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giovedì 8 gennaio 2015

Ucraina: la crisi finanziata dagli USA per vendere gas all'UE

Carta fisica dell'Ucraina con le 
sue città. Clicca sull'immagine
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Lingua ufficiale dell'Ucraina è l'ucraìno, ma molto diffuso nelle regioni orientali e nel sud, in particolare in Crimea, è il russo, che nella repubblica autonoma della Crimea è anche lingua ufficiale assieme al tataro di Crimea.
La Crimea, assieme alla città autonoma di Sebastopoli, ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza l'11 marzo 2014 ed è in via di annessione alla Russia, ma il governo ucraino non riconosce nessun atto del parlamento della Crimea, che è stato sciolto dalle autorità ucraine il 16 marzo.
Dal 20 marzo la Crimea viene considerata dall'Ucraina "territorio temporaneamente occupato."

Carta dell'Ucraina con le maggioranze
 linguistiche e i dati della Repubblica
 di Crimea. Clicca sull'immagine
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La Storia dell'Ucraina - da http://it.wikipedia.org/wiki/Ucraina
A partire dal XI secolo a.C il territorio che oggi è l'Ucraina fu abitato dai Cimmeri. Nel VII secolo a.C. questo popolo fu cacciato dai nomadi Sciti di ceppo iranico, che vissero nella regione per molti secoli, organizzandosi nel Regno di Scizia e lasciando importanti testimonianze archeologiche. Ad essi si devono, infatti, i cosiddetti kurgani, tumuli funebri, ed i loro celebri corredi di gioielli d'oro.
A partire dal II secolo a.C. gli Sciti subirono la pressione di altre stirpi di nomadi iranici, chiamate collettivamente Sarmati, in particolare degli Jazigi e dei Rossolani.
Contemporaneamente, a partire dal VI secolo, sulle coste del Mar Nero furono fondate alcune colonie di Mileto, fra cui Olbia, Tyras (odierna Bilhorod-Dnistrovs'kyj) e Borysthenes. Dal I secolo d.C. Tyras godette della protezione dell'Impero Romano.
Intorno al 230 le steppe dell'Europa meridionale furono invase dal popolo germanico orientale dei Goti che rimase nell'area fino a quando ne fu espulso dagli Unni intorno al 370. Gli Unni governarono la regione per circa un secolo.
Intorno al 630 l'attuale Ucraina orientale divenne il territorio del canato dei Proto-bulgari. Nel 668 i Bulgari vennero a loro volta espulsi dai Cazari, che diedero vita ad un canato durato alcuni secoli. Tuttavia intorno all'890 nell'area dell'attuale Ucraina si insediarono i Peceneghi, organizzati in otto principati tribali.
La prima unificazione del territorio risale all'invasione di un popolo scandinavo, i Rus', appartenenti al grande gruppo dei Variaghi da cui discesero anche altri ceppi normanni. I Rus conquistarono la città di Kiev nell'882 e ne fecero il centro di un regno chiamato Rus' di Kiev la cui estensione andava dalle rive del Volga al Danubio fino al Mar Baltico. I Rus' formarono per lungo tempo l'élite militare e politica della regione, ma si slavizzarono velocemente, assumendo le stesse tradizioni del resto della popolazione. L'unificazione di un territorio così vasto sotto un'unica autorità conferì per due secoli una grande prosperità alla regione di Kiev, che divenne un punto di passaggio obbligato del commercio lungo il Dnipro, tra il Baltico e il Mar Nero. Lungo il fiume si trasportavano merci pregiate come pellicce, cera, miele, zanne di tricheco e schiavi provenienti dall'odierna Bielorussia.
Nel 988 il sovrano Vladimir I del regno del Rus' di Kiev si convertì con tutto il suo popolo al Cristianesimo di Costantinopoli, sposò Anna, sorella dell'imperatore bizantino Basilio II e iniziò così un periodo di forte influenza bizantina sulla cultura del regno (già iniziata, probabilmente, nel 957). Per diverso tempo la conversione religiosa della popolazione fu solo di facciata, ma la chiesa ebbe l'opportunità di inserire i propri esponenti nell'amministrazione degli insediamenti del Rus di Kiev e di condizionarne le vicende.
All'inizio del XII secolo la regione conobbe un periodo di decadenza: probabilmente a causa di tassazioni troppo elevate, di conflitti tra i nobili e di reiterati attacchi dei popoli nomadi confinanti, molti abitanti abbandonarono la regione per colonizzare le terre ancora selvagge che si trovavano a nord est, lungo il Volga. I tentativi dei sovrani di arginare il declino demografico consistettero nell'introdurre nel territorio le popolazioni delle steppe circostanti che, precedentemente nomadi, iniziarono ad assumere uno stile di vita più stanziale.
In questo periodo si costituiscono i principati di Galizia e Volinia. Per la prima volta appare il nome di Ucraina. Il toponimo Ucraina deriva dallo Slavo Antico Orientale u okraina, formato da “u” ("vicino, presso") e "ocraina" (periferia) la radice slava kraj ("limite", "bordo"). Pertanto, ukraina significa "al margine", o "sul confine", oppure "in periferia". In versione non ufficiale ucraina krajna significa semplicemente "paese, terra".
Intorno alla fine del XV secolo vi fu un'imponente ondata immigratoria da parte di esuli e rifugiati ortodossi, genericamente definiti kozak, cosacchi (parola che in turco significava nomade, o libero) che si riunirono in un gruppo di tribù seminomadi lungo i fiumi Don e Dnepr.
Nell'età moderna il territorio dell'attuale Ucraina era ripartito, secondo confini che si sono modificati nel tempo, fra il Granducato di Lituania (che confluirà nella Confederazione polacco-lituana), la Moscovia (dal 1547 Regno russo e dal 1721 Impero Russo) ed il khanato di Crimea, vassallo dell'Impero Ottomano. La porzione polacca era a sua volta divisa nei palatinati di Rutenia, Bełz, Volinia, Podolia, Kiev, Cernigov e Bracław. Inoltre la Rutenia transcarpatica faceva parte dell'Ungheria e perciò dei domini asburgici; mentre l'odierno Oblast' di Černivci e la porzione sudoccidentale di quello di Odessa appartenevano al principato di Moldavia, anch'esso tributario ottomano.
Fra il 1583 ed il 1657 i Cosacchi Zaporoghi furono soggetti alla corona polacca come parte del palatinato di Kiev. Nel 1648 Bohdan Khmelnytsky si fece proclamare atamano dei Cosacchi e ne guidò la rivolta contro la Polonia, che terminò con la costituzione di uno stato indipendente cosacco. Nel 1654 mediante il trattato di Perejaslav divenne alleato del Regno russo.
Per la sua posizione geografica, l'Ucraina ha giocato un ruolo importante nelle guerre fra l'Europa orientale e l'impero Ottomano, che a seguito di ripetute guerre con l'Impero Russo, fra il 1774 ed il 1784 dovette cedere il canato di Crimea alla Russia. Circa negli stessi anni, in seguito alle spartizioni della Polonia, fra il 1772 ed il 1795, i territori polacchi abitati da Ruteni furono divisi fra Austria (la Galizia e Lodomeria con Leopoli) e Russia (Volinia e Podolia).
All'interno dell'Impero russo l'odierna Ucraina era divisa fra la Piccola Russia (i governatorati di Kiev, Charkov, Poltava e Černigov), la Russia Meridionale (i governatorati di Ekaterinoslav, Cherson, Tauride e parte della Bessarabia) e la Russia Occidentale (i governatorati di Volinia e Podolia). Gli ucraini sudditi dell'Impero austriaco (poi austroungarico) erano detti ruteni ed erano divisi fra il Regno di Galizia e Lodomiria la Bucovina e l'Ungheria.
Nonostante le promesse di autonomia contenute nel Trattato di Perejaslav, l'élite ucraina e i cosacchi non ricevettero mai le libertà che attendevano dall'Impero Russo. Tuttavia, entro l'Impero, gli ucraini poterono arrivare ai gradi più alti della gerarchia e della Chiesa ortodossa russa.
Nell'ultimo periodo, il regime zarista portò avanti una politica di russificazione delle terre ucraine, sopprimendo l'uso della lingua ucraina nella stampa e in pubblico. Nello stesso periodo l'Ucraina divenne il "granaio d'Europa" e Odessa, porto d'imbarco del grano, era la più grande città ucraina e la quarta dell'Impero russo. Kiev e Kharkov erano centri dell'industria tessile.
In seguito alla caduta dello zar, dopo la prima guerra mondiale, l'Ucraina perse l'occasione per ottenere l'autonomia, perché il vertice dello Stato ucraino fu troppo debole nella lotta contro l'invasione della Russia bolscevica.
Fra il 1917 e il 1922 vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di fazioni al potere; questo periodo fu segnato dall'esistenza di più entità statali separate: nei territori austroungarici di lingua ucraina fu proclamata la Repubblica Nazionale dell'Ucraina Occidentale, mentre nell'area appartenuta all'Impero Russo si scontrarono la Repubblica popolare ucraina con capitale Kiev e la Repubblica socialista sovietica ucraina con capitale Kharkov. Ponendo termine ad un periodo di aspre lotte, la Pace di Riga assegnò la Galizia e la Volinia alla Polonia, i sovietici ottennero il resto del paese e nel 1922 l'Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell'URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina.
Alla fine, nel 1922, i territori di lingua rutena dell'Impero Austroungarico risultarono divisi fra Polonia, (attuali Oblast' di Leopoli, Volinia, Rovno, Ivano-Frankivs'k, e Tarnopol), Cecoslovacchia (Oblast' di Transcarpazia) e Romania (l'odierno Oblast' di Černivci). Questi territori furono assegnati all'Ucraina (e quindi all'Unione Sovietica) solo dopo la Seconda guerra mondiale.
Fra il 1929 ed il 1933 la collettivizzazione forzata provocò la morte per fame di milioni di persone: si tratta dello Holodomor, ricordato come il genocidio ucraino.
1933: Carestia in Ucraina (provocata! L‘URSS intanto esporta cereali!) HOLODOMOR= uccidere con la fame. L‘Ucraina considera la Carestia del 1933 un genocidio volutoda Stalin (cfr. anche Ternon - Lo stato criminale). La Dekulakizzazione e la Carestia hanno complessivamente causato milioni di morti, 1 - 2 milioni la prima, 6 - 7 la seconda. F. Benvenuti: Tra il 1927 e il 1936, almeno 8,5 milioni di persone perirono in eccesso del tasso normale di mortalità
Dalle memorie orali dell'Holodomor, raccolte da Olena Kruglikova , Kiev:
Vasyl' Lysenko, nato nel 1927 a Nova Basan' (provincia di Bobrovytsja, regione di Cenihiv), giornalista della radio ucraina, scrittore. Abita e lavora a Kiev.
Le percentuali del PIL dell'Ucraina nei
 suoi territori, decisamente a favore delle
aree russofone. Clicca
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"Ricorda i cadaveri dei contadini per la strada, a Kiev. Soprattutto lo impressionò un bambino, suo coetaneo, con addosso un maglione grigio. Il bambino era disteso per terra con degli spiccioli accanto. In via Poljova, in un seminterrato si poteva comprare del pane di crusca, che si chiamava «rasovka». I contadini formavano una coda che faceva più volte il giro dell'edificio; potevano esserci tremila persone. Il pane veniva venduto in quantità non superiore al mezzo chilo a persona. Un giorno successe che un uomo che aveva portato con sé i suoi figli non resistette alla fame e mangiò tutto il pane acquistato in un boccone. Morì subito dopo. Ogni tanto il padre diceva a Vasyl': «Se muoio, o se mi fanno sparire, non dire a nessuno da dove vieni, perché se ti riportano in campagna non sopravvivi di certo. Di' invece che ti sei perso». Per qualcuno era l'unica via di salvezza: i genitori lasciavano i figli in città sperando che venissero presi negli orfanotrofi. Così sopravvissero le tre figlie dei Tarasenko, di Nova Basan', mentre i genitori morirono di fame".
Carta dell'Ucraina con le migrazioni dai
suoi territori, forti nei territori occidentali,
 ai confini con l'UE.
Nel 1954, all'interno dell'Unione Sovietica, la Crimea fu assegnata all'Ucraina, il segretario del Pcus Nikita Krushchov la regalò alla repubblica sorella facente parte allora dell’Urss. Nel periodo sovietico ebbe grande sviluppo il bacino carbonifero del Donbass e ciò spostò l'equilibrio economico dell'Ucraina a favore delle aree più orientali e russofone.
A partire dal 1990 si diffuse nel paese un movimento nazionalista, il "Movimento del Popolo Ucraino per la Ricostruzione" e nel luglio del 1990 il parlamento proclamò la repubblica. Nel 1991 il partito comunista ucraino venne dichiarato fuorilegge. Il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino dichiarò l'indipendenza e indisse il referendum di conferma e le prime elezioni democratiche della storia dell'Ucraina: il 1º dicembre 1991 il popolo ucraino decise la propria indipendenza ed elesse il primo presidente dell'Ucraina.
Il primo Presidente fu Leonid Kravčuk. I rapporti con la Russia furono inizialmente molto tesi, restavano da risolvere la questione degli armamenti nucleari sul territorio ucraino e il controllo della flotta del Mar Nero ancorata a Sebastopoli.
Viktor Juščenko
L'economia del paese conobbe un periodo di crisi dovuto alla mancanza di riserve energetiche, si ebbero tassi elevatissimi di inflazione e le tensioni interne aumentarono. Kravčuk fu sconfitto nel 1994 da Leonid Kučma, riformatore filo-russo rieletto poi nel 1999. Alla fine degli anni novanta i rapporti fra Ucraina e NATO furono causa di nuove tensioni con la Russia.
Nel 2000 venne formato un governo riformista con a capo Viktor Juščenko.
Nell'aprile 2001 la maggioranza parlamentare si dissolse e il primo ministro Viktor Juščenko venne destituito, dando inizio a un periodo di instabilità. Dopo il breve mandato di Anatolij Kinakh, dal 21 novembre 2002 fu nominato primo ministro Viktor Janukovyč.
La rivoluzione arancione e il periodo 2004/2010 - I risultati delle elezioni presidenziali dell'ottobre/novembre 2004, dopo proteste popolari per sospetti di brogli a favore del primo ministro Janukovyč (sostenuto dal presidente uscente moderato Kučma) e la cosiddetta "Rivoluzione arancione" da parte dei sostenitori di Juščenko, vennero sospesi dalla corte suprema.
Viktor Janukovyč
Le elezioni si ripeterono il 26 dicembre 2004 e il nuovo presidente risultò Viktor Juščenko, entrato in carica il 23 gennaio 2005. Tale rivoluzione vide il forte sostegno degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, che salutarono con favore la caduta di un'altra autocrazia post-sovietica. Con l'ascesa al potere di Juščenko ed il conseguente spostamento politico dell'Ucraina verso l'Unione Europea, Gazprom tuttavia iniziò a tariffare il gas all'Ucraina al prezzo di 230 dollari, aumentando considerevolmente la precedente tariffa di 50 dollari, da sempre un prezzo di favore della Russia verso l'Ucraina.
Ucraina: risultati delle elezioni
del 2004. Netta differenza fra l'area
occidentale e quella russofona
In seguito alle elezioni per la Verchovna Rada, il parlamento ucraino, tenutesi il 26 marzo 2006, la "coalizione arancione" presieduta da Juščenko uscì notevolmente ridimensionata a causa del voltafaccia di una parte della coalizione, il partito socialista. Janukovyč, eletto primo ministro, riuscì poi a modificare la costituzione per via parlamentare riducendo i poteri del presidente. Ciò spinse Juščenko, il 2 aprile 2007, a firmare un decreto per sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni legislative; il decreto venne bocciato in parlamento, fra le proteste del premier Janukovyč e dei suoi sostenitori nelle piazze.
Il 30 settembre 2007 la crisi sfociò in elezioni parlamentari anticipate, frutto di un accordo tra Juščenko, Janukovič ed il presidente del parlamento, Oleksandr Moroz. L'esito fu controverso: se il "Partito delle Regioni" di Janukovič risultò essere il primo partito, la coalizione tra il "Blocco Elettorale Julija Tymošenko" di Julija Tymošenko e il "Blocco Nostra Ucraina-Autodifesa Popolare" di Juščenko ottenne la maggioranza dei seggi. Julija Tymošenko fu pertanto nominata primo ministro il 18 dicembre 2007.
Julija Tymošenko
Nel 2008 si verificò un'altra crisi politica, causata dalle reazioni alla guerra in Ossezia del Sud; il presidente Viktor Juščenko sciolse, dopo circa un anno dalle precedenti elezioni, la Verchovna Rada e indisse nuove elezioni, poi annullate a causa della formazione di una nuova coalizione di governo, sempre guidata da Julija Tymošenko.
Ucraina: risultati delle elezioni
del 2010. Netta differenza
fra l'area occidentale
e quella russofona
Dal 2010 alla rivoluzione dell'Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina) del 2014 - Nel 2010 alle elezioni presidenziali fu eletto Presidente della Repubblica Viktor Janukovyč, che sconfisse la Tymošenko di stretta misura. Nel 2011 la Tymošenko venne coinvolta in un procedimento penale per malversazione di fondi pubblici, con l'accusa di aver siglato con la compagnia russa Gazprom un contratto per la fornitura di gas naturale giudicato inutilmente oneroso per il paese. Il 29 agosto 2012 la Corte Suprema dell'Ucraina nell'ultimo grado di giudizio ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per abuso d'ufficio. A favore dell'ex Primo Ministro ucraino è arrivata la sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo, che il 29 aprile 2013 ha decretato "illegale" la detenzione della Tymošenko.
Nel corso del 2013 iniziarono forti proteste pro-europee contro il presidente Janukovyč, politicamente filo-russo, sfociate in dicembre quando il governo ha sospeso un accordo di associazione tra l'Ucraina e l'Unione europea. Tali proteste sfociarono poi nel corso di gennaio e febbraio 2014 in feroci e violenti scontri con feriti e morti, che hanno portato il 22 febbraio alla deposizione del Presidente Janukovyč e alla scarcerazione della Tymošenko.
Carta di oleodotti e gasdotti
 russi verso l'UE e il sud. Clicca
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Dal 21 dicembre 2007, in seguito all'estensione dell'area Schengen, arrivata fino alla Polonia, sono aumentate le pressioni ucraine sull'Unione europea per un'accelerazione del processo di integrazione. Schengen, infatti, comporta un notevole inasprimento del regime dei visti fra i paesi che vi aderiscono e gli altri e ciò ha reso molto difficile i passaggi di frontiera dall'Ucraina alla Polonia, che erano prima circa 6,5 milioni l'anno. Questo è un problema soprattutto per le circa centomila persone che si stima vivessero di traffici transfrontalieri e per gli abitanti della Galizia, inclusa nella Polonia dal XV al XVIII secolo, poi governata dall'Austria e di nuovo unita alla Polonia dal 1921 al 1941, dove pertanto molti abitanti hanno parenti oltreconfine. Per questo Polonia e Ucraina hanno sottoscritto un accordo secondo cui gli abitanti a meno di 50 km dal confine non avranno bisogno dei visti, se l'UE approverà.
L'Ucraina, come altri paesi dell'ex-URSS, sconta la tensione derivante da una parte dalla volontà della Russia di mantenere la propria influenza e in certi casi la sovranità su questi popoli e dall'altra il desiderio di questi popoli di affrancarsi da Mosca ed entrare a far parte, nel caso dell'Ucraina, di Unione Europea e Nato: le tensioni in Moldavia/Transnistria e nell'area del Caucaso (Georgia, Ossezia, Inguscezia, Abcasia) che da anni sono teatro di conflitti e cruente rappresaglie quando non di guerra vera e propria fra Russia e governi e/o indipendentisti locali (spesso sostenuti dagli USA), non di rado riguardano anche l'Ucraina in quanto le unità militari navali della Russia sono di stanza nel porto di Sebastopoli.
Nave russa a Sebastopoli
In seguito ai moti rivoltosi avvenuti nei primi mesi del 2014, che decideranno il destino politico dell'Ucraina, gli abitanti delle regioni orientali e della Crimea hanno manifestato il loro desiderio a diventare parte (anche giuridicamente) della Russia; i manifestanti hanno forzatamente destituito i governi regionali, filo europeisti, per eleggerne uno filorusso, issando la bandiera russa; di fronte alla sorpresa di chi scopre questa notizia, la gente afferma di essere "russi da sempre". Il recente intervento militare di Putin sarebbe finalizzato a normalizzare una situazione d'incertezza internazionale.

Carta politica dell'Europa con i 28 stati membri dell'UE nel 2014
e le loro bandiere: Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi
(l'Olanda) , Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,  Svezia,
Repubblica Ceca,  Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria,
Romania e Croazia. Gli altri stati che fanno parte dell'Europa:
Islanda, Norvegia, Russia, Kazakistan europeo, Bielorussia,
Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Andorra,
Liechtenstein, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Bosnia
Erzegovina, Serbia, Kosovo, Montenegro, Albania, Macedonia,
Turchia europea. Segue legenda degli stati membri dell'UE
e dei candidati a esserlo, l'adesione congelata, quelle rifiutate
dai cittadini o dall'UE, la tabella bandiere-nomi degli stati
aderenti all'Unione Europea. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Riepilogo e cronistoria dei più recenti avvenimenti
21-11-2013 - Il presidente Viktor Yanukovich rifiuta gli "Accordi di associazione" e il "Deep and Comprehensive Free Trade Agreement", due misure di incentivi economico-commerciali offerti dall’Ue nello schema della Eastern Partnership, iniziativa mirata a rafforzare la cooperazione con i paesi ex Urss e a contenere, implicitamente, l’influenza di Mosca.
Nello stesso giorno la Rada, il parlamento di Kiev, respinge una serie di emendamenti sulla liberazione dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, condizione che l’Ue vincolava alle intese. La Tymoshenko è stata condannata a sette anni di carcere nel 2011. Secondo l’accusa gli accordi sulle importazioni di gas da lei contratti con la Russia nel 2009 hanno causato un’emorragia finanziaria allo stato.
Nella stessa giornata, piazza dell’Indipendenza, nel centro di Kiev, si riempie. Migliaia di persone prendono parte a una manifestazione contro le scelte di Yanukovich e a favore di una maggiore integrazione con l’Ue. Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina) diventa, da questo momento, il nome del movimento.

27-11-2013 - Si tiene a Vilnius, la capitale lituana, il vertice della "Eastern Partnership". Mezzo fiasco. Il rifiuto ucraino di siglare gli accordi con l’Unione europea ne depotenzia la portata.

30-11-2013 - La polizia carica i manifestanti. Nel frattempo, la protesta, tenutasi quotidianamente dal 21 novembre, ha cambiato segno. Non si configura più come un moto d’indignazione e come la rivendicazione di un destino europeo. Piuttosto, assume la forma di un movimento contro Yanukovich e il suo sistema di potere, in cui trovano sempre più spazio i sussulti nazionalisti. Oltre che a Kiev si manifesta anche in altre città del paese. Persino a est, tradizionale bacino di voti del Partito delle regioni di Yanukovich.

01-12-2013 - L’intervento contro i manifestanti, avvenuto il giorno prima, porta in piazza una marea umana di almeno 300mila persone. È la più grande protesta mai registrata dalla rivoluzione arancione del 2004-2005, quando la pressione popolare portò alla ripetizione del ballottaggio presidenziale (inizialmente vinto da Yanukovich) e alla vittoria di Viktor Yushchenko.
I manifestanti occupano il comune di Kiev. Un’iniziativa coordinata in modo particolare dagli attivisti di Svoboda, partito ultra-nazionalista che nel 2012 è andato in doppia cifra alle politiche. Il suo capo, Oleh Tyahnybok, è assieme all’ex pugile Vitali Klitschko e al luogotenente della Tymoshenko, Arseniy Yatseniuk, uno dei tre capi dell’opposizione parlamentare e di Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina). Sempre a Kiev, viene occupata la sede dei sindacati. Su piazza Indipendenza vanno avanti regolarmente i presidi quotidiani.

02-12-2013 - Yanukovich va in Cina e ottiene otto miliardi in investimenti. La partita ucraina si gioca anche sul fronte finanziario. Il paese è stato martellato dalla crisi, i conti sono profondo rosso. Nei mesi precedenti Yanukovich aveva cercato di giocare su due tavoli, quello europeo e quello russo, allo scopo di alzare la posta e ottenere il più possibile.
Gli accordi proposti dagli europei, tuttavia, erano affiancati da un possibile prestito del Fmi che chiedeva a Yanukovich riforme troppo costose in termini politici, come l’adeguamento dei prezzi del metano al mercato. Ogni governo ucraino li ha sempre tenuti artificiosamente bassi.

10-12-2013 - Le autorità ucraine cercano di sgomberare piazza Indipendenza e di evacuare il comune di Kiev. Il tentativo fallisce. Ma la tensione sale.

17-12-2013 - Yanukovich va a Mosca e ottiene da Putin un prestito da 15 miliardi di dollari, più un vistoso sconto sul gas, il cui costo passa da 400 a 265 dollari per mille metri cubi. L’opposizione sostiene che sottobanco sia stata negoziata anche l’adesione all’Unione eurasiatica, progetto strategico con cui Mosca vuole riaggregare lo spazio post-sovietico. Putin lo considera non complementare con la Eastern Partnership, che a suo avviso è un’invasione europea nel cortile di casa.

Dal 18-12-2013 al 15-01-2014 - In quest’arco di tempo la situazione a Kiev sembra ristagnare. Le proteste calano di intensità. Si registra, la notte del 25 dicembre, il pestaggio di Tetiana Chornovol, un’attivista del campo anti-Yanukovich che si divide tra il giornalismo e la militanza attiva.

16-01-2014 - Il parlamento ucraino approva senza discussione le cosiddette “leggi anti-protesta”, catapultate da Yanukovich nell’assemblea, che limitano fortemente il diritto a manifestare, comprimendo potenzialmente anche la libertà di stampa.

17-28-01-2014 - Nei giorni successivi all’adozione della legge si scatena la guerriglia sulle strade di Kiev. Ulica Grushevskogo, una via situata tra piazza Indipendenza e lo stadio della Dinamo Kiev, diventa un campo di battaglia. In prima linea si schierano gruppi di estrema destra, con postura chiaramente paramilitare. Il principale, tra questi, è Pravyi Sektor. Le forze di sicurezza rispondono con durezza. Gli scontri causano alcune vittime.
Nel frattempo Spilna Prava, gruppo movimentista e nazionalista, inizia a occupare le sedi di alcuni ministeri a Kiev. Gli esponenti di Euromaidan, dal canto loro, assumono il controllo dei palazzi dei governatorati in diverse città dell’occidente ucraino, dove le forze dell’opposizione riscuotono il grosso del loro consenso elettorale.
In questi giorni si registra una serie di consultazioni tra Yanukovich e i capi dell’opposizione. Si cerca una soluzione concordata alla crisi politica.

28-01-2014 - Il parlamento cancella le leggi anti-protesta. Arrivano nelle stesse ore le dimissioni del primo ministro Mykola Azarov, uomo vicino a Yanukovich. Ma le concessioni da parte del presidente non convincono l’opposizione, che rilancia con la riforma della costituzione (più poteri al parlamento) e le presidenziali anticipate, rispetto alla data già stabilita: febbraio 2015.

29-01-2014 - Il Partito delle regioni approva unilateralmente una legge che azzera i processi nei confronti dei dimostranti che hanno preso parte agli scontri, a patto che Euromaidan ponga fine alle occupazioni dei palazzi del potere entro due settimane. L’opposizione bolla la misura come ricattatoria e continua a chiedere riforma della costituzione e presidenziali anticipate, senza ottenere risposte da parte di Yanukovich, che offre invano a Yatseniuk di presiedere un esecutivo di unità nazionale. Nel frattempo la hryvnia, la moneta ucraina, crolla ai minimi storici. Mentre Mosca, dopo l’erogazione di una prima rata da tre miliardi, congela il prestito a Kiev. Il Cremlino vuole garanzie da Yanukovich.

- Gli Usa hanno investito 5 miliardi di dollari per fomentare disordini che tolgano l'Ucraina, da dove passano gasdotti e oleodotti russi, dall'orbita di Mosca, foraggiando anche numerosi politici per fare il "salto della quaglia". Il suo progetto? Vendere all'Europa il suo gas, lo Shale gas o gas di scisto, estratto dalle rocce poco porose nelle grandi profondità del sottosuolo, a prezzo di gravi danni ambientali. Da http://www.greenstyle.it/shale-gas-o-gas-di-scisto-cosa-ce-da-sapere-11525.html. Shale Gas o gas di scisto: cosa c’è da sapere. Con il termine di shale gas, o gas di scisto in italiano, si intende il gas naturale intrappolato nelle rocce poco porose ad alta profondità. Si tratta di gas a tutti gli effetti, in buona parte metano, che però non si trova in un normale giacimento e, di conseguenza, non basta trivellare un pozzo tradizionale per tirarlo fuori. Per estrarlo si usano due tecniche: la trivellazione orizzontale e il fracking idraulico, anche detto hydraulic fracturing. Entrambe sono tecniche già note all’industria petrolifera da diversi anni, ma solo di recente si è scoperto che usandole insieme si può pompare dal sottosuolo il gas intrappolato negli scisti e altri idrocarburi non convenzionali.
Negli ultimi anni lo shale gas è stato il protagonista indiscusso degli scenari energeticisoprattutto negli Stati Uniti dove è partita una nuova corsa all’oro che ha portato alla trivellazione di centinaia di pozzi per estrarre gas di scisto. Per comprendere bene la questione shale gas bisogna chiedersi quanto ce ne sia e dove nel mondo, quali ripercussioni sull’ambiente possano avere le trivellazioni orizzontali e il fracking e quale impatto sulle politiche di riduzione delle emissioni di CO2 avrà lo sviluppo di questo gas.
Una vera e propria mappa dello shale gas non esiste. Rispetto al gas convenzionale, contenuto in una sacca naturale sotto terra, il gas di scisto è difficile da quantificare finché non lo si estrae. Essendo intrappolato nella roccia, infatti, è quasi impossibile avere una fotografia realistica di quanto gas contenga un giacimento di shale gas. Le stime dell’Unione europea parlano di circa 450 trilioni di metri cubi, cioè 450.000 miliardi, a livello mondiale...
...Il motivo per cui lo shale gas è tanto contestato è sintetizzabile in queste due parole. L’accoppiata tra le trivellazioni orizzontali e il fracking idraulico, infatti, oltre a permettere l’estrazione di questo gas è fortemente sospettata di causare danni (o quanto meno seri rischi) al sottosuolo. Capire come funziona il processo aiuta a comprendere i rischi. In un pozzo tradizionale la trivella scende in verticale, accompagnata da grandi quantità di fluido di trivellazione che diminuisce l’attrito, raffredda l’attrezzatura e tiene in pressione il pozzo.
Solitamente la trivella, nella prima parte del suo percorso, attraversa una o più falde acquifere e per questo si usa la tecnica del “casing”. Una sorta di cappotto di acciaio e cemento inserito nel pozzo per renderlo a tenuta stagna e impedire che il petrolio, il gas o il fluido di trivellazione entrino a contatto con l’acqua dolce destinata all’uso umano inquinandola gravemente. Per estrarre lo shale gas a tutto questo si aggiunge una seconda e una terza fase. Una volta fatto il buco in verticale la trivella viene fatta progressivamente deviare finché non si trova a lavorare in orizzontale, rispetto al piano del terreno, in direzione del giacimento roccioso. Una volta raggiunto lo scisto si inserisce dell’esplosivo nel canale scavato dalla trivella, al fine di fratturare la roccia creando delle grosse fessure. Fatto ciò si pompa ad alta pressione dell’acqua con sabbia e agenti chimici al fine di microfratturare ulteriormente lo scisto e liberare il gas che contiene. Questa procedura viene ripetuta più volte facendo procedere a passo di gambero la trivella, facendo più esplosioni e più pompaggi per ogni condotto. E, dalla trivellazione verticale, si procede a fare altre deviazioni orizzontali in modo da fratturare il più possibile la roccia. In questo modo, da un solo pozzo visibile in superficie, si possono realizzare anche dieci vie d’uscita per il gas. Ognuna delle quali comporta varie cariche di esplosivo e conseguente pompaggio del fluido. Questo video, meglio delle parole, spiega il procedimento: https://www.youtube.com/watch?v=lB3FOJjpy7s.

- L'Europa ci casca, o finge di cascarci, e riconosce un golpe a danno di un parlamento democraticamente eletto come una giusta volontà popolare. Il Fmi e l'Ue foraggiano di milioni di euro il nuovo governo che non riuscirà neppure a pagare tutti i debiti con Mosca... i mercenari che combattono in piazza Mandan li paga la Cia. In Ucraina si mobilitano i movimenti per l'adesione all'UE.

07-02-2014 - In una conversazione con l’ambasciatore a Kiev, intercettata e diffusa sul web, l’assistente al segretariato di stato americano, Victoria Nuland, manifesta la scarsa considerazione nei confronti del ruolo mediatore dell’Unione europea. «Fuck the Eu», le si sente dire. Sdegno da parte di Bruxelles, la cui “ministra degli esteri” Catherine Ashton s’è recata più volte a Kiev, da quando è scoppiata la crisi, cercando di riaprire la trattativa sugli Accordi di associazione, assecondata da prestiti del Fmi meno vincolanti rispetto a quelli prospettavi alla vigilia della Eastern Partnership.
Victoria Nuland
«Fanculo l’Unione europea». La frase – in bocca a Victoria Nuland, assistente segretario di stato americano – non poteva non guadagnare i titoli dei media di tutto il mondo. Ma nella (presunta) telefonata tra la Nuland e Geoffrey Pyatt, ambasciatore Usa in Ucraina, c’è molto altro. C’è materiale a sufficienza per mettere in fortissimo imbarazzo il dipartimento di stato americano, e proprio nel giorno in cui si aprono le Olimpiadi di Sochi. E per assestare un grosso colpo alla credibilità dell’opposizione ucraina: da campione dell’apertura all’Europa e della “democratizzazione” del paese a «marionetta» in mano all’America (come suggerito dal canale YouTube che ha pubblicato la telefonata, con corredo di sottotitoli in russo).
Ecco i passaggi cruciali della telefonata. La voce attribuita alla Nuland e quella attribuita a Pyatt discutono delle poltrone nel prossimo governo ucraino:
(Voce attribuita a Pyatt): «Siamo in ballo. Il capitolo Klitschko è chiaramente quello più complicato (Vitali Klitschko è un ex pugile, tra i leader carismatici dell’opposizione). Specialmente l’annuncio che potrebbe diventare vice-premier e hai letto i miei appunti sui rischi di fare quel matrimonio in questo momento; per questo stiamo provando a farci un’idea molto in fretta su quale sia la sua posizione su questa cosa. Credo che il tuo argomento con lui – la prossima telefonata che devi organizzare – è esattamente lo stesso che hai presentato a “Yats” (Arseniy Yatseniuk, il “numero due” di Yulia Tymoshenko). Hai fatto bene a metterlo sulle spine a proposito della sua posizione in questo scenario. E sono contento della risposta che ti ha dato».
(Voce attribuita alla Nuland): «Bene. Non credo che “Klitsch” dovrebbe andare al governo. Non è necessario, non è una buona idea».
Pyatt: «Sì (…) fallo restare fuori (dal governo), deve fare i compiti a casa (…)».
Nuland: «Credo che sia Yats quello con l’esperienza economica, di governo. È lui… Ha bisogno che Klitsch e Tyahnybok (Oleh Tyahnybok, leader del partito della Liberà, anche lui all’opposizione) stiano fuori dal governo. Dovrà parlare con loro quattro volte a settimana, certo. Ma credo che se Klitsch entrasse al governo (…) non funzionerebbe. (…) Un’altra cosa, non so se te ne ho già parlato (…): quando ho parlato con (il sottosegretario generale dell’Onu) Jeff Feltman, aveva un altro nome (per il governo) da proporre al tipo dell’Onu, Robert Serry (ex ambasciatore olandese, inviato speciale dell’Onu in Ucraina). Te l’avevo già detto?»
Pyatt: «Sì, ho letto il tuo appunto».
Nuland: «Ok, (Feltman) ha messo d’accordo Serry e Ban Ki-moon: Serry potrebbe venire (in Ucraina) lunedì o martedì. Sarebbe ottimo, secondo me, per chiudere quest’accordo e ottenere l’aiuto dell’Onu per chiuderlo, e fanculo l’Unione europea».

Gli scontri del 18 febbraio a Kiev
16 e 17-02-2014 - I dimostranti sgomberano una parte degli edifici occupati. Altri restano sotto il loro controllo. Entra comunque in vigore l’amnistia.

Gli scontri del 18 febbraio a Kiev
18-02-2014 - Il parlamento si riunisce e l’opposizione chiede che venga messa in agenda la riforma della costituzione. Richiesta inascoltata. Gli esponenti dei partiti di minoranza e gli attivisti di Euromaidan escono dal perimetro di piazza Indipendenza e si dirigono verso il parlamento, cercando di esercitare il blocco. Scoppia il finimondo. 
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev
Scontri, zuffe, colpi d’arma da fuoco sia da parte dei gruppi radicali della protesta che delle forze di sicurezza.
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev
In serata i corpi speciali del ministero dell’interno stringono d’assedio piazza Indipendenza, ma non vanno allo scontro finale.
Sul terreno, al termine della giornata, si contano almeno venticinque vittime, in quella che è stata la più feroce giornata di scontri da quando è scoppiata, a novembre, la crisi politica più seria nella storia post-sovietica del paese. Nove delle vittime sarebbero poliziotti, lo ha riferito il ministero della sanità.@mat_tacconi

25-02-2014 - In Ucraina il giorno del governo ad interim, per l'ambasciatore ucraino all’Onu Sergeyev “nessun colpo di stato”. Mentre è caccia all'ex presidente Yanukovich, accusato di uccisioni di massa per la sanguinosa repressione delle proteste a Kiev, si attende la formazione del nuovo esecutivo. La Russia: illegittime le nuove autorità, terrorismo contro esponenti del deposto regime. Secondo l'agenzia Ria Novosti per la commissione elettorale non ci sono ostacoli legali per nessuno dei candidati capo dello Stato, inclusa Julia Tymoshenko.
La commissione centrale elettorale ucraina ha pubblicato un calendario online, che dà ai candidati tempo fino al 14 aprile per registrarsi per le elezioni presidenziali. Le votazioni sono previste per il 25 maggio. Secondo l'agenzia di stampa statale Ria Novosti il capo della commissione ha detto che non prevede ostacoli legali per nessuno dei candidati di cui si discute attualmente, inclusa l'ex premier Julia Tymoshenko. Sabato il Parlamento di Kiev ha rimosso Viktor Yanukovych dalla presidenza e ieri ha nominato come presidente ad interim Oleksandr Turchinov. Lo stesso giorno Tymoshenko è stata liberata dalla detenzione.
Arsenij Jacenjuk in piedi di fianco a
Oleksandr Turchinov.
Dal 26 febbraio 2014 Arsenij Jacenjuk è Primo ministro ad interim dell'Ucraina. Arsenij Jacenjuk è nato a Černivci il 22 maggio 1974 da genitori ucraini nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (l'attuale Ucraina). Iniziò a studiare all'Università di Černivci nel 1992, si è laureato nel 1996 e ha frequentato in seguito l'Istituto di Economia e Commercio di Černivci e l'Istituto Nazionale di Economia e Commercio di Kiev nel 2001. Dal dicembre 1992 al settembre 1997 è stato Presidente dell'ufficio legale "Jurek s.n.c.", situato a Černivci. Dal gennaio 1998 al settembre 2001 Jacenjuk ha lavorato nella banca "Aval" a Kiev. Dal settembre al novembre del 2001 Jacenjuk è stato Ministro dell'Economia della Crimea ad interim, e dal novembre dello stesso anno al gennaio 2003, Ministro dell'Economia della Crimea.
Dal novembre 2003 al febbraio 2005, Jacenjuk è primo vicepresidente e capo della Banca Nazionale dell'Ucraina, sotto Sergij Tygypko. Dopo che quest'ultimo ha lasciato la Banca Nazionale, Arsenij Jacenjuk è messo a capo della Banca. Dopo che Vasyl' Cuško fu nominato nuovo governatore dell'Oblast' di Odessa, Cuško chiese ad Jacenjuk di diventare vice-governatore, e ricoprì tale carica dal 9 marzo al settembre 2005.
Dal 27 settembre 2005 al 4 agosto 2006 Arsenij Jacenjuk fuè stato Ministro dell'Economia dell'Ucraina, all'interno del governo di Jurij Jechanurov. Arsenij Jacenjuk guidò poi le trattative riguardo all'ingresso dell'Ucraina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, e dirige anche la commissione Ucraina-Unione Europea. Dal 20 settembre 2006, Arsenij Jacenjuk è stato primo vice del Capo dell'Amministrazione della Presidenza dell'Ucraina, e rappresentante del Presidente presso il Consiglio dei ministri.
Jacenjuk fu proposto per la carica di Ministro degli Esteri dal Presidente dell'Ucraina Viktor Juščenko, e la Verchovna Rada lo nominò il 21 marzo 2007con 426 voti su 450, ma solo dopo che il Parlamento ucraino negò per due volte la fiducia a Volodymyr Ohryzko. Alle elezioni anticipate del 30 settembre 2007, Jacenjuk fu eletto con Blocco Nostra Ucraina (era il terzo in lista), e il 3 dicembre 2007 è stato nominato alla carica di Presidente della Verchovna Rada da parte della coalizione democratica, costituita dal Blocco Julija Tymošenko e dal Blocco Nostra Ucraina. Il 4 dicembre 2007, Jacenjuk è stato eletto Presidente del Parlamento; la sua candidatura è stata l'unica esaminata, ed egli ha ottenuto 227 voti a favore (da parte della coalizione democratica, poiché l'opposizione si è astenuta dal voto). Durante la crisi politica ucraina del 2008, Jacenjuk si è dimesso il 17 settembre, e il 12 novembre 223 su 226 deputati accettarono, tramite voto, le sue dimissioni dalla carica di Presidente del Parlamento. Il voto si svolse tramite il normale sistema di votazione del Parlamento, e non tramite voto segreto, come stabilito dai regolamenti parlamentari. Dopo le dimissioni, Jacenjuk disse ai giornalisti che avrebbe costruito una nuova forza politica "per cambiare la nazione". Il 21 novembre 2008 Jacenjuk fu rimosso dal Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa dell'Ucraina da parte del Presidente dell'Ucraina Viktor Juščenko. A seguito delle proteste di Majdán Nezaléžnosti di una parte della popolazione ucraina nel gennaio 2014, il primo ministro Mykola Azarov, il 28 gennaio, rassegna le dimissioni dalla carica e si trasferisce in Austria, mentre a febbraio, con la protesta che infiamma, il presidente Viktor Janukovyč si dà alla fuga. Il parlamento viene annullato e il 26 febbraio 2014 i capi della protesta saliti al potere incaricano come nuovo primo ministro ad interim Arsenij Jacenjuk, con il compito di traghettare la nazione fino alle elezioni presidenziali di maggio.

06-03-2014 - Vecchie ferite e nuove preoccupazioni, in un’Europa dove la destra estrema è in crescita. E’ una storia vecchia di oltre 70 anni ma sempre viva nella memoria di un paese dove nazionalismo e Seconda Guerra Mondiale sono sempre rimasti temi divisivi, ammette lo stesso sito russo RT. Ed è tornata più che mai alla ribalta oggi che gli ultranazionalisti neoNazisti e russofobi di Svoboda (Libertà)e di Pravy Sektor (Right Sector, Settore Destro o Ala Destra), dopo aver guidato la protesta di Maidan hanno conquistato ruoli di primissimo piano nel nuovo governo e controllano Forze Armate, Polizia, Giustizia e Sicurezza Nazionale. Abbastanza da preoccupare la Russia, certo, ma forse anche l’Europa dove ci si accinge a votare fra qualche mese e dove i partiti di destra estrema, più o meno rivestiti di panni rispettabili, stanno conquistano posizioni tra gli euroscettici.
Stepan Bandera, al centro.
Al centro della disputa è la figura di Stepan Bandera leggendario combattente per la libertà e l’indipendenza ucraina per i nazionalisti ucraini di cui sopra, ma collaboratore della Germania di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale con la quale si alleò in funzione anti sovietica pur di conquistare l’indipendenza del suo paese. La sua organizzazione fascista OUN-B, contribuì all’Olocausto facendo uccidere migliaia di Ebrei e Polacchi e dopo la guerra si batteva per un’Europa totalitaria e etnicamente pura mentre un movimento affiliato portava avanti un fallimentare tentativo di sollevazione contro l’URSS, tanto che Bandera (che secondo alcune fonti era diventato un agente dell’MI6) alla fine venne fatto fuori dal KGB – scrive il sito progressista californiano Salon.com, in un post (25/2/2014) intitolato “ Gli Usa in Ucraina appoggiano i neo-Nazisti?”. E non è l’unico né il primo a esprimere perplessità e porsi interrogativi del genere - Vedi il Guardian già il 22/1 ( L’estrema destra ha infiltrato il movimento di protesta, che non riflette tutti), TIME il 28/1 ( La protesta di Kiev sequestrata da gruppi di estrema destra) e International Business Times (19/2), e Business Insider, che linka persino il Jerusalem Post e Counterpunch.org (vari post), fino ai più “alternativi” Infowars, Global Research e il sito di La Rouche ripreso in italiano da Movisol e altri.: http://www.informarexresistere.fr/2014/02/21/loccidente-sta-sostenendo-un-golpe-neonazista-in-ucraina/

16-03-2014 - Si tiene il referendum in Crimea. Si chiede agli abitanti della regione autonoma dell’Ucraina se intendono ripristinare l’assetto degli anni Novanta (c’era un tasso di autonomia ancora maggiore) o se puntano a procedere sulla strada dell’indipendenza. Il quesito definitivo è diverso da quello proposto originariamente, in cui si domandava se si volesse mantenere l’attuale grado di autogoverno o se al contrario si preferisse tornare agli anni Novanta. La variazione, accompagnata dalla convocazione alle urne anticipata rispetto a quella prescelta in origine (25 maggio), suggerirebbe che c’è fretta di chiudere la conta e procedere con lo strappo. Il risultato della tornata è chiaro: il 97 per cento di chi ha votato ha scelto di secedere dall’Ucraina.

La Crimea, le sue piattaforme del gas,
 i suoi gasdotti e le sue riserve di
gas. Clicca sull'immagine
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LA STORIA RECENTE E IL GRANDE PASSATO - Nel primo biennio dopo l’indipendenza emersero
tensioni già nel 1992, quando gruppi nazionalisti filorussi riunitisi intorno al Movimento repubblicano di Crimea dichiararono l’indipendenza e fu indetto anche un referendum per la separazione da Kiev. I moderati di Nikolai Bagrov riuscirono però ad avere la meglio e le richieste separatiste finirono nel nulla. Nel 1994 il conflitto tra centro e periferia però riesplose quando le elezioni presidenziali locali condussero al potere Yuri Meshkov, legato alla Russia, e rappresentante dell’ala dura indipendentista, vittorioso contro Bagrov con oltre il 72% delle preferenze. Per quasi due anni Simferopoli e Kiev furono ai ferri corti, sino a che Meshkov, cui venne a mancare alla lunga il sostegno delle élite locali, perse definitivamente il duello per l’indipedenza con l’arrivo della nuova costituzione che dava alla Crimea una certa autonomia, ma la definiva parte integrante del territorio ucraino. Da allora, se la questione della separazione non è mai tornata veramente come prospettiva reale: sino a oggi. Non sono però mancati gli episodi che periodicamente hanno ricordato come nella penisola gli orologi siano orientati più sul fuso di Mosca che non su quello di Kiev. Le proteste in Crimea contro le esercitazioni della Nato sul Mar Nero sono una costante dell’ultimo decennio, unite alle tensioni sempre più frequenti tra nazionalisti filorussi e tatari, su cui pesa l’ombra del passato. Le radici del conflitto nascono nel 1944, quando Stalin fece deportare i tatari di Crimea con l’accusa di aver cooperato con i nazisti. Finiti in Siberia e in Asia centrale, i tatari hanno cominciato a ritornare a partire dagli anni ottanta e la minoranza musulmana oggi conta circa 250mila persone. Politicamente contrari ad un’eventuale annessione alla Russia, alle elezioni parlamentari del 2012 i tatari si sono schierati contro il Partito delle regioni, entrando nelle liste di Patria di Yulia Tymoshenko.
LA CRIMEA NELLA STORIA D’EUROPA – Sul Corriere della Sera Sergio Romano ricorda gli avvenimenti più importanti della storia d’Europa che sono passati per la Crimea:
“Fino alla seconda metà del XVIII secolo la Crimea era un khanato tataro, residuo storico dell’Orda d’oro (da cui la Russia era stata occupata nel XIII secolo) e vassallo dell’Impero ottomano. Conquistato da Caterina la Grande nel 1784, permise alla Russia di rafforzare la sua presenza nel Mar Nero e divenne la principale base militare della sua flotta meridionale. La guerra di Crimea e l’assedio di Sebastopoli, nel 1854, confermarono che quello era il ventre molle dell’Impero, la provincia che la Russia non poteva abbandonare senza rinunciare alla propria sicurezza. Una delle condizioni più umilianti del Trattato di Parigi, dopo la fine della guerra di Crimea, fu per l’appunto la chiusura delle basi, imposta dai vincitori. La clausola fu revocata prima della fine dell’Ottocento, ma dopo la Rivoluzione d’Ottobre, durante la guerra civile, la Crimea divenne uno dei principali contrafforti dell’esercito bianco del generale Denikin e, più tardi, del generale Wrangel. Riconquistata dai Rossi, continuò ad avere per lo Stato sovietico la stessa importanza politica e militare che aveva avuto per lo Stato zarista.”
E infine ricorda gli interessi di Putin in zona:
“Vladimir Putin non ha abbandonato questa linea. Ha fatto la guerra cecena per impedire la nascita di uno Stato musulmano a nord del Caucaso, ma ha dato in cambio denaro e autonomia. Ha punito le aspirazioni atlantiche della Georgia con la creazione di due piccoli Stati vassalli (Abkhazia e Ossezia), ma soltanto dopo la provocazione militare di Mikhail Saakashvili. Ha cercato di impedire che l’Ucraina, insieme alla Crimea, venisse attratta verso l’Unione Europea e domani, probabilmente, verso la Nato. Ma non credo che tema il cambiamento dei confini meno di Eltsin. L’Unione Europea, in queste circostanze, ha di fronte a sé due scelte possibili. Può sostenere le piazze ucraine e accettare di conseguenza la possibilità che il Paese si spacchi in quattro pezzi: l’Ucraina di Leopoli, quella di Kiev, quella russofona e una Crimea inevitabilmente soggetta a una sorta di protettorato russo. Può invece cercare con la Russia un accordo che salvi l’integrità dello Stato e lo aiuti economicamente a uscire dalla crisi. Speriamo che si ricordi, prima di prendere una decisione, ciò che accadde quando la Germania, nel dicembre 1991, riconobbe troppo frettolosamente l’indipendenza della Slovenia e della Croazia.”

17-03-2014 - L’Unione europea vara sanzioni nei confronti di politici e alti burocrati filo-russi della Crimea, ma anche di Mosca. Sono misure che riguardano visti diplomatici e beni all’estero. Non così incisive, insomma. Nei giorni successivi l’elenco dei personaggi colpiti verrà ampliato, ma senza conseguenze così notevoli. La cautela europea è condizionata dal fatto che tra il blocco comunitario e la Russia ci sono i ballo grossi interessi economici, come energetici. Berlino è tra le capitali europee che vanta con Mosca i rapporti più serrati. Non a caso gli industriali tedeschi hanno invitato Angela Merkel a evitare il pugno duro con Putin.

18-03-2014 - Discorso di Putin. Il presidente russo difende quanto accaduto in Crimea, senza indugi. Dopodiché firma il decreto con cui la penisola ucraina entra nella Federazione russa. Il parlamento di Simferopoli, il capoluogo della Crimea, aveva chiesto nero su bianco, prima che si tenesse il referendum, di aderire alla Russia.

21-03-2014 - Consiglio europeo. L’Ue firma con l’Ucraina la parte politica degli Accordi di associazione, pacchetto di misure che agevolano economia e commerci, con l’intento di approfondire i legami tra le parti. Questi stessi provvedimenti erano stati negoziati dall’ex presidente Viktor Yanukovich, che poi li respinse il 21 novembre, dando il “la” alla protesta popolare, che nel corso dei giorni ha cambiato segno: da tendenzialmente europeista a chiaramente nazionalista, dalla critica a Yanukovich alla priorità di cacciarlo.
L’Ue e il governo ucraino hanno evitato, al momento, di blindare anche la parte economica degli Accordi di associazione. Kiev ha voluto prenderla con calma, tentando di rassicurare i grandi potentati economici e le regioni dell’est, dove si trova una grossa fetta dell’apparato industriale nazionale. Già con Yanukovich era emerso come le riforme e le liberalizzazioni doganali previste dagli Accordi di associazione avrebbero potuto avere contraccolpi sull’industria, pesante e lenta di riflessi, del paese.

24-03-2014 - Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania e Giappone decidono di boicottare il G8, fintanto che la politica russa sull’Ucraina non cambierà di segno. In altre parole, è un’esclusione di Mosca dal consesso dei potenti. Il Cremlino incassa, senza esibire particolare dispiacere.
L’ultima volta di Barack Obama in Europa – quel discorso davanti alla folla della porta di Brandeburgo, a Berlino – s’era chiusa con una mano tesa alla Russia, l’invito a superare «le posture della Guerra fredda» e a lavorare insieme per la riduzione degli arsenali nucleari. Dieci mesi fa appena. Ieri, nella sua prima visita a Bruxelles da presidente, Obama ha scelto un repertorio classico (e sempre efficace): quello dei valori «universali» che uniscono America ed Europa. Gli stessi valori – a partire dal rispetto del diritto internazionale – che Mosca avrebbe violato con l’annessione della Crimea.
Negli Stati Uniti sono in molti a segnalare che la crisi in Ucraina sta costringendo la politica americana a rivedere la sua agenda geostrategica. Nei suoi primi cinque anni l’amministrazione Obama ha sbandierato la politica del “pivot to Asia”, un’attenzione prioritaria di Washington alla regione del Pacifico. Ora Obama si accorge di dover rassicurare anche gli alleati europei, preoccupati soprattutto dalle possibili conseguenze economiche di un raffreddamento dei rapporti con la Russia. E così Obama si è presentato a Bruxelles con la promessa che ci penseranno loro, gli Stati Uniti, a compensare il ridotto afflusso di gas dalla Russia all’Unione europea. Come? Aumentando le esportazioni di gas naturale dall’America verso l’altra sponda dell’Atlantico. Non proprio un favore “disinteressato”.
Tanto più che il presidente ha spiegato che, per facilitare l’arrivo del gas americano sui mercati europei, bisognerà approvare nei tempi più rapidi possibili la nuova partnership transatlantica di libero scambio (Ttip l’acronimo). Peccato che in Europa non manchino i critici di questo accordo, accusato di consentire alle grandi aziende statunitensi di scavalcare la (spesso restrittiva) legislazione europea in fatto di tutela ambientale e dei consumatori.
Obama ha poi aggiunto che, se l’Europa vuole continuare a usufruire della “protezione” americana in caso di un’escalation della tensione con Mosca, non può pensare di tagliare troppo la sua spesa per la difesa (un riferimento anche ai piani del governo italiano di tagliare il budget del ministro Pinotti?). «La libertà non è gratis», ha detto il presidente americano incontrando i vertici della Nato.
Le rassicurazioni di Obama basteranno a convincere l’Unione europea? Non è detto. La prospettiva di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia – sensata o meno che sia, in un’ottica di lungo periodo – può richiedere tempi lunghi, costi sensibili e nuove infrastrutture (vedi alla voce rigassificatori). Mosca invece ha già cominciato a piazzare il suo gas sui mercati cinesi, a prezzi stracciati. Appena prima di partire per Roma, ieri sera, è riuscito a incontrare i suoi omologi di Giappone e Sud Corea, arrivati a Bruxelles per l’occasione. E sua moglie Michelle già da qualche giorno è in Cina, quasi a bilanciare la presenza di Barack in Europa. L’idea del pivot to Asia, a quanto pare, non è ancora tramontata.
#@lorbiondi

27-03-2014 - L’Assemblea generale dell’Onu approva una risoluzione che bolla come illegale l’adesione della Crimea alla Federazione russa.

01-04-2014 - La Nato sospende la cooperazione militare e civile con la Russia. Nel frattempo, nei giorni precedenti, Yulia Tymoshenko e Petro Poroshenko si sono registrati ufficialmente come candidati alle presidenziali, in calendario il 25 maggio. Saranno proprio loro a giocarsela, presumibilmente. Sempre che il voto si tenga, essendo la situazione complessiva così confusa e drammatica. Lo è anche quella dell’economia. Kiev è a pezzi e non si capisce se i 30 miliardi di dollari che nel complesso Unione europea e Fondo monetario stanzieranno serviranno a rimettere in sesto la baracca.
La Tymoshenko, scarcerata subito dopo il collasso del regime di Yanukovich, aveva inizialmente annunciato che non avrebbe ambito a cariche. Poroshenko è stato uno dei fondatori del Partito delle Regioni, guidato negli ultimi anni da Yanukovich. Poi, durante la rivoluzione arancione, ha appoggiato Viktor Yushchenko, che fu eletto presidente. Ha servito come ministro degli esteri nel governo Tymoshenko, ma anche – sempre come ministro, pur se per un periodo limitato – durante la presidenza Yanukovich. Poroshenko è un oligarca. Ha interessi nell’industria dolciaria e nei media.

06-04-2014 - I gruppi filo-russi manifestano a Donetsk, occupano la sede del governatorato e chiedono un referendum sulla falsa riga di quello tenutosi in Crimea. Donetsk è la roccaforte industriale del paese e la roccaforte elettorale del Partito delle Regioni. Si trova nell’est del paese. Le stesse scene – occupazione e rivendicazione del referendum – si verificano a Lugansk e Kharkhiv, altri due centri urbani della fascia orientale dell’Ucraina. Kharkhiv è la seconda città più grande del paese, dopo la capitale Kiev.
Nel corso della crisi ucraina i gruppi filo-russi dell’est si sono dati molto da fare. Queste iniziative, all’unisono, indicano l’inizio di una nuova fase dell’azione, che si rivolge contro il governo di Kiev e risulta presumibilmente eterodiretta da Mosca. Se non direttamente infiltrata, spiega qualcuno.

Oleksandr Turchynov
10-04-2014 - Il presidente provvisorio dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov, firma una legge sulla “lustrazione”.
Riguarda i giudici. Potranno essere chiamati a spiegare di fronte a una commissione i loro presunti legami con l’amministrazione Yanukovich. In cantiere ci sarebbero altre misure analoghe, su diverse altre cariche della pubblica amministrazione.
Da: http://www.huffingtonpost.com/2014/02/25/oleksandr-turchynov-baptist_n_4854555.html. Traducendo dall'inglese l'articolo del 21 aprile:
Oleksandr Turchynov, pastore battista, è stato incaricato come presidente facente funzione dell'Ucraina.
Dopo mesi di proteste violente, l'Ucraina ha avuto un week-end tromba d'aria che ha impostato il paese su un percorso che potrebbe cambiare radicalmente il suo futuro nei prossimi anni .
Il parlamento ha votato per mettere sotto accusa il presidente Viktor Yanukovich, che fuggì da Kiev dopo due dei giorni più sanguinosi della storia recente dell'Ucraina; Yulia Tymoshenko, personalità la politica, è stata rilasciata dalla prigione dopo più di due anni dietro le sbarre e prontamente ha annunciato la sua decisione di correre per la presidenza .
Nel frattempo, Oleksandr Turchynov, un pastore e il braccio destro della Tymoshenko, è stato eletto presidente ad interim fino al 25 maggio.
Sistemi di turbolenze politiche e di campagna a parte, l'uomo ora al centro non è un politico mediocre. Primo, è un romanziere noto per diversi thriller psicologici, uno dei quali è stato trasformato in un film e proposto agli Oscar nella categoria di lingua straniera. Turchynov ha anche studiato metallurgia , secondo la BBC , e ha agito come capo di una delle prime agenzie di stampa indipendenti dell'Ucraina .
Forse la cosa più interessante, però, è che a differenza della prevalenza ortodossa e cattolica dell'Ucraina, Turchynov è un pastore battista . Egli può essere in minoranza , ma non è affatto il solo.
Secondo l'ucraino think- tank Centrum il paese è per il 2,4% protestante, e la chiesa battista, in particolare, è cresciuta in importanza in Ucraina dai giorni sovietici, quando le chiese battiste ed evangeliche erano illegali .
La Federazione battista europea ( EBF ), vede la nomina di Turchynov come una vittoria non solo per i battisti in Ucraina, ma per il cristianesimo, in generale, nel Paese. In una dichiarazione di Domenica l'organizzazione ha detto:
“Il nostro fratello in Cristo e ministro di una delle Chiese Battiste di Kiev, il Dr. Oleksandr Turchynov , leader parlamentare di opposizione , è stato eletto presidente del parlamento ... Durante tutti questi giorni di proteste e scontri la comunità cristiana in Ucraina è stata la luce e il sale per entrambe le parti. I medici, infermieri, cuochi, studenti e altri gruppi cristiani hanno aiutato ogni volta che c'era un bisogno. Questa situazione ha indotto le chiese e perfino le confessioni a unirsi in preghiera e digiuno per la pace e l'intervento di Dio. La gente ha cominciato a gridare a Dio e anche il supporto TV ha parlato del ruolo della chiesa e Scritture citati ... Che l'Ucraina ha bisogno non è solo un cambiamento di persone autorevoli, ma un cambiamento del sistema e le relazioni delle autorità ordinarie cittadine. L'Ucraina ha bisogno di amore, di misericordia e di perdono. L'Ucraina ha bisogno di Cristo!
L' EBF può essere di destra in marcatura questo come un punto di svolta nel panorama religioso dell'Ucraina. Il presidente messo sotto accusa Viktor Yanukovich prima salutato dalla chiesa ortodossa ucraina, ma negli ultimi mesi turbolenti la chiesa ha preso le distanze dal governo di Yanukovich.
Sacerdoti ortodossi hanno mantenuto una presenza visibile a Kiev nel corso delle proteste, offrendo preghiere a manifestanti e polizia allo stesso modo. La Radio Vaticana ha anche riferito la scorsa settimana che la Chiesa ortodossa ucraina aveva rimosso preghiere per Yanukovich e il suo governo da loro liturgia."

11-04-2014 - Continua la protesta dei filo-russi a est. A Donetsk e Lugansk le sedi dei governatorati restano occupate. Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatseniuk, propone alle regioni orientali un’ampia autonomia amministrativa. L’aveva già fatto a fine marzo, nel corso di un intervento diretto proprio ai cittadini delle regioni dell’est. La differenza è che stavolta Yatseniuk ha parlato da Donetsk, dove si è recato in visita. Un gesto, forse tardivo, con cui il primo ministro ha cercato di dimostrare che il governo centrale non è rappresentativo delle sole regioni dell’ovest: quelle dove si è formato il pensiero nazionalista che ha informato la rivoluzione; quelle che hanno fornito più attivisti e militanti, inclusi i settori dell’estrema destra, alla rivolta contro Yanukovich.

12-04-2014 - Arriva a Kiev il direttore della Cia, John Brennan. La notizia suscita stupore. Secondo diverse testate la visita del numero uno dell’agenzia di intelligence americana, che ha conferito con gli esponenti del governo ucraino, si è concentrata sulla necessità di favorire un maggiore scambio di informazioni e una più solida collaborazione tra Washington e Kiev, sul piano dei servizi. Essendo le forze armate ucraine inadeguate al confronto con quelle russe, si punta sul rafforzamento della qualità dell’intelligence.

15-04-2014 - Kiev lancia un’offensiva anti-terrorismo nelle regioni dell’est, inviando mezzi militari e soldati. In questi giorni si sono verificati degli scontri, con alcune vittime. Ieri tre filo-russi sono stati uccisi a Mariupol, nella regione di Donetsk. C’è l’impressione che tanto Kiev quanto Mosca abbiano alzato la posta in gioco proprio alla vigilia di questi negoziati di Ginevra. Questo non toglie che la situazione è delicatissima.

17-04-2014 - A Ginevra, tavola rotonda tra Russia, Stati Uniti, Unione europea e Ucraina. L’obiettivo è ricucire gli strappi che stanno dilaniando l’ex repubblica sovietica. Compito molto arduo, considerando anche quello che sta accadendo nell’est del paese. Le forze armate di Kiev sono intervenute allo scopo di bloccare l’offensiva dei gruppi armati filo-russi, infiltrati secondo i più da agenti e militari di Mosca. Ci sono stati scontri. Ci sono stati morti, a quanto pare.
Milizie secessioniste con
mezzi blindati, pubblicata il 21 aprile.
La crisi ucraina sta conoscendo un’ulteriore accelerazione. Ma come e perché si è giunti fino a questo punto? Il referendum indipendentista in Crimea sembrava chedovesse chiudere i giochi, e invece no. Mentre in Svizzera ci si siede al tavolo, Putin parla a Mosca. Dice che non vorrebbe usare la forza nell’est ucraino e che l’invio delle truppe da parte di Kiev è un’azione criminale. Ma ammette che nell’operazione politica che ha portato la Crimea alla secessione, i militari di Mosca, contrariamente a quanto affermato finora, hanno avuto un ruolo. Hanno offerto assistenza e copertura alle forze di autodifesa della Crimea. @mat_tacconi

La percentuale delle persone di etnia russa in Ucraina nel 2001

Da questo blog:
21-04-2014 - Sul web gira un video terribile, con il resoconto di un crimine che, se veritiero, confermerebbe l'orientamento nazi-fascista di gruppi di militanti governativi ucraini filo-Ue-USA:
http://www.infonacional.com/2014/04/video-supuestos-nazis-ucranianos-le.html#more
Traducendo l'articolo in lingua spagnola:
"Ieri è stato rilasciato un video in cui, secondo quanto riportato dalla stampa russa, presunti ucraini neo-nazisti appartenenti all'organizzazione "Pravi Sektor" tagliano la gola dell'ex capo della polizia di Donetsk, in presenza della moglie che piange impotente mentre il marito viene ucciso."
Poi c'è il video.
"Le immagini dure contrastano drammaticamente con la falsa apparenza che continuano ad offrire i media del blocco NATO sul governo ucraino e si tratta in realtà di un colpo di stato a Kiev.
In particolare per i principali media europei (in Italia "Repubblica ", "La Stampa" , il "Corriere della Sera", RAI , SKY TV, ecc. ) e per tutti i diffusori di propaganda fedeli all'America, il colpo di stato filonazista di Kiev ha instaurato un governo legittimo, e il nemico ad essere annientato sarà il governo russo , e in particolare Vladimir Putin, che è costantemente demonizzato in tutte le televisioni e la stampa filo-americane, senza eccezioni . Clinton ha definito Putin il "nuovo Hitler degli anni 2.000".
Tuttavia, possiamo scommettere che pochi media saranno informati della barbarie mostrata in questo video da parte di questi neo-nazisti che concorrono al governo ucraino con il sostegno degli Stati Uniti , dell' UE e della NATO .
Avvertiamo che le immagini sono estremamente dure e contengono violenza grafica, così abbiamo deciso di non mostrare il video sul nostro sito web per non ferire i sentimenti della gente, ma quelli che desiderano avere conferma della barbarie di queste persone che i media occidentali descrivono come " democratici" può farlo al seguente link: http://www.infonacional.com/2014/04/video-supuestos-nazis-ucranianos-le.html#more
Sarebbe opportuno, tuttavia, che se il video sembrasse autentico, Catherine Ashton (addetta alle Relazioni esterne della UE) e Manuel Barroso, funzionari dell'UE, andassero a contattare il nuovo governo ucraino.
Va notato che i metodi utilizzati da questi gruppi (bastone e tagliare il capo dei nemici " infedeli ") sono esattamente gli stessi dei cosiddetti "ribelli siriani ", in realtà mercenari provenienti da diversi paesi, arabi e non arabi , tra cui un numeroso gruppo islamico ceceno, lo stesso la cui presenza è stata segnalata nel Maidan al momento dei combattimenti . Non per nulla le autorità russe avevano denunciato il pericolo che questi gruppi stessero cercando di dirigersi in Siria, nel Caucaso e in Ucraina per organizzare attentati e attacchi contro obiettivi russi, come è recentemente accaduto. Anche nel caso dei mercenari che operano in Siria è sempre la mano degli Stati Uniti e dei suoi alleati (Francia, Hollande in primo luogo ), che offre armi , attrezzature e formazione per i militanti infiltrati nel paese dalla Turchia per rovesciare il governo di Assad, ritenuto ostile agli interessi statunitensi.
Da Facebook il 21 aprile 2014
Naturalmente è importante sottolineare che la propaganda occidentale ha descritto tempo fa questi "ribelli" supposti come " democratici che combattono per i diritti umani ", ma in seguito , per la chiara evidenza della loro ferocia, li supporta meno (dopo tre anni di conflitto), poiché comprendono che la realtà è diversa da quello che descrivevano. Ci chiediamo se lo stesso accadrà per il colpo di stato dell'Ucraina perpetrato da gruppi di neo-nazisti che operano sotto il controllo del governo di Kiev."

Tutto questo non fa presagire nulla di buono: dopo i conflitti etnici nella ex Yugoslavia e in Kossovo, conseguenti ad anni di integrazione nei regimi "comunisti", dove l'anti-comunismo si è rivelato un revival della criminalità nazi-fascista appoggiata UE (Germania in primis e Francia) e USA, non si pensi che la Russia post-comunista sia così disponibile a finire come Iraq, Libia e Siria o come l'Afganistan... li dove è iniziato il crollo dell'URSS, convinta di contenere, con il bastone con alcuni e la carota ad altri, l'integralismo islamico.

29-04-2014 - Nell'est ucraino miliziani filorussi hanno aperto il fuoco contro la sede centrale della polizia a Lugansk. I separatisti hanno preso il controllo dell'ufficio del procuratore regionale e della sede del canale televisivo di Stato. Poche ore prima più di 3.000 manifestanti avevano assaltato la sede del governo.
Ucraina: ubicazione di Lugansk
Un'avanguardia di una ventina di militanti armati di spranghe aveva rotto i vetri delle finestre dell'edificio, che non era protetto dalla polizia, e una volta all'interno ha aperto i portoni per fare entrare gli altri. Lugansk è una città di quasi mezzo milione di abitanti vicino alla frontiera con la Russia. La sede dei servizi segreti della città, capoluogo della regione che ha lo stesso nome, sono già occupati da inizio aprile.

01-05-2014 - Ucraina, attacco di filo-russi a Donetsk. Manifestanti filo-russi hanno preso d'assalto la sede dell'ufficio del procuratore regionale di Donetsk. Almeno quattro poliziotti sono rimasti feriti. La folla ha lanciato pietre contro l'edificio e i poliziotti in tenuta antisommossa intervenuti a difesa del sito, che hanno risposto all'attacco della folla con granate stordenti e gas lacrimogeni. I poliziotti sono stati picchiati e disarmati dalla folla, al grido di "fascisti fascisti!".
La provincia di Donetsk
La provincia (oblast) di Donetsk ha una spiccata vocazione industriale; prima lo sfruttamento del carbone, poi l’acciaio, hanno legato saldamente la sua storia economica all’Urss durante tutto il ’900. Donetsk era tanto importante per il suo acciaio che Mosca la ribbattezzò come Stalino.
Il distretto di Donetsk è inoltre uno dei più popolosi dell’Ucraina, e le sue spinte separatiste non risalgono a oggi. Durante le elezioni presidenziali del 2004, l'oblast era già in odore di autonomia, perché Viktor Yanukovych, già presidente dell’oblat dal 1997 al 2002, perdeva le elezioni sotto le spinte di quella che tutti chiamarono Rivoluzione Arancione.
La regione potrebbe essere una nuova spina nel fianco per Kiev anche per un altro motivo: i gruppi etnici all’interno del Donetsk oblast sono a maggioranza ucraina, tuttavia i russi sono quasi il 40% del totale.
L’Ucraina ha ripristinato il servizio militare obbligatorio. Il decreto, in vigore con effetto immediato, è stato firmato dal presidente ad interim, Aleksandr Turchinov. La prima chiamata di leva si avrà entro quest’anno. Era stato il Parlamento a raccomandare, lo scorso 17 aprile, tale misura, con l’obiettivo di «rilanciare le capacità di difesa di fronte all’aggressione della federazione russa». Il servizio di leva era stato cancellato proprio quest’anno dall’ex presidente Viktor Yanukovych. L’Ucraina può contare oggi su 130.000 unità, che con l’aggiunta delle riserve potrebbero raggiungere la cifra di un milione. L’Ucraina ha reintrodotto la coscrizione - che riguarda gli uomini di età compresa tra i 18 ed i 25 anni - per «il deterioramento della situazione nell’est e nel sud del Paese e per l’aumento delle forze filorusse che minacciano l’integrità territoriale».

02-05-2014 - Kiev attacca Slavyansk, in mano ai filorussi. Due soldati ucraini uccisi, presi nove checkpoint che erano in mano ai separatisti. L’esercito ucraino ha lanciato “un attacco su larga scala” su Slavyansk, una delle città dell’est controllate dai miliziani filo-russi. 
Ucraina: Slavyansk, nella provincia
di Donetsk
Il ministero della Difesa ucraino ha riferito che durante la fase attiva dell’operazione militare a Slaviansk, due soldati sono stati uccisi e molti altri feriti, sono stati abbattuti due elicotteri Mi-24 e danneggiato un elicottero Mi-8. La fase attiva del raid sulla città dove vengono tenuti in ostaggio gli osservatori Osce è iniziata all’alba. Le forze di sicurezza utilizzano aeromobili mandati da Kiev e veicoli blindati.
“C’è una vera e propria battaglia in corso, ci sono piloti morti e feriti”, ha scritto sul suo Facebook il ministro dell’Interno facente funzioni Arsen Avakov, secondo il quale, “l’operazione procede secondo i piani”. “Siamo qui insieme con il ministro della Difesa” ha detto Avakov, parlando anche di 9 posti di blocco di cui è stato ripreso il controllo. Sinora si era parlato dell’abbattimento di un solo velivolo. Durante l’operazione militare con diversi colpi di Manpads (sistemi missilistici portatili a corto raggio) è stato colpito da un elicottero militare delle forze armate dell’Ucraina, secondo quanto già confermato dal Centro Antiterrorismo dell’Ucraina. Il ministero ha aggiunto che il numero delle vittime è da confermare.
Inoltre la portavoce dei filorussi ha dichiarato che un elicottero ucraino sarebbe stato abbattuto e che “il villaggio di Bilbassivka è stato occupato” dai militari ucraini. Da più di due settimane Slaviansk sfugge al controllo delle autorità di Kiev e in questa città viene trattenuta da ormai una settimana una squadra di osservatori dell’Osce.
Ucraina: manifestazione di filorussi
sotto la statua di Lenin a Slavyansk
Nella città di 160.000 abitanti sono risuonate le campane delle chiese per avvertire la popolazione del pericolo imminente. Fonti del ministero dell’Interno ucraino hanno fatto sapere che il governo non commenterà quanto sta accadendo a Slavyansk “finche’ l’operazione non sarà terminata”. L’offensiva, se confermata, sarebbe la prima risposta militare su ampia scala ai miliziani filo-russi che hanno preso il controllo di numerosi edifici pubblici di città del sud-est dell’ex repubblica sovietica, alimentando la piu’ dura contrapposizione tra Mosca e Occidente dai tempi della Guerra Fredda.
Una conferma del clima teso era venuta dalla parata dei lavoratori sulla Piazza Rossa per il Primo maggio voluta dal presidente russo, Vladimir Putin, la prima dall’era sovietica, trasformatasi in una manifestazione di sostegno al Cremlino per l’annessione dell’Ucraina e la protezione della minoranza russofona. L’autoproclamato sindaco di Slavyansk, Vyacheslav Ponomaryov, ha dichiarato all’agenzia Interfax che i separatisti hanno abbattuto due elicotteri delle forze ucraine, uccidendo un pilota e catturandone un altro. La notizia non ha trovato però alcuna conferma.
A Berna, il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier incontrerà il suo collega svizzero, Didier Burkhalter, che attualmente riveste anche l’incarico di presidente dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa. Undici membri dell’Osce, sette stranieri e quattro ucraini, sono stati fermati dai separatisti filorussi a Slaviansk, città dell’est dell’Ucraina che sfugge da due settimane al controllo di Kiev.

Da: http://www.corriere.it/esteri/14_maggio_02/kiev-lancia-offensiva-nell-est-ribelli-abbattuti-due-elicotteri-07eb3768-d1c0-11e3-8ed3-fdcfbf1b09b2.shtml
03-05-2014 - Kiev, controffensiva nell’Est, 60 morti. Mosca: perso il controllo dei filorussi.
Sloviansk, Odessa, e adesso anche Kramatorsk: l’offensiva di Kiev si allarga, con scontri sanguinosi tra filorussi e ucraini. Rilasciati gli osservatori dell’Osce. Il portavoce di Putin: non sappiamo come rispondere a violenze.
L’Ucraina è a un passo dalla guerra civile. E Mosca ammette di non essere in grado di risolvere la situazione da sola. Lo ha detto Dmitri Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin. La Russia, ha spiegato, ha perso la sua influenza sulle forze di autodifesa del sud-est ucraino. Un’ammissione assolutamente inedita per il Cremlino, che indica quanto la situazione stia sfuggendo a ogni controllo. E mentre da Sloviansk arriva la notizia che sono stati liberati gli osservatori Osce presi in ostaggio, il bilancio degli scontri tra filorussi e ucraini è sempre più pesante. Nella notte tra venerdì e sabato sono morti oltre 10 civili di Andreievka, un villaggio vicino Sloviansk, che tentavano di bloccare un corteo di auto degli ultra nazionalisti di Pravi Sektor: ci sarebbero anche 40 feriti, secondo quanto riferito dall’autoproclamato sindaco di Sloviansk, Viaceslav Ponomariov.
Ucraina: evidenziate Kramatorsk
e Odessa
Scontri a Odessa: sono 42 i morti e 125 feriti, tra cui 21 poliziotti, le vittime della guerriglia scoppiata venerdì sera a Odessa. A colpi di bastoni, lanci di pietre e molotov filorussi e filo ucraini si sono scontrati a Odessa, città portuale sul Mar Nero. Centinaia di militanti hanno attaccato una manifestazione per l’unità nazionale alla quale partecipavano circa 1.500 persone. La polizia è intervenuta per separare i due campi, ma il bilancio è tragico. Oltre alle vittime per gli scontri in piazza, almeno trentotto persone sono morte in un incendio nella sede dell’Unione dei sindacati (la Casa dei sindacati) della città. Una trentina di persone sono morte per l’intossicazione da fumo e altre 8 si sono schiantate al suolo dopo che si erano gettate dalle finestre dell’edificio per sfuggire alle fiamme. Nell’edificio si sarebbero rifugiati i filorussi dopo gli scontri in città. Secondo alcune fonti russe, alcuni dei filorussi si sono lanciati dalle finestre per sfuggire alle fiamme: e sopravvissuti alla caduta, sarebbero stati circondati e bastonati dagli estremisti filo-Kiev. Nell’incidente sono rimaste ferite anche una cinquantina di persone, compresi dieci ufficiali di polizia. La polizia ha arrestato più di 130 persone per il rogo, che sarebbe stato causato da bombe molotov lanciate contro il secondo e terzo piano dell’immobile: gli arrestati rischiano accuse che vanno dalla partecipazione ai disordini all’omicidio premeditato. Per il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, le autorità di Kiev «portano la responsabilità di quanto accaduto a Odessa» e ne sono «di fatto complici», come «chi considera legittima la giunta di Kiev». Putin ha inviato le sue condoglianze ai familiari delle vittime.
Kiev: «Non ci fermiamo». Gli Stati Uniti hanno chiesto a Ucraina e Russia di «ristabilire l’ordine»: «La violenza e il disordine che hanno portato a tanti morti e feriti assurdi sono inaccettabili», ha scritto in un comunicato un portavoce del Dipartimento di stato americano. Ma Kiev non è intenzionata a fermarsi: il ministro dell’Interno Arsen Avakov ha annunciato sabato che la «fase attiva dell’operazione è ripresa all’alba» con attacchi nella zona della cittadina di Kramatorsk, che si trova vicino a Sloviansk, roccaforte dei separatisti.«Non ci fermeremo», ha scritto in un messaggio sul suo profilo Facebook prima di rilanciare l’offensiva . Le forze governative hanno distrutto due posti di blocco nei pressi dell’aeroporto di Kramatorsk e riguadagnato il controllo della torre della televisione. «La battaglia è in corso», ha scritto su Facebook qualche ora dopo Avakov, chiedendo agli abitanti di entrambe le città di «non uscire nelle strade».

04-05-2014 - Ucraina, terzo giorno di offensiva a Est. Cresce la tensione a Odessa.
Il governo di Kiev proseguirà l'offensiva«su larga scala» iniziata venerdì contro le roccaforti ribelli filorusse nell'est del Paese, ha annunciato il segretario del consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale, Andriy Parubiy: «Quando si concluderà l'operazione a Slavyansk e Kramatorsk, lanceremo operazioni in altre città dove gli estremisti e i terroristi ignorano la legge ucraina e minacciano la vita dei cittadini ucraini».
Immagine da Donetsk
Intanto l'offensiva sferrata dalle truppe ucraine in varie roccaforti della regione mineraria di Donetsk, dove il 11 maggio è stato indetto un referendum locale sulle orme di quello di Crimea, mette in allerta i miliziani filorussi che controllano vari edifici pubblici nel capoluogo regionale. Di fronte all'avanzata della Guardia Nazionale, i ribelli hanno dichiarato la mobilitazione generale in città. In segno di lutto per le 46 vittime di Odessa, in gran parte filorussi, le bandiere che ondeggiano dinanzi al municipio di Donetsk sono listate a lutto.
Centinaia di attivisti filorussi hanno circondato oggi un commissariato a Odessa, la città portuale sul Mar Nero teatro venerdì di violenti scontri fra filogovernativi e filorussi culminati in un incendio. I manifestanti chiedono la liberazione dei loro compagni fermati proprio durante le violenze e dopo l'incendio costato la vita a oltre una quarantina di persone. «Sono in piedi là fuori e chiedono il rilascio degli arrestati», ha riferito un portavoce della polizia regionale. Secondo il portavoce, dopo gli scontri tra filorussi e lealisti, furono inizialmente arrestate 170 persone, ma da allora una cinquantina di loro sono state rilasciate. In queste ore la tensione a Est è altissima: i residenti di Kramatorsk, città dove ieri si è spostata l'operazione, sentono spari ovunque e sono stati invitati a rimanere in casa.

Carta dell'Unione Europea nel 2014 con bandiere dei 28 Stati membri:
Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca,
 Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,
 Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria,
 Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Croazia.
Legenda degli stati membri, dei candidati a esserlo, adesioni congelate,
 rifiutate da cittadini o Ue. Clicca sull'immagine per ingrandirla.




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