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sabato 10 gennaio 2015

L'ordinamento politico-sociale dell'antica Roma monarchica

Roma ai tempi di Romolo. Clicca
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E' intorno alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo che, nel luogo in cui vi era già un'insediamento proto-urbano abitato da varie tribù italiche in cui erano preponderanti i Latini e i Sabini (o Sabelli), venne fondata Roma.
Fu dagli Etruschi che furono trasmessi al mitico Romolo gli insegnamenti dei cerimoniali per la fondazione della città. Caratteristica fondamentale della nuova città fu l'idea di un potere politico condiviso. Romolo regna con Tito Tazio, re Sabino, viene edificato un foro (forum, cioè fuori) in uno spazio comune non soggetto all'autorità di una parte della popolazione, e uno stato di diritto (ius, da "iusiurandum", "giuramento") che stabiliva i patti, le leggi fra le varie istituzioni.
 Mentre i poteri dispotici orientali sono identificabili da urbanizzazioni in cui è il palazzo del re, unico detentore del potere, al centro dell'attenzione dei costruttori, ora abbiamo una piazza per le assemblee e una netta ripartizione dei compiti e funzioni nelle varie articolazioni del sistema sociale romano.  
La prima organizzazione sociale di Roma antica.
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Romolo istituisce anche un calendario di 10 mesi, e i nomi da settembre a dicembre che usiamo tuttora derivano da quella ripartizione dell'anno.
Il 29-10-2006 Andrea Carandini, un archeologo che ha realizzato numerosi scavi nel centro di Roma, racconta alla cittadinanza gli eventi che portarono al 21 aprile del 753 a.C., data più simbolica che vera.
File solo audio ma preciso, esauriente, completo e intelligente nell'analisi dei semi culturali che contraddistinguono la cultura dell'Occidente. 
Per ascoltarlo, clicca QUI.

La prima organizzazione politica della Roma monarchica è contraddistinta da un monarca elettivo, con pieni poteri, spesso forestiero onde evitare favoritismi di parte, e un corpo civico consultivo, formato da 3 tribù delle 3 etnie costituenti la popolazione, che esprimono a loro volta 10 curie ciascuna (curia da couviria), le assemblee di maschi adulti, le quali si manifesteranno nei comizi curiati, la prima assemblea popolare.
Il termine curia ai primordi della monarchia romana era una suddivisione della sua popolazione (vale a dire le tribù che ne componevano la società), e che fu in seguito utilizzata per significare il posto dove le tribù si radunavano per discutere degli affari dello stato. Da un punto di vista etimologico deriva dall'antico latino "co-viria (da cui Quirites), che letteralmente significa "insieme o adunanza di uomini".
Il Senato, consiglio degli anziani capofamiglia, sarà il fulcro del corpo civico con compiti di reggenza negli interregno, fra un re e l'altro.
Inoltre molte emanazioni degli ordinamenti dell'epoca, sono firmati "Populus Romanus Quirites", intendendo per Populus il potenziale militare (nel latino arcaico il verbo "populare" significava "devastare") che ai quei tempi era stimato in 3.000 fanti e 300 cavalieri, e per Quirites (dal latino couvirites, in Italiano "assemblea dei maschi adulti") l'insieme del corpo civico.

Roma antica con le mura
 serviane, VI sec. a.C. Clicca
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Nel 578 a.C. Servio Tullio diventa il sesto re di Roma.
Considerato il secondo fondatore, Servio Tullio fu l'autore della più importante modifica dell'esercito dell'epoca pre-repubblicana, dividendo la popolazione in classi e centurie. Si rese conto, infatti, che per assicurare a Roma una forza militare sufficiente a mantenere le proprie conquiste era necessario un esercito più numeroso di quello che possedeva (un'unica legione di circa 3.000 fanti e 300 cavalieri, detto esercito romuleo).
Introdusse quindi il "Census", il censimento della popolazione maschile e dei loro capitali, che si teneva ogni 5 anni. Tale occasione si inaugurava con il "Lustrum" che consisteva in una "Lustrazio": tre animali sacri, prima di essere sacrificati, giravano attorno all'esercito in armi schierato nel Campo Marzio per rendere splendore e sacralità all'evento. Lustro è rimasto nel nostro linguaggio come periodo di 5 anni. In relazione al patrimonio posseduto, ognuno apparteneva ad una classe di centurie, che si differenziavano fra seniores, oltre i 46 anni e juniores fra i 17 e i 45 anni. Lo schieramento corazzato oplitico adottato dalla fanteria, i "pedites", prevedeva dispositivi difensivi come corazze elmi e scudi, oltre alle armi offensive (spade e lance) che potevano permettersi solo le prime classi. Al di sotto di un certo patrimonio non si poteva far parte delle classi delle centurie.
Carta del Lazio antico, nel 600 a.C.
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La monetazione a Roma venne introdotta alla fine del IV, inizi del III secolo a.C., per cui i capitali erano misurati in "pecunia" (nome che deriva da "pecora" in latino) non numerata, e cioè metallo pesato. Questo favorì comunque il reclutamento degli strati inferiori della società, fino ad allora esclusi dal servizio militare, segnando così il primo passo verso il riconoscimento politico di quella che solo grazie a questa riforma prenderà a chiamarsi plebe. L'inclusione della plebe nell'esercito portò ovviamente i re etruschi ad un primo contrasto con lo strato superiore della società romana, i patrizi, che vedevano minacciati i propri privilegi. Servio Tullio modificò la tradizionale ripartizione in tribù del popolo romano, che non tenne più conto dell'origine etnica delle genti, ma che considerava come criterio di appartenenza il luogo di residenza. Vennero così create quattro tribù urbane (Suburana, Palatina, Esquilina, Collina); in questo modo, oltre a omogenizzare i cittadini romani, si poteva anche valutare il patrimonio dei singoli cittadini e quindi fissarne il tributo che questi dovevano versare alle casse dello stato, oltre che il censo, che ne determinava la classe militare di appartenenza. Primo fra i Romani, condusse quindi il primo censimento generale (dividendo i cittadini per patrimonio, dignità, età mestieri e funzioni), contando 80.000 - 83.000 cittadini romani, insieme a quelli delle campagne circostanti.
Servio Tullio ampliò il pomerium (confine di Roma) ed aggiunse alla città di Roma i colli Quirinale, Viminale e Esquilino, scavando poi tutto intorno al nuovo tratto di mura un ampio fossato.
Il nuovo corpo civico era quindi composto dai Comizi Curiati, le assemblee dei maschi adulti che formavano le nuove tribù territoriali e i Comizi Centuriati che erano le assemblee degli appartenenti all'esercito in armi, (il populus era inteso come esercito) e che perciò non si potevano svolgere in città, in cui era proibito portare armi, ma fuori dal pomerium, nel Campo Marzio. 
È Tito Livio a darci le informazioni principali sulla composizione dei comitia centuriata, spiegando le vicende della riforma di Servio Tullio. In particolare, Livio nota che l'armamento previsto per ogni classe era a carico del soldato stesso (tranne i cavalli, pagati dallo stato 10000 assi per cavallo + 2000 assi/anno) e che a maggiore censo si accompagnavano, oltre a maggiori costi per le armi, anche un maggiore peso politico. Inoltre la suddivisione tra seniores e iuvenes indicava anche diversi compiti in stato di guerra: agli anziani era affidata la difesa dell'Urbe, ai giovani le guerre fuori Roma. Di seguito ecco la suddivisione dei cittadini in assemblea:
- 18 centurie di Equites equo publico (fanti a cavallo), aggregate alla prima classe; di queste 18, 12 erano di nuova formazione, mentre le altre 6 centurie erano già previste nell'ordinamento, 3 istituite inizialmente da Romolo (una centuria per tribù), altre 3 aggiunte da Tarquinio Prisco.
- I classe (cittadini con reddito superiore a 100.000 assi): 80 centurie (40 seniores + 40 iuvenes); portavano la panoplia greca al completo, comprendente elmo, clipeo (uno scudo tondo), gambali e corazza, tutto di bronzo; inoltre, asta e gladio; a questa classe erano aggregati gli equites e 2 centurie di fabri, ovvero gli addetti alle macchine da guerra, disarmati;
- II classe (cittadini con reddito compreso tra 100.000 e 75.000 assi): 20 centurie (10 + 10); portavano lo stesso armamento della I classe, tranne la corazza ed il clipeo, sostituito da uno scudo quadrato;
- La terza classe (cittadini con reddito compreso tra 75.000 e 50.000 assi) 20 centurie (10 + 10); come la II classe, meno i gambali;
- La quarta classe (con reddito compreso tra 50.000 e 25.000 assi) 20 centurie (10 + 10); portavano solo asta e gladio, nulla per difendersi;
- La quinta classe (con reddito compreso tra 25.000 e 11.000 assi) 30 centurie (15 + 15); erano frombolieri; a questa classe erano aggregate 2 centurie di suonatori di tromba e corno e 1 di inservienti;
- Capite censi (ovvero "censiti per la testa", erano i cittadini senza reddito) 1 centuria; costoro erano esentati dal servizio militare, fino alla riforma di Mario (che decretò la caduta dell'identità cittadino-soldato ed introdusse il mercenariato); presumibilmente non avevano diritto di voto.
Il nome "centuria" non implicava affatto che i membri di essa fossero cento. In particolare, le centurie della quinta classe erano le più numerose, mentre quelle della prima le meno numerose, tant'è che Cicerone affermava che una centuria delle classi inferiori conteneva quasi più cittadini dell'intera prima classe. Solo le centurie degli equites contavano realmente 100 individui.
Esclusi i capite censi, il totale tradizionale delle centurie era di 193. Come ben dice Livio dunque:
« Il servizio militare era a carico dei più ricchi, che però ottenevano anche i maggiori diritti politici; (...) il voto non fu più per testa, come era stato istituito da Romolo; anzi furono istituite delle differenziazioni in modo che a nessuno sembrasse di essere stato escluso dal voto, ma anche in modo che tutta l'autorità risiedesse nei cittadini più ricchi. » (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 43.)
Visibilissime sono inoltre le affinità con la tattica oplitica di origine greca, sorta in Grecia proprio nello stesso periodo.
Servio Tullio fece costruire insieme agli alleati latini, sull'Aventino, il tempio di Diana, che corrisponde alla dea greca Artemide, il cui tempio si trovava ad Efeso, trasferendo da Ariccia il culto latino di Diana Nemorensis. Come per i Greci, per i quali il tempio di Artemide rappresentava una federazione di città, con il tempio di Diana, costruito intorno al 540 a.C., i Romani miravano a porsi come centro politico e religioso delle popolazioni del Lazio e forse anche dell'Etruria meridionale.
Statuetta di Mater
Matuta. Clicca
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Sempre a Servio si ascrive anche la decisione di costruire il Tempio di Mater Matuta ed il Tempio della Dea Fortuna, entrambi al Foro Boario.
Roma continuò comunque la sua politica di espansione territoriale, sia a danno dei vicini Sabini, sia delle città etrusche di Veio, Cere e Tarquinia le quali, non accettando la sovranità di Servio Tullio, considerato un usurpatore, non volevano più rispettare gli accordi di tregua stipulati con Tarquinio; dopo alterne vicende i Romani ebbero la meglio su queste città e ingrandirono il loro territorio verso nord.
Mater Matuta, nella mitologia romana era la dea del Mattino o dell'Aurora.
Più tardi fu associata alla dea greca Ino o, appunto, Aurora. Aveva un tempio nel Foro Boario, realizzato, forse, all'epoca di Servio Tullio (secondo quarto del VI secolo a.C.), accanto al Porto fluviale di Roma, consacrato, secondo la leggenda, da Romolo. Distrutto nel 506 a.C., fu ricostruito nel 396 a.C. da Marco Furio Camillo, nell'odierna area di Sant'Omobono. Un altro tempio dedicato alla dea era nella città di Satricum. La sua festa (Matrialia) veniva celebrata l'11 giugno, a questo culto erano ammesse solo le donne vergini o sposate una sola volta, il cui marito era ancora vivo, mentre le donne schiave ne erano severamente escluse.
Denario del 63 a.C. emesso da Gaio
 Cassio Longino; sul recto
l'elettore in piedi rivolto a sinistra,
 in occasione di un plebiscito,
 deposita la scheda del voto
 (tabella) contrassegnata da
 una V (che sta per Vti rogas,
 equivalente a un SÌ) all'interno
dell'urna (cista).



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