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venerdì 12 dicembre 2014

L'Unione Europea: le origini, i moventi, la storia, le politiche e le crisi

Carta politica dell'Unione Europea con i 28 stati membri nel
luglio 2013, le loro bandiere e l'anno di adesione all'Unione:
Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi (l'Olanda),
Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia,
Spagna, Portogallo, Austria, Finlandia, Svezia, Repubblica
Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta,
Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Croazia.
Gli altri stati che fanno parte del continente Europa:
Islanda, Norvegia, Russia, Kazakistan europeo, Bielorussia,
Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian,
Andorra, Liechtenstein, Svizzera, San Marino, Città del
Vaticano, Bosnia Erzegovina, Serbia, Kosovo, Montenegro,
Albania, Macedonia, Turchia europea. Segue una legenda
degli stati membri dell'UE e dei candidati a esserlo,
l'adesione congelata, quelle rifiutate dai cittadini o dall'UE,
la tabella bandiere-nomi degli stati aderenti all'Unione
Europea con l'anno di adesione.  
Le fasi essenziali che hanno  generato l'Unione Europea, i suoi moventi economico-politici e le varie crisi succedutesi:

1941/1944 - Il Manifesto di Ventotène, avente come titolo originale "Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto", è il documento per la promozione dell'unità europea scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann tra il 1941 ed il 1944 durante il periodo di confino impostogli dal regime fascista, presso l'isola di Ventotene, nel mar Tirreno, per poi essere pubblicato da Eugenio Colorni, che ne scrisse personalmente la prefazione.

Dal 1942 - Durante la seconda guerra mondiale, l'inizio della disfatta della Germania nazista fu segnata dalla battaglia di Stalingrado, svoltasi tra l'estate del 1942 ed il 2 febbraio 1943, che oppose i soldati dell'Armata Rossa sovietica alle forze tedesche, italiane, rumene ed ungheresi per il controllo della regione strategica tra il Don e il Volga e dell'importante centro politico ed economico di Stalingrado (oggi Volgograd), sul fronte orientale.
La battaglia, iniziata nell'estate 1942 con l'avanzata delle truppe dell'Asse (tedeschi, italiani, rumeni ed ungheresi) fino al Don e al Volga, ebbe termine nell'inverno 1943, dopo una serie di fasi drammatiche e sanguinose, con l'annientamento della 6ª Armata tedesca rimasta circondata a Stalingrado e con la distruzione di gran parte delle altre forze germaniche e dell'Asse impegnate nell'area strategica meridionale del fronte orientale. Le truppe italiane furono massacrate e i pochi che tornarono, dovettero farlo a piedi, fra i ghiacci della steppa russa.
Ubicazione di Stalingrado, oggi
Volgograd, nel cerchietto rosso.
Questa lunga e gigantesca battaglia, definita da alcuni storici come "la più importante di tutta la Seconda guerra mondiale", segnò la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista e dei suoi alleati e satelliti, nonché l'inizio dell'avanzata sovietica verso ovest che sarebbe terminata due anni dopo con la conquista del palazzo del Reichstag e il suicidio di Hitler nel bunker della Cancelleria durante la battaglia di Berlino. Quindi furono i sovietici i primi a vincere decisamente sui tedeschi e furono loro a prendere Berlino.

Nel 1944 - Sbarco in Normandia delle forze Alleate.

- Accordi di Bretton Woods, il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti. Mentre ancora non si era spento il secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del sistema monetario e finanziario, riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli "Accordi di Bretton Woods". Gli accordi erano un sistema di regole e procedure per regolare la politica monetaria internazionale. Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l'obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (o FMI).
Il piano istituì sia il FMI che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche Banca mondiale). Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l'accordo. Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che si affiancava all'FMI ed alla Banca mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale.

- Con le V-1 e le V-2 tedesche inizia l'era dei missili. Il barone Wernher Magnus Maximilian von Braun (Wirsitz, 23 marzo 1912 – Alexandria, 16 giugno 1977) è stato uno scienziato e ingegnere tedesco naturalizzato statunitense, una delle figure principali nello sviluppo della missilistica in Germania e negli Stati Uniti, dove è ritenuto il capostipite del programma spaziale americano. Prima e durante la seconda guerra mondiale lavorò allo sviluppo dei razzi in Germania, campo in cui ottenne successi senza precedenti. Fu l'ideatore del disegno e della realizzazione dei razzi V-2 che colpirono Londra nel corso del secondo conflitto mondiale. Dopo la guerra, assieme ad altri scienziati del suo gruppo, si consegnò alle forze statunitensi che, comprendendo il suo elevato talento scientifico, lo impiegarono immediatamente nello sviluppo dell'Operazione Paperclip, di natura segreta. Von Braun lavorò con l'esercito statunitense per venire poi assimilato definitivamente nella NASA. Negli anni di collaborazione con la NASA, fu direttore del nuovo Marshall Space Flight Center nonché progettista del veicolo di lancio Saturn V, il superpropulsore che portò la missione Apollo sulla luna nel 1969, il vero coronamento di tutta la sua opera scientifica. Come definito dalla NASA, egli è "indubbiamente il più grande scienziato della tecnica missilistica ed aerospaziale della storia". Nel 1975 ricevette la National Medal of Science.

I leaders alleati all conferenza di
Jalta, in Crimea.
Nel 1945 - Tre mesi prima della capitolazione della Germania, dal 4 all'11 febbraio 1945, si tenne una Conferenza a Jalta, in Crimea, fra Churchill, Roosevelt e Stalin, che stavano vincendo la guerra e volevano decidere quindi l'assetto che avrebbe dovuto avere la nuova Europa. L'alleanza tra Stati Uniti ed Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale fu un'eccezione delle relazioni tra i due paesi, che avevano sempre avuto rapporti conflittuali. La rivalità strategica tra le due vaste nazioni, che sarebbero diventate entrambe superpotenze, risale al 1890 quando, dopo un secolo di amicizia durante il quale, fra l'altro, la Russia vendette agli USA l'Alaska, americani e russi divennero rivali nello sviluppo della Manciuria. La Russia zarista, incapace di competere industrialmente con gli USA, cercò di chiudere e colonizzare parti dell'Asia Orientale, mentre gli americani rivendicavano una competizione aperta per i mercati. Nel 1917, durante la prima guerra mondiale, la rivalità si trasferì sul piano ideologico; gli americani non dimenticarono mai che l'appena costituito governo sovietico, a causa della difficile situazione interna, negoziò una pace separata con la Germania, lasciando gli Alleati soli a combattere le Potenze Centrali. D'altra parte, la sfiducia sovietica nei confronti degli USA fu originata dallo sbarco di truppe statunitensi in Russia nel 1918, le quali furono coinvolte, direttamente o indirettamente, nell'assistere i Bianchi, zaristi anti-bolscevichi, nella guerra civile originata dalla Rivoluzione d'ottobre.
Monaco di Baviera, 1938, parata di
Hitler e Mussolini il giorno prima
della firma del Patto di Monaco.
Più tardi, l'esclusione dell'URSS dal Patto di Monaco del 1938, siglato fra Francia, Gran Bretagna, Mussolini e Hitler per autorizzare la Germania ad occupare i Sudeti cecoslovacchi, indusse in Stalin il convincimento che gli alleati democratici avessero l'intenzione di scagliare le forze di Hitler contro l'Unione Sovietica. Stalin non esitò quindi a trattare con Hitler la spartizione della Polonia tra sovietici e tedeschi, con il Patto Molotov-Ribbentrop del 1939, che contribuì comunque ad alimentare fra gli Alleati democratici un clima di sfiducia nei confronti dei sovietici. In seguito, durante il secondo conflitto mondiale, i sovietici non dimenticarono le ripetute assicurazioni, a lungo disattese, di Franklin Delano Roosevelt, che USA e Regno Unito avrebbero aperto un secondo fronte sul continente europeo; infatti, mentre gli USA combattevano nel Mediterraneo e in Italia, l'unico aiuto che dettero ai sovietici furono i massicci bombardamenti nelle aree occupate dai tedeschi; un'invasione su vasta scala dell'Europa centrale da parte degli Alleati, avvenne solo nel D-Day del giugno 1944, più di due anni dopo la richiesta d'aiuto dei sovietici e quando la battaglia di Stalingrado era stata vinta da tempo, per cui l'URSS soffrì perdite tremende, pari a venti milioni di morti. Nonostante questi precedenti, a Jalta, Franklin Delano Roosevelt doveva essere sinceramente convinto dell'esigenza di una pace duratura e probabilmente non pensava di aprire le ostilità contro Stalin, come invece avrebbe voluto fare Winston Churchill. In retrospettiva, Jalta significò l'accordo per cui entrambe le parti, democratici e comunisti, potevano stare dove si trovavano e nessuna avrebbe usato la forza diretta per cacciar via l'altra. Ma Franklin Delano Roosevelt morì il 12 Aprile 1945, prima della fine del conflitto e gli successe Harry S. Truman, che era determinato ad aprire i mercati mondiali al capitalismo e a modellare il mondo del dopoguerra secondo i principi che furono poi stilati nella Carta Atlantica del 1949: autodeterminazione, pari accesso economico e un ricostruito capitalismo in Europa che potesse servire nuovamente come centro degli affari mondiali. Ma non solo, Truman, e Eisenhower dopo di lui, si impegnarono soprattutto in una competizione internazionale con l'URSS e il blocco comunista, evocando così la Guerra Fredda, una guerra contro il comunismo che non poteva essere combattuta militarmente, poiché con le armi nucleari si sarebbe potuto distruggere il pianeta. All'interno degli USA prese vita il fenomeno del Maccartismo, una vera e propria “caccia al comunista”.

1945, l'armata Rossa alla porta di
Brandeburgo.
- L' 8 maggio 1945 la Germania si arrende mentre il Giappone si arrenderà in agosto, dopo lo sgancio di due bombe atomiche americane. Le truppe sovietiche e quelle degli  Alleati occidentali (USA, Regno Unito e Francia), erano dispiegate in determinate posizioni, essenzialmente lungo una linea al centro dell'Europa che venne chiamata Linea Oder-Neisse. Secondo lo spirito di Jalta, i vincitori potevano stare dove si trovavano e nessuno avrebbe usato la forza diretta per cacciar via gli altri. A parte alcuni aggiustamenti minori, questa sarebbe diventata la "Cortina di ferro" della Guerra Fredda. 
La Germania fu suddivisa nella Repubblica Federale Tedesca (RFT) a ovest, con capitale Bonn e nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT) a est, in tedesco Deutsche Demokratische Republik, abbreviato in DDR. Tale prospettiva si applicava anche all'Asia, come evidenziato dall'occupazione statunitense del Giappone e dalla divisione della Corea.
Cartina geografica politica
 dell'Europa nel 1948, dopo la
   Seconda Guerra Mondiale.
 La Germania è divisa in due zone,
RFT e RDT.
Così Berlino, simbolo del nazismo e capitale della Germania hitleriana, venne a trovarsi nel territorio della Germania Est, ossia sotto l'influenza sovietica, venendo comunque suddivisa fra i vincitori del conflitto in 4 zone, tre delle quali, a Berlino ovest, controllate dagli Alleati democratici, con un corridoio via terra, all'interno della Germania dell'est, per poterla raggiungere. La quarta zona, Berlino est (la parte orientale della città) rimase appannaggio dell'Unione Sovietica, divenendo la capitale della Germania orientale,  la RDT.
- Si producono ad Alamogordo (negli USA) le prime bombe atomiche.
- A questo punto nel mondo emerge la predominanaza di 2 grandi superpotenze: USA e URSS (CCCP in alfabeto cirillico), che si dividono l'Europa in 2 aree di influenza, una ciascuno.

Nel 1946 Inizia il processo alla Germania nazista, a Norimberga.
Cartina del mondo durante
 la "Guerra Fredda": 1948 - 1973
In rosso USA e suoi alleati,
 in verde URSS (CCCP) e suoi alleati.
Con la stella nera sono segnalati
 i focolai di tensione con le date.
Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1947 Scatta in aiuto dell'Europa distrutta, il Piano Marshall.

Nel 1948 - I comunisti vanno al potere in Cecoslo­vacchia, Polonia ed Ungheria.
Si verifica inoltre il blocco di Berlino.
1948, ponte aereo per
approvvigionare Berlino ovest.
In seguito alla ripartizione di Berlino del 1945, i sovietici iniziavano a manifestare disagio e dissenso sulla situazione territoriale e logistica "anomala" di Berlino (con un'enclave occidentale in territorio filo-sovietico), che permetteva alle genti sottoposte al regime socialista di transitare facilmente all'ovest trovandovi rifugio. Il 24 giugno 1948, decisero di chiudere il corridoio terrestre attraverso il quale Berlino ovest era connessa al mondo occidentale impedendo, di fatto, il suo approvvigionamento logistico: il successivo ponte aereo, organizzato dal mondo occidentale per assicurare la sopravvivenza della popolazione di Berlino Ovest, è entrato nella storia. Questa vicenda impressionò le popolazioni occidentali e, di fatto, fornì la motivazione per istituire un'Alleanza militare del mondo occidentale contro la minaccia sovietica, inaugurando la Guerra Fredda, una guerra fra paesi democratici e comunisti che non poteva essere combattuta con le armi poiché con l'uso delle armi nucleari non ci sarebbero stati vincitori.

Truman firma il Patto Atlantico.
Nel 1949 - I paesi occidentali concretizzano le mire del presidente degli USA, Harry S. Truman, costituendo la NATO, (in inglese North Atlantic Treaty Organization, in sigla NATO e in francese Organisation du Traité de l'Atlantique du Nord, in sigla OTAN) il patto atlantico di alleanza militare in funzione anti-sovietica. Il trattato istitutivo della NATO, fu firmato a Washington D.C. il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno. Attualmente, fanno parte della NATO 28 stati del mondo. Il Patto Atlantico traeva origine dalla percezione che il cosiddetto mondo occidentale (costituito da Stati Uniti d'America, Canada, Regno Unito, Francia, Norvegia, Italia ed altri Paesi dell'Europa occidentale), dopo la seconda guerra mondiale, stesse cominciando ad accusare tensioni nei confronti dell'altro paese vincitore della guerra, ossia l'Unione Sovietica, con i suoi Stati satellite. Iniziava infatti a svilupparsi, nelle opinioni pubbliche occidentali, il timore che il regime sovietico potesse "non accontentarsi" della propria influenza nei territori che aveva occupato al termine della seconda guerra mondiale ma, radicalizzando i contenuti ideologici nelle società democratiche, ambisse ad espandersi per l'affermazione globale dell'ideologia comunista. Ciò generò un movimento di opinione che - anche grazie alle varie attività in tal senso organizzate dagli Stati Uniti d'America - iniziò a svilupparsi in modo generalizzato nei paesi occidentali e che richiedeva la sicurezza del mondo occidentale dalla minaccia comunista; la NATO, quindi, rispondeva all'esigenza di allearsi e di mettere a fattor comune i propri dispositivi di difesa, per reagire "come un sol uomo" ad un eventuale attacco da parte dei comunisti.

Cartina geografica politica dell'Europa,
 URSS (Unione delle Repubbliche
   Socialiste Sovietiche) e
 Asia dal 1948 al 1989.
09-05-1950 - La "Dichiarazione Schuman" esprime la volontà di un'Europa Unita che porterà all'istituzione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio. La dichiarazione Schuman è il discorso tenuto a Parigi alle ore 16 del 9 maggio 1950 da Robert Schuman, l'allora Ministro degli Esteri del governo francese, che viene considerato il primo discorso politico ufficiale in cui compare il concetto di Europa come unione economica e, in prospettiva, politica tra i vari Stati europei e rappresenta l'inizio del processo d'integrazione europea. La dichiarazione prospetta il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, legate anche alla produzione di carbone ed acciaio, grazie alla realizzazione di un'Alta Autorità per la messa in comune ed il controllo delle riserve europee di tali materie prime. L'auspicio trovò realizzazione poco meno di un anno dopo, con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio. Con questo discorso si diede avvio al processo di creazione della Comunità Europea, da sviluppare come base concreta per una futura unione federale.

Cartina geografica della fomazione
 ed espansione in Europa della CECA,
con Belgio, Francia, Italia,
 Lussemburgo, Paesi Bassi (l'Olanda), 
e Germania Ovest, (la RFT), poi del
 MEC, il Mercato Comune Europeo,
dal 1951 al 1995.
18-04-1951 - Sei stati fondatori (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) firmano il trattato di Parigi, che istituisce ufficialmente la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio).  

23-05-1952 - I sei stati (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo), firmano il trattato istitutivo della Comunità europea di difesa CED.
- Gli Stati Uniti sperimentano la bomba all'idrogeno, la superbomba.

Nel 1953 - Morte di Stalin, mentre anche l'URSS sperimenta la bomba all'i­drogeno.

30-08-1954 - L'Assemblea Nazionale Francese rigetta la CED, che non entrerà mai in vigore.

01-06-1955 - Dal 1º al 3 giugno si svolge la fondamentale "Conferenza di Messina", attraverso la quale i sei paesi della CECA enunciarono una serie di principi e di intenti volti alla creazione della Comunità europea dell'energia atomica (o Euratom) e di quello che diverrà, nel volgere di due anni con la firma dei Trattati di Roma del 1957, il Mercato Europeo Comune (MEC, istituito insieme alla CEE, poi CE ed infine UE) .

La "Cortina di Ferro", che  divise
l'Europa fra NATO e Patto di Varsavia,
da cui restò fuori la Jugoslavia di Tito.
Nel 1955 - Si sigla il Patto di Varsavia.
La nascita della NATO convinse l'URSS ad istituire, nel 1955, il "Patto di Varsavia", l'alleanza militare fra URSS e i paesi dell'est che aveva occupato in tempo di guerra e in cui erano stati instaurati governi filo-sovietici.

Nel 1956 - Rivolte all'imperialismo dell'URSS in Polonia e in Ungheria.

Roma 1957, rappresentanti dei 6 paesi
fondatori della Comunità Europea
firmano il trattato di Roma: Belgio,
Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi
Bassi (l'Olanda) e Germania Ovest,
(la Repubblica Federale Tedesca).
E' il proseguimento delle intese che
consentono lo sviluppo del Mercato
Comune Europeo (il MEC) dalla
Comunità del Carbone e dell'Acciaio.
Nel 1957 - (25-03-1957) Con i Trattati di Roma viene fon­data la comunità economica europea (CEE o MEC).

Nel 1959 - Fondazione dell'EFTA (associa­zione europea per il libero scambio).

Nel 1961 - Si costruisce il Muro di Berlino. Tra il 1949 e il 1961, circa 2,7 milioni di persone avevano lasciato la Germania orientale, la RDT e Berlino Est: il flusso di fuggiaschi era costituito per circa la metà da persone giovani, sotto i 25 anni, e poneva la dirigenza della RDT davanti a difficoltà sempre maggiori. Quotidianamente circa mezzo milione di persone passava i confini dei settori di Berlino in entrambe le direzioni e quindi potevano confrontare le differenze della qualità della vita fra un settore e l'altro. Solo nel 1960, circa 200.000 persone si trasferirono stabilmente nell’Ovest e la RDT si avvicinava al collasso sociale ed economico.
Le organizzazioni economiche
mondiali dopo la seconda guerra
mondiale.
Nelle prime ore del 13 agosto 1961, le maestranze di Berlino Est fecero erigere sbarramenti provvisori nei confini con Berlino Ovest e furono tolti tratti di pavimentazione sulle strade di collegamento fra i due settori. La scelta di una domenica di ferie in piena estate aveva un senso preciso. Nelle settimane e nei giorni successivi, gli sbarramenti di filo spinato sui confini fra Berlino Ovest ed Est furono sostituiti da un muro di lastre di cemento e blocchi forati, costruito da lavoratori edili di Berlino Est controllati pesantemente da sentinelle di frontiera della RDT. Gli edifici sul confine furono trasformati in fortificazioni. In Bernauer Straße, in cui i marciapiedi appartenevano al distretto di Wedding (Berlino Ovest), mentre la fila di edifici a sud apparteneva al distretto di Mitte (Berlino Est), il governo della RDT fece murare le entrate delle case e le finestre al piano terradel lato ovest e gli abitanti potevano accedere alle loro abitazioni solo passando dalla parte dei cortili che si trovavano dalla parte di Berlino Est. 
Monumento al Muro.
Un tratto del Muro ancora esistente.
Già prima del 1961 si erano verificati numerosi sfratti forzati, non solo in Bernauer Straße, ma anche in altre zone di confine. Attraverso la costruzione del Muro, da un giorno all’altro furono tagliate e separate strade, piazze, case e i collegamenti del traffico urbano furono interrotti. La sera del 13 agosto il borgomastro Willy Brandt disse davanti al parlamento di Berlino: " L’amministrazione (il Senat) di Berlino denuncia davanti a tutto il mondo le misure illegali e inumane di chi divide la Germania, opprime Berlino Est e minaccia Berlino Ovest". Il 25 ottobre 1961 carri armati americani e sovietici si fronteggiarono al "passaggio per stranieri", il Checkpoint Charlie: soldati delle truppe di frontiera della RDT avevano appena tentato di controllare rappresentanti degli alleati occidentali che stavano entrando nel settore sovietico. Agli occhi degli americani questo comportamento infrangeva il diritto vigente alla libertà di movimento illimitata in tutta la città. Per 16 ore si fronteggiarono così, a solo pochi metri di distanza, entrambe le potenze nucleari. Per i contemporanei fu un momento di altissimo pericolo, ma all'indomani tutte e due le parti si ritirarono; un’iniziativa diplomatica di J. F. Kennedy, il presidente degli Stati Uniti, favorì infatti la dichiarazione del capo del PCUS e dello stato sovietico, Cruschow, che confermava lo status di divisione di Berlino fra le quattro potenze di Francia, Gran Bretagna, USA e URSS.
1961 a Berlino.
Tra Berlino Ovest e Berlino Est la frontiera fu fortificata da due muri paralleli di cemento armato, separati da una cosiddetta "striscia della morte", larga alcune decine di metri. Durante quegli anni, furono uccise dalla polizia di frontiera della DDR almeno 133 persone, mentre cercavano di superare il muro verso Berlino Ovest.
1986, il Muro visto da Berlino Ovest.
Alcuni studiosi sostengono che furono più di 200 le persone uccise mentre cercavano di raggiungere Berlino Ovest o catturate ed in seguito assassinate. Il muro divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale decretò l'apertura delle frontiere con la repubblica federale.

01-07-1968 - Entra in vigore l'unione doganale europea.

Nel 1971 - Fine della controvertibilità denaro-oro. Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti d'America, confessa che la Federal Riserve, non ha l'oro che controverta la massa dei dollari in circolazione nel mondo. Dalle banconote di tutto il mondo scompare la dicitura "..da cambiarsi con pari valore in oro."
Tra il 1971 e il 1973, sotto la presidenza di Richard Nixon, gli Stati Uniti abbandonarono il regime di convertibilità del dollaro in oro, adottando un sistema fondato sull'inconvertibilità del dollaro. Gli Stati Uniti decisero quindi di lasciar fluttuare liberamente la moneta secondo la legge della domanda e dell'offerta, operando una serie di svalutazioni monetarie fino al 1973. Ciò favorì un aumento improvviso e repentino della circolazione monetaria e un più forte irrobustimento dei fenomeni inflattivi già verificatisi alla fine degli anni sessanta, complice anche lo shock petrolifero dello stesso 1973 (che vide aumentare di tre volte il prezzo del petrolio). Le teorie keynesiane in quel tempo subirono un rapido declino, sotto i colpi delle critiche e delle accuse di aver provocato stagflazione rivolte dagli economisti monetaristi (convinti, sulla base dell'equazione di Fisher, che fosse il volume di moneta a determinare i prezzi) e neoclassici (tra cui il più influente fu Milton Friedman) alla dottrina keynesiana. 

Nel 1972 - Fine degli effetti degli accordi di Bretton Woods. I mercati finanziari riescono a riottenere il timone delle politiche economiche degli stati sovrani. I cambi valutari diventano flessibili,  la creazione di imprese multinazionali a cervello statunitense, scardinano il protezionismo europeo. I paradisi fiscali sottraggono alle economie degli stati, la liquidità.
A partire dalla metà degli anni settanta la deregolamentazione finanziaria, la creazione di nuovi strumenti finanziari, i progressi tecnologici nel campo dell'informatica e l’aumento della liquidità nell'economia internazionale, accanto all’aumento del prezzo del petrolio, hanno prodotto un rafforzamento del ruolo della finanza internazionale all'interno del sistema economico, con perno nelle maggiori piazze borsistiche globali, tanto che, ad oggi, il peso economico dei prodotti finanziari risulta superiore a quello della produzione mondiale di beni e servizi. La costituzione di fondi sovrani (strumenti finanziari a controllo pubblico che dispongono di enormi liquidità), tra cui hedge fund e private equity, attraverso l'impiego delle riserve accumulate dai paesi esportatori di petrolio e da alcuni paesi asiatici grazie ai surplus commerciali, hanno determinato la creazione di forti indotti di liquidità finanziaria utilizzati anche per scopi speculativi.
Grazie alle politiche delle banche centrali, a partire da quelle adottate dalla FED, che favorirono il basso costo del denaro, venne incentivata una più facile erogazione del credito alle famiglie, spinte a indebitarsi in misura crescente per alimentare i consumi, e agli speculatori (banche d'investimento, imprese e fondi finanziari), portati a effettuare investimenti sui mercati finanziari (con la conseguente creazione di bolle speculative, con ricadute poi sull'economia produttiva).
Anche i grossi istituti finanziari, le banche di investimento in particolare, presero a indebitarsi a breve termine per realizzare operazioni speculative. Tutto ciò era favorito, soprattutto con riguardo alle più massicce attività di compravendita azionaria, dalla creazione di "sistemi bancari ombra" (sistemi di intermediazione creditizia costituiti da entità ed attività operanti al di fuori del normale sistema bancario), messi in opera dalle stesse banche, che sfruttavano spazi di contrattazione non regolamentati (le così dette dark pools) e specializzati nella raccolta e nell'investimento di prodotti e sotto-prodotti finanziari strutturati, oltreché derivati finanziari.
A ciò va aggiunto il crescente peso esercitato dalle agenzie di rating americane (Moody's, Standard & Poor's, Fitch), spesso accusate di esprimere giudizi di valutazione del credito tendenziosi.

01-01-1973 - Danimarca, Irlanda e Regno Unito aderiscono alla CEE.

10-06-1979 - Prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento europeo.

Dagli anni '70 - L'aumento dell'inflazione durante gli anni settanta, determinato da shock di natura geopolitica legata a squilibri nell'area mediorientale e dai conseguenti rialzi dei prezzi delle commodities (del petrolio su tutte, che triplicò il suo costo nuovamente nel 1979), dalle rivendicazioni operaie e poi dalla recessione del 1975, l'emergere di teorie a supporto della liberazione da vincoli e posizioni di monopolio (specie statale, connesso ai grandi enti a controllo pubblico) dell'economia, condusse alla ribalta le teorie di matrice liberoscambista, influenzate dalle ricerche dell'Università di Chicago e dalle teorie patrocinate dagli studiosi Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Alfred Edward Kahn e lo stesso Friedman.
Agli inizi degli anni sessanta gli Stati Uniti, che fino ad allora erano stati fornitori marginali di greggio, ovvero in grado di esercitare influenza sui prezzi ed equilibrare il mercato intervenendo sui volumi di forniture, videro erodere la propria capacità inutilizzata di petrolio. Successivamente, gli shock petroliferi del 1973 (Guerra del Kippur) e del 1979 (Rivoluzione iraniana) - con improvvise difficoltà di approvvigionamento energetico -, conseguenze di consistenti abbassamenti dell’offerta e della capacità operativa dell’OPEC (di cui fanno parte tredici paesi esportatori di petrolio, principalmente mediorientali e africani), crearono ulteriori turbolenze nel mercato petrolifero e una impennata inflazionistica generalizzata, che colpì soprattutto i paesi dell'Europa occidentale e il Giappone. L’aumento conseguente delle quotazioni del greggio causò una marcata flessione della domanda mondiale, specialmente nei paesi OCSE, inducendo alcuni paesi esterni all’OPEC ad accrescere l’offerta di petrolio. Ciò indebolì il controllo dell’Organizzazione, favorendo un progressivo calo delle quotazioni.

01-01-1981 - La Grecia aderisce alla CEE.

19-06-1983 - I dieci paesi aderenti alle Comunità europee adottano la Dichiarazione solenne sull'Unione europea.

Nel 1985 - Elezione di Gorbaciov a segretario generale del Partito comunista in URSS.
Con l'elezione di Michail Gorbačëv nel 1985 quale segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) era iniziata una nuova fase nella storia dell'U.R.S.S.
Gorbaciov fu sostenitore di una innovativa politica per l'Unione Sovietica fondata sui concetti chiave di perestrojka (ristrutturazione del sistema economico nazionale) e alla glasnost (trasparenza) volta al superamento dei problemi socio-economici della superpotenza sovietica. Questa politica di riforme, se da un lato portò alla fine della Guerra fredda e alla fine dell'isolamento internazionale dell'U.R.S.S., dall'altro lato portò all'emersione dei problemi economici dello Stato che fino ad allora erano stati caparbiamente nascosti. La fine della rigida politica di repressione interna, la recessione economica e l'ammissione della fragilità del sistema politico fecero emergere ben presto i contrasti, gli odi razziali e le spinte indipendentistiche dei numerosi popoli che erano stanziati nello sterminato territorio dell'impero sovietico e che fino a quel momento erano state tenute sotto controllo dall'apparato centrale.   
Nel 1985, Hoxha, il dittatore albanese, muore e Ramiz Alia prende il suo posto. Inizialmente, Alia ha provato a seguire i passi di Hoxha, ma in Europa Orientale i cambiamenti erano cominciati: Mikhail Gorbachev era comparso, in Unione Sovietica con le nuove politiche (glasnost e perestroika),e il regime totalitario albanese era sotto pressione dagli Stati Uniti e dell'Europa .

01-01-1986 - Portogallo e Spagna aderiscono alla CEE.

Dagli anni '80 - Negli Stati Uniti il processo di deregolamentazione fu portato avanti dapprima sotto la presidenza Carter, influenzato da Kahn, e poi proseguito in maniera più estesa da Ronald Reagan a partire dal biennio 1980-1981 (e contestualmente dal primo ministro Margaret Thatcher in Gran Bretagna), tanto da far parlare poi di deregulation reganiana. Il Federal reserve board all'epoca procedette ad innalzare al 25% la soglia di realizzo degli istituti di credito sui propri utili e a istituire il ricorso al leveraged buyout (LBO), che subì un vero boom tra 1983 e 1989. 
Le politiche di liberalizzazione finanziaria avviate nel mondo anglosassone furono immediatamente recepite dal resto del mondo sviluppato, come l'Unione Europea dove vennero compiute tra il 1985 e il 1990. Le banche centrali furono sollevate dall'obbligo di finanziare i debiti pubblici (e rese indipendenti dal potere esecutivo); allo stesso tempo banche, fondi finanziari e fondi pensione furono liberalizzati, venendo acquisite da soggetti privati; fu liberalizzata la circolazione internazionale dei capitali, non più sottoposti a controlli preventivi o a regole di movimentazione, mentre gli afflussi di capitali si fecero più massicci e si avviarono rimozioni di vincoli, come quello dei massimali di credito (divieto di erogare credito oltre certe soglie) o dell'obbligo di acquistare quote di titoli di debito nazionale per le istituzioni economiche controllate dallo stato.

Nel 1986 - Crisi nel Golfo della Sirte tra USA e Libia.  
- Disastro nucleare al reattore di Chernobyl (Kiev), emergenza in Europa per la nube radioattiva. Attacchi terrori­stici in Francia.  
- Vertice Reagan-Gorbaciov a Reykjavik.  

Nel 1987 - Inizio dei lavori per la costruzione del tunnel sotto la Manica 
- La Terra ha 5 miliardi di abitanti.

Nel 1988 - Fisici tedeschi riescono a superare di 0,15 gradi lo zero assoluto, toccando i - 273,15 gradi.

Nel 1989 - Viene abbattuto il Muro di Berli­no e si verifica la riunificazione tedesca. Il muro divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale decretò l'apertura delle frontiere con la repubblica federale. Già l'Ungheria aveva aperto le proprie frontiere con l'Austria il 23 agosto 1989, dando così la possibilità di espatriare in occidente a coloro che in quel momento si trovavano li in vacanza.
Michail Gorbaciov.
Quelli che nel giro di pochissimo tempo portarono alla riunificazione
tedesca, furono due fattori decisivi:
- l'arrivo di Gorbaciov come leader dell'Unione Sovietica e
- le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell'est, specialmente della DDR. Gorbaciov istituì la "Perestroika", cioè la radicale ristrutturazione della politica e dell'economia sovietiche e la "Glasnost", che esigeva la trasparenza nella gestione della politica. Decisivo per gli eventi che portarono infine alla caduta del muro fu anche la decisione di Gorbaciov di lasciare libertà nelle scelte agli altri paesi del Patto di Varsavia, promettendo che l'URSS non si sarebbe più intromessa nei loro affari interni.
Da http://www1.adnkronos.com/IGN/Speciali/Muro_Berlino/9-novembre-1989-Berlino-dice-addio-al-Muro_3930548099.html: Il 9 novembre 1989, nella Germania orientale, il Comitato centrale del partito comunista si riunisce in sessione. Principale punto all'ordine del giorno, la discussione di una proposta del Consiglio dei ministri per un allentamento delle restrizioni sui viaggi all'estero. Guenther Schabowski, capo della sezione del partito comunista a Berlino e responsabile per i rapporti con la stampa del Comitato centrale della Sed, è assente poiché impegnato in una conferenza stampa. Concluso questo impegno, torna al Comitato centrale dove gli viene consegnato il testo del provvedimento adottato, compresa la parte riguardante le nuove norme sui viaggi. Mezzora più tardi lo attende una conferenza stampa internazionale. Schabowski non ha avuto il tempo di leggere i documenti, che ha semplicemente sfogliato, ed annuncia, rispondendo ad una domanda, che la gente potrà recarsi per viaggi privati all'ovest senza restrizioni. Gli chiedono a partire da quando, lui sfoglia l'incartamento e dice ''Per quanto mi risulta, da subito, senza rinvii''. Schabowski non si accorge che sullo stesso documento che consulta frettolosamente per rispondere alle domande, viene precisato che i nuovi regolamenti dovranno essere annunciati pubblicamente solo l'indomani 10 novembre, per dare tempo all'esercito, alla polizia e alla Stasi di dispiegare le forze necessarie a tenere sotto controllo la situazione.
Berlino, 1989, prime picconate al muro.
Ma ormai è tardi. A dissipare i dubbi che restano e la confusione che regna tra i tedeschi dell'est in seguito all'annuncio di Schabowski è l'emittente ufficiale tedesco-orientale 'Aktuelle Kamera' che nel notiziario delle 19.30 annuncia: ''Potrà essere presentata immediatamente domanda per recarsi in viaggio privato all'estero senza motivi particolari''. I berlinesi cominciano ad affluire davanti ai checkpoint che regolano il passaggio da est a ovest attraverso il Muro. Si cerca - inutilmente - di convincere la gente a ripresentarsi l'indomani mattina. Alle 23 davanti ad un solo checkpoint si contano ventimila persone in fila. Temendo che la situazione esploda, due ufficiali della Stasi in servizio a Bornholmerstrasse, danno ordine di togliere la barriera.
Un tratto del Muro oggi, visto da
Ovest.
Alle 23.20 una marea umana si rovescia dall'altra parte.
La notizia raggiunge il Bundestag a Bonn, la Camera bassa del parlamento tedesco, riunita in sessione. I parlamentari si alzano in piedi e cantano l'inno nazionale tedesco, lo cantano tutti, tutto, compresa quella prima strofa che la Germania del dopoguerra ha messo fuorilegge: "Deutschland, Deutschland uber alles...", "Germania sopra tutto"... Tra le 23.30 e la mezzanotte, le barriere si aprono in altri chekpoint. Migliaia di tedeschi dell'est raggungono il centro di Berlino ovest. In tre giorni, saranno due milioni i tedeschi orientali passati a Berlino ovest, mentre altri tre milioni di cittadini della Rdt attraversano il confine tra i due stati in altre zone del paese.
Lo stesso tratto di Muro oggi, visto
da Est.
Il Muro è il segno tangibile di una ferita il cui dolore si avverte ancora... A Berlino ovest si poteva rivestirlo di scritte, colori e graffiti, ma non si poteva nascondere la "divisione", conseguenza di una disfatta bellica inflitta dai nuovi padroni del mondo: gli Alleati atlantici e l'Unione Sovietica, le cui truppe avevano preso Berlino.
Il Muro di Berlino oggi.
Alcuni tedeschi dell'ovest, ancora oggi, ritengono che chi è cresciuto nella Germania dell'est ai tempi della DDR manchi di iniziativa e deleghi tutto allo stato... anche se Angela Merkel, figlia di un pastore protestante della Germania ovest, è cresciuta proprio nella DDR; ma poi entrò nella CDU, conobbe Khol e intraprese la carriera politica. Tuttavia, nell'est tedesco, la riunificazione non provocò solo approvazioni. 
- Rivoluzione in Romania e deposi­zione di Ceauşescu, che viene condan­nato a morte e fucilato.
- Elezioni libere in Polonia e Ungheria 
- Fermenti anche in Cecoslovacchia 
- In Albania, dopo che Nicolae Ceauşescu, il capo comunista della Romania, fu ucciso nel 1989, Alia firmò l'accordo delle Nazioni Unite a Helsinki, che già era stato firmato da molti altri paesi nel 1975, riguardo alcuni diritti dell'uomo. Inoltre permise il pluralismo ed anche se il suo partito vinse l'elezione del 1991, era chiaro che il cambiamento non sarebbe stato interrotto. 
- L'Europa invia la sonda Gali­leo, destinata a raggiungere Giove.

Nel 1990 - Inizia il processo di dissoluzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
La dissoluzione dell'Unione Sovietica fu un processo di disintegrazione che coinvolse il sistema economico, la struttura sociale ed il sistema politico sovietico e che ebbe luogo dal 19 gennaio 1990 al 31 dicembre 1991, portando alla scomparsa dell'Unione Sovietica e all'indipendenza delle repubbliche sovietiche, al restauro dell'indipendenza negli Stati baltici (che erano stati occupati), avvenuta il 26 dicembre dello stesso anno, dando così nascita ai cosiddetti Stati post-sovietici.
Nel febbraio 1990, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica accettò di rinunciare al suo stato di partito unico, e nel corso delle settimane successive, le 15 repubbliche dell'URSS tennero le loro prime libere elezioni.
Le repubbliche costituenti iniziarono a dichiarare la propria sovranità nazionale e iniziarono una "guerra di leggi" con il governo centrale di Mosca, in cui i governi delle repubbliche costituenti respingevano la legislazione a livello di Unione, dove era in conflitto con le leggi locali, affermando il controllo su tutte le loro economie locali e rifiutandosi di pagare le entrate fiscali al governo centrale di Mosca.
L'11 marzo 1990 la Lituania, guidata dal Presidente del Consiglio Vytautas Landsbergis, dichiarò il ripristino dell'indipendenza. Tuttavia, l'Unione Sovietica mise in atto una sorta di embargo nei confronti della Lituania e vi mantenne le sue truppe "per garantire i diritti dell'etnia russa".
Il 30 marzo 1990 il Consiglio Supremo Estone dichiarò illegale il potere sovietico in Estonia, e avviò un processo per ristabilire l'indipendenza dell'Estonia.
Il processo di ripristino dell'indipendenza della Lettonia iniziò il 4 maggio 1990, con voto del Consiglio Supremo che previde un periodo transitorio di completa indipendenza.
L'effetto della debolezza del potere sovietico, in Europa provocò la riunificazione delle due Germanie e in Polonia,l'elezione del sindacalista di Solidarnosc Lech Walesa come presidente dello Stato.  
- Fermenti in Jugoslavia e dissensi fra le repubbliche.
- In Gran Bretagna si dimette Margaret Thatcher e al suo po­sto viene eletto John Major.
-Gorbaciov è assegnato il Nobel per la pace.
Cartina geografica dell'Europa nel
1990, con la Germania riunificata. La
Cecoslovacchia si scinderà nel 1992.
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Nel 1991 - In URSS, le repubbliche sovietiche del Baltico chiedono l'indipendenza; l'esercito reprime le manifestazioni di protesta.   Il 17 marzo 1991, in un referendum, il 76,4% di tutti gli elettori dell'URSS votarono per il mantenimento dell'Unione Sovietica in una forma riformata. I Paesi Baltici, Armenia, Georgia e Moldavia boicottarono il referendum. In ciascuna delle altre nove repubbliche, la maggioranza dei votanti sostenne un'Unione Sovietica riformata.
Il 12 giugno 1991 Boris Eltsin vince con il 57% dei voti le elezioni presidenziali per il posto di presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, sconfiggendo Gorbaciov.
Le repubbliche formanti l'Unione delle
 Repubbliche Socialiste Sovietiche:
1. Armena, 2. Azera, 3. Bielorussa,
 4. Estone, 5. Georgiana, 6. Kazaka, 
7. Kirghiza, 8. Lettone, 9. Lituana,
10. Moldava, 11. Russa, 12. Tagika, 
13. Turkmena, 14. Ucraina, 15. Uzbeka 
Di fronte al crescente desiderio di autonomia, Gorbaciov tentò di trasformare l'Unione Sovietica in uno stato meno centralizzato, e il 20 agosto 1991 era pronto a firmare il Nuovo Trattato d'Unione che contemplava la conversione dell'Unione Sovietica in una federazione di repubbliche indipendenti con un comune presidente; ma già il giorno prima, il vice di Gorbaciov, Gennadij Janaev, il primo ministro Valentin Pavlov, il ministro della Difesa Dmitry Yazov, il ministro dell'Interno Boris Pugo, il capo del KGB Vladimir Kryuchkov, e altri funzionari si unirono per impedire la firma del Nuovo Trattato d'Unione formando il "Comitato generale sullo stato di emergenza", e organizzarono così un Colpo di Stato.
Nonostante gli organizzatori del colpo di stato avessero previsto un certo sostegno popolare per le loro azioni, la popolazione nelle grandi città e nelle altre repubbliche risultò essere in gran parte contro di loro e tale contrasto si manifestò con una campagna civile di resistenza, che ebbe luogo soprattutto a Mosca.
Migliaia di persone a Mosca uscirono in strada per difendere il Parlamento russo, il presidente Boris Eltsin si affrettò a condannare il colpo di stato e scese con i manifestanti, salendo sui carri armati dell'esercito per parlare al popolo; gli organizzatori del “golpe” tentarono di far arrestare Eltsin, ma non ebbero successo.
Dopo tre giorni, il 21 agosto, il colpo di stato collassò su se stesso, gli organizzatori furono arrestati e Gorbaciov ridivenne presidente dell'Unione Sovietica, anche se la sua posizione era ormai compromessa, in quanto né l'Unione né le strutture di potere ascoltavano più i suoi comandi.
La fase finale del collasso dell'Unione Sovietica ebbe luogo con il referendum del 1º dicembre 1991, in cui il 90% dei votanti optò per l'indipendenza. I leader delle tre repubbliche slave (Russia, Ucraina e Bielorussia) concordarono di incontrarsi per una discussione sulle possibili forme di relazione.
L'8 dicembre 1991 i capi di Russia, Ucraina, e Bielorussia s'incontrarono a Belavezhskaya Pushcha per firmare l'accordo di Belavezha, che dichiarava dissolta l'Unione Sovietica e la sostituiva con la Comunità degli Stati Indipendenti.
Il 12 dicembre 1991 fu completata la secessione della Russia dall'Unione.
Il 15 dicembre 1991 muore Vasilij Grigor'evič Zajcev, l'eroico cecchino della battaglia di Stalingrado che sanzionò la sconfitta della Germania nazista nella II guerra mondiale.
La notizia ebbe un forte impatto simbolico e venne considerato un altro segno della fine di un'epoca.
Il 25 dicembre 1991 alle ore 18, Gorbaciov si dimise da presidente dell'Unione Sovietica, e dichiarò abolito l'ufficio. Tutti i poteri passarono al presidente della Russia, Boris Eltsin. Alle 18,35, la bandiera sovietica sopra il Cremlino fu ammainata e sostituita col tricolore russo.
Infine il 26 dicembre 1991, il Soviet Supremo riconobbe formalmente la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Entro il 2 gennaio 1992 tutte le istituzioni ufficiali dell'Unione Sovietica avevano cessato di operare.

Cartina della divisione della
Jugoslavia in Slovenia, Croazia,
Serbia con il Montenegro e
 il Kossovo (che diventeranno
indipendenti nel 2006 e 2008),
 e Bosnia Erzegovina.
- Iniziano le guerre Jugoslave con conflitti etnici fra le repubbliche della Jugoslavia. Sono state una serie di conflitti armati, inquadrabili tra una guerra civile e conflitti secessionisti, che hanno coinvolto diversi territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra il 1991 e il 1995, causandone la dissoluzione. Diverse le motivazioni che sono alla base di questi conflitti. La più importante è il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche a cavallo fra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta (in particolare in Serbia, Croazia e Kosovo, ma in misura minore anche in Slovenia e nelle altre regioni della Federazione). Influenti anche le motivazioni economiche, gli interessi e le ambizioni personali dei leader politici coinvolti e la contrapposizione spesso frontale fra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose (anche esterne) a porre fine all'esperienza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Si pensi comunque che Croati e Serbi vivono in vari stati balcanici e ogni stato è così multietnico, così come il Kosovo, culla dell'etnia serba, è a maggioranza di Albanesi. Il Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza nel 2008, venendo riconosciuto da circa la metà degli stati membri ONU. La Serbia continua a considerarlo una provincia secessionista, nonostante gli accordi del 2013 sulla normalizzazione delle relazioni abbiano rilassato l'atmosfera tra i due paesi. C'è da considerare che, mentre Sloveni e Croati sono a maggioranza cristiani cattolici, i Serbi sono cristiani ortodossi e adottano l'alfabeto cirillico. Inoltre il lungo dominio turco nei paesi balcanici ha originato un discreto numero di musulmani e Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, era famosa per testimoniare le tre religioni con una biblioteca che conteneva opere delle tre culture.
Carta dell'Europa fisica
con i nomi in italiano.
- Comincia l'esodo in massa in Italia e in Europa dei profughi albanesi.
- Dopo che Nicolae Ceauşescu, il capo comunista della Romania, è ucciso nel 1989Alia, il presidente albanese, firma l'accordo delle Nazioni Unite a Helsinki, che già era stato firmato da molti altri paesi nel 1975, riguardo alcuni diritti dell'uomo. Inoltre permise il pluralismo ed anche se il suo partito vinse l'elezione del 1991, era chiaro che il cambiamento non sarebbe stato interrotto. 

Bandiera dell'Unione Europea.
07-02-1992 - I dodici stati CEE firmano il Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea  (abbreviata in UE o Ue), un'entità
politica di carattere sovranazionale ed intergovernativo. Al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti. L'Unione consiste attualmente in una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, tra l'altro, da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri; essa presenta inoltre un'unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957 ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca.
L'Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un organismo sui generis (di un genere suo proprio), alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina ad una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un'organizzazione internazionale (come per la politica estera). Gli organi principali dell'Unione comprendono il Consiglio (denominazione che ha sostituito quella di Consiglio dei Ministri da parte del Trattato di Maastricht), la Commissione, la Corte di Giustizia, il Parlamento, il Consiglio europeo e la Banca centrale europea. L'istituzione dell'Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni. L'UE è considerata una potenza leader in un mondo multipolare.

Dal 1992 - Scissione della Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia è esistita dal 1918 al 1992 (eccetto che dal marzo 1939 sino al termine della seconda guerra mondiale), quando si è divisa in due Stati distinti dopo il crollo dell'Unione Sovietica: la Repubblica Ceca e la Slovacchia. La separazione è stata incruenta ed è  avvenuta ufficialmente il 1º gennaio 1993, tre anni dopo la Rivoluzione di velluto.
Repubblica Ceca, o Cechia.
- La Repubblica Ceca: la capitale è Praga. È formata storicamente da tre grandi regioni: Boemia (ovest), Moravia (est) e Slesia (divisa con la Polonia).
Il paese conta oggi poco più di 10 milioni di abitanti, con una densità media di 132 ab./km². La distribuzione della popolazione è ineguale, dato che in Boemia vi è un forte accentramento urbano: si passa da aree densamente abitate ad altre che hanno caratteristiche molto più rurali nelle regioni montuose, le quali hanno naturalmente una bassa densità abitativa a causa del territorio.
Gli abitanti della Repubblica Ceca sono suddivisi in due gruppi etnici, che provengono dal medesimo ceppo slavo: i boemi, che rappresentano la maggioranza della popolazione, e i moravi, che rappresentano poco più del 30% e abitano nell'omonima regione. Sono modeste le minoranze: slovacche (poco meno del 2%), ungheresi, polacche e tedesche. Fino alla seconda guerra mondiale nei Sudeti abitavano 3 milioni di tedeschi (su 10 milioni di abitanti); finita la guerra, a causa del forte risentimento antitedesco, i tedeschi furono espulsi.
Seguono le percentuali dei dati del censimento del 2011: Cechi (Boemi e Moravi) 68,6%, Slovacchi 1,4%, Ucraini 0,5%, Polacchi 0,4%, Tedeschi 0,3%, Russi 0,2%, Ungheresi 0,1%, altri (rom, ruteni, rumeni, serbi,  croati, ed altri) 26%.
La Repubblica Ceca è abitata da una delle popolazioni meno religiose di tutta Europa. Secondo il censimento del 2001, il 59% della popolazione è atea, il 26,8% è cattolico, il 2,5% è protestante (Hussiti 1%, Fratelli Boemi 1,2%, Chiesa evangelica salesiana di confessione augustana 0,1%), lo 0,2% ortodosso. L'8,8% non ha risposto al censimento.
Secondo un più recente sondaggio, effettuato da Eurobarometro nel 2005, il 19% dei cittadini cechi crede che ci sia un Dio (il secondo risultato più basso tra i paesi dell'Unione Europea dopo l'Estonia con il 16%), mentre il 50% crede che ci sia qualche tipo di spirito o forza vitale e il 30% non crede che ci sia alcun tipo di spirito, Dio o forza vitale.
Repubblica Slovacca, o Slovacchia.
- Slovacchia: la capitale è Bratislava, la popolazione slovacca è di oltre 5.000.000 di abitanti, i quali si addensano nelle aree urbane per il 58,5%. La popolazione è composta in prevalenza da slovacchi (80,7% del totale). La principale minoranza del paese è rappresentata dagli ungheresi (8,5%), che abitano soprattutto le regioni meridionali e orientali. Vi sono poi rom, cechi, ruteni, ucraini, tedeschi e polacchi. Stando all'ultimo censimento, i rom sono il 2,0% della popolazione; tuttavia, sulla base di interviste a sindaci e altri rappresentanti degli enti locali, sarebbero il 5,6% (il che contrasterebbe con le stime secondo cui slovacchi e ungheresi insieme compongono il 96% della popolazione)
Seguono le percentuali dei dati del censimento del 2011: Slovacchi 80,7%, Ungheresi 8,5%, Rom 2,0%, Cechi 0,6%, Ruteni 0,6%, Ucraini 0,1%, altri (Croati, Tedeschi, Polacchi, Serbi, Ebrei, altri) 7,5%.
La Costituzione slovacca garantisce la libertà religiosa. Il 68,9% degli slovacchi si dichiara cattolico di rito romano, il 12,96% ateo, il 6,93% luterano, il 4,1% cattolico di rito bizantino, il 2,0% calvinista, lo 0,9% ortodosso, mentre il restante 1,1% professa altre religioni. Un tempo la comunità ebraica era molto numerosa (120.000 persone prima della seconda guerra mondiale), oggi restano solo 2.300 ebrei.
Carta dell'Albania con le
 sue città e del Kosovo.
- In Albania nel 1992 elezioni generali sono state tenute ancora e sono state vinte dal nuovo partito democratico con 62% dei voti. Nelle elezioni generali del giugno 1996 il partito democratico ha provato ad avere una maggioranza assoluta ed maneggiando i risultati, vincendo più del 85% . 
Nel 1997 un'epidemia di schemi piramidali ha scioccato l'economia dell'intero paese. L'anarchia è prevalsa e molte città sono state controllate dalla milizia e da cittadini. Il governo si è dimesso e un governo di unità nazionale è stato sviluppato. In risposta all'anarchia, il partito socialista ha vinto le elezioni del 1997 e Berisha si è dimesso.
Nel frattempo la repressione serba in Kosovo stava diventando sempre più insopportabile. Questo ha condotto all'insurrezione del 1998-1999, che condusse all'intervento della NATO, per arrestare la pulizia etnica degli albanesi in Kosovo dalle forze serbe.
L'Albania è stata sommersa da rifugiati dal vicino Kosovo nel 1998 e nel 1999 durante la guerra del Kosovo. 
L'integrazione Euro-Atlantica dell'Albania è stato l'ultimo obiettivo dei governi albanesi-comunisti. L'Albania nel 2006 ha firmato un accordo di associazione e di stabilizzazione con l'UE.
L'Albania, con la Croazia e la Macedonia, inoltre, pensavano di entrare a far parte della NATO nel 2008.
La manodopera dell'Albania ha continuato a migrare in Grecia, in Italia, in Germania ed altre zone di Europa e dell'America del Nord. Tuttavia, il flusso continuo di emigrazione è lentamente diminuito, per le sempre più opportunità emerse nella stessa Albania.

01-11-1993 - Entra in vigore il Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea.

01-01-1995 - Austria, Finlandia e Svezia aderiscono all'Unione europea.

Cartina dell'Unione Europea nel 2012
 con le bandiere dei 27 Stati membri:
Belgio, Germania, Francia, Italia,
 Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca,
 Irlanda, Regno Unito, Grecia,
Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,
 Svezia, Repubblica Ceca, Estonia,
 Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria,
 Malta, Polonia, Slovenia,
Slovacchia,  Bulgaria e Romania.
Legenda degli stati membri, i
 candidati e le adesioni rifiutate.
26-03-1995 - In Francia, Benelux, Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di Schengen.
Si può definire la convenzione di Schengen come una cooperazione rafforzata all'interno dell'Unione europea. L'accordo fu firmato a Schengen il 14 giugno 1985 fra il Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi con il quale si intendeva eliminare progressivamente i controlli alle frontiere comuni e introdurre un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari, degli altri Stati membri della Comunità o di paesi terzi.
La convenzione di Schengen completa l'accordo e definisce le condizioni di applicazione e le garanzie inerenti all'attuazione della libera circolazione, firmata il 19 giugno 1990 dagli stessi cinque Stati membri e successivamente entrata in vigore solo nel 1995.
Sia l'accordo e sia la convenzione di Schengen con tutte le regole adottate sulla base dei due testi e gli accordi connessi formano "l'acquis di Schengen". Dal 1999, l'acquis di Schengen è integrato nel quadro istituzionale e giuridico dell'Unione europea in virtù di un protocollo allegato al trattato di Amsterdam.
Gli accordi di Schengen sono stati estesi nel tempo agli altri Stati membri: l'Italia ha firmato gli accordi nel 1990, la Spagna e il Portogallo nel 1991, la Grecia nel 1992, l'Austria nel 1995 e la Finlandia, la Svezia e la Danimarca (attraverso un adattamento dello statuto particolare) nel 1996. L'Irlanda e il Regno Unito partecipano, dal canto loro, solo parzialmente all'acquis di Schengen, in quanto sono stati mantenuti i controlli alle loro frontiere.
Per quanto riguarda l'eliminazione dei controlli alle frontiere degli Stati dell'Ue che hanno aderito all'acquis di Schengen devono attendere la decisione del Consiglio dell'Unione europea.
Anche due paesi terzi, l'Islanda e la Norvegia, fanno parte dello spazio di Schengen dal 1996. La loro partecipazione al processo decisionale è tuttavia limitata. La Svizzera ha aderito per le frontiere di terra il 12 dicembre 2008. Il Liechtenstein ha aderito il 19 dicembre 2011.

22-07-1997 - La Dichiarazione sull'UEO istituisce una cooperazione rafforzata fra UE e UEO.
Il 22 luglio 1997, il Consiglio dei ministri dell'Unione Europea Occidentale adotta la "Dichiarazione dell'unione dell'Europa occidentale sul ruolo dell'unione dell'Europa occidentale e le sue relazioni con l'Unione europea e con l'Alleanza atlantica". La dichiarazione sarà poi allegata al Trattato di Amsterdam e la sua parte conclusiva diventerà poi un protocollo allo stesso trattato. La dichiarazione eleva l'istituzione al rango di "parte integrante del processo di sviluppo dell'Unione europea" (Trattato di Amsterdam, Articolo J.7) pur conservando la propria autonomia istituzionale. Questo comma è stato poi soppresso con il Trattato di Nizza. Viene ribadito che l'UE desidera "creare una vera e propria identità europea in materia di sicurezza e di difesa" e che l'UEO "fornisce all'Unione l'accesso ad una capacità operativa di difesa, in particolare nel contesto delle missioni di Petersberg", cioè missioni umanitarie, di mantenimento della pace, di ripristino della pace. La dichiarazione individua in sostanza un percorso di rafforzamento della collaborazione tra UE e UEO nel campo della difesa, avvenuta attraverso la gestione delle prime missioni di Petersberg da parte dell'UEO (nel Golfo e nella ex Jugoslavia).
La tendenza attuale è invece quella di un rafforzamento delle capacità proprie dell'UE nell'ambito della politica estera e di difesa (PESD).

02-10-1997 - I quindici stati membri dell'Unione firmano il Trattato di Amsterdam.

26-10-1997 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Italia.

01-11-1997 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Austria.

Dal 1998 - La repressione serba in Kosovo stava diventando sempre più insopportabile. Questo ha condotto all'insurrezione del 1998-1999, che condusse all'intervento della NATO, per arrestare la pulizia etnica degli albanesi in Kosovo dalle forze serbe.
L'Albania è stata sommersa da rifugiati dal vicino Kosovo nel 1998 e nel 1999 durante la guerra del Kosovo, che ha reso autonoma la regione.

01-01-1999 - Entra in vigore l'euro.
La regola aurea per entrare nella moneta unica europea, è che il Deficit pubblico non superi il 3% del Pil. Con il primo governo Prodi, l'Italia riuscirà a rispettare questa regola (con grandi sacrifici sociali) e a rientrare quindi nell'area dell'euro.

Dal 1999 - Sotto la presidenza Clinton l'amministrazione democratica interruppe nel 1999 la separazione del sistema bancario (abrogando il Glass-Steagall Act, attraverso il Gramm-Leach-Billey Act) tra attività bancaria commerciale e d'investimento (investment banking), legittimando la nascita di grandi conglomerati finanziari (Merrill Lynch, Bear Sterns, Lehman Brothers, Goldman Sachs e Morgan Stanley) e favorendo negli anni successivi la deregolamentazione del trading dei derivati e dei Credit default swap (CDS) (in particolare attraverso il Commodity futures modernization act), e il ricorso alla cartolarizzazione dei titoli obbligazionari.

Questi fenomeni di deregolamentazione si accompagnavano a eventi che preparavano una vera rivoluzione in senso finanziario dell'economia. La crescita dei commerci internazionali, la mondializzazione dei flussi finanziari, l'avvento di una industria proiettata nel post-fordismo (il superamento del modello produttivo fordista-taylorista fondato sulla grande impresa, sull'organizzazione del lavoro e sulla catena di montaggio, sostituito dalle industrie fondate sui distretti e sulle reti produttive, sulla "ri-specializzazione" del lavoro e sul know-how), la teoria del just in time, la velocizzazione dei flussi informativi, monetari e informatici, il decentramento della produzione, la flessibilità del lavoro aprirono una fase "post-industriale" in cui gli investimenti di natura finanziaria, oltre ad apparire spesso preferibili rispetto a quelli produttivi, acquisivano importanza crescente non solo in relazione alla funzione stessa della produzione e del capitalismo classico, ma anche con riferimento a quella degli Stati nazione (che apparivano vulnerabili di fronte alla rapidità, alla natura e alla dimensione dei movimenti finanziari, spesso diretti a colpire con finalità puramente speculative direttamente i debiti sovrani) e dei soggetti risparmiatori e lavoratori.
Cartina politica del continente
 Europa nel 2012 con i nomi in Italiano.

01-05-1999 - Entra in vigore il Trattato di Amsterdam. Il Trattato di Amsterdam è uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea ed è il primo tentativo di riformare le istituzioni europee in vista dell'allargamento. Venne firmato il 2 ottobre 1997 dagli allora 15 paesi dell'Unione Europea ed è entrato in vigore il 1º maggio 1999. All'interno del Trattato di Maastricht esisteva già una disposizione che invitava gli stati membri a convocare una Conferenza intergovernativa (CIG) per la sua revisione. Nel 1995 ciascuna istituzione presenta le proprie riflessioni e chiede di "andare oltre Maastricht": una relazione in tal senso viene presentata al Consiglio europeo di Madrid del dicembre 1995.
I paesi membri sono consapevoli della necessità di approfondire l'integrazione, soprattutto nei due nuovi "pilastri" introdotti appunto con il Trattato che ha visto nascere l'UE. La CIG si apre al Consiglio europeo di Torino del 29 marzo 1996 e si conclude al Consiglio europeo informale di Noordwijk del 23 maggio 1997.
Il Trattato firmato ad Amsterdam contiene innovazioni che vanno nella direzione di rafforzare l'unione politica, con nuove disposizioni nelle politiche di Libertà, sicurezza e giustizia, compresa la nascita della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, oltre all'integrazione di Schengen. Altre disposizioni chiarificano l'assetto della Politica estera e di sicurezza comune, con la quasi-integrazione dell'UEO, mentre viene data una rinfrescata (insufficiente) al sistema istituzionale, in vista dell'adesione dei nuovi membri dell'est.
Proprio l'insoddisfazione alle modifiche istituzionali, spinse i capi di stato e di governo a prospettare subito un'ulteriore modifica del sistema istituzionale "prima che l'Unione conti venti membri".
Il Trattato di Amsterdam è caratterizzato da:
- rinumerazione degli articoli dei trattati comunitari;
- formalizzazione e regolamentazione della cosiddetta "cooperazione rafforzata";
- incorporamento degli Accordi di Schengen nel cosiddetto "primo pilastro";
- la dichiarazione che l'UEO "è parte integrante del processo di integrazione europea" (comma poi soppresso con il trattato di Nizza)
introduzione dell'occupazione nel "primo pilastro";
- inserimento dell'"Accordo Sociale" (firmato da 14 paesi) nel "primo pilastro".
L'Unione europea occidentale o UEO era un'organizzazione internazionale regionale di sicurezza militare e cooperazione politica ed è nata con il trattato di Bruxelles del 17 marzo 1948, modificato il 23 ottobre 1954. La struttura dell'UEO prevedeva un segretariato generale, un consiglio dei ministri, un'assemblea consultiva e in un'agenzia di controllo degli armamenti, con funzione di controllo sulla produzione delle armi negli Stati membri.
Unione Europea: Date,Trattati, Istituzioni,
storia dell'Integrazione Europea.
Il testo del Trattato sottoscritto ad Amsterdam si compone di 15 articoli, 13 protocolli, 51 dichiarazioni comuni relative alle disposizioni dei Trattati e dei Protocolli ed 8 dichiarazioni di alcuni degli stati firmatari.

01-01-2000 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per la Grecia.

25-03-2000 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

19-04-2000 - Regno Unito e Spagna firmano un accordo che estende la cittadinanza dell'Unione a Gibilterra, che diventa il primo territorio esterno del Regno Unito ad entrare nei confini dell'UE.

Cartina dell'Unione Europea nel
2012 con i nomi in lingua originaria
locale dei 27 Stati membri,
di colore giallo, ocra e marrone:
 Belgio, Germania, Francia,
 Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo,
Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,
Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca,
Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia,
 Slovacchia, Bulgaria e Romania.
 Sono indicati i territori extra
continentali delle Azzorre, Madeira,
Canarie, Guadalupe, Martinica,
Guyana Francese, Reunion.
11-12-2000 - I quindici stati membri firmano il Trattato di Nizza. Il Trattato di Nizza è uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea, e riguarda le riforme istituzionali da attuare in vista dell'adesione di altri Stati. Il trattato di Nizza ha modificato il Trattato di Maastricht e i Trattati di Roma. È stato approvato al Consiglio europeo di Nizza, l'11 dicembre 2000 e firmato il 26 febbraio 2001. Dopo essere stato ratificato dagli allora 15 stati membri dell'Unione europea, è entrato in vigore il 1º febbraio 2003. L'obiettivo del Trattato di Nizza è relativo alle dimensioni e composizione della commissione, alla ponderazione dei voti in consiglio e all'estensione del voto a maggioranza qualificata, e infine alle cooperazioni rafforzate tra i paesi dell'Unione Europea.

15-12-2001 - I quindici paesi dell'UE adottano la Dichiarazione di Laeken che prevede la creazione della Convenzione europea. A Laeken è stata sottoscritta il 15 dicembre 2001, dai 15 stati allora appartenenti all'Unione europea (prima dell'allargamento a 25) una dichiarazione che ha avuto importanti conseguenze per l'UE, in quanto prevedeva che fossero realizzate riforme atte al perseguimento di vari obiettivi, tra i quali:
- l'allargamento dell'Unione a nuovi stati;
- l'avvicinamento dell'Unione europea ai cittadini, tramite notevoli modifiche istituzionali;
- la centralità nel processo costitutivo europeo del rispetto dei settori di competenza esclusiva dei singoli Stati membri e delle loro articolazioni territoriali;
- la creazione di una convenzione per le riforme, presieduta da Valéry Giscard d'Estaing (affiancato da due vicepresidenti, uno dei quali Giuliano Amato) che si è poi insediata il 15 marzo 2002.
Cartina politica del continente Europa
2012 con i nomi in Italiano: i 27 Stati
dell''Unione Europea: Belgio, Germania,
Francia, Italia, Paesi Bassi (Olanda),
Lussemburgo, Danimarca, Irlanda,
Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo,
Austria, Finlandia, Svezia, Repubblica
 Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
 Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia,
 Slovacchia, Bulgaria e Romania.
 Sono indicati i territori extra
continentali dell'UE: Azzorre, Madeira,
Canarie, Guadalupe, Martinica,
 Guyana Francese, Reunion.
Gli Stati candidati all'ingresso nell'UE:
 Croazia, Turchia, Islanda, Montenegro,
 Macedonia. La Norvegia, che con
 un referendum ha rifiutato l'adesione,
 la Svizzera che con un referendum ha
 congelato l'adesione e gli altri Stati del
continente: Bosnia Erzegovina,
Albania, Serbia, Bielorussia, Ucraina,
Moldavia, Russia, Georgia, Armenia.
 Inoltre non sono visibili: Andorra,
 Principato di Monaco, Città del Vaticano,
 San Marino, Lichtenstein,
Kosovo. 
La decisione più significativa presa a Laeken è stata la creazione della Convenzione europea che ha avviato il processo di riforma delle istituzioni dell'Unione: quest'ultima, partita da 6 paesi fondatori, dopo progressive nuove adesioni avvenute nell'arco di 50 anni, si avviava a compiere un ben più grande allargamento che avrebbe potuto rendere inefficienti istituzioni pensate per una comunità con un numero minore di stati membri (con 25 paesi membri era, ad esempio, impensabile mantenere la composizione della Commissione europea con due commissari per ciascuno stato membro come avvenuto in precedenza).

01-01-2002 - L'euro diviene la valuta corrente di dodici paesi dell'Unione ed anche di San Marino, Vaticano e Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo (all'epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e Montenegro) e in Andorra.

01-01-2003 - L'Unione succede all'ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.

01-02-2003 - Entra in vigore il Trattato di Nizza. Il Trattato di Nizza è uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea, e riguarda le riforme istituzionali da attuare in vista dell'adesione di altri Stati. Il trattato di Nizza ha modificato il Trattato di Maastricht e i Trattati di Roma. È stato approvato al Consiglio europeo di Nizza, l'11 dicembre 2000 e firmato il 26 febbraio 2001. Dopo essere stato ratificato dagli allora 15 stati membri dell'Unione europea, è entrato in vigore il 1º febbraio 2003. L'obiettivo del Trattato di Nizza è relativo alle dimensioni e composizione della commissione, alla ponderazione dei voti in consiglio e all'estensione del voto a maggioranza qualificata, e infine alle cooperazioni rafforzate tra i paesi dell'Unione Europea.

Nel 2003 - Germania e Francia sono complici nella creazione della crisi del debito europeo, perché dopo l’introduzione dell’euro, hanno per prime ignorato le regole fiscali, e liberamente hanno interagito con i deficit pubblici e del debito, non rispettando la famosa regola aurea del 3% nel rapporto Deficit/Pil. I due paesi oltrepassarono quel valore, senza essere punite, anche col tacito assenso italiano, che aveva la presidenza del consiglio Ecofin...”

- Fin dal 1995, i prezzi del petrolio greggio sono tornati ad essere sensibilmente più instabili e crescono ad un ritmo sempre più sostenuto fra il 2004 e la metà del 2008. Le prospettive future per l’offerta di petrolio inducono timori a livello internazionale, a causa del fatto che dalla fine del 2004 la crescita della produzione petrolifera nei paesi non appartenenti all’OPEC si mantiene praticamente nulla, come conseguenza dei limiti di natura geologica. La decadenza economica degli anni 2000 si è cominciata a manifestare a partire dall'incremento dei prezzi delle materie prime, alimentari e industriali, che aveva subito una riduzione dei costi nel precedente periodo 1980-2000. Nel 2000 il costo del greggio (che influenza i prezzi di altre fonti energetiche come il gas naturale e il carbone) subì un aumento del 45% circa, con una oscillazione da 26 dollari a 34 dollari il barile nel corso dell’anno, mentre dal 2001 (l'anno dell'attentato alle Torri Gemelle) al 2003 il prezzo si conserva pressoché invariato, oscillando intorno ai 20 dollari. Nel 2004, a fine anno si verifica un forte innalzamento del suo costo, pari al 100%, con il raggiungimento dei 40 dollari al barile.
Cartina dell'Unione Europea nel 2012
con i nomi in lingua originaria
 locale dei 27 Stati membri:
Belgio, Germania, Francia, Italia,
 Paesi Bassi, Lussemburgo,
Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo,
Austria, Finlandia, Svezia
Repubblica Ceca, Estonia,
Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia,
Slovenia, Slovacchia,
 Bulgaria e Romania. 
L'area euro, fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio (vicina al 100%), ne ha risentito, non solo per i costi della produzione industriale ma anche per la variazione dei prezzi al consumo, con conseguenze non indifferenti in termini di Pil, consumi privati, investimenti ed esportazioni. Gli effetti sull'economia possono variare fra i paesi dell'area Ue, non solo per la dipendenza dall'importazione delle materie prime e alla loro intensità di utilizzo, ma anche in relazione al fatto che il rialzo delle quotazioni è indotto da una contrazione dell’offerta o da un eccesso di domanda.

01-05-2004 - Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono all'UE.

29-10-2004 - Viene firmato a Roma il trattato che adotta una costituzione per l'Europa.

01-01-2007 - Bulgaria e Romania aderiscono all'UE. La Slovenia adotta l'euro.

25-03-2007 - L'UE compie 50 anni: in un vertice informale viene adottata la Dichiarazione di Berlino per cercare di sbloccare l'impasse costituzionale. La dichiarazione di Berlino (ufficialmente la "dichiarazione in occasione del 50º anniversario della firma del trattato di Roma) è un testo dell'Unione Europea firmato il 25 marzo 2007 a Berlino (Germania) per celebrare i 50 anni dalla firma del trattato di Roma, dal quale venne fondata la Comunità Economica Europea, predecessore della odierna Unione Europea.
Il testo è stato concepito con la speranza di portare ad un futuro raggiungimento del consenso riguardo all'approvazione della costituzione europea, processo bloccato dalla ratificazione negativa ai referendum di Francia e Olanda. Di fatto il testo non menziona la costituzione per nome, ma provvede semplicemente a chiamare un "raggiungimento di una base comune" in tempo per le elezioni europee del 2009. La dichiarazione è stata determinante per il raggiungimento del consenso sul nuovo testo del Trattato di riforma, successivamente chiamato Trattato di Lisbona, che permetterà di andare oltre la Costituzione.

23-06-2007 - Il Consiglio europeo trova l'accordo sul Trattato di riforma che sostituirà la Costituzione europea.

Unione Europea: Tabella con
bandiera degli Stati membri
 e data di adesione
Agosto 2007 -  Negli USA scoppia una crisi finanziaria a cui sono seguite una recessione, iniziata nel secondo trimestre del 2008 e una grave crisi industriale (seguita al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre) scoppiata nell'autunno dello stesso anno - di proporzioni più ampie che nella Grande crisi del 1929 - con una forte contrazione della produzione e degli ordinativi.
La crisi imprevista dei mutui sub-prime, mutui a basse garanzie (perché sottoscritti da contraenti con reddito inadeguato o con passato di insolvenze o fallimenti) concessi dalle banche d'investimento americane (istituti che concedevano finanziamenti chiedendo tassi d’interesse variabili e crescenti nel tempo ottenendo una compensazione del rischio con il rendimento dei prestiti), inizia a manifestarsi nel 2006 per scoppiare nel 2008. La crisi raggiunse il punto di non ritorno quando i risparmiatori americani cominciarono a non ripagare più i mutui dando avvio a un massiccio aumento dei pignoramenti (1,7 milioni di case coinvolte nel solo 2007).
All'origine di questo fenomeno la vertiginosa crescita del mercato immobiliare americano (picco 2004-2006), con il forte aumento dei prezzi delle abitazioni e la successiva espansione degli investimenti nel settore. Tale "bolla" speculativa si espanse di pari passo col costante apprezzamento delle case. Essa tendeva a raggiungere, attraverso l'aumento costante della destinazione di risorse nel settore, l'espansione permanente del mercato. L'indebitamento delle famiglie americane provocò nel 2006 l'esplosione dei prezzi delle attività, e in particolare di quelli immobiliari; l'indebitamento aumentava via via che cresceva il valore delle proprietà immobiliari. La caduta dei prezzi nel 2007 provocò l'esplosione del valore dei mutui a livelli superiori alla consistenza stessa del valore delle abitazioni. Le famiglie più fortemente indebitate avevano scommesso sul protrarsi della crescita, ignorando il rischio di un rovesciamento del mercato.
L'esplosione della bolla dei mutui fu amplificata dal fatto che le banche statunitensi, al fine di ridurre l'esposizione rispetto a questi prodotti finanziari altamente rischiosi, vendevano a terzi i mutui stessi attraverso diversi strumenti finanziari, parcellizzandoli e riassemblandoli con altri prodotti (CDO, CMO, CLO, ABS). In questo modo le banche scaricavano su altri soggetti (inizialmente investitori istituzionali, ma poi anche banche e risparmiatori) i rischi corsi concedendo tali finanziamenti. La cartolarizzazione dei mutui subprime (ovvero la creazione di titoli garantiti dai mutui ipotecari), sempre più diffusa, moltiplicava spesso i rendimenti in quanto chiedeva un ulteriore rendimento ai soggetti a cui si rivendevano i derivati dei mutui secondari. Tali processi hanno reso infetto l'intero sistema finanziario mondiale di questi titoli, a un certo punto della crisi conosciuti, con un'espressione peggiorativa ma efficace, come "tossici". La cartolarizzazione e il successivo "impacchettamento" dei titoli in sempre nuovi prodotti nei quali doveva essere assemblato, assieme a una parte di titoli garantiti, un certo quantitativo di titoli tossici, aveva lo scopo di fare alzare il giudizio di affidabilità delle agenzie, cosicché a un rapporto maggiore di titoli sani rispetto a quelli tossici nello stesso "pacchetto" sarebbe corrisposta una qualità del rating superiore (A, AA, AAA ecc.).
La forte svalutazione di questi strumenti innescò difficoltà gravissime in alcuni fra i più grandi istituti di credito americani. Bear Sterns, Lehman Brothers e AIG vennero ridotti al collasso e poi messi in sicurezza dall'intervento del Tesoro statunitense di concerto con la FED. Anche banche europee, come la britannica Northern Rock (quinto istituto di credito inglese), e grossi istituti finanziari (la svizzera UBS, la belga Fortis, la franco-belga Dexia -questi ultimi due parzialmente nazionalizzati dai governi francese, belga e lussemburghese-, la tedesca Hypo Real Estate e l'italiana Unicredit), furono investiti dalla svalutazione dei titoli immobiliari, venendo successivamente o nazionalizzati o costretti a ricapitalizzarsi.Dopo diversi mesi di debolezza e perdita di impieghi, il fenomeno è collassato tra il 2007 e il 2008 causando la bancarotta di banche ed entità finanziarie e determinando una forte riduzione dei valori borsistici e della capacità di consumo e risparmio della popolazione (con effetti immediatamente recessivi sull'economia).
Dick Fuld, "il gorilla".
Tra coloro che sono ritenuti, a vario titolo, in quanto ricoprenti incarichi di rilievo nelle grandi banche d'affari, tra i responsabili principali della bolla speculativa, molti hanno successivamente riassunto nuovi incarichi o non sono stati per nulla sottoposti al giudizio della magistratura americana.
Tra questi figurano:

- Dick Fuld, amministratore delegato di Lehman Brothers, fallita il 16 settembre 2008, processato dal congresso, iniziò in proprio una nuova attività.

Ralph Cioffi.
- Ralph Cioffi e Matthew Tannin, gestori di fondi della Bear Stearns, accusati di aver mentito ai propri clienti, nel loro vano tentativo di contenere le perdite legate alle speculazioni dei subprime,
Matthew Tannin.
rischiarono venti anni di reclusione, ma senza mai venire condannati.Il il 10 novembre 2010 vennero assolti dalle accuse.

Angelo Mozilo.
- Angelo Mozilo, amministratore delegato di Countrywide, accusato di aver nascosto l'entità delle perdite nel portafoglio immobiliare della sua società.

- Ken Lewis, numero uno di Bank of America, accusato di aver ingannato i suoi azionisti e lo stato sull'entità delle perdite della banca di investimento Merrill Lynch, che Bank of America acquisì nel 2008, si 
Ken Lewis.
collocò in quiescenza con una liquidazione di 50 milioni di dollari.

Lloyd Blankfein.
- Lloyd Blankfein, elemento di spicco di Goldman Sachs, dovette accettare una transazione record da 550 milioni di dollari che la banca
versò il 16 aprile 2010 alla Sec e una multa da 267 milioni di dollari comminata dalla Fsa britannica per non aver reso pubblica la notizia di essere sotto inchiesta da parte della stessa Sec. 

- Joseph Cassano, membro di Aig, la cui gestione sarebbe costata 180 miliardi dollari ai contribuenti americani a causa delle manovre speculative che avrebbe attuato attraverso Credit default swaps (contratti assicurativi sulle perdite sui titoli legati alle ipoteche sui subprime) che la divisione di Cassano aveva stipulato con eccessiva facilità.
Joseph Cassano, "the bastard".

John Thain.
- John Thain, amministratore delegato di Merrill Lynch, venduta a Bank of America, accusato di aver lasciato l'istituto in uno stato deficitario, venne nominato nel febbraio 2012 a capo di Citigroup. 

La generalizzata presenza nelle banche di asset "tossici" favorì l'allargamento della crisi, intaccando direttamente anche diversi paesi europei: le borse del vecchio continente accumularono sin dallo scoppio della crisi molteplici perdite.
La crisi dei mutui toccò per prima la Northern rock, quinto istituto di credito britannico, specializzato nei mutui immobiliari. A metà settembre del 2007, la diffusione della notizia che la banca non sarebbe stata in grado di ripagare i suoi clienti a causa dell'impossibilità di rifornirsi sul mercato interbancario, innescò il panico tra i risparmiatori che presero d'assalto gli sportelli nel tentativo di recuperare i propri depositi.
La Banca d'Inghilterra e l'FSA, l'ente che controlla il settore creditizio, diffusero proclami che invitavano alla calma i correntisti. Secondo i quotidiani britannici, Northern rock aveva continuato tuttavia a concedere ai clienti prestiti sino a cinque volte l'ammontare dei salari e fino al 125% del valore delle case, nonostante tutti gli avvertimenti sull'instabilità economica e il possibile crollo delle quotazioni degli immobili.
La Banca centrale britannica procedette d'imperio quindi alla nazionalizzazione dell'istituto impegnando circa 110 miliardi di sterline. L'intervento della Banca d'Inghilterra si è però allargato all'intero sistema bancario, attraverso interventi di ricapitalizzazione e acquisti ingenti di bond. La Bradford & Bingley venne anch'essa tratta in salvo e nazionalizzata, mentre vennero acquistate anche azioni di Hbos, Lloyds Tsb e Royal Bank of Scotland. Il governo inglese in alcuni casi ha acquisito il diritto alla nomina dei vertici e alla deliberazione di decisioni importanti per le banche beneficiarie, imponendo più severe regole di governance. A beneficiare degli aiuti di stato sono stati anche altri due grandi gruppi: Dexia e Fortis. Dexia, banca specializzata nei prestiti alle collettività locali, finanziandosi in gran parte a breve termine, vendendo obbligazioni agli investitori o indebitandosi verso altre banche, si trovò particolarmente esposta alla crisi del credito e al clima di sfiducia tra gli istituti finanziari non più disposti a prestarsi denaro tra loro.
Il governo belga intervenne per primo iniettando liquidità per 3 miliardi di euro insieme agli azionisti belgi. Anche il governo francese, in parte attraverso Cdc, la Cassa Depositi transalpina a controllo statale, intervenne riservandosi una parte consistente del capitale della banca.
Il Lussemburgo partecipò al piano di salvataggio con una relativamente piccola quota di capitale.
Unione Europea: Tabella con
bandiere degli Stati membri e
dati del 2007: Popolazione,
Superficie, PIL di ogni Stato,
PIL pro capite di ogni Stato.
Anche il gruppo bancario belga-olandese Fortis subì una parziale nazionalizzazione. Pesantemente danneggiata a fine settembre dal crollo della borsa, ricevette il soccorso dei governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Il contributo più importante fu quello belga; di proporzioni inferiori quello del governo olandese, mentre quello lussemburghese fu il più ridotto.
La valutazione al ribasso delle stime sulla solidità di Hypo Real Estate e la conseguente richiesta di rifusione da parte dei creditori causò il rischio di tracollo dell'istituto tedesco. Guidata dal governo di Berlino, dalla Banca centrale tedesca e dalla BaFin, l'authority tedesca di controllo dei mercati finanziari, il piano di salvataggio della HRE fu il più grande della storia tedesca. Il governo tedesco intervenne anche su Sachsen Lb, West Lb e Ikb, optando per una strategia diretta ad assicurare la capitalizzazione di banche e compagnie assicurative e la garanzia sui titoli di nuova emissione.
Altri piani di salvataggio vennero predisposti da Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Olanda.

Unione Europea: Tabella con
bandiera di ogni Stato membro,
data di adesione all'Unione,
territori speciali su cui ha sovranità.
13-12-2007 - I capi di stato e di governo firmano il trattato di Lisbona. Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma, modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea. È il trattato internazionale, firmato il 13 dicembre 2007, che ha apportato ampie modifiche al Trattato sull'Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea. Rispetto al precedente Trattato, quello di Amsterdam, esso abolisce i "pilastri", provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri, e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche attraverso l'attribuzione alla Carta di Nizza del medesimo valore giuridico dei trattati.
È entrato ufficialmente in vigore il 1º dicembre 2009.

21-12-2007 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l'Ungheria.

Nel 2008 - Il 1° gennaio, Cipro e Malta adottano l'euro, portando la zona euro a quindici membri.
Cartina della Serbia con in giallo
la provincia del Kosovo.
- Croati e Serbi vivono in vari stati balcanici, per cui ogni stato dell'ex-Jugoslavia è multietnico, così come la provincia serba del Kosovo, culla dell'etnia serba, è abitato in maggioranza da albanesi.
Il Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza nel 2008, venendo riconosciuto da circa la metà degli stati membri ONU. La Serbia continua a considerarlo una provincia secessionista, nonostante gli accordi del 2013 sulla normalizzazione delle relazioni abbiano rilassato l'atmosfera tra i due paesi.

- La crisi economica del 2008-2013 ha coinvolto tutto il mondo in seguito ad una crisi di natura finanziaria (originatasi negli Stati Uniti con la crisi dei sub-prime). Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare mondiale, un'elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e per finire una crisi creditizia con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsisti

- La crisi economica del 2008-2013 ha coinvolto tutto il mondo in seguito ad una crisi di natura finanziaria (originatasi negli Stati Uniti con la crisi dei subprime). Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare mondiale, un'elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e per finire una crisi creditizia con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici. Viene considerata da molti economisti come una delle peggiori crisi economiche della storia, seconda solo alla Grande depressione iniziata nel 1929.
Il rapido crollo del mercato immobiliare fu reso più devastante dal graduale rialzo del tasso di sconto operato dalla FED negli anni dell'esplosione della crisi dei mutui. Gli Stati Uniti, l'economia più grande del mondo, entrati in una grave crisi creditizia e ipotecaria patirono anche lo svilimento del valore del dollaro molto basso rispetto all'euro e ad altre valute.
Il peggioramento delle borse, segnato dalle fortissime vendite sul mercato bancario, fu immediato. A causarlo la radicale crisi di fiducia dei depositanti e degli azionisti verso le banche. L’indice S&P500 di Wall Street, termometro dello stato di salute della finanza mondiale, nel periodo a cavallo tra settembre e ottobre 2008 segnò una flessione del 25,9%, con ondate di vere e proprie vendite da panico (panic selling) in alcuni giorni che riportarono alla memoria crolli storici del mercato come quelli del martedì nero 29 ottobre 1929 e del lunedì nero 19 ottobre 1987. A ciò si accompagnò una crisi del credito, determinata dal clima di pessimismo e di diffidenza tra le stesse banche (forte aumento dei tassi interbancari), che portò in breve tempo alla carenza di liquidità nel sistema economico.
La crisi dei mutui in pochi mesi colpì anche l'economia reale provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi e crollo dei consumi. La risposta più immediata alla crisi del credito e alla crisi di fiducia apparve il massiccio intervento degli stati e delle banche centrali che provvidero a tagliare i tassi d’interesse e a immettere liquidità nel sistema economico, cercando di incentivare gli investimenti e la rimessa in moto dell'economia. Altre misure di intervento ponderate furono la sospensione delle contrattazioni nelle piazze azionarie per impedire danni su scala mondiale e la proibizione, da parte delle commissioni di vigilanza delle piazze azionarie, delle vendite allo scoperto (ovvero quelle effettuate senza il reale possesso di titoli) su titoli finanziari e assicurativi.
Unione Europea: Tabella con bandiera
 di ogni Stato membro e di ogni Stato
candidato all'ingresso nell'Unione,
data di adesione all'Unione per i membri,
 territori speciali su cui ha
 sovranità lo stato in oggetto.

- I prezzi delle materie prime sono cresciuti vertiginosamente negli ultimi anni, per poi arretrare in misura marcata a partire da metà 2008 allorché, in conseguenza della crisi finanziaria, sono state riviste al ribasso le aspettative sulla crescita futura della domanda. Nel gennaio 2008, il prezzo del petrolio superò i 100 dollari al barile per la prima volta nella sua storia, continuando a salire nei mesi successivi, fino ad arrivare ai 147 dollari a barile (qualità Brent), in rialzo del 470% rispetto all’inizio del 2000, per poi scendere a settembre.
Nel caso del greggio, l’incremento fu dovuto all'effetto congiunto della crescente domanda mondiale, in particolare a causa della forte espansione delle economie emergenti (Cina, India e Medio Oriente in particolare), dell'aumento della frequenza delle interruzioni di fornitura e delle revisioni al ribasso apportate alle aspettative sugli approvvigionamenti futuri. Anche altre materie essenziali nella catena della produzione, come l'acido solforico e la soda caustica, hanno visto un forte incremento del loro prezzo fino al 60%. La crisi dell'aumento del costo del petrolio e di alcune altre sostanze alimentari sono state oggetto di dibattito nel 34° vertice del G8 tenutosi in Hokkaido nel luglio 2008. Le cause di questi repentini rialzi sono plurime (picco di Hubbert) e sono state individuate oltre che nei problemi di instabilità geopolitica (seconda guerra del Golfo), anche nella crescita delle potenze asiatiche, nella svalutazione del dollaro, nella carenza di investimenti tecnologici (rischiosi) nel campo dell'industria estrattiva, nell'impennata della domanda mondiale (2001-2007), con un potenziale di crescita ancora rilevante, nelle politiche di offerta di alcuni produttori, e, in ultima analisi, nella speculazione finanziaria (finanziarizzazione dei mercati delle materie prime).

La crisi economica in Islanda - Alla fine di 2008, gli effetti della crisi nell'economia Islandese sono devastanti. A ottobre Landsbanki, la banca principale del paese, è nazionalizzata. Il governo britannico congela tutti i beni della sua filiale IceSave, con 300.000 clienti britannici e 910 milione euro investiti dagli enti locali e dalle organizzazioni pubbliche del Regno Unito. Alla Landsbanki seguiranno le altre due banche principali, la Kaupthing e il Glitnir. I loro clienti principali sono in quei paesi e in Olanda, clienti ai quali i loro rispettivi stati devono rimborsare i depositi bancari, all'incirca 3.700 milioni di euro di soldi pubblici.
L'insieme dei debiti per le attività bancarie dell'Islanda è equivalente a varie volte il suo PIL.
Per il post "Rivoluzione d'ISLANDA", clicca QUI.

01-01-2009 - La Slovacchia adotta l'euro, portando la zona euro a sedici membri.

Nel 2009 - L'anno 2009 ha visto una crisi economica generalizzatapesanti recessioni e vertiginosi crolli di Pil in numerosi paesi del mondo e in special modo nel mondo occidentale. Terminata la recessione nel terzo trimestre 2009, tra la fine dello stesso anno e il 2010 si è verificata una parziale ripresa economica.
La stasi economica nei principali paesi avanzati e l'avvio della crisi finanziaria nel biennio 2007-2008, con la successiva drastica contrazione dell’attività economica mondiale (2009), provocarono il rallentamento della domanda di greggio nelle economie emergenti e il consequenziale crollo dei prezzi petroliferi.

La crisi economica in Irlanda - L'Irlanda è investita dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare -Irish property bubble- (fortissima espansione del settore edilizio) con il repentino ribasso dei prezzi delle abitazioni, tra 2007 e 2008, che getta in crisi l'intero sistema bancario del paese. L'Irlanda aveva conosciuto un periodo di espansione economica tra i più vasti della sua storia, a tal punto che tale periodo storico venne definito della "Tigre celtica" (ventennio 1988-2008). In tempi recenti una crescita avvenuta con la leva degli aumenti salariali e l'attrazione di investimenti esteri (grazie al ricorso al dumping fiscale), accanto alla speculazione immobiliare che aveva contribuito a provocare l'espansione economica (con conseguente crescita della domanda di investimenti), della domanda interna e della prosperità delle famiglie (susseguente all'allargamento della capacità del credito), aveva segnato il riscatto del paese dopo decenni passati di arretratezza. Le conseguenze della crisi susseguitesi nei mesi del 2009 furono dure: riduzione del Pil del 7,5%, tasso di disoccupazione al 13,8% nel 2009 (12,5% nel marzo 2010), una deflazione al 6,5% nello stesso 2009, un aumento del deficit pubblico da 33,6 miliardi di euro a 40,46 miliardi di euro, contenuto da un rapporto debito-PIL del 63,7%. I timori relativi ad un indebolimento delle finanze pubbliche irlandesi sono inizialmente legati al piano di salvataggio di 30 miliardi deciso dal governo irlandese a sostegno della Anglo-Irish bank, cifra vicina al 20% del Pil e che avrebbe portato a un eccessivo ingrandimento del deficit. L'impennata degli spread fra titoli del debito irlandese e titoli tedeschi, rafforzava i segnali di sfiducia del mercato nei confronti delle finanze irlandesi e della sua capacità di ripagare i rendimenti: il 25 agosto i CDS irlandesi salirono a 322 punti base. Dopo che la BCE aveva già elargito finanziamenti a medio termine per le banche irlandesi, il governo di Brian Cowen fu così costretto a cedere alle pressioni europee e del FMI accettando a fine novembre un programma di salvataggio accanto a un prestito di 85 miliardi di euro (concertato anche assieme a paesi non membri della zona dell'euro, Gran Bretagna, Svezia e Danimarca), cui sarebbe corrisposto un piano di austerità e di contenimento del deficit, con severe riduzioni della spesa sociale, tagli degli stipendi pubblici e applicazione di nuove imposte. Il 12 luglio 2011 l'agenzia internazionale di rating Moody's tagliò il rating dell'Irlanda a livello "junk" (Ba1), con prospettive negative, nel timore che "al termine del corrente programma di aiuti di Unione europea e Fondo monetario, alla fine del 2013, il Paese abbia bisogno di ulteriori finanziamenti prima di tornare sul mercato. E con la probabilità che una partecipazione del settore privato sia richiesta come precondizione per un sostegno addizionale".

01-12-2009 - Entra in vigore il Trattato di Lisbona. Vediamo ora quello che ha comportato il trattato di Lisbona. http://europa.eu/lisbon_treaty/glance/institutions/index_it.htm
Il trattato di Lisbona non modifica in modo sostanziale l'architettura istituzionale dell'Unione europea, che resta fondata sul triangolo ParlamentoConsiglioCommissione. Introduce, tuttavia, alcuni elementi nuovi che ne rafforzano l'efficienza, la coerenza e la trasparenza per venire meglio incontro alle esigenze dei cittadini europei.
Le istituzioni dell'Unione europea diventano sette:
- il Parlamento europeo,
- il Consiglio europeo,
- il Consiglio,
- la Commissione europea,
- la Corte di giustizia dell'Unione europea,
- la Banca centrale europea e
- la Corte dei conti.
Che cosa è cambiato con il trattato di Lisbona?
Il Parlamento europeo
Il Parlamento europeo rappresenta i cittadini degli Stati membri. Il trattato di Lisbona ne consolida i poteri in materia legislativa, finanziaria e di approvazione degli accordi internazionali. Ne modifica anche la composizione: il numero dei deputati europei non può essere superiore a 751 (750 più il presidente) e la ripartizione dei seggi tra gli Stati membri deve rispettare il principio della proporzionalità decrescente. In poche parole, questo principio significa che i deputati dei paesi più popolosi rappresentano un numero di cittadini più elevato di quelli dei paesi con un minor numero di abitanti. Il trattato dispone inoltre che ciascuno Stato membro non può avere meno di 6 o più di 96 deputati.
Eletti direttamente a suffragio universale ogni 5 anni, i membri del Parlamento europeo rappresentano i cittadini dell'UE. Il Parlamento, insieme al Consiglio dell'Unione europea, è una delle principali istituzioni legislative dell'UE.
Il Parlamento europeo ha tre funzioni principali:
- discutere e approvare le normative europee insieme al Consiglio
- controllare le altre istituzioni dell'UE, in particolare la Commissione, per accertarsi che agiscano democraticamente
- discutere e adottare il bilancio dell'UE insieme al Consiglio.
I gruppi parlamentari sono organizzati in base allo schieramento politico, non in base alla nazionalità. Il Parlamento europeo dispone di tre sedi: Bruxelles (Belgio), Lussemburgo e Strasburgo (Francia). Lussemburgo è la sede degli uffici amministrativi (il "Segretariato generale").
Le riunioni dell'intero Parlamento, note come "sessioni plenarie", si svolgono a Strasburgo e a Bruxelles. Anche le riunioni delle commissioni si svolgono a Bruxelles.
Il Consiglio europeo
Il Consiglio europeo, la cui funzione è dare slancio alla politica dell'UE, diventa un'istituzione europea, senza tuttavia ricevere nuove attribuzioni. Per contro, appare una nuova figura: il presidente del Consiglio europeo. Eletto per un periodo di due anni e mezzo, ha principalmente il compito di garantire la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo e di ricercare il consenso. La funzione di presidente del Consiglio europeo non è compatibile con altri mandati nazionali.
Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri, dal presidente della Commissione e dal Presidente del Consiglio europeo stesso, che presiede le sessioni. Anche l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa ai lavori. Il presidente del Consiglio europeo è Herman Van Rompuy. Il suo secondo mandato è iniziato il 1º giugno 2012 e scadrà il 30 novembre 2014.
Il Consiglio
Il Consiglio rappresenta i governi degli Stati membri. Il suo ruolo resta pressoché invariato. Il Consiglio continua a condividere le funzioni legislative e di bilancio con il Parlamento europeo e conserva un ruolo centrale in materia di politica estera e di sicurezza comune (PESC) e di coordinamento delle politiche economiche.
L'innovazione principale introdotta dal trattato di Lisbona riguarda il processo decisionale. Innanzitutto viene stabilito che il Consiglio delibera a maggioranza qualificata, salvo laddove i trattati prevedano una procedura diversa, come il voto all'unanimità. In pratica, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il voto a maggioranza qualificata viene esteso a numerosi settori d'intervento (quali l'immigrazione o la cultura).
In secondo luogo, l'introduzione dal 2014 del voto a doppia maggioranza, vale a dire quella degli Stati (55%) e quella della popolazione (65%), che riflette la doppia legittimità dell'Unione, rafforzerà sia la trasparenza che l'efficacia. Questo nuovo sistema di calcolo sarà completato da un meccanismo analogo al cosiddetto "compromesso di Ioannina", che dovrebbe permettere ad un numero limitato di Stati membri (vicino alla minoranza di blocco) di manifestare la loro opposizione ad una determinata decisione. In tal caso il Consiglio è tenuto a fare di tutto per giungere, in un lasso di tempo ragionevole, ad una soluzione soddisfacente per entrambe le parti.
Il Consiglio dell'Unione europea, detto anche Consiglio UE, è l'istituzione in seno alla quale i ministri di tutti i paesi dell'UE si riuniscono per adottare le normative e coordinare le politiche.
Non va confuso con:
il Consiglio europeo: un'altra istituzione dell'UE, che riunisce i capi di Stato e di governo all'incirca quattro volte l'anno per discutere le priorità politiche dell'Unione
il Consiglio d'Europa: non è un'istituzione dell'UE.
Di cosa si occupa?
Approva la legislazione dell'UE
Coordina le politiche economiche generali dei paesi membri
Firma accordi tra l'UE e gli altri paesi
Approva il bilancio annuale dell'UE
Elabora la politica estera e di difesa dell'UE
Coordina la cooperazione fra i tribunali e le forze di polizia nazionali dei paesi membri.
Presidenza dell'UE:
Dal 1° gennaio al 30 giugno 2014 il compito di portare avanti l'agenda dell'UE spetta alla Grecia,
toccherà poi all'Italia.
La Commissione europea
Il suo compito principale è promuovere l'interesse comune europeo. Il nuovo trattato permette che vi sia un commissario per ciascuno Stato membro, mentre secondo i trattati precedenti il numero dei commissari andava ridotto e si sarebbero avuti meno commissari che Stati membri.
Altra importante novità: il trattato di Lisbona introduce un nesso diretto tra l'esito delle elezioni del Parlamento europeo e la scelta del candidato alla presidenza della Commissione.
Il ruolo del presidente della Commissione risulta inoltre rafforzato, dal momento che potrà obbligare un membro del collegio ad abbandonare le sue funzioni.
La Commissione europea è l'organo esecutivo dell'UE e rappresenta gli interessi dell'Europa nel suo insieme (a differenza degli interessi dei singoli paesi).
Il termine "Commissione" si riferisce sia al collegio dei commissari che all'istituzione stessa, la cui sede principale è a Bruxelles (Belgio). Alcuni uffici sono a Lussemburgo. La Commissione è inoltre presente in tutti i paesi membri dell'UE con le cosiddette "rappresentanze".
Le principali funzioni della Commissione sono:
- fissare gli obiettivi e le priorità d'azione
- presentare proposte di legislazione al Parlamento e al Consiglio
- gestire e attuare le politiche e il bilancio dell'UE
- vigilare sull'applicazione del diritto europeo (insieme alla Corte di giustizia)
- rappresentare l'UE al fuori dell'Europa (negoziare accordi commerciali tra l'UE e il resto del mondo, ecc.).
Ogni cinque anni viene nominata una nuova squadra di 28 commissari (uno per ciascun paese dell'UE). Il Consiglio europeo nomina un candidato per la carica di presidente della Commissione, che deve essere approvato dalla maggioranza dei membri del Parlamento europeo. Se gli eurodeputati respingono il nominativo proposto, il Consiglio ha un mese di tempo per presentarne un altro. Il presidente eletto sceglie i commissari (e i rispettivi portafogli) tra i candidati presentati dai paesi dell'UE.
L'elenco dei commissari viene sottoposto per approvazione (con maggioranza qualificata) prima al Consiglio dei ministri, poi al Parlamento. Se quest'ultimo lo approva, la nuova Commissione è ufficialmente nominata dal Consiglio.
L'attuale mandato della Commissione scade il 31 ottobre 2014. Il presidente è il portoghese José Manuel Barroso.
L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione
La creazione della figura di alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza costituisce una delle principali innovazioni istituzionali del trattato di Lisbona. La coerenza dell'azione esterna dell'UE ne dovrebbe risultare rafforzata.
L'alto rappresentante ha un doppio incarico: è il mandatario del Consiglio per la politica estera e di sicurezza comune (PESC), nonché vicepresidente della Commissione, responsabile delle relazioni esterne. Incaricato di condurre sia la politica estera che la politica di difesa comune, presiede il Consiglio "Affari esteri". Inoltre rappresenta l'Unione europea sulla scena internazionale per le materie che rientrano nella PESC ed è assistito da un servizio europeo per l'azione esterna, composto da funzionari del Consiglio, della Commissione e dei servizi diplomatici nazionali.
Le altre istituzioni
Per la Banca centrale europea (BCE) e la Corte dei conti vengono mantenute, senza cambiamenti di rilievo, le disposizioni degli attuali trattati. Quanto alla Corte di giustizia dell'Unione europea, il trattato di Lisbona ne amplia il campo d'intervento, specie in materia di cooperazione penale e di polizia, ed introduce alcune modifiche procedurali.
I parlamenti nazionali
I parlamenti nazionali, anche se non fanno parte della struttura istituzionale dell'Unione europea, svolgono un ruolo fondamentale nel suo funzionamento. Il trattato di Lisbona riconosce e rafforza il loro ruolo. Ad esempio, se un determinato numero di parlamenti nazionali è del parere che un'iniziativa legislativa avrebbe dovuto essere presa a livello locale, regionale o nazionale piuttosto che al livello dell'UE, la Commissione è tenuta a ritirarla o a spiegare chiaramente i motivi per i quali ritiene che la sua iniziativa sia conforme al principio di sussidiarietà.

Tabella dei dati macroeconomici
 del 2010 degli Stati membri
dell'Unione Europea.
Dal 2010 - Tra il 2010 e il 2011 si è conosciuto l'allargamento della crisi ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti paesi (in larga misura gravati dalle spese affrontate nel sostegno ai sistemi bancari), soprattutto ai paesi dell'eurozona (impossibilitati a operare manovre sul tasso di cambio o ad attuare politiche di credito espansive e di monetizzazione), che in alcuni casi hanno evitato l'insolvenza sovrana (Portogallo, Irlanda, Grecia), grazie all'erogazione di ingenti prestiti (da parte di FMI e UE), denominati "piani di salvataggio", volti a scongiurare possibili default.

La crisi economica iPortogallo - A inizio aprile 2010 le banche portoghesi danno l'annuncio di non essere in grado di acquistare in asta i titoli del debito pubblico portoghese, destando la sorpresa del mercato. L'esito, anch'esso molto anomalo, dell'asta dei titoli di stato a breve termine portoghesi il 6 aprile 2011, con i T-bill a scadenza semestrale e annuale, assegnati con tassi in forte rialzo rispetto alle emissioni precedenti costituì il campanello d'allarme per l'imminente crisi di liquidità dello stato portoghese. Il Portogallo stava scontando la condizione di tassi di crescita economica molto lievi, dovuti all'erosione continua di competitività, di salari troppo alti rispetto alla produttività, di infrastrutture inadeguate o insufficienti, istruzione inadeguata e scarsa razionalizzazione della spesa pubblica. L'assenza di sviluppo si combinò con un gettito fiscale insufficiente, fattori che inseriti nel contesto di una crisi di fiducia degli investitori condussero rapidamente il Portogallo ad essere incapace di rifinanziarsi sul mercato e di onorare il debito già contratto. Nel marzo 2011 il premier José Sócrates era stato costretto alle dimissioni in seguito alla bocciatura in aula delle misure di austerità (quarta manovra economica in ordine di tempo).
Dopo aver fatto richiesta ufficiale di aiuti per 80 miliardi di euro, l'eurogruppo approvò il piano di salvataggio del Portogallo, concesso a condizione che il parlamento approvasse il risanamento di bilancio. L'intervento, dell'ammontare complessivo di 80 miliardi, fu concesso in una situazione di estrema emergenza di fondi dello stato, impossibilitato a coprire i rimborsi e le spese ordinarie. Successivamente il parlamento portoghese sarà costretto a discutere e approvare pesanti misure riduzione del disavanzo e delle spese, tra le più dure degli ultimi 50 anni. Il 5 luglio 2011 anche il Portogallo fu colpito dal declassamento di Moody's, con un taglio di quattro note del rating a lungo termine (dal Baa1 a Ba2) e outlook negativo alla luce - secondo il comunicato ufficiale dell'agenzia - del "crescente rischio che il Portogallo chieda una seconda tranche di finanziamenti internazionali prima che possa tornare sul mercato privato e dell’aumento delle possibilità che venga chiesta come pre-condizione la partecipazione del settore privato".

23-04-2010 - Il governo greco richiede all'Unione Europea e al FMI l'attivazione di un pacchetto d'aiuti con un prestito iniziale di 45 miliardi di euro: inizia la crisi politico-sociale della Grecia 

La crisi economica iGrecia - La crisi economica della Grecia è parte della crisi del debito sovrano europeo. A partire dalla fine del 2009 i timori di una crisi del debito sovrano sviluppati tra gli investitori sulla capacità della Grecia nel rispettare gli obblighi di debito, a causa della forte crescita del debito pubblico Questo portò ad una crisi di fiducia, indicata da un allargamento dello spread di rendimento delle obbligazioni e il costo di un'assicurazione contro i rischi su credit default swap rispetto agli altri paesi della zona euro, soprattutto la Germania. Il declassamento del debito pubblico greco a junk bond nell'aprile 2010 ha creato allarme nei mercati finanziari. Il 2 maggio 2010 i paesi dell'Eurozona e il Fondo Monetario Internazionale hanno approvato un prestito di salvataggio per la Grecia da 110 miliardi di euro, subordinato alla realizzazione di severe misure di austerità. Prestito che in realtà nasconde un parziale e già avvenuto default dello stato greco, non più in grado di vendere agli investitori a condizioni di mercato i propri titoli di debito. Nell'ottobre 2011 i leader dell'Eurozona hanno deciso di offrire un secondo prestito di salvataggio da 130 miliardi di euro per la Grecia, condizionato non solo dall'attuazione di un altro duro pacchetto di austerità ma anche dalla decisione di tutti i creditori privati ​​per una ristrutturazione del debito greco, riducendo il peso del debito previsto da un 198% del PIL nel 2012 a solo 120,5% del PIL entro il 2020.
La seconda operazione di salvataggio è stata ratificata da tutte le parti nel febbraio 2012, e venne attivato il mese successivo, quando è stata soddisfatta l'ultima condizione del piano di ristrutturazione del debito di tutti i titoli di stato greci. Il piano di salvataggio più recente è impostato per coprire tutte le esigenze finanziarie greche nei prossimi tre anni, 2012-2014. Se la Grecia riuscirà a soddisfare tutti gli obiettivi economici delineati nel piano di salvataggio, un ritorno pieno all'uso di capitali privati ​​per la copertura di fabbisogni finanziari futuri sarà possibile nuovamente nel 2015.
Per visualizzare il post "GRECIA: Cronistoria di come sopprimere una Democrazia", clicca QUI.

01-01-2011 - L'Estonia adotta l'euro, portando la zona euro a diciassette membri.

31-03-2011 - Mayotte passa da COM a DOM francese, diventando ufficialmente territorio dell'Unione Europea.

La crisi economica iItalia - La crisi del debito italiano fu scatenata da tre ragioni combinate: l'enorme stock di debito, soprattutto se rapportato al Pil (che subì una forte crescita a partire dal 2008, in coincidenza con la crisi, dopo diversi anni di complessiva riduzione); la scarsa o assente crescita economica, con il prodotto interno lordo aumentato in termini reali solo del 4% nel decennio 2000-2010; la scarsa credibilità dei governi e del sistema politico, spesso apparso privo di decisione o tardivo agli occhi degli osservatori internazionali e degli investitori.
L'indebitamento estero del settore privato (soprattutto verso i paesi centro-europei, cresciuto con l'adesione all'UEM), l'impossibilità di ricorrere alla svalutazione della moneta (proibita dagli accordi di Maastricht) per stimolare la competitività delle esportazioni, il forte deficit della bilancia commerciale, cui va aggiunto il dato dell'enorme quantità di debito pubblico pregresso (aumentato inoltre tra 2008 e 2011 del 7%), indussero molti investitori, soprattutto esteri, a nutrire sfiducia verso la capacità dell'Italia di essere solvibile, provocando un deflusso di investimenti e un ritiro improvviso dei capitali (con conseguente impennata dei tassi di interesse sui titoli di stato).
Il 2009 aveva visto un crollo del Pil italiano del 5%, mentre l'indebitamento della amministrazioni pubbliche era aumentato a 80,8 miliardi, pari al 5,3% del Pil; il deficit aveva visto un incremento del 2,6%.Molto pesante fu il crollo del settore industriale, calato del 15,1%, come anche gli ordinativi che subirono un brusco contraccolpo. Particolarmente consistente fu il crollo del settore dell'auto, con un calo delle vendite a dicembre del 2008 del 48,9%. Sul fronte del debito pubblico, tra il 2008 e il 2010, nel contesto di una scarsa crescita e di un'economia in stagnazione (pur avendo avuto il Pil italiano un incremento nel 2010 intorno all'1,2%, ma segnando un nuovo calo nel 2011 con percentuali vicine allo zero), il debito pubblico italiano aumentò dal 103,6% al 119,0% (quarto valore più grande al mondo in rapporto al Pil), per un ammontare complessivo nel 2010 a 1.843.015 milioni di euro, a fronte di un Pil pari a 1.548.816 milioni.
In rosso, gli stati europei chiamati "PIGS" nel mondo anglosassone (in inglese "maiali"), cioè Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, indicati come fonti di tensioni nell'eurozona, in virtù della loro ritenuta cattiva situazione finanziaria e economica. A questi si è aggiunta prima l'Italia formando l'acronimo "PIIGS" e poi il Regno Unito con l'acronimo "PIIGGS".
L'ammontare dei titoli di stato italiani in circolazione fa riferimento a tutti i titoli emessi dallo stato, sia sul mercato interno (attraverso BOT, CTZ, CCT, BTP e BTP€i), sia sul mercato estero (programmi global, MTN e carta commerciale). A partire dal 2008 la forbice tra buoni del tesoro poliennali e Bund inizia ad ampliarsi. Essa appariva quasi del tutto irrilevante nel 2006, quando il tasso di rendimento dei titoli italiani rispecchiava un'affidabilità superiore ai Treasuries americani e ai Gilts britannici. Nel 2008 tuttavia lo spread raggiunse la soglia vicina ai 100 punti base, salendo l'anno successivo di ulteriori 50 punti e raggiungendo in dicembre i 176 punti base.
La crisi del debito sovrano italiano raggiunse la sua fase più acuta a partire dall'estate del 2011, dopo che già Grecia, Irlanda e Portogallo avevano, a vario titolo, riscontrato difficoltà nel collocamento dei titoli di debito pubblico sul mercato finanziario (con tassi di rendimento ormai attestati su soglie proibitive), giungendo nella condizione di non potersi rifinanziare. Ciò alla fine di un anno circa lungo il quale il costo della raccolta per il Tesoro aumentò di oltre 1,5 punti percentuali: il BTP quinquennale nel 2010 assegnato in asta attorno al 2,64%, a luglio 2011 toccava il 4,629% (+2% circa).
Fino all'inizio dell'estate 2011, tuttavia, i buoni del tesoro poliennali italiani avevano conservato contenuti rendimenti e buona appetibilità sul mercato, tanto da essere considerati un "bene rifugio", al pari dei titoli dei paesi più solidi dell'eurozona sotto il profilo dell'affidabilità del debito (Germania, Olanda, Austria e Francia). Per oltre dieci anni dall'introduzione della moneta unica l'Italia aveva potuto collocare a tassi vantaggiosi i propri titoli di stato, pur nelle differenze oggettive tra le economie dei paesi membri e nonostante le difficoltà maggiori riscontrate dall'Italia, già prima dell'adesione all'eurozona, nella distribuzione dei titoli pubblici.
Prima che esplodesse la crisi della Grecia, nella primavera 2011 il Tesoro italiano rifinanziava il debito pubblico collocando titoli di stato in asta con costi medi all'emissione scesi a livelli record del 2,1 per cento. In un'asta tenutasi a metà luglio, però, i titoli a 15 anni vennero venduti al 5,90%, il massimo della storia della moneta unica, mentre quelli a 5 anni al 4,93%. L'ampliamento dello spread, il differenziale di rendimento fra titoli di stato italiani e tedeschi (Bund), contribuì a innescare una crisi di fiducia sulla redimibilità dell'Italia, provocando il ribasso dei mercati azionari europei e in particolare della Borsa di Milano. In una progressività crescente, il differenziale si attestò a 200 punti a fine giugno, a 350 a inizio luglio, a 400 a inizi agosto, per poi scendere lungo il mese di agosto, in coincidenza con l'intervento della BCE, e arrivare a 500 ai primi di novembre, toccando il massimo degli ultimi anni il 9 novembre 2011.

12-11-2011 - L'UE convince Napolitano, presidente della repubblica italiana, a rimuovere Silvio Berlusconi dalla presidenza del consiglio dei ministri. L'UE (Germaia in testa e Francia allineata), vede nella catastrofica gestione economica italiana il rischio del crollo del delicato equilibrio interno all'UE.
Mario Monti, che non è un politico, viene messo a capo di un governo di "tecnici", e riuscirà a spremere liquidità agli italiani distruggendo ciò che era rimasto dello stato-sociale italiano e i fondamenti una crescita: ma darà alla BCE e alle banche europee ciò che si aspettano per averlo imposto alla democrazia italiana.

01-04-2012 - Il diritto d'iniziativa dei cittadini europei consente ad un milione di cittadini europei di prendere direttamente parte all'elaborazione delle politiche dell'UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa.

Unione Europea - i 10 maggiori
comuni dell'UE con i dati della
popolazione.
La crisi economica iSpagna - La crescita dell’economia spagnola, assistita da un credito facile e a buon mercato, si interrompe bruscamente nel 2008. Essa era ampiamente basata sullo sviluppo artificioso del settore immobiliare, la cui grave crisi a partire dal 2008 trascina con sé anche drammatiche conseguenze per il sistema finanziario. I crediti incagliati delle banche hanno così raggiunto l’8,4% del totale nel marzo 2012. Alcune fonti valutano che sia necessario immettere dei mezzi propri nel sistema per 50-60 miliardi di euro, mentre altre parlano di cifre intorno ai 100 miliardi di euro (The Economist, 2012) e c’è anche chi si spinge ragionevolmente sino ai 120 miliardi e oltre.
Una delle vie seguite dal governo per cercare di uscire dalle difficoltà è stata quella di fondere insieme più istituti, permettendo così che, all’interno di ogni raggruppamento, quelli deboli siano sostenuti da quelli con un bilancio migliore. Ma già l’esperienza della Bankia, frutto a suo tempo della fusione di sette banche più piccole e che ora ha bisogno di 23 miliardi di euro di nuovo capitale (circa cinque volte tanto rispetto alle prime stime), mostra le difficoltà di tale opzione (Economics blog, 2012). Il governo conservatore spagnolo, che non cessa di commettere errori su errori, sembra persistere in tale politica, meditando di fondere altre tre banche tra di loro. Le opinioni degli osservatori sembrano unanimi nel giudicare molto difficile che la soluzione del problema di Bankia, così come delle altre banche in difficoltà, si possa trovare con le sole risorse interne al paese, come il governo sembrava pensare almeno sino a qualche giorno fa, mettendo a punto soluzioni dilettantesche al riguardo. D’altro canto, il popolo spagnolo, che è obbligato a stringere la cinghia, trova difficile digerire il salvataggio con le proprie risorse di quelle banche le cui follie lo hanno portato alla rovina (Tremlett, 2012).
Si deve comunque considerare che in Spagna (ma anche altrove) si registra ormai una stretta interdipendenza tra le banche e l’andamento dei budget pubblici e non sembra esserci modo per uscire da questa trappola al solo livello nazionale. Una parte del debito pubblico è detenuto dalle banche, che così sono esposte a potenziali e devastanti perdite (gli istituti spagnoli hanno in più molti crediti immobiliari inesigibili). A sua volta un governo debole tenta di salvare il sistema bancario, ma non ne ha i mezzi. In ogni caso appare chiaro che ormai il problema europeo e non solo spagnolo non è solo quello dei budget pubblici, ma anche di un sistema bancario in pesanti difficoltà. Si va facendo così strada, a livello internazionale, l’idea della costruzione di un sistema bancario a livello europeo, con un meccanismo di regolazione e di supervisione unico, una garanzia europea sui depositi bancari degli istituti del continente, l’intervento del fondo salva stati o di qualche altro organismo nel salvataggio delle banche spagnole e, più in generale, di quelle del continente, oltre ad un qualche rafforzamento dell’intervento della Bce ed altro ancora.
La caduta della fiducia nella Spagna provocata dalle difficoltà delle sue banche ricorda la crisi dell’Irlanda del 2009-2010, mentre la spirale perversa tra politiche di austerità e recessione appare simile al processo che ha spinto alla caduta dell’economia in Grecia e in Portogallo. Nulla è stato risolto ed ora con le drammatiche difficoltà di Grecia e Spagna si sono riaccesi, come era facile prevedere, i riflettori sulla crisi dell’euro e sull’impasse della costruzione europea.

12-09-2012 - L' Esm entra in vigore nell'UE. Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, istituito dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011, nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3). Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello dell'FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione. Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l'aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l'anticipazione dell'entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l'attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l'ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco. Il MES sarà regolato dalla legislazione internazionale e avrà sede a Lussemburgo. Il fondo emetterà prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquisterà titoli sul mercato primario (contestualmente all'attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che "in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell'Esm, di una qualsiasi parte dell'importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare [...] detto membro dell'Esm non potrà esercitare i propri diritti di voto per l'intera durata di tale inadempienza" (art. 4, c. 8).
Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell'area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli Affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2). Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l'appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati. L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35). Tuttavia, un collegio di cinque revisori esterni (art. 30, comma 1 e 2), indipendente e nominato dai governatori del fondo, ha accesso ai libri contabili e alle singole transazioni del MES. La composizione del collegio è così ripartita: un membro proviene dalla Corte dei Conti Europea, e altri due a rotazione dagli organi supremi di controllo degli Stati membri.
La Corte Costituzionale tedesca ha posto un limite al contributo tedesco al salvataggio dei Paesi in difficoltà, evitando comunque di vincolare ogni singola azione dell'Esm al giudizio del Parlamento.

1-1-2013 - Entra in vigore nell'UE il "Fiscal Compact". Il “Patto di bilancio europeo”, formalmente “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria” (conosciuto anche con l'anglicismo "fiscal compact", letteralmente "patto finanziario"), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell'Unione europea, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, entrato in vigore il 1º gennaio 2013.
Il patto contiene una serie di regole, chiamate "regole d'oro", che sono vincolanti nell'UE per il principio dell'equilibrio di bilancio. Ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, tutti gli stati membri dell'Unione europea hanno firmato il trattato.
Negli Stati membri dell'Unione europea, la maggior parte delle decisioni riguardanti le tasse e la spesa pubblica rimaneva di competenza dei governi nazionali. Il controllo sulla politica fiscale era tradizionalmente considerato centrale per la sovranità nazionale e non esisteva un'unione fiscale tra stati indipendenti. Dopo qualche mese di trattative, il 30 gennaio 2012 il Consiglio europeo, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, ha approvato il nuovo patto fiscale.
Solo i paesi che avranno introdotto tale regola entro il 1º marzo 2014 potranno ottenere eventuali prestiti da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità. L'obiettivo, dopo l'entrata in vigore, è quello di incorporare entro cinque anni il nuovo trattato nella vigente legislazione europea.
L'accordo prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato CE, l'inserimento, in ciascun ordinamento statale (con norme di rango costituzionale, o comunque nella legislazione nazionale ordinaria), di diverse clausole o vincoli tra le quali:
- obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio (art. 3, c. 1),
- obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all'1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL)
- significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL
- impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell'Unione e con la Commissione europea (art. 6).
Sebbene sia stato negoziato da 25 Paesi dell'Unione europea, l'accordo non fa formalmente parte del corpus normativo dell'Unione europea.
I principali punti contenuti nei 16 articoli del trattato sono:
- l'impegno ad avere un deficit pubblico strutturale che non deve superare lo 0,5% del PIL e, per i paesi il cui debito pubblico è inferiore al 60% del PIL, l'1%;
- l'obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell'eccedenza in ciascuna annualità;
- l'obbligo per ogni stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate quando non sia in grado di raggiungere altrimenti gli obiettivi di bilancio concordati;
- l'impegno a inserire le nuove regole in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale, che verrà verificato dalla Corte europea di giustizia;
- l'obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, come previsto dal Patto di stabilità e crescita; in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche;
- l'impegno a tenere almeno due vertici all'anno dei 18 leader dei paesi che adottano l'euro.
Il 14 gennaio 2014 il trattato è stato ratificato da 24 dei 25 firmatari, di cui 17 membri dell'eurozona

18-03-2013 - Dopo nove mesi dalla prima richiesta di salvataggio da parte di Cipro, è arrivato l’accordo: poco preciso, poco lungimirante e in parte dettato dagli interessi dalla politica.

Carta fisica e politica di Cipro con
 indicate le città.
La crisi economica a Cipro - Per la prima volta nella storia della crisi dell’Euro, i depositari contribuiranno
alla ricapitalizzazione delle banche cipriote. Il piano consiste nell’estrazione di 5.8 miliardi di euro attraverso un’unica "leva di stabilità" sui depositi bancari. Il Fondo Monetario Internazionale contribuirà con un miliardo di Euro, mentre il resto (per un totale di 10 miliardi di Euro) sarà fornito dal meccanismo di Stabilità, ovvero il fondo ESM.
Rappresentando lo 0.2% del PIL dell’EurozonaCipro non costituisce un enorme rischio sistemico, ma con il bailout i depositari non assicurati subiranno sicuramente delle perdite importanti. Le banche cipriote mantengono molti fondi depositari, così applicando un’imposta sui grandi possessori di titoli, significa ridurre sensibilmente la portata del bailout. Il punto, infatti, era proprio questo: decidere se colpire i grandi depositari di Cipro, oppure coinvolgere tutto il sistema dei contribuenti dell’Eurozona. FMI e Germania hanno certamente preferito la prima prospettiva.
Probabilmente, Nicosia avrebbe preferito ridurre il carico sui grandi depositari, molti dei quali Russi, così da non dover ri-negoziare i prestiti da Mosca per 2.5 miliardi di Euro. Si teme, infatti, che questa operazione possa spaventare i flussi off-shore, attirati dalla facilità con la quale è possibile aggirare le norme anti-riciclaggio. Proprio venerdì, infatti, il presidente Cipriota, Nicos Anastasiades, ha dichiarato che non avrebbe accettato una leva a due cifre sui conti dei grandi depositari.
Le banche cipriote detengono circa 30 miliardi di Euro in fondi depositari garantiti e circa 35 miliardi in fondi non assicurati. Se l’obiettivo è raggiungere un totale di 5.8 miliardi dai depositari; allora la leva sui depositi assicurati sarà circa del 7%.
Non è chiaro, ad ogni modo, se l’imposta di una tassa sui piccoli depositi violi la garanzia di Cipro sui fondi inferiori ai 100,000 Euro: in ogni caso si prospettano seri rischi politici. Temendo una repentina corsa agli sportelli, il Gabinetto Cipriota ha imposto che le banche rimangano chiuse non soltanto questo lunedì, ma anche martedì, nonostante la Banca Centrale Europea abbia offerto liquidità illimitata alle banche soggette a voli di capitale. Secondo Greek radio, la banca centrale della Grecia ha inviato circa 5 miliardi di Euro a Cipro per contribuire alle richieste di liquidità dei clienti.
Sebbene il caso di Cipro sia unico, l’Europa sta così creando un precedente. Il principio verso il quale l’Europa ha deciso di procedere con l’unione bancaria è che i contribuenti non avrebbero dovuto pagare un soldo per salvare le banche finché tutti i creditori non fossero stati spazzati via: il risultato è che il conto è stato appioppato ai depositari.
Carta fisica e politica di
Cipro con indicate le città.
Il 25-03-2013, a Cipro si definisce l'entità del prelievo forzoso sui conti correnti.
I clienti della banca di Cipro, con depositi superiori a 100.000 euro, avranno il 37,5% convertito in azioni speciali con diritto di voto pieno e l'accesso ai futuri dividendi della principale banca dell'isola. Questa la mail informativa della sede centrale di Nicosia della Banca centrale. Un ulteriore 22,5% sarà congelato temporaneamente per garantire all'autorità mutuante di soddisfare i termini della propria ricapitalizzazione in accordo con il contratto di finanziamento stipulato da Cipro con i suoi creditori internazionali. Nell'accordo del 25 marzo il presidente Anastasiades ha imposto le perdite ai grandi depositanti sulla Banca di Cipro in cambio di 10 miliardi di euro sborsati dall'Eurozona e dal Fondo Monetario Internazionale, dopo non essere riuscito ad ottenere aiuti finanziari da uno dei più grandi investitori del paese, la Russia. L'accordo ha inoltre chiuso la seconda più grande banca dell'isola, la CPB (Cyprus Popular Bank Pcl).
Marios Mavrides, un deputato del partito di governo Disy (raggruppamento democratico), ha detto in un'intervista telefonica da Nicosia: "Questo accordo farà peggiorare le cose, soprattutto le piccole e medie imprese resteranno a corto di liquidità. Non aiuterà a riconquistare la fiducia del popolo, questo potrà avvenire solo con i depositi liberi". La Banca centrale di Cipro nominerà un perito indipendente per il creditore commerciale e tutto o una parte del 22,5% congelato potrebbe essere convertito in azioni entro 90 giorni dal completamento di tale intervento. La banca ha già affermato che qualsiasi importo residuo verrà restituito con gli interessi. Il BAIL - IN, che consiste nel convertire asset della banca (obbligazioni subordinate, immobilizzazioni, crediti) in capitale ordinario, al fine di evitare un salvataggio statale, non si applica ai titolari dei conti i cui debiti verso il creditore si trovano al di sotto della soglia dei 100.000 euro, e a quelli che ne hanno in altre banche dell'isola.

L'ubicazione di Cipro nel contesto
Europeo - Mediterraneo.
Il 30-04-2013, ok del parlamento al piano di salvataggio. Il parlamento di Cipro ha approvato a stretta maggioranza il piano di salvataggio negoziato con la Troika (Ue-Bce-Fmi) per evitare il fallimento, che prevede un prestito di 10 miliardi di euro a fronte di misure draconiane. L'accordo e' stato approvato con voto per alzata di mano, 29 favorevoli e 27 voti contrari. L'approvazione di oggi e' stata necessaria per proseguire l'iter che portera' al versamento della prima tranche di aiuti gia' dal mese prossimo.
Il piano, che prevede un prestito di circa dieci miliardi di euro, prevede anche delle misure draconiane per la popolazione già stremata, che dopo il prestito di un mese fa alle banche cipriote per dare liquidità, sembrano adesso arrivate all'esasperazione totale. Questo voto di fine aprile segue un iter che porterà il prossimo mese alla prima trance di aiuti internazionali. La disparità che agli stessi abitanti salta subito all'occhio, per non parlare dei turisti che arrivano ormai sporadicamente nei porti della parte greca dell'isola, è appunto quella disparità delle due economie dell'isola. Infatti l'isola è divisa in due protettorati, quella greca che sta andando in default, e quella turca che sembra vivere nell'agiatezza che è stata tipica anche dell'altra parte dell'isola ormai andata in rovina; tanto è vero che il governo turco ha messo in pratica, già dallo scorso 16 Marzo, delle misure per evitare che capitali "stranieri" provenienti dall'altra parte dell'isola possano entrare nel proprio territorio, misura che la Turchia comunque ha dovuto adottare in accordo con l'Unione Europea, perchè bisognava tenere sotto controllo i movimenti delle banche di parte greca. Lo scorso mese a Cipro già sono state adottate altre misure per dare liquidità alle banche, circa cinque miliardi di euro, che hanno sì ricapitalizzato le banche, ma il credit crunch cipriota è rimasto, anzi forse si è più inasprito del previsto.

Ispettori della Troika, esponenti di
Ue, Bce e Fmi.
15-04-2013: Grecia, trovato l'accordo con la troika - Via al prestito diviso per tranche, prevista una graduale crescita dal 2014.
Accordo fatto tra il governo greco e i rappresentanti della troika (Ue, Bce e Fmi). Saranno concesse due tranche da 2,8 e da 6 miliardi di euro che fanno parte del prestito concesso alla Grecia dai suoi partner internazionali. Le prospettive economiche parlano di un graduale ritorno alla crescita nel 2014, grazie anche a un'inflazione ben al di sotto della media e una maggiore flessibilità dei salari.
Bruxelles precisa che la Grecia ''ha compiuto importanti progressi con le misure per migliorare la riscossione delle imposte e del debito, con riforme dell'amministrazione delle entrate'' che ora gode di maggiore autonomia, poteri e risorse.
Venizelos e Papademos.
''Questo e' stato uno degli obiettivi principali della missione'', migliorare la riscossione ''per ridurre possibilità di evasione e corruzione, per garantire una distribuzione più equa degli aggiustamenti e sostenere il raggiungimento degli obiettivi di bilancio''.
Splende il sole sull'acropoli di Atene. Segno del favore degli dei nell'antichità, ma quello che oggi accoglie la Grecia è il favore di autorità ben più terrene ma non meno importanti: i conti del Paese migliorano e, per questo, gli ispettori della Troika in visita hanno dato il loro “ok” alla nuova tranche di aiuti. A questo punto manca solo il via libera dei membri dell’eurozona.
Soddisfatto il premier greco Antonis Samaras: “Mentre il mondo è stretto in una morsa d’insicurezza e ansia, la Grecia si stabilizza e la nostra posizione si va rafforzando. Ieri notte abbiamo raggiunto un accordo per il pagamento della prossima quota da 2,8 miliardi di euro, e che apre la strada a quella di maggio da 6 miliardi.”
Un clima insolitamente sereno in un rapporto in passato caratterizzato da continui obiettivi rinviati e pagamenti in ritardo. La ricapitalizzazione delle banche è quasi completa, il debito appare più sostenibile e lo snellimento del settore pubblico appare sicuro. 15.000 i tagli previsti entro il 2014, con gli scioperi che, ormai, sono diventati un evento regolare.

13-06-2013: Proteste in Grecia contro la chiusura della TV pubblica, ad Atene circa 10.000 persone si sono radunate davanti la sede di ERT, la tv di Stato ellenica, per manifestare contro la chiusura dell'emittente, decisa dal governo. Manifestazioni simili anche in altre città come Salonicco, dove secondo le stime della polizia i manifestanti sarebbero 7.500.

18-06-2013: In grecia, il Consiglio di Stato, a cui si è rivolto il sindacato dei dipendenti, ha deciso la riapertura temporanea dell'emittente televisiva di stato, in attesa che si costituisca un nuovo soggetto radiotelevisivo. Nei giorni scorsi contro la scelta del governo c’erano stati scioperi e proteste.
La gestione provvisoria proposta dal governo prevede che il servizio pubblico riparta sotto la direzione di una commissione a tre, composta dai rappresentanti dei tre partiti che compongono la coalizione di governo (il conservatore Nea Dimokratia, il socialista Pasok e la sinistra democratica), che avrà l'incarico di individuare i nomi dei giornalisti che condurranno l'emittente in questa fase transitoria, assistiti, ha spiegato una fonte della Afp da consiglieri stranieri, fra cui alcuni della Bbc. Costretto a un parziale dietrofront, il governo di larghe intese greco paga le conseguenze di quella che appare a tutti gli effetti una decisione affrettata - quella di chiudere Ert -, dettata dalla necessità di consegnare ai rappresentanti della troika (Fondo Monetario Internazionale, Unione europea e Banca centrale europea) la lista dei primi 2.000 dipendenti statali da licenziare. Una decisione che, oltre alle proteste, ha provocato un grave danno all'immagine internazionale di Atene e l'immediata reazione di coloro che sarebbero anche pronti a sostenere una riforma profonda della televisione pubblica ma non in forma così drastica.

Bandiera della Croazia e dell'UE.
01-07-2013 - La Croazia entra a far parte dell’Unione Europea  come ventottesimo stato membro. Si tratta del primo paese dei Balcani occidentali a far parte dell’UE e, dopo la Slovenia, il secondo paese dell’ex Jugoslavia con un’esperienza recente di guerra e una transizione dal conflitto degli anni Novanta ancora in corso. La difficile riconciliazione con le ex repubbliche jugoslave e il processo di democratizzazione delle istituzioni hanno rallentato i tempi di integrazione: ci sono voluti infatti ben otto anni perché la Croazia ottenesse il parere positivo dell’UE.
La sera del 30 giugno '13, in piazza a Zagabria, ci sono state grandi celebrazioni a cui hanno partecipato oltre cento rappresentanti dei paesi europei. Simbolicamente a mezzanotte le insegne della dogana che regolavano l’accesso di persone e merci al paese sono state rimosse dalla frontiera con la Slovenia, e la scritta “UE” è stata installata alla frontiera con la Serbia, l’altra repubblica dell’ex Jugoslavia che spera di ottenere presto una data precisa per l’avvio dei negoziati di adesione.
Carta della Croazia.
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La Croazia confina con la Bosnia-Erzegovina, l’Ungheria, il Montenegro, la Serbia e la Slovenia. Dal 1991 è una nazione indipendente, dopo aver fatto parte, per oltre 70 anni, dell’ex Jugoslavia. Attualmente ha 4,4 milioni di abitanti. Il governo è guidato dal socialdemocratico Zoran Milanović ed è composto dai partiti della coalizione “Kukurikum “di centrosinistra, che ha vinto le elezioni nel 2011. Dal 2010 il presidente è Ivo Josipović, del Partito socialdemocratico di Croazia.
La Croazia è di fatto il primo dei paesi coinvolti nelle guerre degli anni Novanta nell’ex Jugoslavia a ottenere il riconoscimento dell’UE, anche se non tutte le questioni di quegli anni sono state completamente risolte - ci sono circa 500 mila persone che ricevono ancora sussidi direttamente legati alle conseguenze del conflitto - e anche se il rapporto con la Serbia e con la sua minoranza (che rappresenta il 4,4 per cento della popolazione) resta un punto critico. Inoltre, la Croazia sarà uno dei paesi con la linea di confine esterna all’Unione più estesa e complicata: con la Bosnia-Erzegovina, con la Serbia e a sud per un breve tratto con il Montenegro. «Ciò che mi auguro è che questo confine non diventi una specie di muraglia cinese ma che sia una porta da poter attraversare con facilità», ha precisato il presidente della Croazia Ivo Josipović.
Il percorso della Croazia verso l’UE - Il 29 ottobre del 2001 la Croazia ha firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione all’UE, primo passo verso l’integrazione, che consiste nella firma di una serie di accordi bilaterali che riguardano questioni politiche, economiche, commerciali e anche relative ai diritti umani. Il 21 febbraio del 2003 la Croazia ha presentato la richiesta formale di adesione ottenendo nel giugno del 2004 lo status di “candidato”. I negoziati sono iniziati due anni dopo (giugno 2006) e sono proseguiti fino al giugno del 2011. Il Parlamento europeo ha approvato l’ingresso della Croazia il 9 dicembre del 2011 e nel gennaio del 2012 si è svolto in Croazia il referendum di adesione: il 66,25 per cento della popolazione ha votato a favore e il 33,13 contro, con un’affluenza però piuttosto bassa (il 47 per cento degli aventi diritto). Tra il febbraio del 2012 e il giugno del 2013 si è svolto il processo di ratifica dell’adesione da parte dei diversi parlamenti europei: il primo parlamento a ratificare è stato quello della Slovacchia; l’ultimo quello della Germania, secondo cui il paese era ancora impreparato e lontano dall’aver raggiunto i criteri richiesti dall’Unione. Il Parlamento italiano ha ratificato l’adesione il primo marzo 2012.
L’obiettivo della Croazia è ora un’ulteriore integrazione: il paese dovrebbe diventare membro dello spazio Schengen nel 2015, per eliminare i controlli alle frontiere per merci e persone, e rafforzare la cooperazione con gli altri stati che ne fanno parte. Dovrebbe inoltre abbandonare la kuna per adottare l’euro «non appena l’economia nazionale rispetterà i criteri stabiliti in materia di inflazione, finanze pubbliche, stabilità dei tassi di cambio e tassi di interesse», scrive l’Unione Europea. Infine anche la Croazia dovrà applicare le norme valide per tutta l’Unione, per esempio quelle sulla sicurezza alimentare e sul riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in altri paesi. In alcuni casi, precisa l’UE, sono previsti dei periodi transitori. «Per esempio, la Croazia continuerà ad applicare accise ridotte sulle sigarette fino a tutto il 2017, mentre fino a giugno 2014 i pescatori potranno utilizzare le reti che nel resto dell’UE sono ormai proibite».
La Croazia nei caratteri cirillici:
Hrvatska. Clicca sull'immagine
per ingrandirla.
La questione economica - L’adesione della Croazia all’Unione europea avviene in un momento di gravissima crisi economica per il paese, tanto che in un rapporto pubblicato da Bruxelles lo scorso 29 maggio si parlava già del possibile avvio di una procedura d’infrazione per l’eccessivo deficit. Il debito della Croazia rappresenta il 54 per cento del PIL e secondo la Commissione europea potrebbe superare la soglia del 60 per cento nel 2014. Da quando è scoppiata la crisi economica, nel 2008, la situazione è andata progressivamente peggiorando anche a causa delle difficoltà dei paesi vicini alla Croazia e che sono i suoi principali partner commerciali, su tutti l’Italia. Le previsioni della Commissione europea, tra l’altro, indicano che anche il 2013 sarà un altro anno di recessione per il paese. Nel 2012 i consumi e la domanda interna sono diminuiti del 3 e del 2,9 per cento, gli investimenti diretti sono calati di 4 punti e la disoccupazione, secondo l’Ufficio statistico croato, supera il 20 per cento. Più della metà dei giovani croati sotto i 25 anni è senza lavoro.

21-08-2013Riapre in Grecia la nuova televisione pubblica a due mesi dalla chiusura di Ert.
La nuova televisione di Stato, denominata ‘‘Dt’‘, ovvero, Televisione Pubblica, ha cominciato a trasmettere i propri programmi a poco più di due mesi dalla controversa decisione del premier Samaras di chiudere la vecchia emittente Ert, denunciandone gli sprechi e i clientelismi e licenziandone i 2700 dipendenti. 

Pavlos Fissas, noto come Killah P.
21-09-2013: Atene, ucciso a coltellate il rapper  antifascista Pavlos Fissas, noto al pubblico come Killah P. Confessa l'omicidio il camionista Giorgos Roupakias, un estremista neonazista di Alba Dorata. 
La vittima aggredita all'uscita di un bar da un gruppo di 15 militanti della formazione neonazista al termine di una lite per motivi sportivi e politici. Pavlos Fissas è stato ucciso a coltellate martedì notte in un bar di Atene, nella zona del Pireo. L'aggressore, un militante di Alba Dorata, è stato arrestato dopo avere confessato il crimine. Il portavoce del partito neonazista greco, Ilias Kasidiaris ha subito preso le distanze dalla vicenda, parlando di «crimine odioso», negando un qualsiasi coinvolgimento del suo schieramento e minacciando querele. 
Pavlos Fissas, che militava nel gruppo di estrema sinistra "Antarsia", avrebbe avuto un diverbio con quello che è poi diventato il suo aggressore, in un caffè di Amfiali, nella zona di Keratsini (il Pireo), dove l'artista, 34 anni, stava guardando la partita di Champions League tra Olympiakos e Paris St Germain. 
La lite tra i due sarebbe scoppiata proprio a proposito del match e si sarebbe poi trasformata in uno scontro politico. L'aggressore, un pregiudicato di 45 anni, avrebbe poi lasciato il locale per tornare poco dopo accompagnato da una quindicina di compagni: ha aspettato che Fissas uscisse dal bar per aggredirlo a colpi di coltello. Poco prima di morire in un ospedale della capitale greca, la vittima ha fatto in tempo a rivelare il nome del suo assassino alle forze dell'ordine. 
Militante di Alba Dorata con bandiera.
Le forze dell'ordine hanno effettuato delle perquisizioni nelle sedi di Alba Dorata di Leoforos Messogion e di via Deliyanni. Come riferisce il sito web Newsit.gr, all'operazione di polizia hanno partecipato anche due parlamentari del partito, Ilias Panayotaros e Christos Pappas.
Alba Dorata è entrata per la prima volta nel parlamento di Atene nella primavera dell'anno scorso,
conquistando il 7% dei suffragi. Secondo gli ultimi sondaggi ha attualmente un consenso che si aggira intorno al 12%.

Nikos Mihaloliakos.
29-09-2013: Grecia, arrestato Nikos Mihaloliakos, leader di Alba Dorata.
Nikos Mihaloliakos, il leader del partito di estrema destra greco Alba Dorata, è stato arrestato insieme al portavoce Ilias Kassidiaris. con l'accusa di essere a capo di un organizzazione criminaleAlba Dorata ha invitato i militanti radunarsi davanti al quartiere generale della polizia. All'appello hanno risposto in più di un centinaio.

In Ucraina si mobilitano i movimenti per l'adesione all'UE.
Per il post "Ucraina: la crisi finanziata dagli USA per vendere gas all'UE" clicca QUI
Cronistoria dei primi avvenimenti da: http://www.europaquotidiano.it/2014/02/19/perche-e-riesplosa-la-crisi-ucraina-la-cronologia/

Viktor Janukovyč.
21-11-2013 - Il presidente Viktor Yanukovich rifiuta gli "Accordi di associazione" e il "Deep and Comprehensive Free Trade Agreement", due misure di incentivi economico-commerciali offerti dall’Ue nello schema della Eastern Partnership, iniziativa mirata a rafforzare la cooperazione con i paesi ex Urss e a contenere, implicitamente, l’influenza di Mosca.
Nello stesso giorno la Rada, il parlamento di Kiev, respinge una serie di emendamenti sulla liberazione dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, condizione che l’Ue vincolava alle intese.
Julija Tymošenko.
La Tymoshenko è stata condannata a sette anni di carcere nel 2011. Secondo l’accusa gli accordi sulle importazioni di gas da lei contratti con la Russia nel 2009 hanno causato un’emorragia finanziaria allo stato.
Nella stessa giornata, piazza dell’Indipendenza, nel centro di Kiev, si riempie. Migliaia di persone prendono parte a una manifestazione contro le scelte di Yanukovich e a favore di una maggiore integrazione con l’Ue. Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina) diventa, da questo momento, il nome del movimento.

27-11-2013 - Si tiene a Vilnius, la capitale lituana, il vertice della "Eastern Partnership". Mezzo fiasco. Il rifiuto ucraino di siglare gli accordi con l’Unione europea ne depotenzia la portata.

30-11-2013 - La polizia carica i manifestanti. Nel frattempo, la protesta, tenutasi quotidianamente dal 21 novembre, ha cambiato segno. Non si configura più come un moto d’indignazione e come la rivendicazione di un destino europeo. Piuttosto, assume la forma di un movimento contro Yanukovich e il suo sistema di potere, in cui trovano sempre più spazio i sussulti nazionalisti. Oltre che a Kiev si manifesta anche in altre città del paese. Persino a est, tradizionale bacino di voti del Partito delle regioni di Yanukovich.

1-12-2013 - L’intervento contro i manifestanti, avvenuto il giorno prima, porta in piazza una marea umana di almeno 300mila persone. È la più grande protesta mai registrata dalla rivoluzione arancione del 2004-2005, quando la pressione popolare portò alla ripetizione del ballottaggio presidenziale (inizialmente vinto da Yanukovich) e alla vittoria di Viktor Yushchenko.
Viktor Yushchenko (Juščenko).
I manifestanti occupano il comune di Kiev. Un’iniziativa coordinata in modo particolare dagli attivisti di Svoboda, partito ultra-nazionalista che nel 2012 è andato in doppia cifra alle politiche. Il suo capo, Oleh Tyahnybok, è assieme all’ex pugile Vitali Klitschko e al luogotenente della Tymoshenko, Arseniy Yatseniuk, uno dei tre capi dell’opposizione parlamentare e di Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina). Sempre a Kiev, viene occupata la sede dei sindacati. Su piazza Indipendenza vanno avanti regolarmente i presidi quotidiani.

La rete di oleodotti e
gasdotti dalla Russia
all'Ucraina.
2-12-2013 - Yanukovich va in Cina e ottiene otto miliardi in investimenti. La partita ucraina si gioca anche sul fronte finanziario. Il paese è stato martellato dalla crisi, i conti sono profondo rosso. Nei mesi precedenti Yanukovich aveva cercato di giocare su due tavoli, quello europeo e quello russo, allo scopo di alzare la posta e ottenere il più possibile.
Gli accordi proposti dagli europei, tuttavia, erano affiancati da un possibile prestito del Fmi che chiedeva a Yanukovich riforme troppo costose in termini politici, come l’adeguamento dei prezzi del metano al mercato. Ogni governo ucraino li ha sempre tenuti artificiosamente bassi.

10-12-2013 - Le autorità ucraine cercano di sgomberare piazza Indipendenza e di evacuare il comune di Kiev. Il tentativo fallisce. Ma la tensione sale.

Il PIL ucraino suddiviso per regioni,
dove primeggiano le zone russofone.
17-12-2013 - Yanukovich va a Mosca e ottiene da Putin un prestito da 15 miliardi di dollari, più un vistoso sconto sul gas, il cui costo passa da 400 a 265 dollari per mille metri cubi. L’opposizione sostiene che sottobanco sia stata negoziata anche l’adesione all’Unione eurasiatica, progetto strategico con cui Mosca vuole riaggregare lo spazio post-sovietico. Putin lo considera non complementare con la Eastern Partnership, che a suo avviso è un’invasione europea nel cortile di casa.

18-12-2013 / 15-01-2014 - In quest’arco di tempo la situazione a Kiev sembra ristagnare. Le proteste calano di intensità. Si registra, la notte del 25 dicembre, il pestaggio di Tetiana Chornovol, un’attivista del campo anti-Yanukovich che si divide tra il giornalismo e la militanza attiva.

16-01-2014 - Il parlamento ucraino approva senza discussione le cosiddette “leggi anti-protesta”, catapultate da Yanukovich nell’assemblea, che limitano fortemente il diritto a manifestare, comprimendo potenzialmente anche la libertà di stampa.

17-28 gennaio 2014. Nei giorni successivi all’adozione della legge si scatena la guerriglia sulle strade di Kiev. Ulica Grushevskogo, una via situata tra piazza Indipendenza e lo stadio della Dinamo Kiev, diventa un campo di battaglia. In prima linea si schierano gruppi di estrema destra, con postura chiaramente paramilitare. Il principale, tra questi, è Pravyi Sektor. Le forze di sicurezza rispondono con durezza. Gli scontri causano alcune vittime.
Nel frattempo Spilna Prava, gruppo movimentista e nazionalista, inizia a occupare le sedi di alcuni ministeri a Kiev. Gli esponenti di Euromaidan, dal canto loro, assumono il controllo dei palazzi dei governatorati in diverse città dell’occidente ucraino, dove le forze dell’opposizione riscuotono il grosso del loro consenso elettorale.
In questi giorni si registra una serie di consultazioni tra Yanukovich e i capi dell’opposizione. Si cerca una soluzione concordata alla crisi politica.

28-01-2014 - Il parlamento cancella le leggi anti-protesta. Arrivano nelle stesse ore le dimissioni del primo ministro Mykola Azarov, uomo vicino a Yanukovich. Ma le concessioni da parte del presidente non convincono l’opposizione, che rilancia con la riforma della costituzione (più poteri al parlamento) e le presidenziali anticipate, rispetto alla data già stabilita: febbraio 2015.

29-01-2014 - Il Partito delle regioni approva unilateralmente una legge che azzera i processi nei confronti dei dimostranti che hanno preso parte agli scontri, a patto che Euromaidan ponga fine alle occupazioni dei palazzi del potere entro due settimane. L’opposizione bolla la misura come ricattatoria e continua a chiedere riforma della costituzione e presidenziali anticipate, senza ottenere risposte da parte di Yanukovich, che offre invano a Yatseniuk di presiedere un esecutivo di unità nazionale. Nel frattempo la hryvnia, la moneta ucraina, crolla ai minimi storici. Mentre Mosca, dopo l’erogazione di una prima rata da tre miliardi, congela il prestito a Kiev. Il Cremlino vuole garanzie da Yanukovich.

Victoria Nuland.
7-02-2014 - In una conversazione con l’ambasciatore a Kiev, intercettata e diffusa sul web, l’assistente al segretariato di stato americano, Victoria Nuland, manifesta la scarsa considerazione nei confronti del ruolo mediatore dell’Unione europea. «Fuck the Eu», le si sente dire. Sdegno da parte di Bruxelles, la cui “ministra degli esteri” Catherine Ashton s’è recata più volte a Kiev, da quando è scoppiata la crisi, cercando di riaprire la trattativa sugli Accordi di associazione, assecondata da prestiti del Fmi meno vincolanti rispetto a quelli prospettavi alla vigilia della Eastern Partnership. «Fanculo l’Unione europea» dice Victoria Nuland.

Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
16 / 17-02-2014 - I dimostranti sgomberano una parte degli edifici occupati. Altri restano sotto il loro controllo. Entra comunque in vigore l’amnistia.

Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
18-02-2014 - Il parlamento si riunisce e l’opposizione chiede che venga messa in agenda la riforma della costituzione. Richiesta inascoltata. Gli esponenti dei partiti di minoranza e gli attivisti di Euromaidan escono dal perimetro di piazza Indipendenza e si dirigono verso il parlamento, cercando di esercitare il blocco. Scoppia il finimondo. 
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
Scontri, zuffe, colpi d’arma da fuoco sia da parte dei gruppi radicali della protesta che delle forze di sicurezza.
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
In serata i corpi speciali del ministero dell’interno stringono d’assedio piazza Indipendenza, ma non vanno allo scontro finale.
Sul terreno, al termine della giornata, si contano almeno venticinque vittime, in quella che è stata la più feroce giornata di scontri da quando è scoppiata, a novembre, la crisi politica più seria nella storia post-sovietica del paese. Nove delle vittime sarebbero poliziotti, lo ha riferito il ministero della sanità.@mat_tacconi

6-03-2014 - Vecchie ferite e nuove preoccupazioni, in un’Europa dove la destra estrema è in crescita. E’ una storia vecchia di oltre 70 anni ma sempre viva nella memoria di un paese dove nazionalismo e Seconda Guerra Mondiale sono sempre rimasti temi divisivi, ammette lo stesso sito russo RT. Ed è tornata più che mai alla ribalta oggi che gli ultranazionalisti neoNazisti e russofobi di Svoboda (Libertà)e di Pravy Sektor (Right Sector, Settore Destro o Ala Destra), dopo aver guidato la protesta di Maidan hanno conquistato ruoli di primissimo piano nel nuovo governo e controllano Forze Armate, Polizia, Giustizia e Sicurezza Nazionale. Abbastanza da preoccupare la Russia, certo, ma forse anche l’Europa dove ci si accinge a votare fra qualche mese e dove i partiti di destra estrema, più o meno rivestiti di panni rispettabili, stanno conquistano posizioni tra gli euroscettici.
Stepan Bandera, al centro.
Al centro della disputa è la figura di Stepan Bandera leggendario combattente per la libertà e l’indipendenza ucraina per i nazionalisti ucraini di cui sopra, ma collaboratore della Germania di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale con la quale si alleò in funzione anti sovietica pur di conquistare l’indipendenza del suo paese. La sua organizzazione fascista OUN-B, contribuì all’Olocausto facendo uccidere migliaia di Ebrei e Polacchi e dopo la guerra si batteva per un’Europa totalitaria e etnicamente pura mentre un movimento affiliato portava avanti un fallimentare tentativo di sollevazione contro l’URSS, tanto che Bandera (che secondo alcune fonti era diventato un agente dell’MI6) alla fine venne fatto fuori dal KGB – scrive il sito progressista californiano Salon.com, in un post (25/2/2014) intitolato “ Gli Usa in Ucraina appoggiano i neo-Nazisti?”. E non è l’unico né il primo a esprimere perplessità e porsi interrogativi del genere - Vedi il Guardian già il 22/1 ( L’estrema destra ha infiltrato il movimento di protesta, che non riflette tutti), TIME il 28/1 ( La protesta di Kiev sequestrata da gruppi di estrema destra) e International Business Times (19/2), e Business Insider, che linka persino il Jerusalem Post e Counterpunch.org (vari post), fino ai più “alternativi” Infowars, Global Research e il sito di La Rouche ripreso in italiano da Movisol e altri: http://www.informarexresistere.fr/2014/02/21/loccidente-sta-sostenendo-un-golpe-neonazista-in-ucraina/

Carta delle maggioranze etnico-
linguistiche in Ucraina e i dati
della repubblica di Crimea.
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16-03-2014 - Si tiene il referendum in Crimea. Si chiede agli abitanti della regione autonoma dell’Ucraina se intendono ripristinare l’assetto degli anni Novanta (c’era un tasso di autonomia ancora maggiore) o se puntano a procedere sulla strada dell’indipendenza. Il quesito definitivo è diverso da quello proposto originariamente, in cui si domandava se si volesse mantenere l’attuale grado di autogoverno o se al contrario si preferisse tornare agli anni Novanta. La variazione, accompagnata dalla convocazione alle urne anticipata rispetto a quella prescelta in origine (25 maggio), suggerirebbe che c’è fretta di chiudere la conta e procedere con lo strappo. Il risultato della tornata è chiaro: il 97 per cento di chi ha votato ha scelto di secedere dall’Ucraina.

21-03-2014 - Si riunisce il Consiglio europeo. L’Ue firma con l’Ucraina la parte politica degli Accordi di associazione, pacchetto di misure che agevolano economia e commerci, con l’intento di approfondire i legami tra le parti. Questi stessi provvedimenti erano stati negoziati dall’ex presidente Viktor Yanukovich, che poi li respinse il 21 novembre, dando il “la” alla protesta popolare, che nel corso dei giorni ha cambiato segno: da tendenzialmente europeista a chiaramente nazionalista, dalla critica a Yanukovich alla priorità di cacciarlo.

24-03-2014 - Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania e Giappone decidono di boicottare il G8, fintanto che la politica russa sull’Ucraina non cambierà di segno. In altre parole, è un’esclusione di Mosca dal consesso dei potenti. Il Cremlino incassa, senza esibire particolare dispiacere.
Obama si è presentato a Bruxelles con la promessa che ci penseranno loro, gli Stati Uniti, a compensare il ridotto afflusso di gas dalla Russia all’Unione europea. Come? Aumentando le esportazioni di gas naturale dall’America verso l’altra sponda dell’Atlantico. Non proprio un favore “disinteressato”.
Tanto più che il presidente ha spiegato che, per facilitare l’arrivo del gas americano sui mercati europei, bisognerà approvare nei tempi più rapidi possibili la nuova partnership transatlantica di libero scambio (Ttip l’acronimo). Peccato che in Europa non manchino i critici di questo accordo, accusato di consentire alle grandi aziende statunitensi di scavalcare la (spesso restrittiva) legislazione europea in fatto di tutela ambientale e dei consumatori.
Obama ha poi aggiunto che, se l’Europa vuole continuare a usufruire della “protezione” americana in caso di un’escalation della tensione con Mosca, non può pensare di tagliare troppo la sua spesa per la difesa (un riferimento anche ai piani del governo italiano di tagliare il budget del ministro Pinotti?). «La libertà non è gratis», ha detto il presidente americano incontrando i vertici della Nato.

27-03-2014 - L’Assemblea generale dell’Onu approva una risoluzione che bolla come illegale l’adesione della Crimea alla Federazione russa.

1-04-2014 - La Nato sospende la cooperazione militare e civile con la Russia. Nel frattempo, nei giorni precedenti, Yulia Tymoshenko e Petro Poroshenko si sono registrati ufficialmente come candidati alle presidenziali, in calendario il 25 maggio.

6-04-2014 - I gruppi filo-russi manifestano a Donetsk, occupano la sede del governatorato e chiedono un referendum sulla falsa riga di quello tenutosi in Crimea. Donetsk è la roccaforte industriale del paese e la roccaforte elettorale del Partito delle Regioni. Si trova nell’est del paese. Le stesse scene – occupazione e rivendicazione del referendum – si verificano a Lugansk e Kharkhiv, altri due centri urbani della fascia orientale dell’Ucraina. Kharkhiv è la seconda città più grande del paese, dopo la capitale Kiev.

Oleksandr Turchynov.
10-04-2014 - Il presidente provvisorio dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov, firma una legge sulla “lustrazione”.
Riguarda i giudici. Potranno essere chiamati a spiegare di fronte a una commissione i loro presunti legami con l’amministrazione Yanukovich. In cantiere ci sarebbero altre misure analoghe, su diverse altre cariche della pubblica amministrazione.
Oleksandr Turchynov, pastore battista, è stato incaricato come presidente facente funzione dell'Ucraina.

11-04-2014 - Continua la protesta dei filo-russi a est. A Donetsk e Lugansk le sedi dei governatorati restano occupate. Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatseniuk, propone alle regioni orientali un’ampia autonomia amministrativa. L’aveva già fatto a fine marzo, nel corso di un intervento diretto proprio ai cittadini delle regioni dell’est. La differenza è che stavolta Yatseniuk ha parlato da Donetsk, dove si è recato in visita. Un gesto, forse tardivo.

12-04-2014 - Arriva a Kiev il direttore della Cia, John Brennan. La notizia suscita stupore. Secondo diverse testate la visita del numero uno dell’agenzia di intelligence americana, che ha conferito con gli esponenti del governo ucraino, si è concentrata sulla necessità di favorire un maggiore scambio di informazioni e una più solida collaborazione tra Washington e Kiev, sul piano dei servizi. Essendo le forze armate ucraine inadeguate al confronto con quelle russe, si punta sul rafforzamento della qualità dell’intelligence.

Milizie ucraine con
mezzi blindati, pubblicata il 21 aprile.
15-04-2014 - Kiev lancia un’offensiva definita "anti-terrorismo" nelle regioni dell’est, inviando mezzi militari e soldati. In questi giorni si sono verificati degli scontri, con alcune vittime. Ieri tre filo-russi sono stati uccisi a Mariupol, nella regione di Donetsk. C’è l’impressione che tanto Kiev quanto Mosca abbiano alzato la posta in gioco proprio alla vigilia di questi negoziati di Ginevra. Questo non toglie che la situazione è delicatissima.

La percentuale delle persone di
 etnia russa in Ucraina nel 2001.
17-04-2014 - A Ginevra, tavola rotonda tra Russia, Stati Uniti, Unione europea e Ucraina. L’obiettivo è ricucire gli strappi che stanno dilaniando l’ex repubblica sovietica. Compito molto arduo, considerando anche quello che sta accadendo nell’est del paese. Le forze armate di Kiev sono intervenute allo scopo di bloccare l’offensiva dei gruppi armati filo-russi, infiltrati secondo i più da agenti e militari di Mosca. Ci sono stati scontri. Ci sono stati morti, a quanto pare.

Ucraina: ubicazione di Lugansk.
1-05-2014 - Ucraina, attacco di filo-russi a Donetsk. Manifestanti filo-russi hanno preso d'assalto la sede dell'ufficio del procuratore regionale di Donetsk. Almeno quattro poliziotti sono rimasti feriti. La folla ha lanciato pietre contro l'edificio e i poliziotti in tenuta antisommossa intervenuti a difesa del sito, che hanno risposto all'attacco della folla con granate stordenti e gas lacrimogeni. I poliziotti sono stati picchiati e disarmati dalla folla, al grido di "fascisti fascisti!".
La provincia di Donetsk.
La provincia (oblast) di Donetsk ha una spiccata vocazione industriale; prima lo sfruttamento del carbone, poi l’acciaio, hanno legato saldamente la sua storia economica all’Urss durante tutto il ’900. Donetsk era tanto importante per il suo acciaio che Mosca la ribbattezzò come Stalino.
Il distretto di Donetsk è inoltre uno dei più popolosi dell’Ucraina, e le sue spinte separatiste non risalgono a oggi. Durante le elezioni presidenziali del 2004, l'oblast era già in odore di autonomia, perché Viktor Yanukovych, già presidente dell’oblat dal 1997 al 2002, perdeva le elezioni sotto le spinte di quella che tutti chiamarono Rivoluzione Arancione.

Ucraina: Slavyansk, nella provincia
di Donetsk.
2-05-2014 - Kiev attacca Slavyansk, in mano ai filorussi. Due soldati ucraini uccisi, presi nove checkpoint che erano in mano ai separatisti. L’esercito ucraino ha lanciato “un attacco su larga scala” su Slavyansk, una delle città dell’est controllate dai miliziani filo-russi. 
Il ministero della Difesa ucraino ha riferito che durante la fase attiva dell’operazione militare a Slaviansk, due soldati sono stati uccisi e molti altri feriti, sono stati abbattuti due elicotteri Mi-24 e danneggiato un elicottero Mi-8. La fase attiva del raid sulla città dove vengono tenuti in ostaggio gli osservatori Osce è iniziata all’alba. Le forze di sicurezza utilizzano aeromobili mandati da Kiev e veicoli blindati.
Ucraina: manifestazione di filorussi
sotto la statua di Lenin a Slavyansk.
Nella città di 160.000 abitanti sono risuonate le campane delle chiese per avvertire la popolazione del pericolo imminente. Fonti del ministero dell’Interno ucraino hanno fatto sapere che il governo non commenterà quanto sta accadendo a Slavyansk “finche’ l’operazione non sarà terminata”. L’offensiva, se confermata, sarebbe la prima risposta militare su ampia scala ai miliziani filo-russi che hanno preso il controllo di numerosi edifici pubblici di città del sud-est dell’ex repubblica sovietica, alimentando la più dura contrapposizione tra Mosca e Occidente dai tempi della Guerra Fredda.
Una conferma del clima teso era venuta dalla parata dei lavoratori sulla Piazza Rossa per il Primo maggio voluta dal presidente russo, Vladimir Putin, la prima dall’era sovietica, trasformatasi in una manifestazione di sostegno al Cremlino per l’annessione dell’Ucraina e la protezione della minoranza russofona.

Ucraina: evidenziate Kramatorsk
e Odessa.
3-05-2014 - Kiev, controffensiva nell’Est, 60 morti. Mosca: perso il controllo dei filorussi.
Sloviansk, Odessa, e adesso anche Kramatorsk: l’offensiva di Kiev si allarga, con scontri sanguinosi tra filorussi e ucraini. Rilasciati gli osservatori dell’Osce. Il portavoce di Putin: non sappiamo come rispondere a violenze.
Scontri a Odessa: sono 42 i morti e 125 feriti, tra cui 21 poliziotti, le vittime della guerriglia scoppiata venerdì sera a Odessa. A colpi di bastoni, lanci di pietre e molotov filorussi e filo ucraini si sono scontrati a Odessa, città portuale sul Mar Nero. Centinaia di militanti hanno attaccato una manifestazione per l’unità nazionale alla quale partecipavano circa 1.500 persone. La polizia è intervenuta per separare i due campi, ma il bilancio è tragico. Oltre alle vittime per gli scontri in piazza, almeno trentotto persone sono morte in un incendio nella sede dell’Unione dei sindacati (la Casa dei sindacati) della città. Una trentina di persone sono morte per l’intossicazione da fumo e altre 8 si sono schiantate al suolo dopo che si erano gettate dalle finestre dell’edificio per sfuggire alle fiamme. Nell’edificio si sarebbero rifugiati i filorussi dopo gli scontri in città. Secondo alcune fonti russe, alcuni dei filorussi si sono lanciati dalle finestre per sfuggire alle fiamme: e sopravvissuti alla caduta, sarebbero stati circondati e bastonati dagli estremisti filo-Kiev. Nell’incidente sono rimaste ferite anche una cinquantina di persone, compresi dieci ufficiali di polizia. La polizia ha arrestato più di 130 persone per il rogo, che sarebbe stato causato da bombe molotov lanciate contro il secondo e terzo piano dell’immobile: gli arrestati rischiano accuse che vanno dalla partecipazione ai disordini all’omicidio premeditato. Per il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, le autorità di Kiev «portano la responsabilità di quanto accaduto a Odessa» e ne sono «di fatto complici», come «chi considera legittima la giunta di Kiev». Putin ha inviato le sue condoglianze ai familiari delle vittime.

Immagine da Donetsk.
4-05-2014 - Ucraina, terzo giorno di offensiva a Est. Cresce la tensione a Odessa.
Il governo di Kiev proseguirà l'offensiva«su larga scala» iniziata venerdì contro le roccaforti ribelli filorusse nell'est del Paese, ha annunciato il segretario del consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale, Andriy Parubiy: «Quando si concluderà l'operazione a Slavyansk e Kramatorsk, lanceremo operazioni in altre città dove gli estremisti e i terroristi ignorano la legge ucraina e minacciano la vita dei cittadini ucraini».
Intanto l'offensiva sferrata dalle truppe ucraine in varie roccaforti della regione mineraria di Donetsk, dove per l'11 maggio è stato indetto un referendum locale sulle orme di quello di Crimea, mette in allerta i miliziani filorussi che controllano vari edifici pubblici nel capoluogo regionale. Di fronte all'avanzata della Guardia Nazionale, i ribelli hanno dichiarato la mobilitazione generale in città. In segno di lutto per le 46 vittime di Odessa, in gran parte filorussi, le bandiere che ondeggiano dinanzi al municipio di Donetsk sono listate a lutto.

Risultati delle elezioni 2014 per il parlamento dell'UE.
25-05-2014 - Si svolgono le elezioni per la composizione e la presidenza del parlamento europeo.
L'Europarlamento cambia, ma non abbastanza per delineare, fin da subito, che strada imboccherà e chi sarà il nuovo presidente: cala il PPE ma rimane il gruppo più numeroso, si mantiene stazionario il PSE (S&D), grazie fondamentalmente al voto italiano, cresce il GUE/NGL con il suo 5,99% e si impongono gli euroscettici della Le Pen, di Farage e di Grillo. A quanto pare la politica dell'austerità non è stata molto gradita dai cittadini europei.

Carta con gli esiti del
referendum scozzese.
18-09-2014 - Si tiene in Scozia un secondo referendum per l’indipendenza scozzese dal Regno Unito. L'esito del referendum vede la vittoria degli unionisti con 2.001.926 voti, pari al 55,3% dei votanti. La consultazione è stata frutto di un accordo tra il governo del Regno Unito e il governo scozzese, noto anche come Accordo di Edimburgo, firmato il 15 ottobre 2012 dal primo ministro britannico David Cameron, dal segretario di Stato per la Scozia Michael Moore, dal primo ministro scozzese Alex Salmond e dalla vice-primo ministro scozzese Nicola Sturgeon.

01-12-2014 - Il presidente russo Vladimir Putin ha dato l’addio al progetto di gasdotto South Stream e ha indicato come tracciato alternativo quello che passa per la Turchia. Una decisione che riguarda direttamente anche il futuro della Siria, visto che una delle principali cause che hanno generato la guerra sono le vie del petrolio e del gas.
Vladimir Putin.
Il South Stream (in italiano: flusso meridionale) era un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che avrebbe dovuto connettere direttamente Russia ed Unione Europea, eliminando ogni Paese extra-comunitario dal transito. Era un progetto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall. Secondo i programmi iniziali del progetto, i lavori per la realizzazione della prima delle 4 linee (in parallelo) dovevano essere conclusi entro la fine del 2015 e le consegne di gas dovevano iniziare immediatamente dopo. Entro la fine del 2017 invece era previsto il completamento dell’intero progetto.
Nel 2008, l’Emiro del Qatar propose al Presidente Bashar al Assad un piano strategico per fare passare in Siria il gas in direzione dell’Europa. Assad si oppose, leggendo in quel progetto un piano contro la Russia e l’Iran, suoi storici alleati. Un rifiuto che rafforzò l’alleanza tra i Paesi del Golfo e la Turchia, in vista del rovesciamento di un regime che non “obbediva” alle mire espansionistiche della monarchia sunnita. La Turchia oggi però non è più interessata al progetto del Qatar. Erdogan ha infatti capito che gli unici vantaggi che possono derivare alla sua economia arrivano dalla costruzione del gasdotto russo che, attraverso il suo paese e la Grecia, arriverà nel cuore dell’Europa. Il nuovo gasdotto, con una capacità di 63 miliardi di metri cubi annui, partirà dal giacimento di Russkaya, lo stesso che avrebbe dovuto fornire il gas al South Stream. Un hub gasiero alla frontiera con la Grecia riceverà così ogni anno 50 miliardi di metri cubi, che poi andranno ai clienti dell’Europa meridionale che ne faranno richiesta. Per la parte offshore, nel mar Nero, continuerà a lavorare la stessa Southstream Transport.
Questa mossa ha indebolito l’alleanza del Qatar con la Turchia in un momento dove sia l’Esercito Siriano, sia l’Esercito Iracheno e, infine, Hezbollah infliggono duri copi al terrorismo sostenuto dai Paesi del Golfo.
Il vertice di Doha ha sancito il riavvicinamento ufficiale tra le monarchie del Golfo e l’Egitto. Il Qatar (alleato della Fratellanza Musulmana) si è unito ad Arabia Saudita,Bahrein, Emirati, Kuwait e Oman, gli altri 5 Paesi presenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo, nell’affermare il pieno appoggio al programma politico del Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi.
Che cosa farà il Qatar a questo punto? Forse continuerà a muoversi accanto ai movimenti islamici (tuttora sostiene i qaedisti del Fronte al Nusra), certamente farà in modo che questa sua attività non interferisca con questioni interne delle monarchie del Golfo o metta a rischio la sicurezza nella regione.
La crisi politica e diplomatica negli ultimi otto mesi ha diviso i paesi arabi del Golfo. Il Qatar si è piegato ai diktat dell’Arabia Saudita, del Bahrein e degli Emirati Arabi Uniti scaricando i Fratelli musulmani e finendo per sostenere il nuovo corso egiziano del generale Abdel Fattah al Sisi. Nel discorso di apertura del vertice, l’emiro del Qatar ha invitato gli altri capi di stato regionali a mettere da parte le divergenze alla luce “del pericolo che stiamo correndo a causa della minaccia del terrorismo”.

09-12-2014 - Ondata di vendite sulla Borsa di Atene, che ha chiuso con un ribasso del 12,78%, affossata dagli storni sui titoli bancari. Per il listino greco è la peggior performance da 27 anni.
Borsa di Atene.
Le tensioni sono tornate a tenere banco dopo la decisione del primo ministro Antonis Samaras di anticipare l’elezione del nuovo capo dello Stato entro questo mese. Una mossa che alimenta i rischi di elezioni anticipate. Nel caso il suo candidato venisse sconfitto (Samaras non ha ancora designato un nome per succedere al presidente Karolos Papoulias) il premier sarebbe di fatto costretto a indire elezioni politiche generali che, prevedibilmente, porterebbero alla vittoria dell’estrema sinistra di Syriza (stando ai sondaggi il primo partito del Paese) contraria al commissariamento della Troika.
L’annuncio a sorpresa è giunto ieri sera poco dopo la decisione dei ministri delle Finanze europei, riuniti a Bruxelles, di approvare una proroga di due mesi al piano di salvataggio della Grecia.

12-12-2014 - Mentre in UE la ripresa economica stenta a decollare, con le previsioni di crescita dei Pil nazionali vicino allo 0, Germania compresa, il prezzo del petrolio greggio si affossa e rischia di affondare l'intero Venezuela: il Paese con le maggiori risorse di petrolio al mondo. D'altra parte la produzione mondiale rimane stabile con un aumento da parte dei Paese che non aderiscono al cartello dell'Opec, mentre l'Agenzia internazionale dell'Energia è costretta a rivedere al ribasso, per la quarta volta in cinque mesi, la domanda globale. Secondo un rapporto dell'Aie, infatti, la richiesta mondiale per l'oro nero nel 2015 crescerà di 900.000 barili al giorno a quota 93,3 milioni di barili al giorno: ossia 230.000 barili al giorno in meno rispetto alle previsioni del mese scorso. Le stime sono state nuovamente riviste in calo perché i Paesi produttori sono in difficoltà a causa del calo dei prezzi, spiega l'Aie, sottolineando però che a pesare maggiormente è la situazione in Russia, dove le sanzioni (per la questione ucraina) stanno frenando la crescita. Le stime di domanda per il petrolio russo nel 2015 sono state, infatti, tagliate di 195.000 barili al giorno a 3,4 milioni di barili al giorno. Invece la produzione dei Paesi che non fanno parte del cartello Opec salirà a 57,8 milioni di barili al giorno l'anno prossimo, stima l'Aie.
A farne le spese, più di chiunque altro, potrebbe quindi essere il Venezuela che - secondo un report di Moody's - rischia seriamente il default se le quotazioni del petrolio si stabilizzassero intorno a quota 60 dollari al barile: il paese guidato da Nicolas Maduro possiede, infatti, le riserve più importanti di greggio del pianeta, ma ha un enorme deficit fiscale oltre ad un elevato livello di spesa pubblica.
Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno del 2014, c’è stato un significativo calo del prezzo del petrolio sui mercati mondiali: il prezzo al barile è sceso sotto i 90 dollari. Gl'indici rilevati tra settembre e ottobre riflettono un andamento anomalo, soprattutto se si considera che la situazione politica del Medio Oriente – la zona del mondo con le più grandi riserve di greggio – continua a essere molto grave e instabile: nelle ultime settimane, per esempio, si è parlato molto delle conquiste di alcuni giacimenti petroliferi iracheni da parte dello Stato Islamico.
Anche altri produttori di petrolio stanno affrontando diverse difficoltà: la Libia, la Nigeria, la Russia e la Siria. Nel rapporto mensile diffuso dall’OPEC a metà ottobre si legge che nell’ultimo mese gli stati membri dell’organizzazione hanno prodotto 400mila barili di greggio al giorno in più rispetto al mese precedente. Il Venezuela ha chiesto la convocazione di una riunione di emergenza per affrontare la questione della produzione, mentre l’Iran ha chiesto che si riducano i barili di greggio prodotti. La decisione dipende però in larga parte dall’Arabia Saudita, che ha ampio potere all’interno dell’OPEC e finora si è mostrata piuttosto restia ad acconsentire alle richieste di ridurre la produzione di petrolio (soprattutto per i timori di perdere fette di mercato in Asia). Riguardo al calo del prezzo del petrolio, diversi esperti e analisti hanno individuato almeno due cause, e tre conseguenze significative.
Prima ragione: l’aumento della produzione di petrolio
Sabbie bituminose in USA
La prima ragione è l’aumento di produzione mondiale del petrolio – se aumenta la produzione c’è più offerta, e quindi il prezzo cala – determinato soprattutto da un aumento di produzione negli Stati Uniti. Grazie all’estrazione di petrolio da sabbie bituminose in North Dakota e Texas, la produzione statunitense di petrolio è salita a 8,5 milioni di barili al giorno, il più alto livello mai registrato dal 1986.
Estrazione di sabbie bituminose
in Alberta,  Canada.
 Se si considerano anche i combustibili liquidi derivati dal petrolio, scrive il Washington Post, la produzione americana è quasi al livello di quella dell’Arabia Saudita. Allo stesso tempo sta aumentando anche la produzione del petrolio in Russia, dove si stanno raggiungendo gli alti livelli registrati nel 1987 (11,48 milioni di barili al giorno). Infine negli ultimi 14 mesi è cresciuta anche la produzione di petrolio in Libia, che era crollata a causa della guerra civile del 2011. Oggi in Libia si producono 925mila barili di petrolio al giorno: non è detto però che i ritmi che sta tenendo la Libia continuino a rimanere così alti nei mesi a venire, date le grosse violenze che si stanno verificando nelle ultime settimane tra islamisti, esercito e altre milizie paramilitari.
Seconda ragione: la riduzione del consumo di petrolio
La seconda ragione del crollo del prezzo del greggio riguarda una riduzione generale del consumo del petrolio. In Cina, uno dei maggiori importatori e consumatori di petrolio la mondo, la domanda di greggio non è cresciuta come ci si aspettava: nel corso del 2014 l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha abbassato la sua previsione annuale di crescita della domanda cinese di petrolio per cinque volte (nell’ultima stima si parla del 2,3 per cento; anche per il 2015 è stata abbassata la stima dal 4,2 al 2,3 per cento). Il consumo è calato anche negli Stati Uniti, soprattutto grazie a una politica annunciata dall’amministrazione di Barack Obama nel 2009, secondo la quale entro il 2025 le macchine vendute negli Stati Uniti dovranno fare in media 54,5 miglia con un gallone di benzina (circa 23 chilometri al litro: cioè dovranno consumare poco).
Ci sono poi i guai economici dell’Europa: la debolezza dell’euro ha fatto sì che diventasse molto più costoso per gli europei comprare il petrolio. Infine ha ridotto il suo consumo di petrolio anche il Giappone, che ha cominciato a sostituire sempre più spesso il petrolio con il gas e il carbone: il consumo giapponese potrebbe diminuire ulteriormente nel 2015, ha detto il dipartimento dell’Energia statunitense, quando verranno rimesse in funzione le centrali nucleari.
Prima conseguenza: i problemi della Norvegia
Secondo alcune stime il Mare di Barents, al largo della punta settentrionale della Norvegia, contiene circa il 40 per cento delle risorse petrolifere non ancora scoperte nel paese: è quindi visto come la chiave per aumentare dl produzione di petrolio nazionale, soprattutto visto il progressivo declino e “invecchiamento” dei giacimenti del Mare del Nord. Avviare i progetti per cominciare le trivellazioni nella zona, tuttavia, costa molto denaro (anche per la mancanza di oleodotti e piattaforme): e con i recenti problemi registrati dall’indice Brent – il mercato del greggio estratto nel Mare del Nord – l’inizio delle operazioni è stato rimandato di nuovo. La questione non riguarda solo gli eventuali benefici che ne ricaverebbe l’economia norvegese: il Mare di Barents si trova nel Circolo Artico, una regione che – secondo le stime della US Geological Survey – potrebbe contenere circa il 30 per cento delle riserve mondiali non ancora scoperte di gas e il 13 per cento di quelle di petrolio: far partire il progetto di sfruttamento dell’area, come dicono da anni molti analisti, potrebbe cambiare la geopolitica mondiale e rendere meno dipendente l’Europa e l’Asia dalle importazioni mediorientali.
Seconda conseguenza: effetti sulla politica mondiale
Il crollo del prezzo del petrolio, nonostante infligga un danno economico significativo ai paesi esportatori, potrebbe avere conseguenze in qualche modo positive per l’Occidente. Per esempio, nei primi otto mesi di quest’anno la vendita di petrolio e prodotti derivati ha costituito il 46 per cento delle entrate di bilancio russe. In un momento in cui l’Occidente sta cercando di sanzionare la Russia per le sue interferenze nella crisi in Ucraina orientale, scrive il Washington Post, una diminuzione del 10-20 per cento del prezzo del petrolio potrebbe contribuire a raggiungere lo scopo politico delle sanzioni (non si tratterebbe comunque di danni ingenti). Un discorso simile si può fare per l’Iran, le cui esportazioni di petrolio sono limitate dalle sanzioni occidentali (qui le sanzioni sono legate al rifiuto del governo iraniano di limitare il suo programma nucleare e aprire le proprie installazioni a ispezioni internazionali): se si riduce il prezzo del petrolio si riducono le entrate, e il governo iraniano potrebbe essere costretto a raggiungere un accordo sul nucleare per alleggerire le sanzioni.
Terza conseguenza: gli effetti (notevoli) sulle singole economie
In generale, scrive l’Economist, il primo vincitore del calo del prezzo del petrolio è la stessa economia mondiale. Una variazione del 10 per centro del prezzo del petrolio è associato a una variazione dello 0,2 per cento del Prodotto Interno Lordo globale, ha detto Tom Helbling del Fondo Monetario Internazionale. Quando cala il prezzo del petrolio le risorse si spostano dai produttori ai consumatori, che sono più propensi a spendere i loro guadagni rispetto agli sceiccati del Golfo. A queste variazioni di prezzo del petrolio, gli effetti riguardano direttamente le economie di tutti i paesi. Il mondo produce poco più di 90 milioni di barili al giorno di petrolio: a 115 dollari al barile, si parla di un valore la produzione che raggiunge circa i 3.800 miliardi di dollari l’anno; a 85 dollari al barile il valore scende a 2.800 miliardi di dollari l’anno.

16-12-2014 - Dopo aver ripreso fiato all’apertura dei mercati, il rublo è tornato a precipitare verso
Bank Rossii, la Banca centrale russa.
nuovi minimi assoluti
: 80 rubli per un dollaro, addirittura 100 sull’euro, prima di risalire intorno a quota 90. La mossa spettacolare di Bank Rossii, che la notte precedente aveva portato i tassi di interesse dal 10,5 al 17%, nel tentativo disperato di interrompere il crollo del rublo, non sarebbe bastata, l’effetto si è esaurito in poco tempo. Nel proseguo della giornata odierna, il rublo ha provato a recuperare, e il rapporto di parità rispetto all'euro è fissato ora a 84,55 rubli per un euro, ancora in crescita rispetto ai 78 della chiusura di ieri.
Per dare un’idea della tempesta che si è abbattuta sulla moneta russa, basti pensare che tre mesi fa servivano 50 rubli per comprare un euro. In quello che gli analisti hanno battezzato “il giorno del giudizio” per il rublo, il petrolio è sceso per la prima volta dal luglio 2009 sotto la soglia dei 60 dollari al barile. Travolta anche la Borsa di Mosca, che perde il 19%, il crollo peggiore dal 1995.
Carta dell'Unione Europea nel 2014 con bandiere dei 28 Stati membri:
Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca,
 Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,
 Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria,
 Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Croazia.
Legenda degli stati membri, dei candidati a esserlo, adesioni congelate,
 rifiutate da cittadini o Ue. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

26-1-2015 - La Grecia svolta decisamente a Sinistra.
Tsipras esulta per la vittoria di
Syriza alle elezioni.
In Grecia, trionfa Tsipras, Syriza sopra il 36%, accordo con l'Anel (Greci Indipendenti) per una coalizione di governo
Il partito di sinistra di Alexis Tsipras, che ha basato la sua campagna elettorale sul no all'austerity e sulla richiesta di rinegoziare il debito greco con i creditori internazionali, ha vinto le elezioni politiche. «Il partito Greci Indipendenti sosterrà il governo che sarà formato dal presidente incaricato Tsipras. Da questo momento il Paese ha dunzue un nuovo governo». È quanto ha dichiarato Panos Kammenos, il leader del partito Greci Indipendenti (Anel, di destra) uscendo dall'incontro di un'ora avuto con Alexis Tsipras.
L'esultanza di Alexis Tsipras. «Oggi il popolo greco ha fatto la storia». Sono state le prime parole di Tsipras dopo i risultati del voto. «Chiudiamo il circolo vizioso dell'austerità», ha aggiunto. «I greci hanno mostrato la strada del cambiamento all'Europa», ha detto ancora Tsipras, parlando di «nuova Europa basata sulla solidarietà» e definendo la troika «una cosa del passato. Il voto contro l'austerità è stato forte e chiaro». «Voglio rassicurarvi che il nuovo governo greco sarà pronto a collaborare con tutti gli amici europei» per far «ritornare l'Europa nella stabilità e nella crescita», ha poi sottolineato il leader di Siryza. «Cittadini di Atene, la Grecia oggi ha voltato pagina», ha insistito il premier greco in pectore davanti all'Università di Atene, tra le urla di migliaia di persone che lo aspettavano. «È tornata la speranza, la dignità, l'ottimismo». Tsipras ha ringraziato le delegazioni di tutta Europa venite a sostenere i greci: «È una cosa senza precedenti».
Chi sono i «Greci indipendenti», la destra che si è alleata a Tsipras?
Panos Kammenos.
È una delle sorprese alle elezioni: l’accordo con Syriza sembra innaturale, ma i due movimenti, distanti ideologicamente, sono uniti dal «no» all’austerità

Il fotogramma falsato.
19-03-2015 - Jon Böhmermann, presentatore del talkshow satirico "Neo Magazine Royale" della tv tedesca Zdf,  ha confessato pubblicamente che il video che ritrae il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis mentre mostra il dito medio alla Germania, è un falso. Secondo la confessione I fotogrammi con il gesto sono stati inseriti filmando un attore.

Jeroen Dijsselbloem.
26-06-2015 - Posto dinanzi all’alternativa drammatica tra rifiutare l’ultima proposta - quasi un ultimatum - dei creditori internazionali e sottoscriverla, affrontando una tempesta nel partito e nel governo, Alexis Tsipras, dopo una riunione dei ministri convocata frettolosamente al ritorno dall’ennesimo, inconcludente negoziato a Bruxelles con i partner europei, la Bce e il Fmi,  ha annunciato un referendum per il 5 luglio. La domanda della consultazione popolare non sarà sulla permanenza dell’euro ma sull’accettazione dell’ultimo piano proposto dai creditori.
Ma l’Eurogruppo non ci sta e rifiuta la richiesta del governo greco di estendere l’attuale programma di salvataggio oltre il 30 giugno. «Il programma di aiuti internazionali alla Grecia finirà martedì sera», lo ha detto Jeroen Dijsselbloem, che ha aggiunto: «Siamo determinati a mantenere la credibilità dell’eurozona».
Dal 15 novembre 2012, Dijsselbloem è il ministro delle finanze dei Paesi Bassi e fa parte del secondo governo guidato dal premier Mark Rutte. Dal 21 gennaio 2013 è anche il presidente dell'Eurogruppo, il comitato dei ministri delle finanze dell'Eurozona, costituita dagli stati dell'Unione europea che hanno adottato l'Euro come moneta ufficiale, succedendo nell'incarico a Jean-Claude Juncker. Il 1º febbraio 2013 ha guidato la nazionalizzazione dell'ente finanziario olandese SNS Reaal, prevenendone la bancarotta. Gli azionisti e creditori sono stati espropriati dei titoli senza compensazione e le altre banche nazionali hanno dovuto contribuire al salvataggio con cifre fino a un miliardo di euro.
Nel marzo 2013 Dijsselbloem è stato a capo dei negoziati per la gestione della "Crisi finanziaria di Cipro", nella condotta della quale si è attirato critiche per aver creato un precedente, forzando il prelievo dai depositi bancari come parte del salvataggio delle banche. A commento della sua scelta ha dichiarato "Sono abbastanza fiducioso che i mercati vedranno questo come un approccio ragionevole, molto contenuto e diretto, invece di un approccio più generale ... obbligherà tutte le istituzioni finanziarie, così come gli investitori, a pensare ai rischi che corrono, perché ora dovranno rendersi conto che si può anche far loro del male". Ha dichiarato intorno al 24 marzo 2013 al Financial Times e alla Reuters che il salvataggio di Cipro è stata un modello per la risoluzione dei rischi di bancarotta per i sistemi bancari, ma il 26 marzo 2013 si è contraddetto dichiarando che Cipro non è stato un modello. Dall'inizio del 2015, è impegnato nelle trattative per la gestione della crisi del debito greco e ha respinto nel mese di febbraio la richiesta del ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis di indire una conferenza tra tutti i paesi europei per la ristrutturazione del debito, rivendicando la gestione delle trattative al solo eurogruppo che presiede.
Yanis Varoufakis.
Non si è fatto attendere il commento del ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che ha evidenziato come il rifiuto dell’Eurogruppo di concedere alla Grecia un’estensione del programma di aiuti per permettere al popolo greco di esprimersi sulla proposta di accordo è grave e danneggia la credibilità dell’Eurogruppo stesso. «Ho paura che questi danni saranno permanenti», ha aggiunto. E ancora: «Il referendum non è sull’euro. Sarebbe un grande contributo per l’Europa se si mettesse fine alle recriminazioni e a puntare il dito gli uni contro gli altri. L’ultima parola sulla proposta dell’Eurogruppo spetta al popolo greco, non al governo». La riunione a Bruxelles è ripresa senza la Grecia.
Al termine dell’incontro Dijsselbloem ha precisato che Varoufakis è uscito dall’Eurogruppo di sua volontà e che in negoziati non erano terminati. 

27-06-2015 - In serata inoltrata il Parlamento greco ha approvato il referendum e Tsipras ha chiesto di votare “no” per respingere «l’insulto» ricevuto dai creditori. «Il momento della verità per loro è venuto, il momento di quando vedranno che la Grecia non si arrenderà, che la Grecia non è un gioco cui si può mettere fine. Sono certo che il popolo greco sarà all’altezza delle storiche circostanze ed emetterà un forte no all’ultimatim». 
Alexis Tsipras.
«Il popolo greco sopravviverà». È quanto avrebbe dichiarato il primo ministro ellenico, Alexis Tsipras, durante una conversazione telefonica con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, François Hollande, secondo quanto riferiscono alla Reuters fonti del governo di Atene. «Il valore sommo è la democrazia», avrebbe aggiunto Tsipras. «Qualunque decisione l’Eurogruppo prenderà, il popolo greco la settimana prossima avrà ossigeno e sopravviverà», avrebbe dichiarato Tsipras, «la democrazia è un valore supremo in Grecia e il referendum si terrà qualunque cosa l’Eurogruppo decida».
In precedenza Varoufakis aveva detto che la possibilità che la Grecia vada o meno in default sugli 1,6 miliardi di euro da versare al Fondo Monetario Internazionale entro il 30 giugno dipende dalla «flessibilità» dei creditori. Il ministro aveva quindi chiesto la restituzione degli 1,9 miliardi di euro di interessi che la Bce ha maturato sui bond greci detenuti così da poter rimborsare l’istituto di Washington.
Per "La Grecia non vuole più subire l'austerità autoritaria e violenta impostale da UE e Fmi" clicca QUI

06-07-2015 - Referendum Grecia: "No" al 61,31%. Varoufakis, visto come figura ostile dalla omissione Europea, si dimette per aiutare Tsipras.
I risultati del referendum greco
sull'accettazione delle condizioni
imposte dall'Ue.
Da https://www.agi.it/estero/notizie/referendum-grecia-trionfa-il-no-varoufakisvia-per-aiutare-tsipras. (AGI) - Roma, 6 lug. - La Grecia dice un fortissimo "no" al piano dei creditori di Atene: il 61,31% degli elettori ha votato contro il 38,69% dei "si". Sono i dati finali, diffusi dal ministero dell'Interno greco al termine dello spoglio delle schede. Un risultato netto che sembra chiudere le porte all'accordo e aprire uno scenario che potrebbe portare la Grecia a uscire dall'euro. E oggi, a sorpresa, arriva la svolta "europeista" di Tsipras: se ne va il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, autentico 'nemico' dei creditori e artefice della rottura. Varoufakis ha rassegnato le dimissioni annunciandolo sui social network. Sul suo profilo Twitter il ministro ha scritto: "Minister No More! Mi dimetto per favorire un accordo. Poi, in un post sul suo blog, Varoufakis ha spiegato di aver lasciato l'incarico per consentire al primo ministro, Alexis Tsipras, di stringere piu' facilmente un accordo con i creditori. "Subito dopo l'annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell'Eurogruppo e di 'partner' assortiti per una mia... 'assenza' dai loro vertici, un'idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un'intesa", scrive Varoufakis, "per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze". "Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri", ha aggiunto l'ex ministro, "e portero' con orgoglio il disgusto dei creditori". Ieri sera, subito dopo la vittoria del 'no' al referendum, il ministro delle Finanze greco, Yannis Varoufakis, aveva dichiarato: "In questi 5 mesi i nostri creditori hanno rifiutato ogni proposta di discussione, volevano umiliarci. Da domani, grazie a questo bel no chiameremo i nostri partner per trovare un terreno comune". "Volevano colpirci - ha aggiunto - per la nostra resistenza alle loro proposte inaccettabili. Questo era l'obiettivo del loro ultimatum del 21 giugno, che noi abbiamo rimandato indietro con questo voto. Da domani con questo tenderemo una mano per collaborare con i nostri partner e chiameremo ognuno di loro per ricercare un terreno comune di incontro e per trovare una soluzione che sia favorevole ad entrambe le parti". Dal canto suo, Alexis Tsipras aveva dichiarato in tv: "Da domani la Grecia tornera' al tavolo delle trattative". Il premier greco, in un intervento televisivo aveva indicato tre priorita': il funzionamento delle banche, un programma di riforme basato sull'equita' e la questione del debito, cosi' come l'ha recentemente impostata il Fmi. "La nostra priorita' e' un velocissimo riordino del sistema bancario - ha detto Tsipras - e la stabilita' economica. La Bce deve tener presente la situazione sociale e umana del nostro Paese". Inoltre "noi vogliamo continuare le trattative presentando un programma di riforme basate sulla giustizia sociale". "Sul tavolo negoziale dovra' poi esserci anche la questione del debito, specie dopo il rapporto del Fmi nel quele si dice che occorre riarticolare la questione del debito, perche ci sia un'uscita dalla crisi non solo per la Grecia ma anche per l'Europa".

31-07-2015 - Tsipras si arrende all'Ue. L'eventualità di una Grexit, l’uscita della Grecia dell’Eurozona, mantiene l’opinione pubblica europea con il fiato sospeso fino a quando Alexis Tsipras non decide di sconfessare l’esito del referendum del 6 luglio, accettando il nuovo pacchetto di aiuti dei creditori a patto di approfondire le misure di austerità e scartando quindi la possibilità, da lui invero mai contemplata, di collocarsi al di fuori della moneta unica.
Per i greci l’idea di Europa non è mai stata messa in discussione (il che ha radici nell’esasperato bisogno di mantenere la cultura ellenica aggrappata a quella europea e di conservare un’alterità rispetto ai vicini balcanici) e l'eventuale Grexit sarebbe stata una rottura effettuata da sinistra, sull’ondata di una contestazione radicale delle misure di austerità e dell’Europa delle banche.
Tsipras non impugna così il risultato del referendum al fine di convincere l'Ue a non proseguire sulla strada dell'austerità e accetta le condizioni di "austerità calmierata" impostegli in cambio di aiuti economici che non risolveranno certo i problemi del popolo greco, ma serviranno a pagare parte dei debiti contratti con l'Ue e con il FMI. Ma non c'è niente di "calmierato" nel programma di austerità imposto dalla troika su Tsipras e sull'economia e società greca: l'aumento dell'Iva sulla maggior parte dei beni, l'aumento delle tasse sul commercio, la richiesta che tutte le piccole imprese paghino le imposte relative al commercio con un anno di anticipo, i tagli sulle pensioni supplementari, i licenziamenti di massa negli aeroporti regionali... tutte queste misure orrende garantiscono un'accelerazione della crisi del debito e della deflazione. Inoltre, fra le tante spoliazioni, il porto del Pireo è cinese e il Partenone di Atene non appartiene più ai greci.

20-02-2016 - Il Regno Unito ottiene dall'UE uno statuto speciale che David Cameron userà per convincere i cittadini britannici, chiamati al referendum a votare per restare o uscire dall’Unione Europea.
“Ora potrò raccomandare di votare sì al referendum” del 23 giugno, dice il premier conservatore dopo la maratona negoziale durata 40 ore, conclusasi con l’accordo stretto a Bruxelles. Dice che lo farà con “tutto il cuore e l’impegno”, cercando di convincere gli elettori che è meglio riformare l’Unione europea da dentro e restare nel mercato interno piuttosto che uscirne e rinegoziare 27 accordi bilaterali. Ma la strada si annuncia in salita: i sondaggi danno i fautori della Brexit in vantaggio di due punti. Il referendum rappresenta “una delle maggiori decisioni che il Regno Unito dovrà affrontare nel corso della nostra vita”, ha detto il premier davanti alla sua residenza, il 10 di Downing Street, dopo la riunione di Gabinetto. “La scelta è nelle vostre mani”, ha detto in un appello diretto agli elettori. “Ma la mia raccomandazione è chiara. Credo che il Regno Unito sarà più sicuro e più forte restando in un’Unione europea riformata”. L’inquilino di Downing Street rivendica che grazie alla sua battaglia la Gran Bretagna avrà “uno statuto speciale”, che “non farà mai parte del super Stato europeo”, né mai di “un esercito europeo”. E ancora, sostiene che il Regno Unito ha costretto l’Europa a “tagliare la burocrazia“, anche se è esattamente uno dei punti del programma di Jean-Claude Juncker. E assicura che Londra ha “riconquistato il controllo” sulle sue frontiere, riuscendo a bloccare gli abusi dei lavoratori europei che “sfruttano il nostro sistema di welfare“. Quello che Cameron ha ottienuto è il poter limitare l’accesso ai benefici (spalmato su quattro anni) per 7 anni, fino al 2024. Concettualmente è uno strappo per l’Unione Europea, che non ha mai ammesso discriminazioni. Aveva però chiesto uno “freno d’emergenza” di 13 anni. E a chi gli fa notare che ha avuto poco più della metà, replica che “nessuno pensava che sarei mai riuscito ad ottenere alcun limite”. Cameron riesce a far passare anche l’indicizzazione degli assegni per i figlimilioni. In Scozia il Remain ha ottenuto 1,66 milioni di voti, il Leave 1,01 milioni. In Irlanda del Nord il Remain ha ottenuto 0,44 milioni di voti, il Leave 0,35 milioni. Intanto scatta l'effetto Brexit in Borsa con un venerdì nero per tutti i mercati e il crollo della sterlina. L'affluenza alle urne è stata del 72,2% degli aventi diritto.
In compenso il premier britannico martella sul recupero di sovranità, sul fatto che in una futura riscrittura del Trattato sarà esplicitamente scritto che il concetto di “unione sempre più stretta”, su cui si fonda la costruzione europea sin dai Trattati di Roma del 1957, non si applicherà più alla Gran Bretagna. Nel testo finale dell’accordo resta un grado di autonomia per banche, assicurazioni e istituzioni finanziarie della City dal ‘single rulebook‘ europeo. Era il punto più delicato del negoziato, quello su cui François Hollande ha fatto da testa di ariete, col sostegno di Germania, Italia, Lussemburgo e Belgio. L’autonomia alla fine è ridimensionata dal ripetuto richiamo all’obbligo di rispettare “condizioni di parità nel mercato interno”. E la City non sarà esente da dover rispettare anche eventualmente aumentati poteri delle authority europee di controllo, come Eba e Esma. Da http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/20/brexit-accordo-regno-unito-ue-ora-londra-avra-uno-status-speciale/2481352/

19-03-2016 - Varoufakis è intervistato a Roma. Da http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/19/news/parla_varoufakis_diem25_un_movimento_per_superare_il_fallimento_dell_europa_-135819322/. La crisi greca non è finita, anzi. "Tsipras sta percorrendo un vicolo cieco e lui lo sa benissimo", assicura l'ex ministro all'Economia greco Yanis Varoufakis. È in Italia per il lancio ufficiale del Diem25, a Roma, mercoledì prossimo. In collegamento ci saranno Bernie Sanders e Julian Assange, tra gli altri. Se il movimento riuscirà a cambiare le sorti della politica europea non lo sa nessuno, di sicuro la sua intenzione è bypassare l'attuale sinistra. In Italia, per dire, le chiavi le ha affidate al 31enne Lorenzo Marsili, fondatore di Europe Alternatives. Come e perché è nato Diem25? È un partito? "L'idea è nata l'estate scorsa, subito dopo la disfatta della "primavera ateniese" e l'eclatante fallimento dell'Europa nel rispondere in modo unito ed umano alla crisi dei rifugiati. In questo contesto, vogliamo essere la risposta collettiva che migliaia di europei oppongono al palese stato di disintegrazione dell'Unione Europea, una disintegrazione che gioverà solo alla misantropia, al razzismo e al nazionalismo reazionario. L'unica risposta possibile per evitare un epilogo del genere è democratizzare le istituzioni della Ue tramite la formazione di un movimento transnazionale e pan-europeo, che spinga i cittadini democratici provenienti da ogni nazione e partito ad unirsi ed agire insieme".
Ma vi sentite ancora con Tsipras? "No. Non credo che avrebbe molto da dirmi. Detto questo, sono felice di poter dire che non abbiamo mai interrotto i rapporti, o litigato. È molto importante per me che tra compagni si mantenga una relazione umana e civile anche quando le divergenze sono feroci".
Se Tsipras le chiedesse di tornare a fare il ministro accetterebbe? "Lei capisce, sicuramente, che una tale richiesta da parte di Tsipras significherebbe un radicale rifiuto da parte del governo greco dei termini di resa firmati il 31 luglio 2015...".

I risultati territoriali del referendum
per restare o uscire dall'Ue: Brexit.
Da http://www.ilpost.it/2016/06/24/
e-adesso-che-fa-la-scozia/
24-06-2016 - I risultati definitivi del referendum di ieri sulla Brexit nel Regno Unito:
il "Leave" ha prevalso con il 51,9 % dei voti contro il 48,1% del "Remain".
I britannici che hanno votato "Leave" sono stati 17.410.742 mentre il "Remain" ha ottenuto 16.141.241 voti.
In Inghilterra il "Leave" ha ottenuto 15,18 milioni di voti, il "Remain" 13,26 milioni.
In Galles il "Leave" ha ottenuto 0,85 milioni di voti, il "Remain" 0,77.
Scozia ed Irlanda del Nord si sono schierate decisamente a favore del “Remain” e gli indipendentisti scozzesi, vista la vittoria del fronte opposto, pare che cerchino di svincolarsi dalla corona di Elisabetta II per aderire all'UE come soggetti autonomi, mentre quelli dell'Ulster si unificherebbero all'Eire.
La City, il centro finanzario, è stata la prima circoscrizione di Londra a terminare lo scrutino: il "Remain" ha ottenuto il 75% delle preferenze. Nella City, che corrisponde all'antico tracciato della Londinium romana, abitano soprattutto operatori della finanza e persone che lavorano negli uffici che gestiscono i capitali di mezzo mondo, persone a cui l'establishment sta bene così come sta e che comunque, nel paese, non sono la maggioranza.
La campagna per rimanere all’interno dell’Unione Europea è stata caratterizzata da richiami allarmisti e catastrofisti, come successe in occasione del referendum per l’indipendenza scozzese.
La verità è che entrambe le opzioni sono guidate da diversi pezzi di establishment, quello finanziario e della politica tradizionale nel caso del “Remain”, quello industriale nel caso del “Leave”. Come sottolineava recentemente Paul Mason, non sono mai le élite a guidare le rivolte genuine: quando queste hanno davvero luogo, le élite piuttosto si ritirano terrorizzate verso le colline a cercar rifugio.
Rispetto alle fasce d'età dei votanti, sembra che mentre i giovani abbiano votato per il “Remain”, i meno giovani abbiano invece optato per il “Leave”, per cui, nel dibattito sugli anziani che avrebbero determinato il futuro dei giovani, Enrico Letta suggerisce di valutare l'affluenza ai seggi elettorali secondo l'età.
Degli elettori dai 18 ai 24 anni, ha votato il 36%,
                    dai 23 ai 34                        il 58%,
                    dai 35 ai 44                        il 72%,
                    dai 45 ai 54                        il 75%,
                    dai 55 ai 64                        l' 81%,
                    dai 65 in su                         l' 83%.
A quanto pare quindi, la teoria che non più giovani ignorantoni abbiano deciso il futuro dei giovani colti dell'Erasmus, che probabilmente hanno potuto studiare grazie ai sacrifici dei suddetti, decade, e la scarsa affluenza alle urne di quest'ultimi spiegherebbe il motivo per cui già il 25 giugno, ben 2 milioni di persone abbiano firmato una petizione on-line per ripetere la votazione, e secondo la legislazione british, sono sufficienti 100.000 firme affinché le istituzioni accontentino la richiesta... Probabilmente chi non è andato a votare vorrebbe un'altra possibilità per farlo!
Cameron esce di scena.
La Brexit rappresenta un incidente di percorso causato da David Cameron che, dopo avere ottenuto un privilegiato status per l'U.K. dal Consiglio Europeo in febbraio, avrebbe voluto far cessare definitivamente le spinte anti-europeiste all'interno del partito dei conservatori, di cui è il leader e avendo messo in gioco la sua credibilità guidando la campagna pro-Ue, ha rassegnato di conseguenza le dimissioni da primo ministro annunciando che "il popolo ha votato per lasciare l'Ue" e che quindi "la sua volontà deve essere rispettata". Il premier ha spiegato che rimarrà al 10 di Downing Street (la residenza londinese del Primo Ministro) altri tre mesi ma che poi sarà necessaria, per la guida dei negoziati di recesso dall'Ue, una nuova leadership.
L’eventuale traghettamento della Gran Bretagna fuori dall’Europa sarebbe gestito quindi da un governo conservatore incalzato dalle ali più estreme, galvanizzate dal successo elettorale. Per gli immigrati europei, accusati strumentalmente di abusare dei sussidi pubblici di Sua Maestà, il rischio è che si aprano tempi cupi, cominciando da chi proviene dai Paesi orientali. Gli italiani, considerati ancora come immigrati di lusso, non possono però distrarsi da un dibattito pubblico che potrebbe prendere pieghe preoccupanti. Non è esagerato pensare che i numeri ormai imponenti della nostra comunità inducano le ali più oltranziste a spostare il proprio bersaglio una volta “saldati i conti” con rumeni e polacchi.
In Gran Bretagna la sensazione di non appartenere veramente al blocco europeo e di sentirsi in qualche modo ‘migliori’ è particolarmente diffusa, ma non sufficiente a motivare la maggioranza dei "Leave". Mentre la Grexit sarebbe stata una rottura accettata dalla sinistra della popolazione greca, sull’ondata di una contestazione radicale delle misure di austerità imposta dell’Europa delle banche, l’a scelta della Brexit è stata largamente egemonizzata dal clima di xenofobia e da “padroni a casa nostra” diffuso dall’Ukip di Nigel Farage e da ampi settori del Tory, il partito conservatore, capitanati dall’ex sindaco di Londra, Boris Johnson, a cui si sono aggiunti esponenti pro-Brexit sia nella sinistra Labour che in quella extra-parlamentare.
Per il “Leave” quindi, ha votato anche la parte debole della popolazione: i non più giovani senza speranze, elettori delle periferie e campagne inglesi e gallesi, complici le crescenti disuguaglianze, l'esclusione sociale, il disagio socio-economico dei ceti medi e bassi, gli affitti da capogiro, le ferrovie privatizzate carissime ed inefficienti, lo smantellamento del sistema sanitario nazionale.
La responsabilità della scelta di uscire dall'Unione quindi, per quanto il Regno Unito abbia una sua moneta e abbia ottenuto uno status speciale dall'Ue, non è riconducibile solo all'austerità imposta da Bruxelles ma soprattutto all'avanzamento del progetto neoliberista del governo conservatore, per cui la popolazione inglese si è trovata a scegliere fra un neoliberalismo standard e un rifiuto dell'austerità e della disoccupazione, accompagnato da una reazione xenofoba e protezionista, scaturita dal massiccio fenomeno dei profughi orientali e africani, visti come concorrenti sleali nella ricerca di lavoro, viste le basse tariffe per cui questi sono disposti a lavorare.
La campagna elettorale pro-Brexit infine, ha mantenuto il vero tema, la politica interna all'Ue, lontana dal dibattito pubblico, e l'esito della consultazione dovrebbe essere invece uno stimolo all'UE per rivedere le sue politiche di austerità, virare verso una reale lotta alla disoccupazione con relativa crescita economica e frenare il signoraggio esercitato dalla Germania nei confronti delle politiche economiche dell'UE: potrebbe essere l'occasione per trasformare un'unione economica in un'unità politica, con visioni di politica estera condivise.




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4 commenti:

  1. In questo post ci sono alcune cartine prese dal mio sito www.cittacapitali.it consiglio al webmaster di questo blog di rimuoverle immediatamente, altrimenti sarò costretto a fare un rapporto di violazione del copyright a Google per la rimozione delle pagine e per la segnalazione del sito come spam.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Le tolgo immediatamente se mi dici quali cartine sono... Non posso togliere immagini a caso! Molte sono mie, ma alcune le prese dal web. Tranquillo, se mi dici quali sono le tolgo volentieri, o se preferisci ne segnalo la proprietà!

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