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giovedì 8 gennaio 2015

La rivoluzione d'Islanda

ISLANDA - ICELAND - Carta 
geografica fisica con nomi delle città
LA RIVOLUZIONE ISLANDESE 
09/03/2011 09:05 
POLITICA  INTERNAZIONALE da: http://www.controlacrisi.org
E' in corso dal 2009 una rivoluzione in Europa, ma nessuno ne parla: 
breve resoconto della rivolta anticrisi islandese.
Recentemente la rivolta in Tunisia si è conclusa con la fuga del tiranno Ben Alì, così democratico per l'occidente fino all'altroieri e alunno esemplare del Fondo monetario internazionale.
L'Europa dal satellite
Tuttavia, un altra "rivoluzione" che ormai è in corso da due anni è stata completamente taciuta e nascosta dai media mainstream internazionali ed europei. È accaduto nella stessa Europa, in un paese con la democrazia probabilmente più antica del mondo, le cui origini vanno indietro all'anno 930 e che ha occupato il primo posto nel rapporto del ONU sull'indice dello sviluppo umano di 2007/2008. Indovinate di quale paese si tratta? Sono sicuro che la maggioranza non ne ha idea. 
Si tratta dell'Islanda, dove si è fatto dapprima dimettere il governo in carica al completo, poi si è passato alla nazionalizzazione delle principali banche, infine si è deciso di non pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l'Olanda a causa della loro ignobile politica finanziaria; infine si è passati alla costituzione di un'assemblea popolare per riscrivere la propria costituzione.
Tutto questo avviene attraverso una vera e propria rivoluzione, seppur senza spargimenti di sangue ma semplicemente a colpi di casseruole, con le proteste e le urle in piazza e con lanci di uova, una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che aveva condotto il paese nella grave crisi finanziaria.
Continente Europa - Carta politica
 dell'Europa
Non se ne è parlato dalle nostre parti, se non molto superficialmente, a differenza delle rivolte in altre latitudini discorsive (la Sicilia meridionale è più a sud di Tripoli, eppure la remota Islanda, più vicina al polo nord che all'Italia è percepita come parte della "Moderna" Europa).
Il motivo è semplicemente il terrore, per lor signori, democratici o conservatori che siano, della riproducibilità e l'estensione di quelle lotte.
Che cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei seguisse l'esempio islandese?
Brevemente, la storia dei fatti: 
Alla fine di 2008, gli effetti della crisi nell'economia islandese sono devastanti. A ottobre Landsbanki, la banca principale del paese, è nazionalizzata.
Il governo britannico congela tutti i beni della sua filiale IceSave, con 300.000 clienti britannici e 910 milione euro investiti dagli enti locali e dalle organizzazioni pubbliche del Regno Unito. Alla Landsbanki seguiranno le altre due banche principali, la Kaupthing e il Glitnir. I loro clienti principali sono in quei paesi e in Olanda, clienti ai quali i loro rispettivi stati devono rimborsare i depositi bancari, all'incirca 3.700 milioni di euro di soldi pubblici.
L'insieme dei debiti per le attività bancarie dell'Islanda è equivalente a varie volte il suo PIL.
Da un lato, la valuta sprofonda ed il mercato azionario sospende la relativa attività dopo un crollo del 76%.
Il paese è alla bancarotta.
Il governo chiede ufficialmente aiuto al Fondo monetario internazionale che approva un prestito di 2.100 milioni dollari, accompagnato da altri 2.500 milioni da parte di alcuni paesi nordici.
Proteste degli Islandesi
 Le proteste dei cittadini davanti al Parlamento a Reykjavik aumentano.
Il 23 gennaio 2009 si convocano le elezioni anticipate e tre giorni dopo, i cacerolad@s sono di nuovo in piazza in migliaia e impongono le dimissioni del primo ministro, il conservatore Haarden e di tutto il suo governo in blocco.
È il primo governo vittima della crisi finanziaria mondiale.
Il 25 aprile ci sono le elezioni generali vinte da una coalizione socialdemocratica e dal movimento della sinistra-verde guidate dalla nuova prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir.
Nel 2009 la situazione economica resta devastata con il crollo del PIL del 7%..
Sulla base di una legge ampiamente discussa nel Parlamento, viene stabilito il pagamento dei debiti in Gran Bretagna e in Olanda attraverso 3.500 milioni di euro che tutte le famiglie islandesi avrebbero dovuto pagare attraverso una tassazione del 5,5% per i prossimi 15 anni.
Gli islandesi tornano a manifestare nelle strade per rivendicare un referendum popolare per la promulgazione della legge.
Nel gennaio 2010 il presidente, Ólafur Ragnar Grímsson, rifiuta di ratificare la legge e indice la consultazione popolare: in marzo il referendum con il 93% di NO al pagamento del debito.
La rivoluzione islandese vince.
Aurora boreale in Islanda
Il fondo monetario internazionale congela l'aiuto economico all'Islanda nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti.
A questo punto il governo apre un'inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi.
Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager.
L'Interpool spicca un ordine internazionale di arresto contro l'ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson.
Nel pieno della crisi, a novembre, si elegge un'assemblea costituente per preparare una nuova costituzione che, sulla base della lezione della crisi, sostituisce quella in vigore. Si decreta il potere popolare.
Vengono eletti 25 cittadini, senza alcun collegamento politico, tra le 522 candidature popolari, per le quali era necessario soltanto la maggiore età e il supporto sottoscritto di 30 cittadini.
L'assemblea costituzionale avvierà i suoi lavori nel febbraio del 2011 e presenterà a breve un progetto costituzionale sulla base delle raccomandazioni deliberate dalle diverse assemblee che si stanno svolgendo in tutto il paese. Tale progetto costituzionale dovrà poi essere approvato dall'attuale parlamento e da quello che sarà eletto alle prossime elezioni legislative.
Inoltre, l'altro strumento "rivoluzionario" sul quale si stà lavorando è l' "Icelandic Modern Media Initiative", un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell'espressione.  
Bagni nella calde acque
 termali in Islanda
L'obiettivo è fare del paese un rifugio sicuro per il giornalismo investigativo e la libertà di informazione, un "paradiso legale" per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche: Un inferno per gli Stati Uniti ed un paradiso per Wikileaks.
Questa in breve la storia della rivoluzione islandese: dimissioni in blocco del governo, nazionalizzazione delle banche, referendum e consultazione popolare, arresto e persecuzione dei responsabili della crisi, riscritura della costituzione, esaltazione della libertà di informazione e di espressione.
Ne hanno parlato i mass media europei?
Ne hanno parlato i vari talk-show televisivi, i giornali di destra o di sinistra?
Nel nostro paese, come in tanti altri paesi occidentali, si cerca di superare la crisi attraverso un processo di socializzazione delle perdite con i tagli sociali e la precarizzazione dilagante.
Quando si inizia a parlare della rivolta islandese si tende a decostruire la potenza costituente della rivolta , minimizzando e relativizzando la sua porta, per il timore del contagio: e dunque l'Islanda è una piccola isola di soltanto 300.000 abitanti, con un complesso economico ed amministrativo molto meno complesso di quello dei grandi paesi europei, ragione per la quale è più facile da organizzare in se cambiamenti così radicali.
Insomma, in questo caso e da questa prospettiva è difficile impiantare l'ordine discorsivo "orientalistico" del sottosviluppo con il quale vengono liquidate le cosiddette "rivoluzioni modernizzatrici" del maghreb.
Parliamo comunque della "civile Europa".
La stessa "civile Europa" alla quale tentano di aggrapparsi i tecnocrati islandesi più realisti del re: la soluzione ai mali dell'Islanda, la crisi islandese, è a loro dire il prodotto dell'isolazionismo economico e da mesi continuano a parlare e accellerare sull'adesione all'Unione Europea come antidoto contro la devastazione neoliberista. 
Confondono ancora una volta la cura con la malattia.
E quindi vogliono stringere su questo tema, così come allo stesso modo l'Europa vuole riprendere sotto le sue ali protettive la ribelle Islanda, per strangolarla dolcemente e senza traumi attraverso i suoi diktat, i suoi vincoli e i suoi patti di stabilità. Ma il popolo islandese ha già dimostrato di non lasciarsi facilmente abbindolare.
FONTE: Facebook, pubblicata da Francesco Caruso martedì 8 marzo 2011 alle ore 19.46

Cittadina Islandese

Dall’Islanda un grido d’allarme: ‘L’UE e il FMI ci ricattano, no alla dittatura del mercato’
anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it
foto: www.radiocittaperta.it
Lo avete mai visto un islandese? Scherzi a parte, non è usuale in Italia sentir parlare di questo popolo di sole 320 mila anime relegato nelle estreme e fredde propaggini settentrionali del continente. Eppure gli islandesi meriterebbero più di attenzione da parte dei media e soprattutto di chi si interroga sulle possibili fuoriuscite da una crisi economica sempre più aggressiva. All’inizio di luglio, ad Atene per seguire uno sciopero generale di 48 ore proclamato contro i tagli e le privatizzazioni del governo ‘socialista’, abbiamo incontrato un attivista della sinistra radicale islandese, e ne abbiamo approfittato per porgli qualche domanda sulla situazione nel suo paese. Si tratta di Thorvaldur Thorvaldsson, del Red Forum, invitato dall’Organizzazione Comunista di Grecia (KOE) a partecipare a degli affollatissimi dibattiti insieme con altri attivisti provenienti dall’Europa, dall’Argentina e dagli Stati Uniti, all’interno della quarta edizione del Festival Resistance.
Qual è il vostro giudizio sugli avvenimenti che hanno scosso l’Islanda negli ultimi anni?
La protesta popolare, con un carattere di massa, è esplosa nell’ottobre del 2008, dopo il collasso del sistema bancario che ha rivelato in maniera scioccante una crisi latente del sistema economico capitalista. In poco tempo ne è emerso un movimento di massa che per mesi, ogni settimana, ha manifestato nelle piazze del paese. In alcune occasioni le manifestazioni sono state anche molto partecipate, una novità per il nostro piccolo stato. Ora in parte continua, anche se con forza minore. Purtroppo non è riuscito a darsi delle prospettive e delle forme pienamente politiche, non ha saputo raccogliere e capitalizzare le richieste di cambiamento che venivano dalla piazza. Comunque agli inizi del 2009 la protesta ha imposto un significativo cambio di governo. Prima l’esecutivo era formato dai conservatori, e poi passò nelle mani dei socialdemocratici alleati con i verdi. Questa svolta, su pressione della piazza, ha generato una grande illusione e una grande speranza nella gente. L’idillio tra partiti di centrosinistra e movimento di protesta è durato per un po’. Nelle elezioni politiche della primavera del 2009 i due partiti – socialdemocratici e verdi – hanno ottenuto la maggioranza assoluta. Ma presto la speranza che ciò potesse portare a un cambiamento significativo di rotta, economicamente parlando, è stato frustrata. La gente si è resa conto che stavano proseguendo sulla stessa rotta del precedente governo, dettata dalle banche e dalle istituzioni internazionali. E incredibilmente chiesero l’adesione dell’Islanda all’Unione Europea!
Cominciarono un’ingannevole campagna propagandistica, affermando che se il paese fosse stato già membro dell’UE le nostre banche non sarebbero fallite... Grazie anche a queste bugie, nei sondaggi risultò che una maggioranza seppure risicata della popolazione era favorevole all’ingresso dell’Islanda nell’Unione. Ma in poco tempo, man mano che le bugie venivano smontate, i contrari all’adesione hanno raggiunto una quota tra il 60 e il 70%. Ma il governo continua a tentare, attraverso meccanismi legislativi poco limpidi, di imporre comunque questa scelta al paese. Grazie alla profonda contrarietà dell’opinione pubblica il processo di adesione è stato comunque già ritardato di anni, e i negoziati veri e propri sono iniziati solo da poco. Da tempo abbiamo formato un movimento che si dedica alla mobilitazione contro l’ingresso nell’UE, l’abbiamo chiamato “world sight”. Siamo fiduciosi che riusciremo a impedirlo. Se mai decideranno di indire sull’argomento un referendum, senza dubbio lo perderanno.
Quali sono gli obiettivi della vostra organizzazione politica?
La nostra organizzazione si chiama "Red Forum". Abbiamo partecipato al movimento di protesta contro le banche dal principio. Anzi, ci siamo formati esattamente nel 2008 in occasione del fallimento delle banche. Abbiamo cercato di ampliare la mobilitazione, di orientarla su un dibattito e una piattaforma più approfonditi e avanzati, collaborando con altre forze politiche progressiste. Al centro della nostra piattaforma e della nostra azione politica abbiamo messo il recupero della nostra sovranità nazionale e popolare, oltre che la proprietà comune, collettiva delle risorse naturali. Le infrastrutture economiche devono essere socializzate, sottratte alla dittatura del mercato. Noi diciamo che devono essere capitalisti e banchieri a pagare la crisi che hanno generato. Difendiamo un allargamento della democrazia e della partecipazione a tutti i livelli. Non ci accontentiamo della democrazia formale, pretendiamo che le persone abbiamo più strumenti a disposizione per dire la propria. L’azione dei partiti e dei governi non può prescindere, non può essere impermeabile all’opinione delle persone e alla volontà popolare. Stiamo lavorando per veicolare questi valori nel movimento popolare, in particolare all’interno dei sindacati e nelle organizzazioni impegnate nella mobilitazione contro l’UE.
L'Unione Europea - Carta con i
27 Stati membri (dal 2007 i nuovi
sono Romania e Bulgaria)
 Ma perché siete così contrari ad entrare nell'Unione Europea?
Perché l’Unione Europea è uno strumento della dittatura del mercato. Dittatura del mercato che prima è stata scossa dai sintomi della crisi del sistema capitalistico e che ora ne è investita in pieno. E’ evidente che questo sistema non funziona, che il principio del massimo profitto a tutti i costi è fallito. E l’UE vuole costringere i popoli e le fasce sociali più deboli a pagare le conseguenze di questa scommessa andata male. Noi non pagheremo questa crisi e pensiamo che l’Unione Europea sia uno strumento per imporci di pagare la crisi al posto di chi l’ha generata. Se entrassimo nell’UE sarebbe più difficile per noi contrastare la crisi e le politiche che i vari governi adottano per scaricarla sui popoli. Potremmo dire che l’Unione ha inglobato queste politiche nel suo DNA, ne ha fatto la propria vera Costituzione. Naturalmente l’Unione è interessata alle nostre risorse…per questo preme affinché la nostra adesione sia rapida. Vogliono il nostro patrimonio ittico e le nostre riserve di idrocarburi. Per non parlare del controllo che potrebbero stabilire su un quadrante marino così esteso e così vicino al Polo Nord, strategicamente fondamentale.
E poi la nostra adesione all’UE segnerebbe la fine dell’Islanda come società distinta, come identità nazionale. Per tutte queste ragioni siamo contrari all’ingresso nell’Unione Europea. Inoltre pensiamo che la nostra resistenza all’ingresso nella confederazione rappresenti un sostegno a chi, all’interno dei suoi confini, oggi discute sull’opportunità o meno di rimanerci. Ormai non siamo più ai tempi delle vane promesse di un futuro migliore, ma dobbiamo tracciare un bilancio realistico e spietato di questa esperienza fallimentare. Non si può non riconoscere che l’adesione all’UE ha comportato ovunque un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini di molti paesi.
Cosa pensa la vostra organizzazione della questione del debito e delle misure che il FMI sta imponendo ai vari paesi?
Per quanto riguarda i piani del Fondo Monetario Internazionale, dopo il fallimento delle banche l’Islanda è stato il primo paese del continente europeo ad essere sottoposto da decenni ad un piano di aggiustamento del FMI. Ciò ha generato uno shock per una parte dell’opinione pubblica europea, il fatto che un paese europeo avesse ‘bisogno’ dell’aiuto di questa istituzione finanziaria internazionale. I cosiddetti aiuti del FMI non sono affatto tali, anzi impediscono ai popoli e ai paesi di risollevarsi. L’Islanda è stata obbligata a chiedere un prestito di 2.1 miliardi al FMI. Ogni scadenza delle varie tranche del debito è servita al Fondo per obbligarci ad accettare le loro condizioni capestro che servivano a garantire le banche britanniche che avevano speculato nel nostro paese ma poi erano fallite. Sulla questione del pagamento del debito il Governo è stato sconfitto ben due volte in altrettanti referendum, e con percentuali altissime, dopo che il Presidente si era rifiutato di accettare l’imposizione di un ulteriore prestito.
I prestiti sono stati ‘concessi’ in cambio di un ulteriore processo di privatizzazione di ogni aspetto della nostra economia. Quando nel 2013, data entro la quale il nostro debito dovrebbe essere estinto e il prestito restituito, con enorme sacrificio per gli islandesi, cominceranno i veri problemi! Perché i soldi per farlo non ci saranno, e la cifra da restituire non sarà più di 2,1 miliardi ma sarà salita per gli interessi a 2 e mezzo, se non di più. E noi non potremo pagare. Così, il governo islandese dovrà chiedere un altro megaprestito nei fatti per pagare gli interessi nel frattempo maturati su quello precedente. L’FMI a quel punto diventerà ancora più aggressive e imporrà la restituzione del prestito in maniera ancora più minacciosa e ‘chiedendo’ ulteriori tagli. E’ così che lavora il FMI. All’inizio della crisi si era diffusa la voce che ci sarebbero stati dei cambiamenti importanti nel suo modo di procedere, che il FMI avrebbe operato diversamente in Europa rispetto ai suoi metodi nel resto del mondo, soprattutto nel cosiddetto Terzo Mondo. Una speranza infondata, basata sul pregiudizio di superiorità dell’Europa rispetto al resto del pianeta. Perché mai l’FMI dovrebbe essere meno aggressivo e invadente con i paesi europei? Se non ci saranno profondi cambiamenti politici ed economici, a breve lo standard di vita per le grandi masse di cittadini europei andrà drammaticamente a fondo. In questi anni ‘l’esercito di schiavi’, se così posso chiamarlo, sta ingrossando le sue fila, mentre lo strato benestante della popolazione si sta assottigliando e i ricchi diventano sempre più ricchi. Questa è la terribile previsione per il futuro prossimo, bisogna cambiare, e subito!
Cosa pensi che accadrà a breve per quanto riguarda le crisi negli altri paesi europei: la Grecia, la Spagna, e presto anche l’Italia?
Io penso sia solo una questione di tempo per tutti questi paesi. La polarizzazione di classe sta aumentando ovunque. Le differenze sociali e di classe aumentano, e lasciano spazio a due sole opzioni. Si possono svendere tutti i beni pubblici e obbedire senza eccezioni ai mercati, cosa che stanno facendo tutti i governi finora, anche quelli cosiddetti di sinistra, accontentando tutte le richieste del capitale. Oppure i popoli si possono organizzare e unire a partire da un proprio programma indipendente, sviluppando processi realisticamente rivoluzionari. Unirsi e organizzarsi: è l’unico modo per poter imporre dei reali cambiamenti nell’immediato futuro. E’ ciò di cui abbiamo estrema necessità.
Marco Santopadre, Radio Città Aperta (con la collaborazione di Claudia Cucco)

La Natura in Islanda

La silenziosa rivoluzione in Islanda
Post di francescadorothy data: 3 agosto 2011 da: http://www.wakeupnews.eu/la-silenziosa-rivoluzione-in-islanda/
Un'immagine delle proteste che hanno
portato alle dimissioni del governo
 di Geir Hilmar Haarde
Roma – La storia della silenziosa e pacifica rivoluzione islandese è iniziata nell’ormai lontano autunno del 2008, quando le tre più importanti banche del Paese – la Landsbanki Island hf, la Glitnir Bank e la  Kaupthing Bank hf – vennero nazionalizzate a causa del pesante debito estero che pendeva sugli istituti bancari.
Nonostante il controllo statale sulle banche, la borsa segnò una pesante battuta d’arresto – con una valuta in ribasso del 76% – e venne dichiarata la bancarotta del Paese. A questo punto il governo decise rivolgersi al Fondo monetario internazionale che approvò un prestito di più di due miliardi di dollari.
Dopo un inverno incerto, nel gennaio del 2009 il popolo islandese si ribellò manifestando davanti al Parlamento, costringendo il Primo ministro Geir Hilmar Haarde alle dimissioni, dopo quasi tre anni di governo di coalizione dell’Alleanza socialdemocratica.
A febbraio dello stesso anno venne eletto il nuovo governo guidato da Jóhanna Sigurðardóttir con i socialdemocratici e la sinistra verde islandese, governo riconfermato anche nelle elezioni anticipate di aprile e di portata storica, sia perché la Sigurðardóttir è la prima donna a guidare l’Islanda, sia perchè è la prima volta al mondo che viene eletto un capo di governo dichiaratamente omosessuale.
Ma a un cambio di regime non corrisponde necessariamente un miglioramento della situazione economica generale, ed è questo il caso dell’Islanda, costretta da una legge proposta dal Parlamento a risanare il debito con Olanda e Gran Bretagna grazie al pagamento di 3,5 miliardi di euro, somma che avrebbe gravato interamente sui cittadini islandesi per quindici anni.
Così i combattivi islandesi nel 2010 decisero di occupare ancora una volta le piazze e di chiedere un referendum relativo alla legge proposta dal Parlamento. Le proteste sono continuate fino a quando il presidente Olafur Grimsson – in carica dal 1996, rieletto in tre consecutive tornate – non ha annunciato il referendum consultivo popolare, dopo aver posto il veto alla discussa legge, definitivamente accantonata dopo la schiacciante vittoria dei “No”, attestatisi intorno al 93%.
Il risultato del referendum è la chiara espressione del pensiero popolare: gli islandesi non hanno alcuna intenzione di accollarsi un debito enorme generato da una politica finanziaria disastrosa condotta da chi detiene il potere finanziario del Paese.
Ma questo non è bastato. L’Islanda vuole di più e sta facendo di tutto per ottenerlo senza spargimenti di sangue, ma con le proteste di piazza, i lanci di uova e la tenacia.
La vittoria dei “No”, però, non è piaciuta ai vertici del Fondo monetario internazionale, che ha deciso di congelare il prestito concesso, nella speranza di spingere il governo islandese al pagamento dei debiti con Olanda e Gran Bretagna.
A questo punto ecco l’ennesimo colpo di scena: a metà del 2010 il governo ha deciso di aprire un’inchiesta per giungere ad attribuire con certezza le responsabilità del crollo finanziario dell’Islanda, inchiesta a cui sono seguiti diversi mandati di cattura a carico di banchieri e top manager.
I lavori della nuova Assemblea
costituente
Nel bel mezzo di questa bufera – a novembre dello scorso anno – è stata eletta un’assemblea costituente composta da 25 cittadini eletti tra i 522 candidati. I requisiti necessari per essere votati ed eletti erano solo tre: la maggiore età, il sostegno e le firme di trenta cittadini e la mancanza di affiliazione partitica.
La nuova Costituente ha iniziato i suoi lavori a febbraio di quest’anno ed è recentemente divenuta famosa (ma non come meriterebbe) grazie a un’iniziativa che invita ogni cittadino a contribuire alla stesura della nuova Costituzione islandese – progetto chiamato Magna Carta, su ispirazione della Magna Charta Libertatum che Giovani Senzaterra fu costretto a concedere ai suoi feudatari e sudditi esasperati dalle sue vessazioni – attraverso i social network Facebook e Twitter, mentre su un canale YouTube creato ad hoc è possibile seguire i lavori dell’assemblea.
I lavori della nuova Assemblea costituente sono vicini a concludersi, ma in attesa degli esiti del referendum e poi della ratifica parlamentare, la bozza della Costituzione è già in rete (proponiamo il link alla pagina di Google Translate che presenta una traduzione, seppure approssimativa, dall’islandese all’italiano), mentre si sta sviluppando anche l’Icelandic Modern Media Initiative, una interessante iniziativa che dovrebbe servire a creare una rete di sicurezza, anche legale, perché il giornalismo d’inchiesta non debba scontrarsi e soccombere all’ingerenza dei poteri forti della politica e della finanza internazionali.
Questa la storia della silenziosa rivoluzione in Islanda. Una rivoluzione costruita mattone su mattone grazie alla volontà del popolo di risollevare le sorti del Paese e di non pagare le colpe di una gestione sconsiderata della cosa pubblica.
La grande stampa internazionale non ha dedicato alcuno spazio alla vicenda, forse perché è più comodo presentare come unica soluzione a condizioni economiche e sociali disastrose la lotta armata, il sangue, i morti per strada, per scongiurare il pericolo che un manipolo di cittadini consapevoli decidano di esercitare, finalmente, i propri diritti.
Francesca Penza

Scorcio dell'ISLANDA

Carta dell'Europa fisica


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lunedì 5 gennaio 2015

"Pirates", il partito dei Pirati

Il logo del partito dei
Pirati (Pirates, Piraten)
L'idea di base della Rivoluzione Islandese è probabilmente stata ispirata dal movimento "Pirates", nato anni fa in Svezia e che si accingeva nel 2012 a generare vari partiti nazionali che potessero accedere ai vari parlamenti europei attraverso le elezioni.
In Germania il fenomeno Pirata (il "Piraten partei"), nel 2011,  ha ottenuto l' 8,9% alle regionali di Berlino e il 9% nei sondaggi nazionali per accedere al Bundestag.
Nel seguente video, Carlo von lynX, tedesco di origine italiana, descrive cosa significa far parte del "Piraten partei" e quanto ha influito il processo di votazione online creato ed implementato dal partito Pirata, il "liquid feedback", e sperava che tale successo avrebbe investito anche in Italia, dove invece Grillo e Casaleggio costruivano le fondamenta del "Movimento 5 stelle".

Per il Video con Carlo von lynX sul "Piraten partei" clicca QUI

IL VIDEO:


Il Video con l'intervista a Carlo Von Lynx, tedesco di origine italiana.

Partito dei Pirati (Pirates, Piraten)
Nel 2012 il Partito dei Pirati era presente in 61 paesi, Italia compresa, dove aveva annunciato la propria partecipazione alle future elezioni politiche, in seguito al successo registrato nel settembre 2011 nelle elezioni della Città-Stato di Berlino, dove aveva raccolto il 9% dei voti, portando in parlamento 15 deputati, e dopo l'esordio alle europee del 2009 (due eurodeputati eletti in Svezia). "Jolly Roger" è la bandiera pirata per eccellenza, altrimenti detta “Calico Jack”.
Su You Tube si può vedere un video, che appare al termine del video di Carlo von lynkX qui sopra, dal titolo: La sfida del Partito Pirata Italiano: "Alle prossime elezioni ci saremo anche noi", dove una aderente al partito dei Pirati italiani racconta la realtà italiana e il non-rapporto con Grillo.

Dal blog del partito dei Pirati: http://www.partito-pirata.it/
Lettera Pirata alla Seconda Repubblica:
"Vi chiediamo di arrendervi e senza condizioni.
Lo chiediamo a voi, signore e signori della Seconda Repubblica italiana. A voi che ci avete portato al collasso economico, a voi che avete contribuito ad allargare le piaghe prodotte dalla crisi di questo sistema globalizzato di cui fate parte. Chiediamo a questa classe dirigente, di centrodestra e di centrosinistra (entrambi gli schieramenti hanno governato, secondo il loro principio dell'alternanza, negli ultimi venti anni), di farsi da parte e di cedere il passo alle donne e agli uomini che, non avendo più rappresentanza politica da moltissimi anni, hanno deciso di organizzarsi secondo il concetto di 'democrazia liquida'.
La vostra scomparsa è necessaria oltre che doverosa. Con voi intendiamo seppellire l'idea fallita di democrazia rappresentativa. In questi lunghi anni, in tutte le campagne elettorali, ci avete promesso tutti lavoro, progresso, prospettive di felicità individuali e collettive secondo ricette diverse, tutte disattese alla prova dei vostri malgoverni. Ci avete precarizzato il mondo del lavoro, ci avete gradualmente impoverito tutti, dagli studenti ai lavoratori, dai professionisti agli imprenditori, avete spessissimo saccheggiato le nostre amministrazioni, avete fatto cattivo uso del denaro pubblico, non avete saputo far altro che somministrarci palliativi per 'tenerci buoni'.
Avete fatto della cosa pubblica un affare privato! Non avete saputo combattere le criminalità organizzate che, a parte qualche arresto di spicco, continuano a prosperare rigogliose su ogni territorio anche grazie alla vostra indolenza, non di rado grazie alla vostra complicità. I vostri silenzi, le vostre connivenze hanno portato a morire uomini generosi e valorosi che avete lasciato soli, vi accusiamo anche di questo.
Cresce la povertà in tutt'Italia e con essa cresce la disperazione di tutte quelle generazioni che avete spedito al macello sociale: avete costretto a preferire il lavoro nero ai contrattini che avete ideato a partire dal 1997 per truffare intere nuove generazioni (sottoretribuendole e rendendole ricattabili) , e nel frattempo, attraverso dieci riforme previdenziali, ci avete sottratto anche il diritto alla pensione. Avete cioè messo in conto di abbandonarci quando saremo così vecchi da non poterci più difendere e ribellare.
Ci avete perennemente chiesto sacrifici senza restituire un solo euro al paese. La vostra colpa più grande non è certo lo stipendio d'oro che vi siete assegnati: sappiate che la decurtazione di quel denaro che intascate non ci basta perchè vogliamo dimissionarvi. Abbiamo abbastanza consapevolezza per comprendere che i più grandi sprechi sono rappresentati dal modo con cui avete malgestito le nostre risorse e ridotto il sistema sanitario pubblico amministrato dai manager nominati dalle vostre cordate. Tutti gli scandali sanitari di questi anni sono addebitabili a voi, così come sono addebitabili a voi tutti i ritardi, le carenze, le manomissioni delle nostre infrastrutture e dei nostri trasporti.
Avete provato a 'confonderci' scaricandovi reciprocamente le responsabilità utilizzando le televisioni come palcoscenici per i vostri insopportabili show. Ma noi sappiamo che siete solo facce diverse della stessa medaglia. Il gioco è finito.
Con il peso enorme di questa crisi sono in via di esaurimento tutte quelle risorse che avete utilizzato in questi anni per 'comprare' la disperazione di uomini e donne a ridosso delle varie campagne elettorali. Non abboccheremo. Sappiamo bene che vi state imbellettando, che nuovi travestimenti sono in atto, sappiamo che appronterete nuove alchimie per conservare il potere, l'unica cosa per la quale avete sempre nutrito costante interesse. Proprio il potere e la sua conservazione è l'unico fine su cui avete dimostrato lungimiranza e capacità.
Non ci aspettiamo niente di buono dalle vostre leggi elettorali, sappiamo che, comunque vada, avranno lo scopo di eleggere vostri 'amici'. Sappiamo che proverete ad imbrogliare ancora una volta i giovani con il finto ricambio generazionale che tenterete di somministrarci. Siamo coscienti del fatto che quelli sono 'giovani di allevamento', cresciuti nei vostri vivai e avvezzi a quel modo di intendere il potere.
I vostri partiti sono luoghi inaccessibili perchè luoghi di conservazione. Vigono leggi di cameratismo conosciute benissimo da chiunque abbia provato a frequentarvi. Reggete i vostri precari equilibri (sì, precari anche quelli) sulla parcellizzazione di incarichi, nomine, ruoli nell'ampio bosco del 'sottogoverno'. Siete tutti compromessi con un sistema che non potete far saltare poichè in simbiosi con esso. Promettete un cambiamento che non potete e non volete realizzare.
Siete soliti etichettare queste denunce, assieme ai vostri apparati informativi, come 'antipolitica'.
Noi invece ambiamo ad essere la quintessenza della Politica. La nostra intelligenza collettiva è il motore che sta avviando la produzione di tutte le idee che serviranno al Paese, efficaci soprattutto perchè tenute insieme solo dall'interesse comune, interesse che avete sempre sacrificato tutte le volte che c'erano da salvare i vostri bilanci, le vostre banche, i vostri amici signori della finanza. Abbiamo compreso che non è entrata in crisi l'idea di Democrazia, ma la pallida rappresentazione che avete dato di essa. La nostra Democrazia Liquida è il modo in cui si realizza, oggi, il valore della Democrazia. La Rete è lo strumento che ci permette di realizzarla assieme ad uomini e donne di altri paesi del Pianeta.
Siamo Pirati, sì. Ci avete emarginato ed esautorato di ogni scelta, ci costringete coercitivamente ad obbedire alle vostre scellerate leggi, utilizzate il Controllo sociale per reprimerci, ed iniziate a toglierci anche le nostre case solo perchè un numero sempre crescente di noi non riesce a pagare i debiti che contraiamo a causa dei nostri salari insufficienti. Dentro questa crisi siete finanche riusciti a mettervi d'accordo per sostenere il Governo di un uomo dei 'Potenti' che continua a chiedere sacrifici ad un paese martoriato senza riuscire a ripianare questo 'famigerato debito pubblico' che solo voi avete generato. Ora vi chiediamo il conto.
Facciamo e faremo della Trasparenza la nostra ricchezza. Vi sfidiamo alla luce del sole. Costruiremo le nostre proposte, nei minimi dettagli, con l'aiuto delle persone che si stanno unendo a noi perchè consapevoli che qui contano davvero. Una testa, un voto e per sempre. Non esistono e non esisteranno più deleghe in bianco. La nostra principale arma si chiama Liquid Feedback e la useremo come un cannone contro di voi. E' una piattaforma di e-democracy e vi consigliamo di incominciare a prenderne coscienza. Attraverso essa già migliaia di persone in Europa propongono leggi, regole, iniziative e votano dentro le nostre Assemblee Permanenti.
Issue, policy, metodo Schulze sono espressioni che vi spareremo addosso. Non crediamo che siate nelle condizioni di scandalizzarvi per un frasario che può apparirvi violento. Voi ipocriti avete sostenuto tutte le missioni belliche di questi anni, lo avete fatto sia come centrosinistra sia come centrodestra. Voi, signori di governi 'democraticamente autoritari', avete osato sostenere che le vostre guerre erano necessarie per destituire governi dittatoriali quando tutti noi sappiamo qual è la verità sul tornaconto economico per il controllo del petrolio e per l'esercizio di potere geopolitico. La vostra sudditanza nei confronti del Governo Usa contraddice l'idea di Europa che molti di voi professano.
Siamo pacifisti e ripudiamo la guerra in tutte le sue forme ma, come sancisce la nostra Costituzione (da voi tradita in ogni suo aspetto), siamo pronti a difenderci. Lo faremo con le armi della cultura e della conoscenza. In questi anni avete ben capito quanto possano essere potenti proprio quest'ultime e avete avviato una battaglia per restringere il diritto allo studio dei nostri ragazzi ed indebolirne gradualmente la formazione. Spesso ci fate pagare caro, con inique tasse universitarie, una formazione non all'altezza delle sfide per il futuro. Proprio le intelligenze che voi non avete saputo impegnare in questi anni, costringendole spesso all'emigrazione, rappresenteranno per noi una risorsa imprescindibile, vitale. Giovani e giovanissimi in tutta Europa (così come in altre parti del Pianeta) si apprestano, generosamente, a mettere a disposizione di questo progetto collettivo le straordinarie capacità che voi avete sprecato. Per tenerci sotto controllo, avete tentato di inculcare l'idea di competizione nel tentativo di indebolire la forza che deriva dalla cooperazione. Noi porremo in rete l'intelligenza del nostro pianeta e ne faremo ricchezza collettiva attraverso la cooperazione e la condivisione dei saperi.
Uniremo le migliori esperienze delle vecchie generazioni alla prolificità estrosa delle nuove traendo da questa sinergia un elemento di forza dirompente.
Non provate ad arrestarci, non provate a criminalizzare il Movimento Internazionale Pirata. Siamo coscienti di ledere letalmente il vostro potere, ma lo faremo con gli strumenti della Democrazia, con la libera circolazione di informazioni e di idee. . Avete provato ad attaccare le nostre libertà digitali con 'Acta', ma con il nostro attivismo politico in Rete abbiamo di fatto affondato quel trattato liberticida e con esso il vostro goffo tentativo di istituire una gendarmeria per controllare Internet e i suoi contenuti e difendere gli interessi delle lobby industriali e farmaceutiche. Vi abbiamo sconfitto.
Sappiamo benissimo che voi parlamentari e burocrati del governo italiano siete spesso solo marionette nelle mani di questi poteri. Per questo abbiamo bisogno di eleggere nostri portavoce in quei consessi per proclamare definitivamente la fine delle ingiustizie in nome del profitto: fatevi da parte.
Noi tutti proveniamo da storie diverse, da movimenti eterogenei, abbiamo percorso binari paralleli. Ci ritroviamo, in Rete, confidando nella Democrazia Liquida dove uno vale uno e dove siamo tutti portavoce del Partito Pirata; non abbiamo dirigenti ma facilitatori che svolgono funzioni specifiche in perenne contatto con l'intera comunità; i nostri futuri 'eletti' saranno messaggeri delle nostre articolate proposte .
Non siamo un movimento di contestazione, siamo invece un movimento di proposta e di liberazione.
Sappiamo cosa non vogliamo: voi, il vostro sistema fallimentare, i vostri orrori. Sappiamo cosa vogliamo: una politica distributiva equa, un mondo sano, l'affermazione del diritto alla felicità, la cessazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Intendiamo realizzare i nostri desideri, i nostri sogni!
'Antipolitica' è l'ultima parola che avete coniato per alzare un muro fra voi e chi vi critica in maniera netta e inequivocabile affidando al termine la funzione di separare voi, presunti professionisti della politica che vivono di questa, e noi, che abbiamo bisogno come il pane di Buona Politica.
Nessuno dei vostri leader ci rappresenta, nessuno. Non affidiamo più a nessun singolo le speranze per la costruzione di Futuro. Mai più 'un solo uomo al comando'. I Pirati ripudiano l'idea del leader, ripudiamo cioè l'idea che possa esistere un 'principe illuminato' che, da solo, cambi il mondo. Solo avanzando tutti insieme, orizzontalmente, potremo raggiungere i nostri scopi, senza lasciare nessuno indietro. La rete e le nuove tecnologie ci regalano questa opportunità, assolutamente inedita nella storia dell'umanità. Noi intendiamo coglierla nella sua essenza.
Chiunque intenda partecipare alla trasformazione della nostra società per costruire la Terza Repubblica italiana nella quale si pone al centro i diritti degli uomini e delle donne secondo il percorso che individueremo collettivamente, è benvenuto a bordo dei vascelli pirata.
Tutte e tutti sono ben accetti purchè provvisti di buona volontà. Chiediamo a tutti coloro i quali, in buona fede, tentano o hanno tentato di riformare i vecchi partiti della seconda repubblica, di abbandonare l'idea di spegnere l'incendio che ha già bruciato la casa. Cos'altro si può 'provare' per prendere definitivamente atto dell'inettitudine di questa classe dirigente incapace e corrotta che, in alternanza, ha governato ininterrottamente dal 1993 ad oggi? Quanti altri fallimenti dobbiamo ancora attendere per verificare che l'intero sistema è da correggere nelle sue radici?
Un monito: sconsigliamo vivamente l'ingresso a quei politici che hanno bisogno di reciclarsi, o a chiunque cerchi spazio politico per far 'carriera'! A costoro diciamo: state lontano da noi, la luce dell'intelligenza collettiva saprà individuarvi, non avete opportunità da cogliere. Sapremo guardarci da chi cercherà di manipolare il Movimento. E' già accaduto in altre occasioni recenti e meno recenti della storia repubblicana. Sapremo far tesoro di quelle esperienze.
Chiediamo, invece, soprattutto ai giovani dei vecchi partiti, ai tanti giovani che hanno vissuto o che vivono la militanza o la partecipazione politica in maniera sana, di abbandonare l'idea che quei luoghi, ricettacolo di interessi privati e personali, possano essere riformati. Ai giovani dei partiti gridiamo: vi hanno confinato per decenni nelle giovanili di partito senza farvi entrare nel merito di nessuna decisione davvero rilevante! Hanno confinato i vostri diritti in un angolo! Hanno relegato le vostre rimostranze in piccoli trafiletti di programma di partito col titolo "politiche giovanili" mentre nel frattempo vi rubavano il futuro! A loro diciamo: unitevi a noi.
Alle volte le brutture quotidiane lasciano presagire la fine della storia, ma noi sappiamo che le energie positive rappresentano la maggioranza del Paese. Abbiamo bisogno delle donne e degli uomini migliori: vi chiediamo apertamente di salire a bordo e di arricchire con le vostre competenze e le vostre passioni la nostra Assemblea Permanente per mezzo della nostra piattaforma Liquid Feedback. Insieme, in rete, possiamo costruire il miglior programma possibile per le nostre città, l'Italia, l'Europa, l'intero Pianeta Terra.
Insieme possiamo declinare l'idea di Bellezza.
Sappiamo che il carattere internazionale del Partito Pirata è una delle nostre forze perchè siamo coscienti che per cambiare davvero localmente occorre agire globalmente. I movimenti di protesta planetari hanno contribuito ad affinare le nostre intelligenze, le nostre capacità di analisi. E' giunto il momento di porre fattivamente le nostre generose energie a disposizione di tutte e tutti. Grandi sono le nostre ambizioni, enormi le nostre aspettative, intelligente è la nostra consapevolezza di essere dei pionieri della Nuova Politica.
Sappiamo però di non avere più tempo. Dobbiamo riprogrammare il Futuro che ci avete cancellato. Lo faremo assieme ai molti Pirati che già si annidano in ogni dove e che chiamiamo all'adunata!
All'arrembaggio! Stiamo arrivando....
Dal Mar Mediterraneo, Pianeta Terra.
Partito Pirata Italiano
Questo documento è stato approvato democraticamente dall'Assemblea Permanente del Partito Pirata."

Lotte intestine, personaggi o correnti che hanno tentato di impadronirsi del movimento con nuovi loghi, protagonismi personali, hanno affossato il progetto...almeno in Italia. 
Carta politica dell'Europa.
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Carta fisica dell'Europa, senza stati e sovranità.
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Carta politica dell'Europa con i nomi delle città.
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Carta politica dell'Europa con i 28 stati membri dell'UE nel 2014
e le loro bandiere: Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi
(l'Olanda) , Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,  Svezia,
Repubblica Ceca,  Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria,
Romania e Croazia. Gli altri stati che fanno parte dell'Europa:
Islanda, Norvegia, Russia, Kazakistan europeo, Bielorussia,
Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Andorra,
Liechtenstein, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Bosnia
Erzegovina, Serbia, Kosovo, Montenegro, Albania, Macedonia,
Turchia europea. Segue legenda degli stati membri dell'UE
e dei candidati a esserlo, l'adesione congelata, quelle rifiutate
dai cittadini o dall'UE, la tabella bandiere-nomi degli stati
aderenti all'Unione Europea. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Carta fisica del Mondo, il globo terracqueo della Terra senza stati
e sovranità. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Carta fisica dell'Artide, la calotta polare Nord, il polo Nord:
immune da stati e sovranità. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Carta fisica dell'Antartide, la calotta polare Sud, il polo Sud:
immune da stati e sovranità. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Carta fisica della Luna con le sue 2 facce, immune da stati e sovranità.


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martedì 23 dicembre 2014

Imposimato: Moro fu ucciso per volere di Andreotti e Cossiga

Aldo Moro rapito dalle
Brigate Rosse
“Moro fu ucciso per volere di Andreotti e Cossiga, responsabili delle stragi: da Piazza Fontana a Via D’Amelio”, dichiara Ferdinando Imposimato.
Ferdinando Imposimato torna a parlare del caso del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro e lo fa puntando il dito contro quelli che allora erano i vertici dello stato e della Democrazia Cristiana: Giulio Andreotti e Francesco Cossiga.
Ferdinando Imposimato (nato a Maddaloni il 9 aprile 1936) è un magistrato, politico e avvocato italiano, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione.
Si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo: è stato il giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l'attentato al papa Giovanni Paolo II del 1981, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Attualmente si occupa della difesa dei diritti umani.
Ferdinando Imposimato
L’ex giudice istruttore della vicenda dice: “L’uccisione di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ma anche e soprattutto per il volere di Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e del sottosegretario Nicola Lettieri”. Poi ha aggiunto: “Se non mi fossero stati nascosti alcuni documenti li avrei incriminati per concorso in associazione per il fatto. I servizi segreti avevano scoperto dove le BR lo nascondevano, così come i carabinieri. Il generale Dalla Chiesa avrebbe voluto intervenire con i suoi uomini e la Polizia per liberarlo in tutta sicurezza, ma due giorni prima dell’uccisione ricevettero l’ordine di abbandonare il luogo attiguo a quello della prigionia”.
“Quei politici - ha detto Imposimato - sono responsabili anche delle stragi: da Piazza Fontana a quelle di Via D’Amelio.
Manifestazione a Milano dopo la
strage di Piazza Fontana.
Lo specchietto per le allodole si chiama Gladio. A Falcone e Borsellino rimprovero soltanto di non aver detto quanto sapevano, perché avevano capito e intuito tutto, tacendo per rispetto delle istituzioni.
Per ucciderli Cosa Nostra ha eseguito il volere della Falange Armata, una frangia dei servizi segreti”.
Strage di Via d'Amelio.
Ferdinando Imposimato appena un mese fa ha presentato un esposto alla Procura di Roma, affermando che le forze dell’ordine sapevano dove si trovava la prigione di Aldo Moro. Per questo i magistrati hanno aperto un fascicolo per valutare se esistano i presupposti per riaprire il caso Moro.
Nel testo di Imposimato ci sono le rivelazioni di 4 appartenenti a forze dell’ordine e armate secondo cui il covo BR di via Montalcini fu monitorato per settimane. Ma non è tutto: recentemente la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine relativo alle dichiarazioni di due artificieri, che hanno raccontato come il ritrovamento della Renault 4 contenente il cadavere di Moro sia avvenuto alle 11, e come sul posto fosse stato presente fin da subito Francesco Cossiga.
Si è detto che Moro fu rapito perché con lui le Brigate Rosse volevano colpire l'artefice della solidarietà nazionale, e dell'avvicinamento tra DC e PCI, la cui espressione fu il governo Andreotti IV. L'ottica delle BR, in realtà, era diversa: il rapimento in effetti non fu realizzato per colpire il regista di quella fase politica. Il loro scopo era più generale e rientrava nella loro particolare analisi di quella fase storica: colpire la DC (regime democristiano), cardine in Italia dello Stato imperialista delle multinazionali (SIM), mentre il PCI rappresentava non tanto il nemico da attaccare quanto un concorrente da battere. Nell'ottica brigatista, infatti, il successo della loro azione avrebbe interrotto la "lunga marcia comunista verso le istituzioni", per affermare la prospettiva dello scontro rivoluzionario e porre le basi del controllo BR della sinistra italiana per una lotta contro il capitalismo. In questo il loro obiettivo di lotta al capitalismo era simile a quello della RAF tedesca, come venne indicato in seguito nella ricostruzione del rapimento, fatta nel fumetto pubblicato dalla rivista "Metropolis", ove viene fatto un parallelo con il sequestro Hanns-Martin Schleyer, conclusosi anch'esso con l'uccisione del prigioniero.
Mario Moretti.
Stando a quanto ha dichiarato successivamente Mario Moretti, per le BR era rilevante che Moro fosse presidente della DC e che fosse da trent'anni al governo. Sembra, inoltre, che nei mesi precedenti il rapimento di Moro le BR avessero anche studiato la possibilità di rapire il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, ma che poi avessero abbandonato questa opzione perché questi godeva di una protezione di polizia troppo forte per le capacità dei brigatisti. Secondo questa ipotesi dunque, era uguale per le Brigate Rosse rapire Moro o Andreotti: l'importante era colpire un simbolo del potere.
Le conseguenze politiche del rapimento di Moro furono da un lato l'esclusione del PCI da ogni ipotesi di governo per gli anni successivi, e dall'altro un ridisegno del cosiddetto "regime democristiano": la DC di Andreotti rimase partito di governo fino al 1992, anno di tangentopoli, partecipando sempre a maggioranze che lasciarono il PCI all'opposizione, ma queste politiche tuttavia portarono dal 1981, col primo Governo Spadolini ad avere alternanze di presidenti del consiglio democristiani con altri "laici", rompendo quindi il monopolio democristiano. All'interno del Partito socialista italiano (PSI), che aveva sostenuto la possibilità di uno scambio di prigionieri per liberare Moro, vinse la linea di Bettino Craxi per l'esclusione del PCI dal governo (il preambolo di Craxi), e iniziò una lotta politica con lo stesso per tentare di superarlo nelle elezioni.


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