemmo trovare poche notizie accertabili circa le vere origini dei Merovingi. Loro stessi si vantavano di discendere da Noè, che consideravano, ancor più di Mosé, come la fonte della sapienza biblica: una posizione interessante, che mille anni dopo riaffiorò nella massoneria europea. Inoltre, sostenevano di discendere in linea retta dall'antica Troia; e questo, sia vero o no, contribuirebbe a spiegare perché in Francia ricorrono nomi troiani come Troyes e Paris (che in francese significa tanto Parigi quanto Paride). Diversi autori assai più recenti, inclusi quelli dei « documenti del Priorato », hanno cercato di far risalire i Merovingi all'antica Grecia, e precisamente alla regione chiamata Arcadia. Secondo questi documenti, gli antenati dei Merovingi erano imparentati con la casa reale d'Arcadia. A una data imprecisabile, verso l'inizio dell'era cristiana, avrebbero intrapreso una migrazione, risalendo dapprima il Danubio e poi il Reno, e si sarebbero stabiliti nel territorio che oggi è l'attuale Germania occidentale.
Oggi può apparire del tutto accademico che i Merovingi discendessero da Troia o piuttosto dall'Arcadia, e del resto le due affermazioni non sono inevitabilmente in conflitto. Secondo Omero, un numeroso contingente di Arcadi partecipò all'assedio di Troia. Secondo gli antichi storici greci, Troia sarebbe stata addirittura fondata da coloni provenienti dall'Arcadia. È inoltre il caso di
ricordare che l'orso, nell'Arcadia antica, era un animale sacro, un totem oggetto di culti misterici al quale venivano fatti sacrifici rituali. Anzi, lo stesso nome « Arcadia » deriva da Arkades, che significa « il Popolo dell'Orso ». Gli antichi Arcadi sostenevano di discendere da Arkas (Arcade), il dio eponimo del territorio, il cui nome significa anche « orso ». Secondo la mitologia greca, Arcade era figlio di Callista, una ninfa seguace di Artemide la Cacciatrice. I moderni conoscono Callista come la costellazione dell'Orsa Maggiore.
Presso i Franchi Sicambri, dai quali provennero i Merovingi, l'orso era egualmente tenuto in grande onore. Come gli antichi Arcadi, veneravano l'orso quale forma di Artemide, o più precisamente della sua equivalente gallica, Arduina, dea eponima delle Ardenne. Il culto misterico di Arduina perdurò fin nel Medioevo; uno dei centri era la città di Luneville, non lontana da altre due località che ricorrono spesso nella nostra indagine, Stenay e Orval. Ancora nel 1304 la Chiesa promulgava statuti per vietare il culto della dea pagana.
Data la posizione magica, mitica e totemica dell'orso nel territorio merovingio delle Ardenne, non è sorprendente che il nome Ursus, « orso », venisse associato alla stirpe regale merovingia dai « documenti del Priorato ». Alquanto più sorprendente è il fatto che in gallese la parola che significa orso sia arth, da cui deriva il nome Arthur. Anche se a questo punto rinunciammo ad approfondire, la coincidenza ci affascinò: non soltanto Artù era contemporaneo dei Merovingi, ma come loro era in qualche modo associato all'orso."

I 4 Regni merovingi
dopo la morte di
Clodoveo nel 511:
Neustria, Aquitania,
Austrasia, Burgundia.
A sud, Settimania
o Gothia.
da "Il Santo Graal" di
Michael Baigent, Richard
Leigh, Henri Lincoln
1982 Arnoldo Mondadori
Editore.
Nel 511 - Alla morte di Clodoveo, i suoi quattro figli maschi, come stabilito dal diritto franco-salico, ereditano il regno, che si suddivide in quattro regni merovingi: Neustria, Austrasia, Burgundia e Aquitania, mentre la Settimania, a sud, rimane appannaggio del regno iberico dei Visigoti. Durante il medioevo, Settimania era il nome dato all'attuale dipartimento francese della Linguadoca-Rossiglione, salvo alcune parti del Gard e della Lozère.
Secondo alcune fonti, sembra che la Settimania dovesse la sua origine onomastica al periodo romano antico, allorché la Legione VII (Legio Septima) si trovava là di guarnigione, fino all'inizio del Medioevo.
In giallo, la Settimania
o Gothia.
Presumibilmente invece, il suo nome deriva da "Septem Provinciae", il nome che, con la riforma di Diocleziano, prese la Diocesi che raggruppava le sette province galliche meridionali: Gallia Viennensis, Gallia Narbonensis Prima e Secunda, Aquitania Prima e Secunda, Novempopulana e Alpi Marittime.
Dopo la conquista romana della Gallia Transalpina mediterranea (nel 122 a.C.), questa regione diventò Provincia romana, chiamata Provincia Nostra o semplicemente Provincia (da cui il nome di Provenza) e ricevette poi il nome di Gallia Narbonensis. Al tempo della conquista dei Visigoti, nel 412, della Gallia meridionale, il nome più largamente impiegato per quella regione, era stato "Settimania". Dopo la disfatta visigota nella battaglia di Vouillé del 507, per mano dei Franchi, la Settimania, limitata alla sola Linguadoca-Rossiglione restò l'unico lembo della Gallia in mano visigota, dipendente dal regno di Spagna fino alla conquista araba del 719 e per questo, in tempi merovingi e carolingi, era conosciuta anche come « Gothie » o « Gothia ».

Ubicazione di Stenay, da
"Il Santo Graal" di
Michael Baigent, Richard
Leigh, Henri Lincoln
1982 Arnoldo Mondadori
 Editore.
Nel 651 - Nasce il re merovingio Dagoberto II (652 circa - foresta di Woëvre, presso Stenay, 23 dicembre 679), erede al trono d'Austrasia. Unico figlio maschio del re della dinastia merovingia dei Franchi Sali di Austrasia , Sigeberto III e della moglie Inechilde. Quando nel 656 morì suo padre, furono messi in atto tentativi romanzeschi per impedirgli di salire al trono. L'infanzia e la giovinezza di Dagoberto sembrano uscite da una leggenda medievale o da una favola e  invece è storia documentata. Alla morte del padre, Dagoberto fu fatto rapire dal maestro di palazzo in carica, Grimoaldo. Tutte le ricerche risulteranno vane, e non fu difficile convincere la corte che il bambino era morto. Grimoaldo concertò allora l'ascesa al trono del proprio figlio, affermando che quella era stata la volontà espressa dal precedente sovrano, il padre di Dagoberto. Il trucco riuscì. Persino la madre di Dagoberto, convinta che il bambino fosse morto, accettò l'autorità dell'ambizioso maestro di palazzo. Grimoaldo, tuttavia, non aveva avuto il coraggio di andare fino in fondo e di fare uccidere il giovanissimo principe. Dagoberto era stato segretamente affidato al vescovo di Poitiers. Anche il vescovo, sembra, non osò far assassinare il bambino. Perciò Dagoberto fu relegato in Irlanda, in esilio perpetuo. Crebbe nel monastero irlandese di Slane, non lontano da Dublino; e nella scuola annessa al chiostro ricevette un'istruzione di gran lunga superiore a quella che avrebbe potuto conseguire nella Francia di quei tempi. Sembra che durante questo periodo frequentasse la corte del Sommo re di Tara. Inoltre fece amicizia con tre principi della Northumbria che studiavano anch'essi a Slane. Nel 666, probabilmente quando viveva ancora in Irlanda, Dagoberto sposò Matilde, una principessa di stirpe celtica. Poco tempo dopo si trasferì dall'Irlanda in Inghilterra e si stabilì a York, nel regno di Northumbria. Qui si legò di stretta amicizia con san Wilfrid, vescovo di York, che divenne il suo mentore. Durante questo periodo persisteva tutt'ora il dissidio tra la Chiesa di Roma e la Chiesa celtica, che rifiutava di riconoscerne l'autorità. Wilfrid, in nome dell'unità del cristianesimo, si era prodigato per ricondurre la Chiesa celtica nella sfera di Roma, e c'era riuscito nel famoso Concilio di Whitby, nel 664. Ma forse la sua successiva amicizia con Dagoberto II non era immune da altre motivazioni. Al tempo di Dagoberto la devozione dei Merovingi nei confronti di Roma, promessa nel patto stretto fra Clodoveo e la Chiesa un secolo e mezzo prima, non era molto fervida. Fedele sostenitore di Roma, Wilfrid aspirava a consolidare la supremazia del papato, non soltanto in Gran Bretagna ma anche sul continente. Nell'eventualità che Dagoberto ritornasse in Francia e rivendicasse il trono d'Austrasia, era consigliabile assicurarsi la sua fedeltà. Molto probabilmente Wilfrid vedeva nel re in esilio il futuro braccio armato della Chiesa. Nel 670 Madide, la consorte celtica di Dagoberto, morì nel dare alla luce la terza figlia. Wilfrid si affrettò a combinare un nuovo matrimonio per il vedovo, e nel 671 Dagoberto si risposò. Se le sue prime nozze avevano avuto una potenziale importanza dinastica, le seconde l'ebbero ancora di più. La seconda moglie di Dagoberto era infatti Giselle de Razès, figlia del conte di Razès e nipote del re dei Visigoti. In altre parole, ora la stirpe reale merovingia era imparentata con la stirpe reale visigota. In questa unione c'erano i semi di un impero embrionale che avrebbe unito gran parte della Francia moderna e si sarebbe esteso dai Pirenei alle Ardenne. Inoltre questo impero avrebbe portato sotto l'influenza di Roma i Visigoti che avevano ancora forti tendenze ariane. Quando Dagoberto sposò Giselle, era già ritornato sul continente. Secondo la documentazione pervenuta fino a noi, le nozze furono celebrate nella residenza ufficiale della sposa, a Rhédae, l'odierna Rennes-le-Château. Anzi, sembra che si svolgessero nella chiesa di Saint Madeleine, l'edificio sul quale venne successivamente eretta la chiesa di Bérenger Saunière. Dal primo matrimonio di Dagoberto erano nate tre figlie, ma non un erede maschio. Da Giselle, ebbe altre due figlie e finalmente, nel 676, un figlio, il futuro Sigisberto IV. E quando nacque Sigisberto, Dagoberto era re. Per circa tre anni, sembra, era rimasto a Rennes-le-Château, seguendo da lontano le vicissitudini del suo regno al nord. Finalmente, nel 674, si era presentata l'occasione favorevole. Con l'appoggio di sua madre e dei consiglieri di questa, il monarca esule si proclamò re d'Austrasia. Wilfrid di York diede un importante contributo al suo reinsediamento. Secondo alcuni, vi contribuì anche un personaggio molto più sfuggente e misterioso, sul quale si hanno pochissime notizie storiche: sant'Amatus, vescovo di Sion in Svizzera. Dagoberto, reinsediato sul trono dei suoi avi, non fu affatto un « re fannullone ». Anzi, si dimostrò un degno successore di Clodoveo. Si accinse immediatamente a imporre e a consolidare la sua autorità, reprimendo l'anarchia che imperversava in Austrasia e ristabilendo l'ordine. Regnò con fermezza, piegando vari nobili ribelli che disponevano di una potenza militare ed economica sufficiente per sfidare il trono. E si dice che avesse ammassato un considerevole tesoro a Rennes-le-Château: queste ricchezze dovevano venire usate per finanziare la riconquista dell'Aquitania, che una quarantina d'anni prima si era staccata dal regno merovingio e si era proclamata indipendente. Nel contempo, Dagoberto dovette costituire una grossa delusione per Wilfrid di York. Se il vescovo aveva sperato di fare di lui il braccio armato della Chiesa, si trovò di fronte a un grave disappunto. Anzi, sembra certo che il re frenasse i tentativi di espansione della Chiesa nei suoi domini, e incorresse quindi nella collera delle gerarchie ecclesiastiche. Esiste una lettera inviata a Wilfrid da uno sdegnatissimo prelato franco, il quale si scaglia contro Dagoberto, colpevole di imporre tasse e di «tenere in dispregio le chiese di Dio e i loro vescovi». A quanto sembra, questi non furono i soli motivi di dissidio fra Dagoberto e Roma. Grazie al matrimonio con una principessa visigota, il re aveva acquisito vasti territori nell'attuale Linguadoca. E forse aveva acquisito anche qualcosa d'altro. I Visigoti erano fedeli alla Chiesa di Roma soltanto nominalmente. Anzi, la loro devozione al papato era molto evanescente, e nella famiglia reale predominavano ancora le tendenze ariane. Secondo vari indizi, Dagoberto avrebbe assimilato queste tendenze. Nel 679, quando era sul trono da tre anni, Dagoberto s'era già fatto molti nemici influenti, sia laici che religiosi. Frenando le loro ribelli aspirazioni autonomistiche, aveva destato il rancore di certi nobili vendicativi. Osteggiando i suoi tentativi di espansione, si era attirato l'antipatia della Chiesa. Creando un regime centralizzato ed efficiente, aveva acceso l'invidia e la preoccupazione di altri potentati franchi, sovrani dei regni confinanti. E alcuni di questi sovrani avevano alleati e agenti nel regno di Dagoberto. Uno di questi era il maestro di palazzo del re, Pipino II il Grosso oppure Pipino il Giovane di Herstal, (nipote di Pipino I il Vecchio, di Landen, Maggiordomo di palazzo del regno merovingio di Austrasia per il re Clotario II, che fu il capostipite della dinastia dei Pipinidi). E Pipino II, schierandosi clandestinamente con gli avversari politici di Dagoberto, non indietreggiò di fronte al tradimento e all'assassinio. Come quasi tutti i sovrani merovingi, Dagoberto aveva almeno due capitali. La più importante era Stenay, al limitare delle Ardenne. Presso il palazzo reale di Stenay si estendeva un grande bosco, considerato sacro da tempo immemorabile e chiamato Foresta di Woèvres. Il 23 dicembre 679, Dagoberto andò a caccia in questa foresta. Considerando la data, è possibile che la caccia costituisse una specie di occasione rituale. Comunque, ciò che avvenne ricorda moltissimi echi leggendari, incluso l'assassinio di Sigfrido nel Nibelungenlied. Verso mezzogiorno, sopraffatto dalla stanchzza, il re si adagiò per riposare in riva a un ruscello, ai piedi di un albero. Mentre dormiva, uno dei suoi servitori - che, sembra, era anche suo figlioccio - gli si accostò furtivamente ed eseguendo gli ordini di Pipino gli conficcò una lancia in un occhio. Altre fonti tramandano che Dagoberto II si scontrò spesso col maggiordomo di Neustria, Ebroino, sempre intenzionato a riunire i regni Franchi sotto Teodorico III, che nel 677, attaccarono invano l'Austrasia. E fu probabilmente lo stesso Ebroino ad organizzare la partita di caccia in cui, nel 679, Dagoberto perse la vita a seguito di un colpo di spada all'inguine da parte di alcuni congiurati. Questo episodio potrebbe avere ispirato, nella saga del SanGraal, la leggenda del re pescatore che non poteva procreare poiché ferito ai genitali; inoltre il figlio di Dagoberto, Sigisberto IV, il legittimo erede al trono merovingio, rimase nascosto e protetto in Occitania, ignorato e di cui non fu nota l'esistenza. Gli assassini fecero ritorno a Stenay, decisi a sterminare il resto della famiglia reale. Non si sa di preciso fino a che punto riuscirono nel loro intento. Ma è certo che per il regno di Dagoberto e la sua famiglia fu la fine, improvvisa e violenta. La Chiesa non si disperò. Anzi, si affrettò ad avallare l'operato degli assassini del re. Esiste addirittura una lettera inviata da un prelato franco a Wilfrid di York, che cerca di razionalizzare e giustificare il regicidio. Il corpo di Dagoberto e la sua sorte postuma ebbero vicissitudini piuttosto strane. Subito dopo la sua morte, fu sepolto a Stenay, nella cappella reale di Saint Rémy. Nell'872, quasi due secoli dopo, fu esumato a trasportato in un'altra chiesa. La nuova chiesa divenne Saint Dagobert, perché lo stesso anno il re fu canonizzato: non dal papa (i pontefici si sarebbero arrogati questo privilegio, esclusivo soltanto nel 1159), bensì da un sinodo metropolitano. Non è chiaro perché Dagoberto venisse canonizzato. Secondo una fonte ciò avvenne perché si credeva che le sue reliquie avrebbero salvato la zona di Stenay dalle scorrerie dei Vichinghi; ma questa spiegazione non è molto illuminante, poiché non si capisce perché le reliquie dovessero avere un potere miracoloso. Le autorità ecclesiastiche sembrano dimostrare al riguardo un'ignoranza imbarazzante. Ammettono che Dagoberto, per qualche ragione imprecisata, era divenuto l'oggetto di un culto in piena regola e aveva un suo giorno festivo, il 23 dicembre, anniversario della sua morte. Tuttavia, non sono assolutamente in grado di precisare perché tutto questo fosse avvenuto. È possibile, certo, che la Chiesa si fosse pentita della parte che aveva avuto nell'assassinio del re. Quindi la canonizzazione di Dagoberto potrebbe essere stata una sorta di riparazione. Tuttavia, se questo è vero, non viene spiegato perché fosse ritenuto necessario un gesto del genere, e neppure perché fosse compiuto ben due secoli dopo. A stretto rigore delle fonti storiche ufficiali, Dagoberto non fu l'ultimo sovrano della dinastia merovingia. Anzi, i sovrani merovingi conservarono il trono, almeno nominalmente, per altri tre quarti di secolo. Ma gli ultimi Merovingi meritarono davvero l'epiteto di « re fannulloni ». Molti erano estremamente giovani, e quindi spesso erano deboli e indifese pedine nelle mani dei maestri di palazzo, non potevano imporre la propria autorità e prendere decisioni. Erano poco più che vittime; e molti di loro vennero uccisi. Inoltre, i Merovingi di questo tardo periodo dinastico appartenevano a rami cadetti, non al ceppo principale disceso da Clodoveo e Meroveo. Questo ceppo era stato eliminato con Dagoberto II. Perciò, a tutti i fini pratici, l'assassinio di Dagoberto può essere considerato come la fine della dinastia merovingia. Ma Dagoberto II aveva avuto un figlio maschio: Sigisberto IV. Secondo alcune fonti, Sigisberto IV, alla morte del padre Dagoberto II, fu salvato da una sorella e portato clandestinamente a sud, nei domini della madre, la principessa visigota Giselle di Razès. Si dice che arrivasse in Linguadoca nel 681 e, poco tempo dopo, adottasse o ereditasse i titoli dello zio, duca di Razès e conte di Rhédae. Si dice inoltre che assumesse il cognome o soprannome di «Plant-Ard» (divenuto in seguito Plantard), da réjeton ardent, «ardente virgulto» della vite merovingia. Con questo nome e i titoli ereditati dallo zio, si dice, perpetuò la sua stirpe. E nell'841-886 un ramo di questa stirpe culminò in Bernardo III di Tolosa detto Plantavelu (Piede di Velluto), un nome derivato apparentemente da Plant-Ard o Plantard, il cui figlio divenne duca d'Aquitania e conte d'Alvernia: Guglielmo I, il Pio o il Vecchio (892-918). Fra gli altri indizi frammentari c'è un atto datato 718, riguardante la fondazione di un monastero, a pochi chilometri da Rennes-le Château, a opera di «Sigisberto, conte di Rhédae, e sua moglie, Magdala». Se si esclude questo atto, per un altro secolo non si ha alcuna notizia dei titoli di Rhédae e di Razès. Tuttavia, quando uno dei due ricompare, si riaffaccia in un contesto di estremo interesse.

- Mentre il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i Pipinidi, maggiordomi di palazzo, accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Importante fu la riorganizzazione dei regni dei Franchi in vista di una militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche a nuove tecniche come l'introduzione della staffa che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance. Carlo Martello mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada ad un consenso per una sua futura appropriazione del trono. Incontrò inoltre una forte resistenza ecclesiastica, avendo espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli con persone di sua fiducia, ma fu più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato, sostenendo per esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli alamanni e i turingi. I re merovingi, per quanto "fannulloni", godevano della sacralità dell'antica tradizione germanica. Carlo Martello, avvalendosi delle prerogative del maggiordomo, riuscì a far sì che il sovrano merovingio Teodorico IV (re dei Franchi di Neustria, Burgundia ed Austrasia, dal 721) morisse, nel 737, senza eredi.

Nel 752 Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e a sua volta maestro di palazzo dell'ultimo re merovingio, Childerico III (detto l'Idiota o il re fantasma, quarantaseiesimo e ultimo re dei Franchi della dinastia dei merovingi che regnò su Neustria, Burgundia ed Austrasia dal 743 sino al 751), lo depone e lo relega in un monastero: con l'appoggio della chiesa di Roma diventa il primo re dei Franchi carolingio (aggettivo derivante da Carlo Martello, suo padre).

Nel 756 - In Italia Pipino sconfigge i Langobardi. I Langobardi avevano conquistato Ravenna, capitale dell'esarcato dell'Impero Bizantino nel 751, e cominciarono a fare pressione su Roma. Papa Stefano II definisce l'impero romano d'oriente "Imperio Grecorum", "impero dei greci" che verrà poi definito come "bizantino", da Bisanzio, antico nome della città in cui venne fondata "Costantinopoli nuova Roma" da Costantino I il Grande e nel 754 si rivolge quindi a Pipino il Breve, Maggiordomo di Palazzo del Regno franco di Neustria per muovere guerra ai Longobardi. Per convincerlo gli mostra un documento falso: la “Donazione di Costantino”, secondo il quale l' antico imperatore avrebbe donato alla Chiesa numerose terre in Italia. Di conseguenza Stefano II pretese la consegna di parte del Veneto, quasi tutta l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, le Marche, il Lazio, metà dell'Abruzzo e la Corsica. In cambio Pipino avrebbe potuto inglobare i restanti territori longobardi ed essere consacrato protettore della cristianità. Pipino il Breve sconfisse i Longobardi nel 756 e assegnò al papa i territori che sarebbero appartenuti alla Chiesa per circa mille anni.
Settimania (o Gothia).
Dal 759 - Tra il 759 e il 768 il signore di Settimania (Gothia o Gotia) - che includeva il Razès e Rennes-le-Château - venne ufficialmente proclamato re. Nonostante la disapprovazione di Roma, fu riconosciuto dai Carolingi, dei quali si dichiarò vassallo. Nelle cronache pervenute fino a noi figura più di frequente con il nome di Teodorico, o Thierry, e su Wikipedia è indicato come Teodorico I conte di Autun.
Teodorico I era discendente di Dagoberto II (630 circa - 1º febbraio 656, regnò sull'Austrasia, dal 633 alla sua morte) ed era l'unico figlio maschio del re dei Franchi Sali di Austrasia della dinastia merovingia Sigeberto III e della moglie Inechilde. Dagoberto II, dal suo primo matrimonio con Matilde, principessa di stirpe celtica, ebbe tre figlie, ma non un erede maschio. Da Giselle de Razès, figlia del conte di Razès e nipote del re dei Visigoti, nel suo secondo matrimonio, ebbe altre due figlie e finalmente, nel 676, un figlio, il futuro Sigisberto IV, antenato di Teodorico I. La maggioranza degli studiosi moderni ritengono infatti Teodorico di discendenza merovingia, ma era riconosciuto tanto da Pipino il Breve quanto dal Califfo di Baghdad come il seme della casa di Davide, come lo era stato Gesù. Questo Teodorico sarebbe nato a Baghdad: era un esilarca, cioè disceso dagli ebrei in esilio a Babilonia fin dai tempi della cattività babilonese, fra il VII e il VI sec. a.C. Il suo nome arabo era Natronai al-Makir. Questi sposò inoltre la sorella di Pipino, Alda, nonna di Raimondo I di Tolosa e zia di Carlomagno. Il Principato si estese con la donazione di molti territori concessi dai sovrani carolingi, tra cui alcuni appezzamenti della Chiesa, che causarono malumore al Papa Stefano III. La Settimania (o Septimania) ospitava una vasta popolazione ebraica prima tollerata, poi perseguitata dai Visigoti. La conquista dei Mori fu perciò ben accettata dagli ebrei locali, un po' come era successo in Spagna. La Settimania rimase in mano araba per circa quarant'anni, diventando un principato moresco con capitale Narbona. Usando la zona come base di partenza, i Mori si spinsero in Francia fino a lambire Lione. La loro avanzata fu però fermata da Carlo Martello, maestro di palazzo del re merovingio Childerico III, nella battaglia di Poitiers del 732. Intorno al 752, Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e a sua volta maestro di palazzo dell'ultimo re merovingio, Childerico III, lo depose e lo relegò in un monastero: con l'appoggio della chiesa di Roma divenne il primo re dei Franchi carolingio (da Carlo Martello, suo padre). Pipino aveva stretto alleanza con gli aristocratici locali, portando così la Settimania sotto il suo dominio, tranne la capitale Narbona, difesa strenuamente da Arabi ed Ebrei. Dopo sette anni di assedio, Pipino, Re dei Franchi, fece un patto con gli ebrei di Narbona: in cambio del loro aiuto contro i Mori e del loro appoggio per la sua legittimazione a successore dei Merovingi, avrebbe concesso agli Ebrei di Settimania un principato ed un re esclusivamente loro. Quindi nel 759 la popolazione ebrea si rivoltò contro gli occupanti mori, aprì le porte a Pipino, che conquistò la città. Poco più tardi, gli Ebrei riconobbero Pipino come sovrano nominale e convalidarono le sue pretese alla sua legittimazione. Quello che non è facilmente comprensibile, è il motivo per cui il re usurpatore chiede l'avvallo degli Ebrei alla rimozione di un re merovingio, ma risulta chiaro se si pensa che la stirpe merovingia si era incrociata con i discendenti di Gesù e di Maria Maddalena (Migdal Eder), sua moglie, che proprio in Occitania, dopo la crocifissione, era approdata, con la figlia Sarah-Damaris e il figlioletto Yeshuah-Joseph Théo del Graal, insieme ad un gruppo di cui facevano parte Giuseppe d'Arimatea, membro del Sinedrio di Gerusalemme e Lazzaro, forse fratello di Maria Maddalena, chiamata anche Maria di Betania nei Vangeli (vedi QUI). Una leggenda parla di una violenza subita dalla madre di Meroveo quando già era incinta di lui, da parte di un essere proveniente da Oltremare: il cronista Fredegario, afferma che Meroveo fu concepito quando Basina, moglie di Clodione, mentre era seduta in riva al mare fu posseduta dal mostro Quinotauro (con cinque corna), che era uscito dal mare e questo evento giustifica il nome Meroveo; figlio del mare. Questo episodio potrebbe far pensare ad una stirpe proveniente da oltremare che si incrocia con un'altra, continentale e regale. I Merovingi erano detti i "Re Lungochiomati", per la loro abitudine di non tagliarsi mai i capelli, ed anche i "Re Taumaturghi", per le loro supposte abilità nella guarigione delle persone. Secondo una diffusa leggenda medievale, essi erano discendenti della linea di Davide e i loro poteri derivavano, appunto, dall'avere sangue divino nelle proprie vene. L'abitudine di non tagliare i capelli, dunque, potrebbe fare riferimento al "nazireato", la forma giudaica di consacrazione a Dio, la stessa che nella Bibbia è attribuita al personaggio di Sansone e la stessa alla quale potrebbero aver aderito Giovanni Battista e persino Gesù (secondo l'ipotesi che "Nazareno" non intenda "di Nazareth", ma "Nazireo"). La cultura occitana ha inventato i "Romanzi", storie cavalleresche intrecciate all'amor cortese che mescolano leggende e verità, e proprio nei primi romanzi, si fa cenno del "Sangraal", tradotto come Santo Graal, ma che poteva essere il Sangue Reale, e non dimentichiamoci che Gesù voleva essere il re di Gerusalemme, unto a quello scopo dalla nobile Maria Maddalena della tribù di Beniamino, l'antica proprietaria nominale del territorio di Gerusalemme. Anche la famosa scritta INRI, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù Nazareno Re dei Giudei), posta sulla croce, ribadisce questa sua volontà, e la festività gitana delle tre Marie, che si celebra tuttora in Camargue, fa intravvedere in Sara proprio la nipote della madonna, la figlia di Gesù e della Maddalena. Ricordiamoci inoltre che Gesù era chiamato Rabbi, "maestro", e per tutti i rabbi è indispensabile avere figli, per seguire l'insegnamento: crescete e moltiplicatevi. Poi la chiesa cattolica, secoli dopo, impose il celibato nell'ambito clericale, ma questa è un'altra storia. Alla chiesa di Roma non conveniva certamente accettare che esistessero discendenti di Gesù, il Cristo!
Da: "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore.

    Cartina dell'espansione del regno
    dei Franchi dal 481con Clodoveo
         all' 814 con Carlo Magno. E'
       indicata Aquisgrana (Aachen).
             Nell'800 Carlo Magno è
          incoronato imperatore del
             Sacro Romano Impero.
       A sud la Settimania, o Gothia.
Nel 768 - Carlo Magno diventa re dei Franchi inaugurando l'investitura reale per la stirpe carolingia. Egli, dopo aver vinto i Longobardi d'Italia, sollecitato dal papa, diviene Re D’Italia. Da allora il territorio dei Franchi sarà chiamato Francia. Alla morte di Carlo Martello (741) la Francia era priva di re, ma non di maggiordomi, coi figli di Carlo Pipino il Breve e Carlomanno più forti che mai. Essi misero sul trono Childerico III, dalla genealogia incerta, eloquentemente soprannominato il re fantasma, essendo solo un fantoccio nelle mani dei Pipinidi. Il regno era di fatto comandato da Carlomanno (il nord con Austrasia, Alemannia e Turingia) e Pipino (il sud con Neustria, Borgogna e Provenza). Carlomanno si ritirò in seguito in un'abbazia, così che Pipino si trovò ad essere di fatto l'unico uomo di potere. In questo contesto Pipino si decise a fare il passo fondamentale, inviando a papa Zaccaria degli ambasciatori nel 751 per saggiarne la disponibilità a incoronarlo re.Assodata la disponibilità del papa, che proprio in quegli anni era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei longobardi verso Roma, Pipino fece rinchiudere il suo signore Childerico III e si proclamò re al suo posto.
La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei "re capelluti", dalla rasatura che venne imposta a Childerico. Pipino divenne così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo e in seguito per la Chiesa cattolica. Fu cruciale per la storia europea l'atto, giuridicamente illegittimo, dell'incoronazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall'unico erede dell'Impero romano, il sovrano bizantino), sia che Pipino stesse usurpando un titolo di sovrano "sacrale" verso i Germani, sia che il papa si stesse arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore "eretico" (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il falso documento della Donazione di Costantino). Nacque in quegli anni anche la cerimonia dell'unzione regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all'unzione dei Re d'Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell'unzione di Re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all'arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era "più alta" della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi. Papa Stefano II si recò in Francia per chiedere il sostegno di Pipino il Breve, che ricevette con la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), ed inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di re Astolfo dei Longobardi. La benevolenza del papato e l'energia dei nuovi sovrani cancellarono presto dalla memoria collettiva qualsiasi ricordo di usurpazione

(Tesi storica scatenata dalla ricostruzione de: "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore). Il signore di Settimania (o Gotia) Teodorico, o Thierry, che su Wikipedia è indicato come Teodorico I conte di Autun ebbe come figlio Guglielmo (o Guillem) di Gellone, re degli Ebrei di Settimania, conte di Barcellona, di Tolosa, d'Alvernia e di Razés, e che era, tramite la madre Alda, cugino di Carlomagno, che era stato il primo imperatore incoronato dal papa, a legittimare la divinità dell'investitura; non a caso il suo dominio prese il nome di Sacro Romano Impero. Guglielmo (o Guillem) di Gellone, conosciuto anche come Guglielmo d'AquitaniaGuglielmo I di TolosaGuglielmo d'Orange o, come nel caso di Dante Alighieri, Guiglielmo, fu riconosciuto come discendente di Davide dai Carolingi, dal Califfo di Baghdad e dal Papa, e parlava correntemente l'ebraico e l'arabo. Il suo stemma era il Leone di Giuda, lo stesso degli esilarchi e del re David, dei re merovingi e dei primi re carolingi e dell'Etiopia (vedine anche il motivo QUI). Il Leone di Giuda è il simbolo della tribù ebraica di Giuda, il quarto figlio di Giacobbe, considerato il fondatore della tribù. L'associazione tra Giuda e il leone può essere innanzitutto trovata nella benedizione di Giacobbe a Giuda di cui si legge nel Libro della Genesi: «A te, Giuda, tributeranno omaggio i tuoi fratelli, la tua mano sarà sulla cervice dei tuoi nemici, si prostreranno a te i figli di tuo padre. Tu, Giuda, sei un leoncello quando torni, o figlio mio, dalla preda. Allorché egli se ne sta chino, coricato come un leone, chi oserebbe farlo alzare? Lo scettro non si dipartirà da Giuda né il bastone del comando di tra i suoi piedi fino a che verrà il Messia verso il quale convergerà l'ossequio dei popoli. Egli lega alla vite il suo puledro ed alla vite pregiata il figlio della sua asina; lava il vestito nel vino ed i panni nel sangue dell'uva. Ha gli occhi rossi per il vino e bianchi i denti per il latte» (Genesi 49:8-12). 
Il leone di Giuda con il bastone
del comando.
Il re Davide, Salomone e Gesù discesero dalla tribù di Giuda, di cui il leone è simbolo. Il Leone di Giuda è anche un'espressione usata nell'Apocalisse per indicare il Messia. Nelle campagne militari Guglielmo rispettava rigorosamente il Sabato e le feste ebraiche, divenne Pari di Carlomagno e alla sua morte porse sul capo la corona imperiale a Ludovico, figlio e successore di Carlo, che avrebbe esclamato "Nobilissimo Guglielmo... è la tua stirpe che ha innalzato la mia" (William, count of Orange, a cura di Glanville Price, 1975). Inoltre, come prova dell'antica presenza ebraica, nello stemma di molte città della zona figura la stella a sei punte, tra cui lo stemma di Rennes le Château, sito di riferimento nella ricerca del Santo Graal. E comunque Guglielmo d'Aquitania, conosciuto anche come Guglielmo di Gellone o Guglielmo I di Tolosa o ancora, in composizioni poetiche, come Guglielmo d'Orange (750 circa - Gellona, 28 maggio 812), che fu conte di Tolosa, duca di Narbona e marchese di Gotia, nell'806 si ritirò nel monastero che aveva fondato a Gellona (l'odierna Saint-Guilhem-le-Désert, nel dipartimento dell'Hérault nella regione della Linguadoca-Rossiglione) nell'804, guadagnandosi fama di santità: San Guglielmo d'Aquitania fu quindi venerato santo dalla Chiesa cattolica, e la sua memoria liturgica è il 28 maggio. Dante Alighieri lo nomina come "Guiglielmo" nella Divina Commedia, ponendolo nel XVIII canto del Paradiso, verso 46. Di lui i documenti dicono che era nato in Borgogna, che era figlio del conte di Autun, Teodorico I (ca. 720 - ca. 804) di antica famiglia Merovingia e di Alda o Audana (?-† 751), figlia di primo o secondo letto di Carlo Martello, come è scritto in un documento dell'804, in occasione della fondazione del monastero di Gellone, e per questo Guglielmo era cugino di Carlo Magno di cui fu anche paladino. Da notare che Raimondo I di Rouergue (820 circa - 865 circa) , che fu conte di Quercy dall'849 e poi conte di Tolosa dall'852 all'863 e anche conte di Rouergue dall'849 fino alla morte, era figlio secondogenito del conte di Rouergue, Fulcoaldo (?-† 849 circa) e di Senegonda, figlia di Alda, la moglie di Teodorico I e quindi Senegonda era sorella o sorellastra di San Guglielmo di Gellone; quindi i conti di Tolosa erano parenti consanguinei di Guglielmo di Gellone, che vantava la sua discendenza, attraverso i Merovingi, dalla casa di David.

Nel 1.099 - Nell'ambito della crociata dei Nobili, durante la prima crociata, il 15 luglio i cristiani conquistano Gerusalemme. Quello stesso giorno, in quel luogo, Goffredo di Buglione istituisce l'Ordine iniziatico e cavalleresco di Nostra Signora di Sion presso l'abbazia sul monte omonimo, a sud della città, da: http://www.prieure-de-sion.com/1/storia_del_priorato_di_sion_1011194.html.
Stemma del priorato di Sion,
da: http://www.prieure-de-sion.com/1/
L'Ordine, chiamato in seguito "di Sion", pare avesse dei compiti ben precisi:
- da una parte proteggere e favorire la stirpe generata dall'unione di Yeshuah Ben Yossef (colui che chiamiamo Gesù Cristo) nato a Betlemme e morto nel 33 a Gerusalemme con Mariamne Migdal-Eder (Torre del Gregge, nei pressi di Betlemme) Principessa della Tribù di Beniamino Migdal-Eder, nata a Béthania e morta nel 63 in S.te Beaume, in Provenza, colei che chiamiamo Maria Maddalena... La stirpe del Sangue Reale, il Santo Graal, di cui Goffredo di Buglione faceva parte, vedi https://culturaprogress.blogspot.it/2014/12/il-sangraal-o-sangue-reale-maria.html
- inoltre custodire le prove documentali inerenti quella stirpe affluita in quella dei Merovingi, le cui radici erano nell'antica Babilonia e probabilmente nei beniaminiti migrati verso il 1.140 a.e.v. (a.C.) in Arcadia e poi in Gallia, fino ad unirsi a quella del Graal, vedi https://culturaprogress.blogspot.it/2015/01/il-fiume-sotterraneo-che-collega.html.
Il 22 luglio a Goffredo di Buglione, discendente della famiglia del Sangue Reale, viene offerta la corona di Re di Gerusalemme ma lui la rifiuta, accettando il potere sul quel nuovo regno col titolo di "Advocatus Sancti Sepulchri" (Difensore del Santo Sepolcro). Gli succederà, come Re, suo fratello Baldovino.

Nel 1.104 - Hugues de Payns, fra i fondatori e primo Gran Maestro dell'ordine dei Cavalieri Templari, giunge per la prima volta in Terra Santa per accompagnare il suo Signore, il conte Ugo di Champagne poi, in pellegrinaggio, ritornerà nel 1.107.

- Da http://www.templaricavalieri.it/cattedrali_gotiche.htm: I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI, DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.
Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.
Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1.128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.
Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.
...le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura. E' da sottolineare la relazione tra le statue di Iside, la divinità egizia corrispondente alla dea greca Gea ("la Terra"), che venivano custodite nei sotterranei dei templi egizi, con le Vergini Nere, anch'esse collegate al culto della Terra, diffuso in tutta l'Europa. La stessa Madonna sarebbe la cristianizzazione di questa figura troppo radicata nell'immaginario popolare, da poter essere estirpata del tutto. Per questo, i costruttori delle cattedrali gotiche, che anche in altri particolari (ad esempio quello di erigere le cattedrali sui luoghi sacri alla Grande Madre) si erano dimostrati legati a tale culto, avrebbero colorato in modo diverso il volto della Vergine cattolica, affinché coloro che "sapessero" avrebbero facilmente compreso di chi si trattasse realmente.
Uno dei simboli maggiormente presente nelle cattedrali è il labirinto che sta ad indicare la via che l'uomo deve percorrere per conseguire l'iniziazione. Rappresenta anche il cammino di fede: dall'esterno, seguendo un tortuoso percorso, si arriva al centro. Il labirinto della Cattedrale di Chartres ha un diametro di dodici metri e il percorso si snoda per duecento metri. I pellegrini dovevano percorrere in ginocchio il labirinto, sul pavimento del presbiterio, per andare al loro "centro".
Ma perché uomini di tanto tempo fa dovevano diventare matti a riprodurre, sotto varie forme, alcune proporzioni fisse? Perché, a livello simbolico, riprodurre forme, misure e ritmi cosmici negli edifici sacri voleva dire cercare di riprodurre in Terra e in piccolo la grande armonia celeste. Insomma, dei piccoli Microcosmi che dovevano riprodurre e rappresentare il Macrocosmo e, con esso, la perfezione di Dio.
Si è parlato di "forme", "misure" e "ritmi" e abbiamo visto attraverso l’uso di figure geometriche precise e del ricorrere di numeri e proporzioni cari alla geometria sacra. Ma ci sono anche i "ritmi" dell’universo. Come venivano rappresentati questi "ritmi"?
Ad esempio, attraverso lo sfruttamento della luce del sole in giorni precisi dell’anno. La Piramide di Cheope ha alcuni condotti che secondo alcuni sono orientati in modo tale da far entrare all’interno raggi di sole in giorni particolari. Ugualmente, l’ombra proiettata dalla Piramide in occasione del solstizio d’inverno rispetterebbe precise proporzioni.
Ugualmente le torri di Castel del Monte, fatto costruire da Federico II, proiettano ombre precise in certi giorni: in occasione di quello d’autunno, a mezzo giorno, la lunghezza delle ombre corrisponde alla lunghezza del cortile interno, poi l’ombra si allunga fino ad indicare la circonferenza delle mura che anticamente circondavano il castello stesso; senza contare che in occasione del solstizio d’estate, un raggio di sole attraversa la finestra sopra il portale principale per andare a "colpire" un rettangolo posto su una parete del cortile interno.

- Fu nel medioevo, al tempo di Federico II che si sviluppò la Qabbalà (o Cabbala), letteralmente "Ricezione", che designa in particolare la tradizione mistica orale, in seguito codificata in forma scritta, che a partire dal secolo XII secolo e.v. sviluppa le tradizioni mistiche precedenti in un complesso sistema che sta anche alla base del chassidismo, che ebbe l’enorme merito di aprire i segreti della spiritualità e della mistica alle classi d’ebrei meno colti e più poveri. Il Chassidismo faceva e fa uso di tecniche meditative molto potenti, ma anche di canto e danza, per arricchire la preghiera e la vita religiosa quotidiana. Tutt’oggi conta centinaia di migliaia d’aderenti, sebbene si sia suddiviso in molte scuole diverse.

- Da https://web.infinito.it/utenti/e/ezechiel/I%20SEGRETI%20DEI%20TEMPLARI.htm: Esisteva un "Ordine segreto" ai vertici dei Templari? Il problema è molto complesso, sembrerebbe anche certo che in seno all’Ordine si celebrassero culti segreti e che un esoterismo templare sia sicuramente esistito. Malauguratamente, come scrive Lavisse nella sua "Storia di Francia" il segreto sulle loro attività era assoluto infatti: "Tutti gli affari del Tempio venivano sbrigati nel più stretto segreto; la regola scritta esisteva soltanto in pochi esemplari; la lettura era riservata ai soli dignitari; molti Templari non ne avevano mai avuto conoscenza". Il cavaliere templare Gaucerand de Montpezat, lontano antenato dei reali di Danimarca, asserì: <<Abbiamo tre articoli che nessuno conoscerà mai, salvo Dio, il diavolo e i Maestri>>. E’ anche certo che i filosofi arabi abbiano influenzato i rudi soldati del Tempio. Sicuramente l’Ordine accolse elementi dottrinari e rituali dell’esoterismo orientale. Subì l’influsso delle confraternite esoteriche musulmane insieme al disegno di un’unificazione del mondo e di un nuovo ordinamento sociale.
Non è azzardato, a tal proposito, ricordare le ambizioni di Federico II di Hohenstauffen, il "Signore del Mondo", imperatore di Germania, re dei Romani, re di Sicilia, re di Gerusalemme che, alla fine dell’XI secolo era una leggenda. Saba Malespini di lui scrive: "Questo Cesare che era il vero sovrano del mondo e del quale la gloria si era propagata in tutto l’universo, credendo senza dubbio alcuno di divenire simile agli dèi con lo studio delle matematiche, si mise a scrutare il fondo delle cose e i misteri dei cieli". Il suo progetto fu forse proseguito dai Templari?
Federico II, nel 1228, a San Giovanni d’Acri, pur essendo stato colpito da scomunica papale, aveva ugualmente partecipato alla Tavola Rotonda del meglio della Cavalleria mondiale: Templari, Ospedalieri, Teutonici, Fàlas saraceni, Turchi, Batinyah (Assassini o Hassaniti), Rabiti di Spagna, ecc., tutti dalla Pactio Secreta (Patto Segreto). E’ all’opera la filiazione della Cavalleria con Ordini iniziatici segreti. In fondo i Templari furono perduti dalla loro dottrina, dal loro esoterismo e da un inconfessabile "segreto" che ne determinarono la distruzione. E’ più che probabile supporre che la milizia del Tempio ebbe collegamenti oscuri con misteriose catene iniziatiche e praticò rituali segretissimi.
Tra i loro fini, vi era anche quello di assoggettare il mondo ad un’autorità suprema. Sembra effettivamente che il sogno più grande dell’Ordine, lo scopo supremo della sua attività, sia stato quello di far risorgere il concetto dell’Impero… vale a dire l’Oriente islamico e l’Occidente cristiano… Una sorta di federazione di stati autonomi posti sotto la direzione di due capi, l’uno spirituale, il Papa; l’altro politico, l’Imperatore, tutti e due eletti e indipendenti l’uno dall’altro. Sopra il pontefice e l’imperatore, un’autorità suprema, misteriosa. Chi era questa misteriosa autorità suprema?
I Templari erano profondi nell’esoterismo, è grazie alla loro influenza che la setta catara degli Albigesi, divenne essenzialmente un movimento sufi, con una concezione dell’uomo plasmata in tutto e per tutto sul modello ideale del Pir e cioè del <<grande saggio>> delle sette sufi. Inoltre il potere magico da esse attribuito al Sacro Graal (il vaso utilizzato da Gesù per l’ultima cena e nel quale sarebbe stato raccolto il suo sangue) eguagliava perfettamente quello attribuito al Khidr, e cioè al verde manto fiammeggiante del paradiso sufi. Analoghe ancora a quelle sufi furono le teorie catare sulla creazione di una società di tipo teocratico…" (Carlo Palermo, Il quarto livello, Roma 1996).
Ancora occulti e indecifrabili segreti. Enigmi irrisolti come quello relativo al favoloso tesoro dei templari. Essi avevano raggiunto una grande ricchezza, si mormorava che praticassero l’arte dell’alchimia. Nello scorso secolo una strabiliante scoperta diede maggiore credito a questa ipotesi; furono trovate, dove avevano sede due importanti commende dell’Ordine, in Borgogna, ad Essarois, e in Toscana, a Volterra, due antichi piccoli scrigni, illustrati con figure e simboli alchemici. Lo studioso von Hammer affermò che gli scrigni erano senza dubbio di origine templare. Un’altra eccezionale scoperta la si deve a Theodor Mertzdorff, insigne studioso tedesco che, nel 1877, diede alle stampe un documento templare, ritrovato ad Amburgo, che raccoglieva una serie di regole. Ecco cosa dice l’articolo 19: "E’ fatto divieto, nelle commende, in cui tutti i fratelli non sono degli eletti o dei consolati, di lavorare alcune materie mediante la scienza filosofale, e quindi di trasmutare i metalli vili in oro o in argento. Ciò sarà intrapreso soltanto in luoghi nascosti e in segreto".
Si racconta che l’ultimo Gran Maestro de Moley scelse il villaggio francese di Arginy per far nascondere il "tesoro" dell’Ordine da due cavalieri. Arginy negli oscuri sotterranei del suo castello, che poggia sopra una ragnatela di gallerie segrete, che Daniel Réju descrive: <<isolato nella pianura, tra Aone e Beaujolais>>, deve celare qualcosa di inimmaginabile. La "Torre delle Otto Bellezze", anche detta la "Torre dell’Alchimia" per i misteriosi segni magici e simboli alchemici disegnati su quei mattoni, è la costruzione più antica del castello e fu oggetto di lunghe visite di studiosi ed esoteristi, tra cui, due personaggi d’eccezione, Eugéne Canseliet e Armand Barbault.
Cosa questi alchimisti trovarono o decifrarono non fu detto. Il favoloso "tesoro" dei Templari rimane ancora un mistero insoluto o potrebbe aver ragione André Douzet quando scrive: "Forse l’autore francese Robert Charroux trovò la chiave quando decifrò questo passaggio dal libro di Breyer: <<Pensa intensamente: la grande arte è Conoscenza>>".
La conoscenza di misteri sublimi e oltremodo pericolosi se ancora oggi sono sigillati in un fitto "segreto". E’ un segreto inviolabile che sembra riecheggiare le parole di<<Pensa intensamente: la grande arte è Conoscenza>>". Ja’far Sadiq (ob. 148/765): "La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto".
Unitamente al Precettore di Normandia, al Visitatore di Francia e al Commendatore d'Aquitania, Giacomo de Moley affronta il rogo. Ma quando s'avvede che non viene concesso loro nemmeno il beneficio pietoso del laccio prima che il fuoco venga appiccato, egli grida il suo terribile anatema che puntualmente colpirà Clemente V, Filippo il Bello e Nogaret. Morirono a breve distanza anche i figli del re e, di lì a poco, tutta la Francia veniva travolta tra ferro e fuoco dalla guerra dei Cent'anni.
Col rogo e la calcinazione (fase al bianco), si concludeva l'epopea alchemica dei Templari. I superstiti si rifugiarono in Scozia, portando con sé il divino Segreto che cela l'intera storia dell'umanità e che Clemente V invano aveva tentato di strappare loro con ogni mezzo.
La Tradizione sottintende che proprio dallo stabilirsi dei superstiti in Scozia è sorto il Rito Scozzese Antico ed Accettato. Successivamente dilatatosi per filiazione universale, il mondo ne avrebbe accolto l'Opera continuatrice. (Vedi http://www.massoneriascozzese.it/presentazione.htm)

Eloquente immagine sui riferimenti culturali massonici in una
prima di copertina di un'enciclopedia massonica del 1887
da: https://www.flickr.com/
photos/internetarchivebookimages/14762810774/
 Source
book page:https://archive.org/stream/encyclopaediaoff
00mack/encyclopaediaoff00mack#page/n18/mode/1up
,
No restrictions, https://commons.wikimedia.
org/w/index.php?curid=43456838
Dal 1.390 - Da https://it.wikipedia.org/wiki/Storia
_della_massoneria: « Ognuno dei primissimi testi massonici contiene qualche sorta di storia del mestiere, o gilda (la voce inglese da cui è tratta questa voce italiana usa il vocabolo mystery, che in inglese moderno equivale al nostro "mistero", ma anticamente aveva il valore di "gilda") della massoneria. La più antica opera di questo tipo, il Manoscritto regio, databile tra il 1390 e il 1425, ha una breve storia nell'introduzione, in cui si afferma che il "mestiere della massoneria" iniziò con Euclide in Egitto, e arrivò in Inghilterra durante il regno del sovrano Æðelstan (Atelstano). Poco più tardi, il Manoscritto Cooke fa risalire la massoneria a Jabal, figlio di Lamech (Genesi 4: 20-22), e narra come questa conoscenza arrivò ad Euclide, da lui ai figli di Israele quando erano in Egitto, e così via per un elaborato percorso fino ad Æðelstan. Questo mito formò la base per successive fondazioni tratte da manoscritti, e tutte sostengono che la massoneria risale ai tempi biblici, e fissano il suo consolidamento istituzionale in Inghilterra durante il regno di Æðelstan (927-939).
Poco dopo la formazione della prima gran loggia d'Inghilterra, James Anderson fu incaricato di riassumere queste "costituzioni gotiche" in una gradevole forma moderna. Le costituzioni prodotte dal suo lavoro hanno un'introduzione storica più diffusa di ogni precedente, e ancora una volta collegano la storia di ciò che era diventata la massoneria alle radici bibliche, sempre inserendo Euclide nella catena della narrazione. Fedele al suo materiale, Anderson fissa la prima grande assemblea di massoni inglesi a York, presieduta dal figlio di Æðelstan, Edwin, che per altri versi è ignoto alla storia. Ampliate, riviste e ripubblicate, le costituzioni del 1738 di Anderson pongono i Gran Maestri dall'epoca di Agostino di Canterbury, indicato come Agostino il Monaco. Le Illustrations of Masonry di William Preston amplificarono ulteriormente questo mito della creazione massonica. In Francia, la conferenza del 1737 di Chevalier Ramsay aggiunse i crociati all'albero genealogico. Sostenne che i massoni crociati avevano riportato alla luce il mestiere con i segreti recuperati in Terra Santa, sotto il patronato dei Cavalieri Ospitalieri. A questo punto, la "storia" del mestiere della massoneria continentale si distaccò da quella della massoneria in Inghilterra. »

- ...E’ necessario, ora, affrontare il tema abbastanza controverso delle interconnessioni tra la Massoneria e i Templari, Ordine Cavalleresco, tra i più famosi per potenza e ricchezza. Ancora oggi, a circa 700 anni dalla sua soppressione, esistono in Europa e in America Associazioni ed Istituzioni che fanno risalire la loro origine ai Templari e, nelle loro manifestazioni, richiamano riti e ideologie dell'Ordine. Si tratta, ovviamente, di un fenomeno che, se da una parte, ha generato la fioritura di numerose leggende e un positivo fervore di studi, dall'altra ha favorito la nascita e la diffusione di gruppi e gruppuscoli, molti dei quali, in buona o in cattiva fede, hanno danneggiato e danneggiano l'immagine autentica degli ardimentosi Cavalieri.
Due sono le fonti alle quali si collegano le origini del Templarismo: 
1) La leggenda della esistenza in Scozia di una Loggia di Massoneria operativa - la Loggia di Kilwinning - alla quale si sarebbero associati alcuni Cavalieri Templari fuggiti dalla Francia, che avevano trovato protezione presso il re Roberto Bruce; 
2) L'affermazione che il Gran Maestro Giacomo de Molay nel periodo della sua provvisoria libertà nel 1313 aveva passato i suoi poteri al Cavaliere Jean Marc Larmenius, che li avrebbe esercitati dal 1314 al 1324, quando, morendo, li avrebbe trasmessi a Theobald d'Alexandrie.
La Loggia di Kilwinning alla quale appartenevano i costruttori di cattedrali scozzesi e che godevano di particolari prerogative e privilegi, avrebbe accolto nel suo seno alcuni Cavalieri Templari, Maestri architetti, sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello 2, e capeggiati da Pietro d'Aumont, Maestro provinciale d'Alvernia. Gli stessi avrebbero aiutato il re Roberto Bruce a vincere la battaglia di Bannock-Burn, ed il Sovrano scozzese, per ricompensarli, avrebbe istituito a loro favore l'Ordine dei Cavalieri di Sant'Andrea di Scozia conferendogli la funzione di Sovrano Capitolo della leggendaria Loggia. Ai gradi normali, riservati ai Liberi muratori ed architetti della Loggia, si sarebbero aggiunti quelli del nuovo Ordine, nei quali i neo cavalieri di Sant'Andrea avrebbero portato una presunta dottrina segreta dell'Ordine del Tempio, esercitata in passato da una parte dei Cavalieri Templari e che, secondo il Matter, si sarebbe basata su quattro punti fondamentali: 
1) Stretto monoteismo; 
2) Rifiuto di riconoscere senza limitazioni la divinità del Cristo; 
3) Rifiuto del dogma della transustanziazione; 
4) antipatia per il sacerdozio della Chiesa e per alcune delle sue pratiche.
Risultò poi storicamente provato che tale leggenda, che fu spesso sottoposta ad alcune varianti non essenziali, fu in gran parte una invenzione del barone von Hund, fondatore della "Stretta Osservanza Templare", Ordine massonico pseudo templarista che fu combattuto e in parte abbattuto dai massoni mistici e teosofici nel Convento di Wilhelmsbad, che fu dichiarato non tradizionale da parte di molti scrittori massonici. Comunque, secondo tale leggenda, ecco sorgere un Ordine Reale di Scozia o di Heredom of Kilwinning [dal quale si vorrebbe poi far discendere, nel 1440, l'Ordine inglese del Cardo] nel quale - sempre secondo la leggenda - si volle vedere la continuazione di una tradizione templare legata al cristianesimo templare legata al cristianesimo gnostico, o meglio manicheo, nonché a dottrine che i Templari avrebbero appreso nei loro contatti con gli ismaeliti della setta degli haschinschins, portando così acqua al mulino di Filippo il Bello, almeno per quanto si riferisce alle accuse di eresia e di contatti con gli infedeli.
La parola Heredom (secondo alcuni corruzione del genitivo latino haeredum, secondo altri derivata dalla fusione dei vocaboli greci hiero = santo e domos = casa, da cui Santa casa = Tempio) avrebbe dimostrato o l'eredità spirituale lasciata dai cavalieri fuggiaschi in Scozia ai Massoni scozzesi, o addirittura, la prova della loro presenza nel "Tempio" di Kilwinning.
Mancano notizie storicamente valide sulla funzione e sull'attività di questo "Tempio", almeno fino al 1737, quando il Cavaliere Andrea Michele de Ramsay, nativo di un villaggio nei pressi di Kilwinning e agente segreto del Pretendente d'Inghilterra Carlo Edoardo Stuart, giunse in Francia reclutando adepti in una sua Massoneria in sei gradi, l'ultimo dei quali si intitolava "Cavaliere del Tempio" e nel quale veniva, rivelata una pretesa dottrina segreta dei Templari.
E’ comunque provato che il neo-templarismo di Ramsay, qualunque fosse il suo corpo, ebbe subito successo e provocò numerose imitazioni.
http://www.grandeoriente.it/300
-anni-massoneria-massoni-prota
gonisti-del-novecento-giornale-off/
In Italia dette origine ad un gruppo patriottico a carattere carbonaro-aristocratico tendente a promuovere l'unità e l'indipendenza italiana, l'Ordine Militare e Sovrano del Tempio di Sion il cui massimo titolo o grado è quello di Commendatore del Tempio, Custode della Torre interiore. Questi due Ordini furono imitati con notevoli variazioni e modifiche di carattere quando speculativo, quando di beneficienza dall'Ordo Templis Orientis sedente in Svizzera dall'Order of Knights Templars sorto in Inghilterra e propagatosi con notevole fortuna negli Stati Uniti d'America, e dal Rito Svedese.

- La massoneria del 1.700 e 1.800 è stata un'organizzazione intellettuale e sociale della borghesia, che contrastava il potere dell'aristocrazia e della chiesa cattolica. Come tale ha avuto gli innegabili meriti di aver promosso e sostenuto le rivoluzioni borghesi, come quella francese, dove ha introdotto il motto “Fraternité”e quella americana, oltre ai processi di unificazione della Germania e dell'Italia, con il Risorgimento. Con l'affermarsi della nuova classe dirigente si è via via trasformata in una struttura parallela allo stato a difesa dei nuovi privilegi acquisiti. Oggi la sua influenza è nascosta, anche per gli scandali che hanno accompagnato le logge "deviate" come la P2 (Propaganda 2) e per l'affievolirsi degli ideali umanitari e internazionalisti dei fondatori, sostituiti dalla solidarietà negli affari e dall'utilizzo di beni e risorse pubbliche a fini privati.

Nel 1.723 - La "massoneria" in Italia nasce il il 24 giugno a Girifalco (Catanzaro), dove 7 individui di varia estrazione sociale si riuniscono, spinti dall'idea di seguire i valori universali di libertà, uguaglianza, tolleranza e solidarietà propugnati dai primi fratelli Massoni sei anni prima in Gran Bretagna.

Recente immagine di massoni del
G.O.I.
Nel 1.805 - Viene fondato a Roma il G.O.I. (Grande Oriente d'Italia) a palazzo Giustiniani (oggi la sua sede è a Villa Medici del Vascello). Il Gran Maestro è il Vicerè d'Italia, Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone I.

Nel 1.807 - Il 4 luglio, a Nizza nasce Giuseppe Garibaldi, nell'attuale Quai Papacino, in un periodo in cui la relativa contea (già parte dei domini sabaudi) era sotto sovranità francese, poiché in quegli anni erano stati annessi, da Napoleone Bonaparte, all'Impero francese, tutti i territori continentali sabaudi. Fu battezzato il 19 luglio 1807 nella chiesa dei S.S. Martino e Agostino, situata nel quartiere attuale della Vecchia Nizza, e registrato come Joseph Marie Garibaldi, cittadino francese. La sua famiglia si era trasferita a Nizza nel 1770; il padre Domenico Garibaldi (1766-1841), originario di Chiavari, era proprietario di una tartana chiamata Santa Reparata. La madre Maria Rosa Nicoletta Raimondi (22 gennaio 1776 - 20 marzo 1852) era figlia di pescatori, originaria di Loano, che nel 1807 faceva parte del territorio francese, mentre fino al 1805 apparteneva alla Repubblica Ligure, nome che ha connotato lo Stato ligure tra il 1797 e il 1805, durante il periodo napoleonico.

- Nel Risorgimento italiano, la Massoneria è stata fondamentale se non addirittura decisiva.

Nel 1.844 - Da https://www.radiospada.org/2014/02/il-ven-gr-m-massone-giuseppe-garibaldi-e-leterna-devozione-della-massoneria-foto-e-documenti/: E' a Montevideo, in Uruguay, che Garibaldi nel 1844 indossa il primo “grembiulino” ed “ebbe la luce” massonica iniziatica. Aveva trentasette anni, e la loggia era "L’Asil de la Vertud", una loggia irregolare, emanazione della massoneria brasiliana, non riconosciuta dalle principali obbedienze massoniche internazionali, quali erano la Gran Loggia d’Inghilterra e il Grande Oriente di Francia. Sempre nel corso del 1844 regolarizzò la sua posizione(4° grado) presso la loggia Les Amis de la Patrie di Montevideo posta all’obbedienza del grande Oriente di Parigi. La sua affiliazione comparve successivamente anche nella loggia Tomp Kins, a Stapleton nello stato di New York, (Dove ancora oggi sorge una loggia/officina che porta il suo nome). La carriera massonica di Garibaldi ebbe un salto di qualità quando il Gran Oriente di Palermo gli conferì (Tra i sei commissari inviati dal Gran Oriente c’era anche il 33° Francesco Crispi) a Torino tutti i gradi del Rito Scozzese (dal 4° al 33°) il 17 marzo 1862, seguita dall’elezione a Gran Maestro dell’Ordine d’Oriente e del Rito Scozzese Antico ed Accettato del 21 maggio 1864 e nella suprema carica di Gran Hierofante del Rito Egiziano di Memphis-Misraim nel 1881. Molte di queste informazione le dobbiamo a Aldo A. Mola direttore del ”Centro studi per la storia della Massoneria” che ha sede presso il Gran Oriente d’Italia a Roma.
Aldo Mola nel suo libro ”Liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria” (oltre alla quantità incredibile di documenti, tra cui i buoni di stato britannici che hanno finanziato Mazzini & Company) ripete più volte: “La spedizione dei mille dall’inizio alla fine sotto tutela britannica: o, se si preferisce, dalla Massoneria Inglese”. Il Mola precisa che Garibaldi: ”andò in visita ufficiale”..(In Gran Bretagna)..”[ove ottenne] accoglienze trionfali, mai riservate ad alcun riservato cittadino”. (Informazioni tratte da “Storia della massoneria Italiana”, Aldo A. Mola)
E in Inghilterra, soprattutto tra gli ultimi anni ’50 e gli ultimi anni ’60, vi sono in ogni caso attivi contatti con la menzionata loggia irregolare dei “Philadelpes”, nucleo originario di quella che poi diventerà la “Prima Internazionale”, analiticamente documentati, ad esempio, da B. Nikolaevsky. Non mancano, attraverso le personalità liberali che appoggiano in Inghilterra l’azione mazziniana, contatti con la massoneria regolare: la prima riunione dei “Friends of Italy” si tiene a Londra nella località storica detta “Freemasons’ Tavern”

Nel 1.919 - In Italia i "Fratelli" massoni sono circa 22.000 e i loro rapporti con il nascente fascismo, sono piuttosto buoni, anche perché Mussolini sollecitava l'aiuto della media ed alta borghesia, dell'imprenditoria, della Finanza, della Diplomazia, della Magistratura e dell'Esercito.

Foto del 30-10-'22. Dopo la farsa della
marcia su Roma, il re convoca a Roma
Mussolini, qui con 3 gerarchi fascisti.
Da sinistra: Emilio De Bono, Benito
Mussolini, Italo Balbo (massone),
Cesare Maria De Vecchi.
Nel 1.922 - La Marcia su Roma del 28 ottobre è finanziata dal G.O.I. (Grande Oriente d'Italia). Vedi http://win.storiain.net/arret/num171/artic2.asp.

Giacomo Matteotti.
Nel 1.924 - È assassinato Giacomo Matteotti, parlamentare socialista e massone italiano.
Da http://www.libreidee.org/2017/11/delitto-matteotti-vero-mandante-il-re-socio-dei-petrolieri/: « Non fu Mussolini il vero mandante del delitto Matteotti, ma il Re: Vittorio Emanuele III decretò la morte del parlamentare socialista Giacomo Matteotti, assassinato a Roma il 10 giugno 1924 dalla squadraccia fascista capeggiata da Amerigo Dumini. Lo afferma Gianfranco Carpeoro, nel suo nuovissimo saggio “Il compasso, il fascio e la mitra”, che ricostruisce - sulla base di archivi inediti - il vero ruolo dei due massimi sponsor occulti del fascismo, la massoneria e il Vaticano. Due poteri che “coltivarono” un regime che forse mostrò il suo vero volto, per la prima volta, proprio con l’omicidio Matteotti. Il leader socialista, si disse per decenni, fu punito per il suo straordinario coraggio: il 30 maggio 1924 denunciò alla Camera i brogli e le intimidazioni che avevano permesso ai fascisti di vincere le elezioni, il 6 aprile. Solo in questi ultimi anni è progressivamente emerso l’altro movente, più segreto: la maxi-tangente pagata al governo italiano dalla società petrolifera Sinclair Oil, per lo sfruttamento del greggio in Emilia e in Sicilia. Lo stesso Matteotti, dopo un viaggio a Londra, aveva scoperto la verità e stava per renderla pubblica. Lo scandalo avrebbe travolto il neonato regime, dato che risultava implicato anche Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Ma quello era solo il “primo livello” della tangente: perché il maggiore beneficiario dell’affare non sarebbe stato Mussolini, bensì il Re.
Vittorio Emanuele III
e Benito Mussolini.
Era lui, Vittorio Emanuele III, il vero dominus del business petrolifero, e quindi anche del delitto Matteotti. A gettare nuova luce sul “peccato originale” del fascismo sono le carte dell’obbedienza massonica di Piazza del Gesù, il Rito Scozzese italiano, di cui lo stesso Carpeoro è stato “sovrano gran maestro”. «Attenzione: lo stesso Matteotti era un 33° grado del Rito Scozzese», premette l’autore, presentando alcune anticipazioni del libro nel corso della diretta web-streaming “Carpeoro Racconta”, condotta da Fabio Frabetti di “Border Nights”. Massone Matteotti, e massoni i “fratelli” inglesi che lo informarono dell’affare Sinclair Oil, spiegandogli – carte alla mano – che a intascare il grosso della colossale tangente petrolifera (addirittura una ingente quota azionaria della compagnia) non sarebbe stato il Duce, ma direttamente il numero uno di casa Savoia. A indagare sul ruolo occulto della massoneria all’origine del fascismo è anche il recente saggio “Mussolini e gli Illuminati”, del giovane Enrico Montermini, suffragato da un politologo del calibro di Giorgio Galli.
Montermini ricostruisce il ruolo delle società segrete nell’affermazione del fascismo “antemarcia”, a partire dalla manifestazione di piazza San Sepolcro, fino al macabro epilogo di piazzale Loreto, dove il cadavere del Duce viene simbolicamente “capovolto”, appeso a testa in giù, dopo esser stato fotografato con in mano uno scettro (come l’Imperatore dei tarocchi) e poi un ramo di acacia, inequivocabile “firma” massonica. Carpeoro conferma: prima di concorrere ad abbattere il Duce, «la massoneria ha certamente appoggiato il primo fascismo, anche perché era lo stesso Mussolini a presentarsi come “vero socialista”». Poi, come sappiamo, il dittatore – mai iniziato alla libera muratoria – arrivò a mettere al bando le logge, in ossequio agli accordi di potere con il Vaticano che avrebbero portato ai Patti Lateranensi. C’era stato un piccolo precedente antimassonico del Duce, quando ancora era un dirigente socialista: impegnò il partito a escludere i massoni dai propri ranghi. «Ma era solo una ritorsione: Mussolini aveva ripetutamente chiesto di essere accolto, nella massoneria, ma non era stato accettato». Un’anomalia episodica, quell’improvvisa allergia socialista per i grembiulini: «E’ stata proprio la massoneria a partorire il socialismo», sostiene Carpeoro: «Anche all’epoca del fascismo, erano massoni i maggiori esponenti del partito socialista, a cominciare dal leader storico, Filippo Turati». Autore di accurati studi sui Rosacroce, leggendaria confraternita iniziatica, Carpeoro spiega che furono proprio i manifesti rosacrociani – come la “Fama Fraternitatis” del 1614 – a delineare l’orizzonte sociale egualitario (la fine dei privilegi di casta) che peraltro si riverbera in opere altrettanto “rosacrociane” del periodo, come “Utopia” di Thomas More, “La nuova Atlantide” di Francis Bacon e “La città del sole” di Tommaso Campanella. La stessa “Fama Fraternitatis” accenna, per la prima volta, a un mondo senza più la proprietà privata né i confini tra le nazioni: sono gli albori del futuro internazionalismo socialista, che riflette le sue luci persino nel primissimo fascismo delle origini, quello di piazza San Sepolcro, tenuto a battesimo dal Grande Oriente d’Italia (Domizio Torrigiani) e poi anche da Piazza del Gesù, il cui gran maestro era Raoul Palermi, ma il vero capo del Rito Scozzese, ipotizza lo stesso Montermini, probabilmente era il sovrano in persona, Vittorio Emanuele III.
Di origine scozzese è la stessa famiglia Sinclair (nonché discendente dalla stirpe del Graal, N.d.R.): gli antenati dei petrolieri coinvolti nell’affare costato la vita a Matteotti, racconta Carpeoro, in qualità di eminenti rappresentanti del network rosacrociano britannico, alla fine del ‘700 avrebbero fatto segretamente tradurre nel Regno Unito le spoglie del “confratello” Mozart, ufficialmente sepolto in una fossa comune in Austria. Ma, a parte i Sinclair – passati dalla musica al petrolio – il saggio di Carpeoro ricostruisce i passaggi cruciali (e occulti) all’origine del fascismo, mettendo a fuoco il ruolo della massoneria, e non solo. Se Montermini accende i riflettori sulle società segrete che allevarono il regime fascista, Carpeoro segnala il ruolo dell’altro grande potere, antagonista della massoneria eppure suo “socio in affari” durante il ventennio: il Vaticano. Entrambi i centri potere, quello massonico e quello cattolico, puntarono su Mussolini e cercarono di pilotarlo. E il Duce, «peraltro già a libro paga dei servizi segreti inglesi, nonché collaboratore dell’intelligence statunitense e di quella francese», tentò a sua volta di destreggiarsi, ritagliandosi una sua autonomia: «Si passò così dal masso-fascismo iniziale al catto-fascismo seguente», quello dei Patti Lateranensi.
Figura cruciale e onnipresente, in quegli anni di precario equilibrio, il massone Filippo Naldi, che Carpeoro definisce «il Licio Gelli dell’epoca», capace di passare con disinvoltura da un tavolo all’altro, uscendone sempre indenne e traendone il massimo vantaggio personale. Carpeoro ricorda una celebre intervista televisiva all’anziano Naldi, a cura del grande Sergio Zavoli: «Riuscì a ottenere quell’intervista perché era massone anche Zavoli», rivela Carpeoro, che ora nel suo libro ricostruisce un altro momento decisivo della parabola del Duce, la destituzione del 25 luglio ‘43: «Era un piano progettato dallo stesso Mussolini, che voleva farsi arrestare per poi uscire dalla guerra e dall’alleanza con Hitler, instaurando a Salò una vera repubblica di orientamento socialista». Ma fu tradito, Mussolini, proprio dall’uomo-ombra della massoneria (e della monarchia), che svelò gli intenti del Duce alla segreteria pontificia. A sua volta, la diplomazia vaticana si rivolse prontamente ai nazisti: temeva che a Salò potesse davvero nascere una repubblica anticlericale.
“Il compasso, il fascio e la mitra” getta luce sui retroscena più oscuri del ventennio mussoliniano, rivelando il peso dei due superpoteri – massoneria e Vaticano – nelle decisioni del governo Mussolini. Anche la monarchia giocò le sue carte, comprese quelle (coperte) su cui aveva messo le mani Giacomo Matteotti. «Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate il discorso funebre per me», disse il deputato ai colleghi socialisti, in aula, consapevole che gli sarebbe costata carissima la sua clamorosa denuncia dei brogli elettorali. «Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere», rispose Mussolini, mesi dopo, di fronte alle proteste per l’insabbiamento delle indagini sull’omicidio. Ma non si trattò solo di una denuncia politica sulla regolarità delle elezioni del ‘24: il primo a rivelarlo, alla fine degli anni ‘80, è stato un ricercatore fiorentino, Paolo Paoletti, dopo aver scovato negli archivi di Washington una lettera in cui Dumini, il capo del commando omicida, rivela che Matteotti fu ucciso soprattutto per impedirgli di mettere in piazza lo scandalo petrolifero, che coinvolgeva Arnaldo Mussolini.
Poche settimane prima del delitto, proprio alla Sinclair Oil (John Davison Rockefeller), il governo italiano aveva concesso l’esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento per 50 anni di tutti i giacimenti petroliferi presenti in Emilia e in Sicilia. La compagnia aveva ottenuto condizioni di esclusivo vantaggio, tra cui l’esenzione da imposte. Per questo Matteotti doveva essere ucciso: aveva saputo della super-tangente. Tesi confermata dallo storico Mauro Canali nel ‘97 e poi da un ex dirigente Eni, Benito Li Vigni, nel saggio “Le guerre del petrolio” uscito nel 2004. All’inizio degli anni Venti, in Italia, l’80% del fabbisogno di idrocarburi era garantito dalla Standard Oil, tramite la “Società Italo-Americana pel Petrolio”, mentre la restante quota era fornita dalla filiale italiana della Royal Dutch Shell. Secondo Canali, la Standard Oil avrebbe stipulato un accordo sottobanco con la Sinclair Oil, delegando ad essa un’operazione strategica: bloccare la temuta espansione del Regno Unito sul mercato italiano. Guardando al Medio Oriente, infatti, a Londra faceva gola la posizione geografica dell’Italia, nel cuore del Mediterraneo: perfetta, per il trasporto protetto del greggio. Per questo gli inglesi avevano sviluppato progetti con l’Italia, anche l’impianto di una raffineria, al punto da preoccupare gli Usa – che a quel punto risposero mettendo in campo la Sinclair Oil, a suon di dollari pagati sottobanco. Lo stesso Canali documenta come a intascare una maxi-rata dell’affare Sinclair fu Filippo Filippelli, un personaggio molto influente, legato ad Arnaldo Mussolini e fondatore del “Corriere Italiano”, giornale a cui – fra l’altro – era stato intestato il noleggio dell’auto con cui venne prelevato Matteotti. Gli accordi con la Sinclair Oil furono stipulati il 29 aprile del ‘24: sempre in cambio di cospicue mazzette, la compagnia ottenne dall’Italia la garanzia che nessun ente petrolifero statale avrebbe intrapreso trivellazioni nel deserto libico. All’accordo, Londra reagì a modo suo: tramite politici laburisti, rivelò a Matteotti i veri termini dell’accordo. Lo stesso Canali conferma che il leader socialista acquisì le carte che provavano la corruzione del governo italiano. Dopo l’omicidio, il “Daily Herald” accusò apertamente Arnaldo Mussolini di essere tra i politici destinatari di una tangente da 30 milioni di lire pagata dalla Sinclair Oil per ottenere la concessione. Sulla rivista “English Life” venne pubblicato (postumo) un articolo dello stesso Matteotti, in cui il deputato affermava di avere la certezza che vi fosse stata corruzione tra la Sinclair Oil e alcuni esponenti del governo.
Tutto giusto? Sì, ma è una verità incompleta, spiega Carpeoro: perché finora le ricostruzioni sul delitto Matteotti non hanno inquadrato il principale colpevole, il Re d’Italia. «Mettendo a disposizione i killer, Mussolini ha fatto un favore innanzitutto alla monarchia», afferma, nel colloquio in streaming su YouTube con Fabio Frabetti. «Matteotti aveva fiutato che sull’Italia, tramite il fascismo, stavano mettendo le mani determinati poteri, in particolare petroliferi – uno su tutti, quello della Sinclair Oil». Il leader socialista, continua Carpeoro, «andò a Londra con regolari referenze massoniche e venne accolto con tutti gli onori da una loggia inglese». Loggia che gli mise a disposizione una documentazione decisiva, che gli permise di scoprire «che la Sinclair Oil aveva dato delle quote azionarie a Vittorio Emanuele III». Tornò in patria di corsa, per far scoppiare lo scandalo. «E guardacaso, venne assassinato proprio al ritorno da quel viaggio quasi clandestino». Il regista dell’assassinio? «E’ colui che affittò le auto a noleggio e si fece dare da Mussolini i manovali del delitto: il massone Filippo Naldi, rappresentante degli interessi della Sinclair Oil in Italia ma, soprattutto, fedelissimo del Re». Lui, l’uomo-ombra: «E’ vero che Naldi aveva aiutato Mussolini a uscire dal Psi e gli aveva finanziato il “Popolo d’Italia”, ma sempre e soltanto per conto di poteri forti che volevano che in Italia rimanesse la monarchia e ci fosse sempre un certo tipo di regime». Tant’è vero che i soldi per finanziare il “Popolo d’Italia”, oltre che dalla Sinclair Oil, provenivano dall’Eridania (colosso mondiale dello zucchero) e dall’Ansaldo, leader dell’acciaio. «Sono i soldi che creano il fascismo, ma lo creano per mantenere un preciso assetto politico rispetto a forze che rischiavano di metterlo in discussione, come i socialisti e i repubblicani». Baricentro del potere, la monarchia. Clamorosa, la rivelazione di Carpeoro: sua maestà in persona era addirittura diventato socio della Sinclair, mentre il governo Mussolini si apprestava a favorire la compagnia. E da dove le ricava, Carpeoro, le sue esplosive informazioni? Ovvio: dagli stessi archivi (massonici) ai quali, nel 1924, ebbe accesso l’eroe socialista Giacomo Matteotti, massone del 33° grado del Rito Scozzese. (Il libro: Giovanni Francesco Carpeoro, “Il compasso, il fascio e la mitra”, Uno Editori, 185 pagine, euro 12,90. Sottotitolo, “Gli oscuri rapporti tra massoneria, fascismo e Vaticano”). »

Nel 1929 - Col Concordato tra Stato e Chiesa firmato dal cardinale Gasparri e Mussolini, i rapporti fra Mussolini e il G.O.I. diventano molto tesi per via della legge del 23 febbraio, che decreta l'incompatibilità della iscrizione al PNF (Partito Nazionale Fascista) e l'appartenenza alla Massoneria ed altre associazioni. Le "Logge" sono soppresse con le buone e con le cattive. Torrigiani, il Gran Maestro del G.O.I. sarà arrestato e confinato a Lipari mentre il resto dei “fratelli” del G.O.I., ora clandestino, si rifugia a Parigi nel gennaio 1930.

Nel 1.940 - Agli inizi dell'anno, il G.O.I. si mobilita per far sì che l'Italia non entri in guerra contro l'Inghilterra e la Francia.

Nel 1.943 - Il 25 luglio, dopo la battaglia di Stalingrado che rompe il fronte dell'Asse a oriente e la difficile situazione in Africa, dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia del 10 luglio, 12 gerarchi massoni (su 28 del totale) del Gran Consiglio del Fascismo (notare che la Legge proibiva l'appartenenza alla Massoneria): Grandi, Bottai, Ciano, De Vecchi, Acerbo, Alfieri, Marinelli, De Bono, Rossoni, Gottardi, Balella e Federzoni, sfiduciano il duce e chiedono le dimissioni di Mussolini. Fu un colpo maestro della Massoneria italiana appoggiata da quella anglo-americana concordata il 24 febbraio 1.942 presso l'Hotel Beau Rivage di Losanna.
La Massoneria fu dunque fondamentale anche il 25 luglio 1943, grazie ai 12 "Fratelli Massoni". Cinque di loro: Ciano, Marinelli, De Bono, Gottardi e Pereschi furono poi fucilati a Verona l'11 gennaio del 1.944 dai giudici della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, per vendetta. Galeazzo Ciano (ex ministro degli Esteri del governo Mussolini precedentemente) era genero di Mussolini poiché marito della prima figlia Edda, la quale perorò presso suo padre di risparmiarle il marito, ma non ci fu niente da fare. Tutti e 5 seduti su 5 sedie e fucilati alle spalle l'11 gennaio del 1.944 a Verona.

- Gli italiani Pietro Badoglio, Achille Starace (segretario del Partito Nazionale Fascista dal 1931 al 1939), Vittorio Valletta (poi dirigente FIAT), Italo Balbo, il professor Frugoni, romano, che progettò di far passare Mussolini come "infermo mentale", erano massoni, così come d'altra parte lo era Winston Churchill.

Massimo Spada
Nel 1.954 - Bernardino Nogara decide di ritirarsi dalla dirigenza dello IOR, senza tuttavia interrompere l'attività di consulente finanziario del Vaticano, che continuerà fino alla morte, avvenuta nel 1958. La stampa dedicò poco spazio alla sua scomparsa, ma negli ambienti vaticani si era ben consapevoli della sua eccezionale importanza. Al geniale banchiere, nel corso della sua lunga attività, venne affiancato il principe Massimo Spada. Anche lui mostrò lungimiranza e spregiudicatezza nella gestione degli interessi del Vaticano e si lanciò in varie operazioni, la maggior parte delle quali in collaborazione con Michele Sindona, che si occupava dei capitali della mafia, non solo italiana.

Giuseppe Ciarrapico
Dal 1.956 - Sul finire degli anni ’60, Licio Gelli consegna ai servizi segreti un appunto nel quale sostiene che fu Andreotti ad attivarsi per far arrivare i fondi pubblici alla sua impresa, la Permaflex. Gelli, secondo il documento, si sarebbe sdebitato allungando al politico, tra il ‘56 e il ’60, mazzette per 20 milioni. Nel ’58, a Frosinone, Gelli diventa amico anche di Giuseppe Ciarrapico, destinato a essere, negli anni 80 e 90, il più andreottiano di tutti gli imprenditori andreottiani. Nel 1983, la commissione inquirente, archivierà una denuncia presentata contro Andreotti per aver favorito la Permaflex in una gara per la fornitura di 40.000 materassi alla Nato.

Licio Gelli nel 1941.
Nel 1.963 - Licio Gelli (ex fascista e repubblichino, collaboratore da sempre dei servizi segreti americani) si iscrive alla massoneria e tre anni dopo, il gran maestro Giordano Gamberini lo trasferisce a dirigere la loggia "Propaganda 2", la P2, di cui diventerà "maestro venerabile" nel 1975.

Julio Valerio Borghese
Nel 1.970 - Con colpo di stato Borghese (citato anche come golpe dei forestali o golpe dell'Immacolata) si indica un tentato colpo di Stato in Italia durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 (chiamata anche notte di Tora Tora, in ricordo dell'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941) e organizzato da Junio Valerio Borghese, sotto la sigla Fronte Nazionale, in stretto rapporto con Avanguardia Nazionale. Borghese, noto anche con il soprannome di principe nero, era in precedenza conosciuto per essere stato il comandante della Xª Flottiglia MAS fin dal 1º maggio 1943 e dopo l'8 settembre 1943 con il proprio reparto aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Il golpe fu annullato dallo stesso Borghese mentre era in corso di esecuzione, per motivi mai chiariti. La loggia massonica P2 ebbe una parte rilevante in quel tentativo di colpo di stato.

- Il Banco Ambrosiano era nato nel 1893 come istituto bancario cattolico. Roberto Calvi, nato nel 1920, era entrato in servizio all'Ambrosiano nel 1946. Alla fine degli anni '60 aveva conosciuto il "banchiere della mafia" Michele Sindona, vicino ad Umberto Ortolani, il numero due della P2, e le relazioni d'affari tra i due erano divenute fiorenti. Nel 1971 Calvi diventa direttore generale del Banco Ambrosiano e Sindona lo mette in contatto con monsignor Marcinkus, fatto da Paolo VI presidente dell'Istituto per le Opere Religiose nel 1969, e con Licio Gelli, capo della P2. Nel 1975 Calvi è affiliato alla P2 e viene eletto presidente del consiglio d'amministrazione dell'Ambrosiano.
Così Calvi, Sindona e Marcinkus fondano in società una banca nel paradiso fiscale delle Bahamas, la Cisalpine Overseas Bank., per sottrarsi al controllo delle autorità monetarie italiane: alle imprese del trio partecipavano la massoneria, i servizi segreti e la mafia.
Dagli anni '70 fino al crac del 1983, il Banco Ambrosiano sarà il maggiore strumento nazionale di riciclaggio di denaro sporco, proveniente dalla mafia, dalla P2, dai servizi segreti deviati, dai traffici illeciti di faccendieri e dai politici. Calvi farà di tutto per espandere l'attività della banca all'estero (Sudamerica, Cina, Svizzera, Bahamas), trasferendo cifre astronomiche su conti segreti (Licio Gelli, Pippo Calò, Francesco Pazienza, Flavio Carboni, Umberto Ortolani), operando scalate azionarie e tentando di acquistare quotidiani (p.es. il Corriere della Sera nel 1976).

Carta del Lussemburgo.
- Nel Lussemburgo ritroviamo Calvi non solamente nelle holding dei gruppo Ambrosiano, ma anche come membro dei consiglio d'amministrazione della Kreclietbank Luxembourg (che occupa, in Cedel, un posto di primo piano). D'altra parte, la principale loggia massonica lussemburghese lo accetta tra le sue fila, mentre rifiuta l'ammissione a Michele Sindona, sapendo che questi era stato condannato in Italia nel 1976 e che era stato arrestato negli Stati Uniti.
Dopo aver riversato vistosi capitali del Banco nelle casse dello IOR, fidandosi delle promesse che alcuni leader della DC, tra cui anzitutto Andreotti, gli avevano fatto circa l'acquisizione di altri gruppi bancari, Calvi si ritrovò invece ad avere un debito colossale di circa 1,2-1,5 miliardi di dollari (500 miliardi di lire), di cui non è in grado di rendere conto alla Banca d'Italia (ma si pensa che il buco s'aggirasse sui 3.000 miliardi di lire).

Sede del Banco Ambrosiano a Como,
in via Boldoni.
- Marcinkus parteciperà a ben 23 riunioni del Consiglio d'amministrazione del Banco Ambrosiano, come se ne facesse parte a pieno titolo (d'altra parte sedeva nel consiglio di amministrazione dell'Ambrosiano Overseas di Nassau), firmandone le deliberazioni. L'allora Governatore della Banca d'Italia, Paolo Baffi, e il Direttore Generale Mario Sarcinelli, conobbero l'onta del carcere e avranno la carriera distrutta: da notare che Andreotti stava dalla parte di Calvi e dell'Ambrosiano contro la Banca d'Italia.

Nel 1.978 - Il 26 agosto è eletto papa Albino Luciani, che sceglie il nome di Giovanni Paolo I, nel segno della continuazione del percorso dei suoi due predecessori. Il suo pontificato sarà tra i più brevi nella storia della Chiesa cattolica: la sua morte avvenne dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro. Nel 2003 è stata aperta la causa per la sua canonizzazione. Non sono mai state chiarite le cause della morte, anche se nella sua citazione: « Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. È papà; più ancora è madre. » (Papa Giovanni Paolo I durante l'Angelus del 10 settembre 1978) potrebbe aver paventato la fine del patriarcato nella chiesa.
In un suo libro del 1984, "In nome di Dio. La morte di papa Luciani", il giornalista inglese David Yallop ipotizza che Luciani fosse stato vittima di una congiura "di palazzo". Secondo Yallop, l'intenzione di operare un ricambio immediato ai vertici delle finanze vaticane (a partire da Marcinkus), e di allontanare gli ecclesiastici in odore di massoneria non sarebbe estranea alla morte del papa che venne trovato morto con in mano il libro "L'imitazione di Cristo"; si disse poi che si trattava in realtà di fogli di appunti, di un discorso da tenere ai gesuiti ed infine qualcuno ipotizzò che tra le sue mani vi fosse l'elenco delle nomine che intendeva rendere pubbliche il giorno dopo (anche su chi ritrovò effettivamente il corpo del papa vi sono diverse versioni, così come sull'ora reale della morte).
Mino Pecorelli da http:
//www.crisinellachiesa.it/
articoli/massoneria/
massoneria_conquista_
chiesa/la_massoneria_
alla_conquista_
della_chiesa.htm
In coincidenza con l’elezione di Luciani venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buona parte dei quali, erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico "O.P. Osservatore Politico" di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani in circostanze mai chiarite. Secondo molti, "O.P." era una sorta di strumento di comunicazione adoperato dai servizi segreti italiani per far arrivare messaggi all’ambiente politico. Pecorelli, tra l’altro, era legato a filo doppio con Gelli come lo erano Sindona e Calvi.
Nella lista ecclesiastico-massonica comparivano, tra altri, i nomi di: Jean Villot (Segretario di Stato), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano), Paul Marcinkus, il vicedirettore de "L’osservatore Romano" don Virgilio Levi, Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana).
Nel suo libro, David Yallop, passa in rassegna tutti gli elementi di quel fatidico 1978, fino a sospettare sei persone dell’omicidio di Albino Luciani: il Segretario di Stato Jean Villot, il cardinale di Chicago John Cody, il presidente dello IOR Marcinkus, il banchiere Michele Sindona, il banchiere Roberto Calvi e Licio Gelli, maestro venerabile della Loggia P2.

Giorgio Ambrosoli.
- Arrestato a New York nel 1976 ed estradato in Italia nel ‘79 (nonostante i tentativi di Licio Gelli), Michele Sindona viene condannato per vari reati e poi, nel 1986, anche per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore di una delle sue banche, assassinato nel 1979 da un killer italo-americano che aveva pagato. Ambrosoli era stato incaricato dalla Banca d'Italia di recuperare il denaro sottratto ai risparmiatori e ai piccoli azionisti. Andreotti cercò di salvare Sindona attraverso il ministro del Commercio Estero Gaetano Stammati, anch'egli, come Sindona, iscritto alla P2. La DC aveva infatti ricevuto da Sindona nel 1974 circa 2 miliardi di lire, mai più restituiti.

- Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II la posizione di Marcinkus divenne ancora più forte: diventerà praticamente l'uomo più potente del Vaticano dal 1971 al 1989. Marcinkus si sentiva in credito con Giovanni Paolo II, perché in America aveva coperto lo scandalo dei preti polacchi di Filadelfia, che avevano fatto delle truffe: molti preti polacchi furono chiamati dal papa e collocati vicini a lui.
Manifestazione di Solidarnosc.
Essendo lo IOR una banca che non doveva rendere conto a nessuno se non al papa, in quegli anni la Banca Vaticana gestì e raccolse capitali enormi, spesso di incerta provenienza (“Immobiliare Roma”, “Tangentone Enimont”, “Banca di Roma”, fino alla popolare di Lodi...). Soldi che vengono utilizzati per finanziare gruppi e movimenti di opposizione ai regimi comunisti, in particolare Solidarnosc in Polonia.
Umberto Ortolani.
Attraverso Sindona, era entrato in rapporto con Marcinkus, Calvi e Gelli anche l'imprenditore Umberto Ortolani, considerato come la vera "mente" della loggia P2, avendo favorito lo sviluppo degli affari di Licio Gelli in Sud America e con il Vaticano, tramite l'Istituto per le Opere di Religione (IOR) di mons. Marcinkus. Si costituiva così una sorta di comitato d'affari che operava attraverso banche e consociate estere, spostando capitali, manovrando fondi neri o provenienti da operazioni o fonti illecite, ma anche esportando valuta aggirando le norme bancarie.

- Il vescovo Paul Marcinkus faceva chiaramente capire che la Banca Vaticana godeva di privilegi assoluti nell'esportazione all'estero dei capitali. Ed egli era in grado di servirsi dei noti finanzieri e bancarottieri Michele Sindona, colluso coi poteri mafiosi italo-americani, avvelenato in carcere e Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato poi impiccato a Londra; nonché del capo della P2, Licio Gelli, arrestato per attività sovversiva, e del vescovo Hnilica, che per tutti gli anni '80 trasferì in Vaticano i fondi anticomunisti provenienti dall'Europa dell'est e i fondi cospicui provenienti dai pellegrinaggi di Medjugorje in Bosnia.
Agostino Casaroli.
Utilizzando numerose società fantasma con sede a Panama o nel Lussemburgo, lo IOR divenne uno dei maggiori esponenti dei mercati finanziari mondiali della fine degli anni '70. Era infatti in grado di utilizzare le filiere mafiose di Sindona per istradare grosse somme fuori dal Paese, sotto il naso di tutti gli organismi di controllo. Poi, quando Sindona divenne meno frequentabile, a seguito dei suoi debiti con la giustizia, lo IOR cominciò a servirsi di Roberto Calvi e della sua banca.
In quel periodo nel Vaticano si fronteggiavano due fazioni politiche contrapposte:
- una, massonica-moderata, denominata "Mafia di Faenza" a cui facevano capo Casaroli, Samorè, Silvestrini e Pio Laghi
- e l'altra, integralista, legata all'Opus Dei, a cui facevano capo Marcinkus, Virgilio Levi, vice direttore dell'"Osservatorio Romano" e Luigi Cheli, Nunzio pontificio presso l'ONU.

- Michele Sindona avrebbe finanziato la strategia della tensione dal 1969 al 1974 (il periodo di maggior interesse degli Stati Uniti), mentre tra i successivi finanziatori, tra gli altri, ci sarebbero stati, in un doppio gioco internazionale dell'Italia tra NATO e paesi non allineati, tra CIA e FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), lo stesso Mu'ammar Gheddafi (anche azionista di minoranza della FIAT per via del petrolio, e forse coinvolto in un traffico d'armi tra la Libia e la penisola di cui faceva parte anche l'organizzazione anticomunista  "Gladio", e la cui ascesa venne favorita di nascosto anche dai servizi segreti italiani) ma anche il citato Licio Gelli. Il raìs libico avrebbe anche, con Gelli, finanziato indirettamente le varie "leghe" indipendentiste e alcuni movimenti di estrema destra dal tono apparentemente anti-imperialista (come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, i principali gruppi coinvolti, con i NAR, nelle bombe stragiste dirette dai servizi deviati), presso cui godeva di grande rispetto, così come aveva fatto anche con l'IRA e Settembre Nero.
Alex Boschetti e Anna Ciammitti nel loro libro "La strage di Bologna" che analizza la strage del 2 agosto 1980 e tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, considerano i NAR un punto di snodo nella strategia della tensione insieme con la P2 e la CIA per attuare uno spostamento dell'Italia verso destra con un golpe strisciante aiutato da gran parte dei rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla loggia coperta P2).
Vito Miceli.
Fu ipotizzato il coinvolgimento della P2 nella Strage dell'Italicus. Alla detta loggia viene inoltre attribuita impronta "atlantica". Destabilizzare per stabilizzare, quindi una presa violenta del Paese così come era teorizzato dal manuale trovato nella valigetta di Gelli "Field Manual" di provenienza CIA che forse finanziò e favorì tale situazione per non permettere l'accesso al governo dei comunisti in Italia, sarebbe stato cioè un coinvolgimento dei servizi segreti italiani, uno dei cui direttori, Vito Miceli, fu arrestato nel 1974.

Licio Gelli.
- Nel marzo 1981 vengono trovati  nella casa di Licio Gelli (ex fascista e repubblichino, collaboratore da sempre dei servizi segreti americani), i tabulati della loggia massonica "Propaganda 2", la P2,  durante le indagini giudiziarie sul caso Sindona. L'allora presidente del Consiglio, Forlani, si rifiuta di pubblicizzarli ma sarà la commissione parlamentare formata a proposito del caso Sindona a farlo. Sui tabulati, gli iscritti alla P2 erano 953, (http://www.strano.net/stragi/stragi/p2/elep2.htm) ne mancavano però altri 1650. Tutti avevano giurato fedeltà alla massoneria. Il governo Forlani fu costretto a dimettersi, sostituito dal governo del repubblicano Spadolini. Tra gli iscritti figuravano esponenti politici, giornalisti, autorità civili e militari (soprattutto dei servizi segreti), personaggi del mondo economico e dello spettacolo. Fu approvata una legge che sancì lo scioglimento della P2 e il divieto di costituire associazioni segrete, soprattutto se a scopo eversivo, come appunto la P2.

Tina Anselmi.
- La commissione parlamentare d'inchiesta che ha messo in luce l'attività eversiva della P2 era capeggiata dalla democristiana, ex partigiana, Tina Anselmi (negli anni 1981-1984). La commissione non riuscirà a scoprire i referenti internazionali della loggia.

Francesco Pazienza.
- La strategia della P2 è l'occupazione del sistema politico ed economico attraverso il controllo delle nomine di vertice, in  funzione  soprattutto anticomunista. Licio Gelli investiva il denaro dei Corleonesi di Totò Riina nella banca dello IOR in Vaticano, ha detto il pentito Francesco Marino Mannoia.
Quando Gelli viene arrestato a Ginevra, dopo la scoperta dei tabulati della P2, il suo ruolo viene assunto da Francesco Pazienza.

Pubblicazione dei nomi degli
iscritti alla loggia massonica
Propaganda 2, la P2.
- Dopo la scoperta, nel 1981, della lista degli affiliati alla P2 di Licio Gelli, Calvi viene arrestato per reati valutari e condannato in primo grado. Nell'ufficio di Gelli infatti erano stati trovati documenti sull'export illecito di capitali da parte del Banco e di altri istituti di credito. Calvi viene arrestato sette giorni dopo l'attentato al papa di piazza San Pietro, il 20 maggio 1981 mentre il precedente 5 febbraio, in relazione al crac di Michele Sindona, era stato arrestato anche l'amministratore delegato dello IOR, il laico Luigi Mennini.

Roberto Calvi.
- Il 6 giugno 1981, nel corso di un colloquio in carcere, Calvi, il presidente dell'Ambrosiano affida a sua moglie e a sua figlia un biglietto da recapitare in Vaticano con scritto: "Questo processo si chiama Ior"; appena le due donne uscirono dal carcere, Alessandro Mennini (figlio di Luigi Mennini, e dirigente del Banco Ambrosiano) tentò di impossessarsi del biglietto intimando loro di non nominare mai la banca vaticana. Calvi sosteneva infatti che le operazioni valutarie illecite che lo avevano portato in carcere le aveva effettuate per conto della banca papale, dunque voleva essere soccorso dalla Santa Sede.
L'agente massone Francesco Pazienza, subentrato a Licio Gelli a capo della P2, racconterà che durante la detenzione di Calvi venne mandato da monsignor Marcinkus a Nassau per convincere il figlio del banchiere, Carlo, a desistere dal creare problemi al Vaticano inviando continuamente telex e fax per parlare con il papa o col card. Silvestrini. Marcinkus non era contrario a prestare aiuto a Calvi. Intervenne anche monsignor Cheli da New York che raccomandò al figlio di Calvi di convincere il padre a non rivelare segreti di sorta. 
Francesco Pazienza, già stretto collaboratore di Calvi, era diventato nel 1981 un tramite tra Gelli, i servizi segreti italiani e quelli statunitensi.
I "segreti vaticani" che Calvi doveva tacere ai magistrati italiani erano legati, in particolare, a varie società-fantasma (Astolfine Sa, Bellatrix Sa, Belrosa Sa, Erin Sa, Laramie Inc, Starfield Sa), tutte domiciliate nel paradiso fiscale di Panama, e possedute da tre holding: la Utc (United Trading Corporation, proprietà dello IOR e domiciliata a Panama), la Manie e la Zitropo (con sede in Lussemburgo, entrambe partecipate dallo IOR). Le otto società-paravento erano i terminali dei traffici di Calvi e Marcinkus, ultima spiaggia della banca vaticana che sfruttava il Banco Ambrosiano Overseas di Nassau, alle Bahamas, quale "ponte" per ingarbugliare le tracce dei capitali succhiati dalle casseforti del Banco Ambrosiano di Milano e dispersi nel mar dei Caraibi (una parte dei quali rientrava in Europa per finanziare il sindacato polacco Solidarnosc). Era stato proprio su designazione di Calvi che Marcinkus era entrato a far parte del consiglio di amministrazione della consociata estera dell'Ambrosiano alle Bahamas, l'Overseas di Nassau.
Erano in pratica gli strumenti di operazioni finanziarie occulte. Come appureranno i liquidatori dell'Ambrosiano dopo il crac, le varie società-paravento del duo Marcinkus-Calvi al 17 giugno 1982 avevano drenato dal gruppo bancario milanese un miliardo e 188 milioni dì dollari, più 202 milioni di franchi svizzeri, senza che se ne potesse appurare la destinazione finale: una parte certo utilizzata da Calvi e dalla P2, ma un'altra parte - con altrettanta certezza - utilizzata dal banchiere di papa Wojtyla.
Monsignor Marcinkus voleva svincolare al più presto le finanze vaticane dal pericolante partner catto-massone, e recidere ogni legame fra la banca papale e l'Ambrosiano mantenendo segreti i rapporti pregressi. Calvi, da parte sua, contava sul soccorso della banca papale per evitare la bancarotta.
Il dirigente del settore estero del Banco Ambrosiano, Giacomo Botta, dichiarerà ai magistrati milanesi che il dominio dello IOR sul Gruppo del Banco Ambrosiano era reso palese da: 
- la fulminea carriera di Alessandro Mennini [figlio dell'amministratore delegato dello IOR, Luigi], entrato inopinatamente in banca con il grado di vicedirettore;
- il trasferimento dallo IOR al Gruppo Ambrosiano della Banca Cattolica del Veneto, cui non era seguito cambiamento alcuno nella direzione e nell'organo di amministrazione; 
- il finanziamento cospicuo dello IOR (150 milioni di dollari) che aveva aiutato la neonata società Cisalpine [poi Baol-Banco Ambrosiano Overseas Limited] ad affermarsi come banca; 
- la presenza di monsignor Marcinkus nel consiglio di amministrazione della stessa banca di Nassau;
- la gelosia con la quale Calvi custodiva e gestiva il proprio esclusivo rapporto con lo IOR; 
- l'appartenenza allo IOR di Ulricor e Rekofinanz, azioniste del Banco Ambrosiano, nonché di quattro società titolari dei pacchetti di azioni del Banco Ambrosiano che la Rizzoli aveva costituito in pegno per un finanziamento ottenuto da Baol. Il Vaticano era in sostanza il padrone del Banco Ambrosiano, praticamente dalla fine degli anni '70.
Flavio Carboni.

- Flavio Carboni, un piccolo imprenditore sardo legato ad ambienti politici della sinistra Dc, amico di Armando Corona, repubblicano e Gran Maestro della Massoneria, socio del Gruppo editoriale l'Espresso, era bene introdotto in alcuni uffici vaticani e rappresentò il ponte tra Roberto Calvi, Vaticano e politica. Carboni conobbe Calvi in Sardegna nel 1981 e riuscì presto a conquistare la fiducia del banchiere, mettendogli a disposizione le sue preziose conoscenze al governo, con in testa un sottosegretario, democristiano e anche lui sardo, Giuseppe Pisanu.

- Il 20 luglio 1981 il Tribunale di Milano dichiara Calvi colpevole di frode valutaria, e lo condanna a 4 anni di prigione e a 15 miliardi di lire di multa. Il banchiere catto-massone ottiene la libertà provvisoria in attesa del processo d'appello.
Calvi tornò ai vertici del Banco e cercò, insieme al faccendiere Flavio Carboni, l'aiuto dello IOR. Poche settimane dopo si recò in Vaticano, da monsignor Marcinkus, nella sede dello IOR, ove firmò un documento che liberava la banca del Papa e Marcinkus da ogni responsabilità per l'indebitamento delle società panamensi verso il Gruppo Ambrosiano; in cambio, ottenne dallo IOR lettere a garanzia della situazione debitoria di quelle stesse società, con scadenza 30 giugno 1982. Attraverso le lettere di patronage della banca del Papa e entro quella data, Calvi avrebbe dovuto trovare gli ingenti capitali necessari al salvataggio del suo impero finanziario. Calvi non voleva perdere la preziosissima partnership della banca vaticana, anzi intendeva renderla organica e ufficiale. Ed essendo ormai bruciati i rapporti con la fazione massonico-curiale, decise di rivolgersi a quella avversa, con l'obiettivo di arrivare a coinvolgere l'Opus Dei.
Pietro Palazzini.
L'interlocutore del banchiere massone fu il cardinale Pietro Palazzini, prefetto della Congregazione per le cause dei santi e caposaldo curiale della fazione opusiana. Cardinale di Curia dal 1973, da sempre vicinissimo all'Opus Dei, Pietro Palazzini era amico di Camillo Cruciani, alto dirigente della Finmeccanicafuggito in Messico in seguito allo scandalo Lockheed nel 1976.
Proprio nel periodo della convalescenza di papa Wojtyla, le due opposte fazioni curiali si misero d'accordo per commissariare la Compagnia di Gesù, verso la quale nutrivano entrambe una forte ostilità.

- Pochi giorni prima che Wojtyla tornasse in Vaticano, il 29 settembre 1981, la Santa Sede dirama una notizia stupefacente: il presidente della banca vaticana, monsignor Marcinkus, era stato nominato, dal Papa convalescente, anche pro­presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano; il capo dello IOR e neo-governatore dello Stato vaticano, inoltre, era stato promosso al rango di arcivescovo, in attesa di ricevere la porpora.
La notizia della nuova carica cumulata da Marcinkus (il quale in pratica era divenuto il capo assoluto di tutte le finanze vaticane) suscitò sconcerto nella stessa Curia, soprattutto nel Segretario di Stato il cardinale Casaroli, da tempo ai ferri corti con Marcinkus.
Walesa, leader di Solidarnosc
A causa di Solidarnosc Wojtyla non poteva fare a meno di Marcinkus: in particolare si dovevano assicurare ingenti finanziamenti alla leadership moderata di Walesa
La fazione opusiana appoggiava fortemente il sostegno papale a Solidarnosc: per questo accettava che le finanze vaticane restassero nelle mani di monsignor Marcinkus, e che l'arcivescovo americano si facesse carico dei rischiosi finanziamenti segreti a Walesa. Da notare che l'entourage più stretto di Wojtyla era convinto che l'attentato fosse collegato alla sua decisione di elevare l'Opus Dei a Prelatura personale. Tanto che egli accettò una "speciale protezione" opusiana, nella persona del capitano della Guardia svizzera Alois Estermann, nuova guardia del corpo del Pontefice.
Wojciech Jaruzelski.
Quando in Polonia il governo comunista di Jaruzelski impose lo stato d'assedio per scongiurare l'invasione sovietica e la guerra civile, in Vaticano il cardinale Casaroli, insieme a molti curiali, riteneva il Sommo Pontefice corresponsabile della tragedia polacca, gravida di incognite ben più sanguinose. Si temeva, sopra ogni altra cosa, che emergessero i finanziamenti vaticani a Solidarnosc, e che il sindacato-partito cattolico voluto e sostenuto da Giovanni Paolo II a quel punto sfuggisse al controllo politico papale imboccando la strada dell'insurrezione.

Bettino Craxi.
- Anche la Loggia P2 - in dissenso dalla fazione massonico-curiale, a maggioranza fautrice dell'Ostpolitik - approvava i finanziamenti "anticomunisti" a Solidarnosc, al punto che persino una parte dei 7 milioni di dollari fatti affluire nel biennio 1980-81 dalla P2 - tramite l'Ambrosiano - sul conto svizzero "Protezione" a beneficio del politico italiano Bettino Craxi, venne utilizzata per aiuti a Solidarnosc.

Carlo De Benedetti.
- Nel dicembre 1981 il finanziere Carlo De Benedetti, da pochi giorni vicepresidente e azionista dell'Ambrosiano (il 18 novembre aveva acquistato per 50 miliardi il 2 per cento del Banco), tentò di appurare con precisione quali rapporti legassero la banca di Calvi e la P2 alla banca del Papa, ma non ottenendo da Calvi alcuna risposta, pretese d'incontrare a Roma, per chiarimenti definitivi, monsignor Achille Silvestrini della Segreteria di Stato vaticana. Il successivo 22 gennaio 1982 De Benedetti, sottoposto a pressioni e minacce, lascia il Banco Ambrosiano cedendo la propria quota del 2 per cento allo stesso Calvi, per una somma che procurerà al finanziere l'accusa di concorso in bancarotta fraudolenta e una vicenda giudiziaria lunga e tortuosa conclusasi con l'assoluzione.
Con il divenire dello scandalo IOR-Calvi-Ambrosiano, la figura di Marcinkus si faceva sempre più ingombrante per la fazione massonico-curiale, proprio mentre il potere del presidente della banca papale, nominato anche governatore dello Stato vaticano, era aumentato a dismisura. Il cardinale Casaroli intendeva recidere i legami IOR-Ambrosiano mediante una trattativa diplomatica e una transazione finanziaria; monsignor Marcinkus era assolutamente contrario a una simile eventualità, ritenendo che la Santa Sede dovesse limitarsi a negare qualunque responsabilità dello IOR nell'imminente bancarotta dell'Ambrosiano.
Gli echi del contrasto Casaroli-Marcinkus finiranno nelle memorie del massone Francesco Pazienza. L'agente-collaboratore del servizio segreto militare italiano racconterà di essere stato mandato in Vaticano dal capo del Sismi, il generale massone della P2 Giuseppe Santovito, su richiesta della Segreteria di Stato vaticana, per incontrare il braccio destro del cardinale Casaroli, monsignor Pier Luigi Celata, il quale pretendeva la rimozione di Marcinkus dallo IOR, anche per attenuare il potere politico dello stesso Wojtyla sulla curia vaticana. Wojtyla, fin dalle sue prime mosse, dal punto di vista "politico" aveva lasciato intuire, contro la linea diplomatica di Casaroli, che il Vaticano sarebbe andato nella direzione di una linea dura, di scontro frontale con Mosca e i Paesi satelliti.
Quando Pazienza lascia il Sismi per diventare consulente personale di Calvi, su richiesta di quest'ultimo, il motivo di questa collaborazione era il tentativo di coinvolgere l'Opus Dei nell'azionariato del Banco Ambrosiano, facendo pervenire al cardinale Palazzini proposte, documenti e "confidenze" sulle connessioni segrete fra lo IOR e l'Ambrosiano. In pratica, Calvi proponeva alla fazione opusiana di estromettere monsignor Marcinkus dalla presidenza dello IOR, di affidare la banca papale a un fiduciario dell'Opus Dei, e di far rilevare dallo IOR una quota societaria del 10 per cento del Banco Ambrosiano per 1.200 milioni di dollari.

- A febbraio del 1982 il cardinale Palazzini dà una risposta negativa. Il cardinale Casaroli, da parte sua, vorrebbe impedire che l'Opus Dei, così ostile ai sovietici e tanto amica dei polacchi di Solidarnosc, mettesse le mani sullo IOR-Banco Ambrosiano. Il Papa la pensava come il cardinale Palazzini, però non voleva problemi con il suo segretario di Stato e men che meno con la fazione massonico-curiale.

- Il 30 maggio1982  Roberto Calvi rivolge un estremo appello al cardinale Palazzini perché lo si facesse uscire da una situazione che lo portava alla bancarotta, chiedendo di poter parlare con Wojtyla.
Somoza
Pinochet
Così Calvi scrisse a papa Wojtyla il 5 giugno 1982: “Santità sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior, comprese le malefatte di Sindona…; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest…; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l’espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato…“ Citato in Ferruccio Pinotti, Poteri forti, Bur, 2005. Calvi si riferiva ai finanziamenti ad alcuni regimi fascisti (Pinochet, Somoza...) e al fatto che aveva contribuito enormemente a distruggere la linea dell'Ostpolitik dell'ala massonico-curiale di Casaroli.

Wojtyla con Reagan
- Wojtyla, il 6 giugno 1982, s'incontra invece con Reagan per stabilire ulteriori aiuti al sindacato Solidarnosc, i cui leader erano in carcere. Monsignor Marcinkus si occupa di convogliare al sindacato clandestino anche i finanziamenti Usa, che si appaiavano ai fondi IOR-Ambrosiano. Dell'accordo Wojtyla-Reagan vennero tenuti all'oscuro sia la Segreteria di Stato vaticana, sia il Dipartimento di Stato americano.

- Il 12 giugno 1982 Roberto Calvi lascia l'Italia. Quarantotto ore dopo monsignor Marcinkus firma una lettera di dimissioni dal Consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano Overseas di Nassau.

- Il 16 giugno 1982, il direttore generale dell'Ambrosiano, Roberto Rosone, si reca in Vaticano, presso la sede dello IOR, avendo saputo che il Banco Ambrosiano Andino aveva elargito grossi finanziamenti allo IOR, ovvero a società ad esso facenti capo e che erano stati garantiti con una serie di pacchetti azionari di ottima immagine, tra cui il 10 per cento circa di azioni del Banco Ambrosiano (circa 5 milioni e 300 mila azioni). Il credito complessivo del Banco Andino si aggirava su un miliardo e 300 milioni circa di dollari Usa. 
Calvi era convinto di aver trovato finalmente un aiuto concreto. I responsabili dello IOR erano favorevoli a fare una sorta di transazione, ossia a restituire il puro capitale, senza interesse alcuno. 

- Ma il 17 giugno le autorità monetarie italiane deliberano la liquidazione coatta del Banco Ambrosiano, che crolla in borsa. Calvi intanto riceve una lettera da Licio Gelli, il capo della P2, che gli conferma che Finetti e Seigenthaler, indicati come cassieri romani dell'Opus Dei, si stavano occupando per salvare l'Ambrosiano dalla bancarotta.
Calvi si reca a Londra per ottenere un pacchetto finanziario di salvataggio proveniente dall'Opus Dei (che proprio in quella città aveva il suo quartier generale), ma l'Opus Dei, in cambio dell'aiuto, chiede precisi poteri politici in Vaticano, ad esempio nella determinazione della strategia verso i Paesi comunisti e del Terzo mondo. La fazione massonico-curiale di Casaroli, appoggiata da Andreotti, è però contraria.

- Calvi viene trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi, in una zona di Londra la cui polizia dipende dal duca di Kent, capo della massoneria mondiale. Successivamente il pentito della mafia siculo-americana, F. Marino Mannoia, dirà che a strangolare Calvi fu Di Carlo, su ordine di Pippo Calò. Verrà uccisa anche la sua segretaria personale.

- Il 27 novembre 1982, tre mesi dopo l’annuncio della decisione papale, la Congregazione per i vescovi ufficializza la erezione dell'Opus Dei a Prelatura personale del pontefice, la prima nella storia della Chiesa di Roma. Secondo i calcoli fatti dall'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (la cui denuncia sulle collusioni tra IOR e finanza deviata gli costarono un lungo "purgatorio" politico), il Vaticano fu coinvolto nello scandalo per una somma di 1.159 milioni di dollari: era il credito di alcune affiliate estere del Banco verso due società dello IOR, con sede in America Latina. Il Vaticano rimborsò anni dopo, al Nuovo Banco Ambrosiano, solo una parte (250 milioni di dollari) della cifra con cui Calvi si era indebitato.

- Il 15 ottobre 2003 due pm di Roma - Luca Tescaroli e Maria Monteleone - hanno chiesto il rinvio a giudizio di quattro persone, con l'accusa dell'omicidio di Calvi: Giuseppe Calò, Ernesto Diotallevi, Flavio Carboni e Manuela Kleinszig. Nei giorni in cui Roberto Calvi era a Londra vennero segnalate nella capitale diverse presenze interessanti: quella di Flavio Carboni e di alcuni camorristi, fra cui Vincenzo Casillo, luogotenente di Raffaele Cutolo, in contatto con i servizi deviati e in particolare col faccendiere Francesco Pazienza, succeduto a Gelli al comando della P2. Casillo verrà poi ucciso a Roma in un'auto imbottita di tritolo. Un altro pentito di mafia, Vincenzo Calcara, per l'omicidio Calvi ha tirato in ballo Giulio Andreotti, elementi deviati dello Stato e dei servizi segreti, massoneria e ambienti vaticani.

- Il 10 agosto 1983, Licio Gelli evade dal carcere di Ginevra.

- Nel 1986, Michele Sindona muore nel supercarcere di Voghera, avvelenato da un caffé al cianuro.

- Nel febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emette un mandato di cattura contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello IOR, individuando gravi responsabilità della Banca Vaticana nel crac del Banco Ambrosiano, ma la Cassazione non convalida il provvedimento, a causa dell'art. 11 dei Patti Lateranensi, che recita: "gli enti centrali della Chiesa sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano". Lo IOR subì un vero e proprio terremoto e il cardinale Markinkus riuscì a farla franca solo appellandosi all'immunità diplomatica.

- Nel 1987, Licio Gelli si presenta al palazzo di Giustizia di Ginevra e nel 1988 viene estradato in Italia. Rimane in carcere per due mesi, poi viene rilasciato per motivi di salute.
Quando nel 1988 viene emessa la sentenza sulla strage della stazione di Bologna, Gelli viene condannato a 10 anni per calunnia aggravata. Ha poi donato all’archivio di Stato pistoiese la parte “presentabile” dei suoi documenti storici e si è orientato verso posizioni di centro-sinistra. Ha chiesto il ritiro di tutte le basi americane dall'Italia, il ritiro di tutti i nostri soldati dalle cosiddette "missioni di pace" e la rinuncia del voto agli italiani all'estero. « Giulio Andreotti sarebbe stato il vero “padrone” della Loggia P2? Per carità… io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l'Anello. » è la dichiarazione di Licio Gelli durante un'intervista al settimanale "Oggi" a Roma il 15 febbraio 2011. Vediamo nel dettaglio queste tre entità:
- La Propaganda due (meglio nota come P2) era una loggia massonica aderente al Grande Oriente d'Italia (GOI). Fondata nel 1877 con il nome di Propaganda massonica, assunse forme deviate rispetto agli statuti della massoneria ed eversive nei confronti dell'ordinamento giuridico italiano nel periodo della sua conduzione da parte dell'imprenditore Licio Gelli. La P2 fu sospesa dal GOI il 26 luglio 1976; successivamente, la Commissione parlamentare d'inchiesta Anselmi ha concluso il caso P2 denunciando la loggia come una vera e propria "organizzazione criminale" ed "eversiva". Essa fu sciolta con un'apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.
Sin dalla fondazione, la caratteristica principale della loggia "Propaganda massonica" fu quella di garantire un'adeguata copertura e segretezza agli iniziati di maggior importanza, sia all'interno che al di fuori dell'organizzazione massonica. L'originale loggia operò fino al 1925, quando furono temporaneamente sciolte tutte le logge massoniche, su impulso del regime fascista.
Dopo la caduta del regime fascista, le attività delle logge massoniche ripresero e la loggia, ribattezzata “Propaganda due”, nel secondo dopoguerra, tornò ad essere alle dipendenze dirette del Gran maestro dell'Ordine sino all'avvento di Licio Gelli. Quest'ultimo venne prima delegato dal Gran maestro Lino Salvini a rappresentarlo in tutte le funzioni all'interno della loggia (dal 1970), poi ne fu nominato Maestro venerabile, cioè “capo” a tutti gli effetti (nel 1975).
In base a due appunti del Sismi e del Sisde scoperti dal P.M. Vincenzo Calia nella sua inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, la Loggia P2 sarebbe stata fondata da Eugenio Cefis, che l'avrebbe diretta sino a quando fu presidente della Montedison; poi tra il 1982 e il 1983, dopo lo scandalo petroli, sarebbe subentrato il duo Umberto Ortolani-Licio Gelli. Secondo altre testimonianze il capo occulto della Loggia P2 sarebbe stato l'onorevole democristiano Giulio Andreotti.
- L'organizzazione Gladio era un'organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo stay-behind ("stare dietro", "stare in retroscena") promossa dalla NATO nell'ambito Operazione Gladio, organizzata dalla Central Intelligence Agency per contrastare una ipotetica invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture. Malgrado in Italia Gladio sia propriamente utilizzato in riferimento solo alla stay-behind italiana (o, secondo alcuni, la principale e più duratura tra diverse stay-behind che operarono in Italia), il termine è stato applicato dalla stampa anche ad altre operazioni di tipo stay-behind, in quanto parte dell'Operazione Gladio. Durante la guerra fredda, quasi tutti i paesi dell'Europa occidentale organizzarono reti stay-behind sotto controllo NATO.
L'esistenza di Gladio, sospettata fin dalle rivelazioni rese nel 1984 dall'ex membro del gruppo neofascista Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra durante il suo processo, fu riconosciuta dal presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti il 24 ottobre 1990, che parlò di una "struttura di informazione, risposta e salvaguardia".
Francesco Cossiga, che ebbe, durante il periodo in cui era sottosegretario alla difesa, la delega alla sovrintendenza di Gladio, e che spesso è stato indicato come uno dei fondatori, affermò nel 2008 che «i padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del SIFAR. Io ero un piccolo amministratore». Affermò altresì che «gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani».
- Il Noto servizio o Anello è stata un'organizzazione segreta italiana composta da ex ufficiali della Repubblica di Salò, imprenditori, industriali, soggetti del mondo politico ed economico, della malavita e della criminalità organizzata, fondato verso la fine della seconda guerra mondiale e sopravvissuto, con varie trasformazioni, fino agli inizi degli anni novanta.
Una sorta di servizio segreto parallelo, che fungeva da elemento di congiunzione tra gerarchie politiche e civili e gerarchie militari unite nella lotta al comunismo.

- La fine della Guerra Fredda in campo internazionale (1989-1991) e gli avvenimenti di  Tangentopoli  (1992) mutano in pochi anni il panorama politico italiano.

- La stessa Democrazia Cristiana è sciolta nel 1993: viene così meno il punto di riferimento dei cattolici nella vita politica italiana. Negli anni successivi, pertanto, il Clero avvia un atteggiamento di  dialogo  con partiti politici sia conservatori sia progressistiinfluenzando significativamente entrambi gli schieramenti. Secondo gli osservatori più critici, tale atteggiamento ha assunto talvolta modi vicini a quelli propri dei gruppi di pressione.

Mario Monti in gran
tenuta massonica.
- Silvio Berlusconi, che risulta iscritto alla P2 dagli elenchi  http://www.strano.net/
stragi/stragi/p2/elep2.htm, dopo essersi impadronito della maggioranza dei media televisivi privati e dell'editoria in seguito, entra in politica e sarà alla guida di quattro governi fino al novembre del 2011, quando alcuni potentati della finanza internazionale interni all'UE, lo delegittimano. Intanto Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica italiana, aveva eletto il prof. Mario Monti senatore a vita, carica che gli permetterà di assumere la carica di Presidente del Consiglio fornitagli da Napolitano e formare governi che, seguendo il principio dell'austerità, impoveriranno il nostro stato sociale e relegheranno il paese in una crisi senza fine, con riforme lesive.

Tiziano Renzi da http://www.libero
quotidiano.it/news/italia/12321141/
tiziano-renzi-incontrato-luigi-ma
rroni-madonna-medjugorje-.html
- Il 4 marzo 2017, la linea difensiva di Tiziano Renzi e del suo avvocato Federico Bagattini a proposito dell'inchiesta sugli appalti della Consip, è smontare tutte le affermazioni inverosimili di Luigi Marroni, amministratore delegato della Consip e grande accusatore del padre di Matteo Renzi e del faccendiere Carlo Russo. "Abbiamo spiegato ai magistrati - dice il suo legale al Corriere della Sera - che è il classico caso in cui si è abusato di un cognome". In sostanza, sostiene il padre dell'ex premier, indagato per traffico illecito di influenze, non solo non c'è stata alcuna pressione indebita sull'amministratore delegato di Consip per favorire Alfredo Romeo, ma l'intera costruzione dei fatti sarebbe falsa. Renzi ammette l'incontro con Luigi Marroni, in piazza Santo Spirito, nel 2016: "Si parlò di dove installare una statua della Madonna di Medjugorje che apparteneva a un ospedale".
Ancora una volta, puzzo misto di politica-corruzione-sagrestie-massoneria.

- Ma ora, dopo questa breve e sommaria rivisitazione degli eventi noti della nostra Repubblica, considerando che fin da Washington, i presidenti degli USA sono stati manifestamente massoni, rosacruciani o appartenenti al Council of Foreign Relations e che nel PCI si è passati via via dai salotti buoni di Mosca ad una progressiva attenzione alle masse cattoliche con una continuità nei DS:
quali e quanti, fra i Presidenti del Consiglio dal '48 in poi, potremmo giurare che non appartenessero ad ambienti massonico-clericali?

Elezioni politiche del 18 aprile 1948 - I Legislatura (8 maggio 1948 - 4 aprile 1953)
Governo De Gasperi V
Governo De Gasperi VI
Governo De Gasperi VII
Elezioni politiche del 7 giugno 1953 - II Legislatura (25 giugno 1953 - 14 marzo 1958)
Governo De Gasperi VIII
Governo Pella
Governo Fanfani
Governo Scelba
Governo Segni
Governo Zoli
Elezioni politiche del 25 maggio 1958 - III Legislatura (12 giugno 1958 - 18 febbraio 1963)
Governo Fanfani II
Governo Segni II
Governo Tambroni
Governo Fanfani III
Governo Fanfani IV
Elezioni politiche del 28 aprile 1963 - IV Legislatura (16 maggio 1963 - 11 marzo 1968)
Governo Leone
Governo Moro
Governo Moro II
Governo Moro III
Elezioni politiche del 19 maggio 1968 - V Legislatura (5 giugno 1968 - 28 febbraio 1972)
Governo Leone II
Governo Rumor
Governo Rumor II
Governo Rumor III
Governo Colombo
Governo Andreotti
Elezioni politiche del 7-8 maggio 1972 - VI Legislatura (25 maggio 1972 - 1 maggio 1976)
Governo Andreotti II
Governo Rumor IV
Governo Rumor V
Governo Moro IV
Governo Moro V
Elezioni politiche del 20-21 giugno 1976 - VII Legislatura (5 luglio 1976 - 2 aprile 1979)
Governo Andreotti III
Governo Andreotti IV
Governo Andreotti V
Elezioni politiche del 3 giugno 1979 - VIII Legislatura (20 giugno 1979 - 4 maggio 1983)
Governo Cossiga
Governo Cossiga II
Governo Forlani
Governo Spadolini
Governo Spadolini II
Governo Fanfani V
Elezioni politiche del 26 giugno 1983 - IX Legislatura (12 luglio 1983 - 28 aprile 1987)
Governo Craxi
Governo Craxi II
Governo Fanfani VI
Elezioni politiche del 14 giugno 1987 - X Legislatura (2 luglio 1987 - 2 febbraio 1992)
Governo Goria
Governo De Mita
Governo Andreotti VI
Governo Andreotti VII
Elezioni politiche del 4 aprile 1992 - XI Legislatura (23 aprile 1992 - 16 gennaio 1994)
Governo Amato
Governo Ciampi
Elezioni politiche del 27 marzo 1994 - XII Legislatura (15 aprile 1994 - 16 febbraio 1996)
Governo Berlusconi
Governo Dini
Elezioni politiche del 21 aprile 1996 - XIII Legislatura (9 maggio 1996 - 9 marzo 2001)
Governo Prodi
Governo D'Alema
Governo D'Alema II
Governo Amato II
Elezioni politiche del 13 maggio 2001 - XIV Legislatura (30 maggio 2001 - 27 aprile 2006)
Governo Berlusconi II (dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005)
Governo Berlusconi III (dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006)
Elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 - XV Legislatura (28 aprile 2006 - 6 febbraio 2008)
Governo Prodi II (dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008)
Elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 - XVI Legislatura (dal 29 aprile 2008 al 23 dicembre 2012)
Governo Berlusconi IV (dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011)
Governo Monti (dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013)
Elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 - XVII Legislatura (dal 15 marzo 2013)
Governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014)
Governo Renzi (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016)
Governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016)



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